I diritti delle donne in Iran hanno subito vari mutamenti nel corso della storia.

Tra la fine del XX secolo e l'inizio del XXI secolo in Iran, i diritti delle donne sono stati fortemente limitati rispetto a quelli della maggior parte dei paesi sviluppati. Il Global Gender Gap Report del Forum economico mondiale ha classificato l'Iran al 145° posto su 148 paesi nel 2025 per quanto riguarda la parità di genere. Nel 2017, le donne rappresentavano solo il 19% della forza lavoro retribuita, con una crescita del 7% dal 1990. Rispetto ad altre regioni dell'Asia meridionale, le donne in Iran hanno un migliore accesso ai conti finanziari, all'istruzione e ai telefoni cellulari. L'Iran si è classificato al 116º posto su 153 paesi in termini di discriminazione legale nei confronti delle donne. In Iran, i diritti delle donne sono cambiati molto a seconda della forma di governo del Paese, e l'atteggiamento nei confronti dei diritti delle donne alla libertà e all'autodeterminazione è cambiato frequentemente. Durante l'era Qajar, dalla fine del 1800 all'inizio del XX secolo, le donne erano isolate, non erano coinvolte nella politica e il loro contributo economico era limitato alle faccende domestiche. Queste condizioni sono cambiate durante l'era Pahlavi, dal 1925 al 1979, quando le donne hanno conquistato molta più libertà. I diritti e le libertà delle donne sono stati sanciti grazie al desiderio dello scià di rendere l'Iran un Paese più moderno, in stile europeo. Queste libertà sono state revocate dalla Repubblica Islamica dopo la rivoluzione iraniana del 1979. Human Rights Watch ha affermato nel 2015 che “i diritti delle donne sono severamente limitati in Iran”. Durante il mandato di Ebrahim Raisi, le autorità iraniane hanno aumentato i controlli sul codice di abbigliamento delle donne, portando a un declino dei diritti delle donne.

Statistiche mondiali Secondo i dati del 2023 forniti dal Georgetown Institute for Women, Peace and Security dell'Università di Georgetown, l'Iran ha ottenuto un punteggio di 0,557 e si colloca al 140° posto su 177 paesi per quanto riguarda l'inclusione, la giustizia e la sicurezza delle donne.

Discriminazione legale Secondo l'indice WPS (Women, Peace, and Security) del 2017-2018, l'Iran si è classificato al 116° posto su 153 paesi in termini di discriminazione legale. Il database della Banca Mondiale elenca 23 restrizioni previste dalla legge iraniana per le donne sposate, tra cui richiedere un passaporto, viaggiare all'estero, scegliere dove vivere ed essere capofamiglia. Ulteriori restrizioni sono applicate alle donne, che non possono trovare un lavoro o esercitare una professione allo stesso modo degli uomini, e nemmeno avere la garanzia di una retribuzione uguale a parità di lavoro, non essendoci leggi che limitino la discriminazione di genere nelle assunzioni.

All'inizio di giugno 2019, la Corte Suprema iraniana ha confermato una legge che stabilisce che il prezzo del sangue, ovvero il risarcimento pagato ai parenti per la morte o il ferimento di un membro della famiglia, sarà uguale per uomini e donne. Fino al 2019, infatti, il risarcimento spettante alla famiglia di una donna ferita o morta per un incidente sul lavoro era pari alla metà di quello spettante agli uomini.

Secondo un rapporto dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani de 202, le ragazze iraniane possono sposarsi legalmente a 13 anni. Nella prima metà del 2021, oltre 16.000 ragazze di età compresa tra i 10 e i 14 anni sono state date in sposa. Secondo lo stesso rapporto, l'istruzione e la cittadinanza delle donne sono caratterizzate da discriminazioni di genere, con donne e ragazze trattate come cittadine di seconda classe.

L'Iran è uno dei cinque paesi che non hanno né ratificato né firmato la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (Convention on the Elimination of All Forms of Discrimination Against Women, CEDAW).

Inclusione finanziaria Secondo l'indice WPS 2023, la percentuale di inclusione finanziaria delle donne è scesa dall'87,1% nel 2017 all'85,1% nel 2023. L'utilizzo dei telefoni cellulari da parte delle donne nel 2017 era dell'86,9%, mentre nel 2023 era dell'80%.

Il reddito pro capite delle donne in Iran è inferiore rispetto a quello delle donne di altre regioni dell'Asia meridionale. Secondo un rapporto della Banca Mondiale del 2018, il tasso di partecipazione femminile alla forza lavoro ha raggiunto il 19,8%, un netto miglioramento nonostante un ampio divario di genere.

Storia pre-islamica Sebbene si sappia poco della storia preislamica dell'Iran, la sua storia documentata inizia con l'impero achemenide nel 550 a.C.

Durante l'era achemenide, i resoconti storici greci affermano che le donne potevano partecipare agli affari civici. Lo storico greco Erodoto, dopo la sua visita all'impero achemenide, afferma che gli uomini e le donne persiani erano soliti lavorare insieme per gestire gli affari dello Stato e le cerimonie pubbliche.

Storia post-islamica Periodo Qajar Durante l'era Qajar (1789-1925), la maggior parte delle donne in Persia avevano diritti limitati, soprattutto per quanto riguarda l'istruzione e l'eredità. I gruppi tribali nomani e semi-nomadi (tra cui i curdi, i bakhtiari o i qashqai) permettevano alle donne di interagire con gli uomini in una certa misura, e alcuni rifiutavano le pratiche della poligamia e del mu'ta (il matrimonio temporaneo sciita).

In quest'epoca, le donne iraniane hanno svolto un ruolo cruciale nella rivoluzione costituzionale persiana del 1905-1911. Le donne hanno infatti parte partecipato agli affari pubblici e hanno ricoperto posizioni importanti nel giornalismo, nelle scuole e nelle associazioni. Tra le donne iraniane di spicco che hanno svolto un ruolo fondamentale nella rivoluzione figurano Bibi Khanoom Astarabadi, Noor-ol-Hoda Mangeneh, Mohtaram Eskandari, Sediqeh Dowlatabadi e Qamar-ol-Moluk Vaziri. Nello stesso periodo, molte donne persiane ricoprono posizioni importanti nel giornalismo e in letteratura. Danesh viene pubblicata in Iran nel 1907 come la prima rivista specializzata dedicata alle questioni femminili.

Periodo Pahlavi Nell 1925, il comandante militare Reza Shah Pahlavi rovescia la dinastia Qajar e viene proclamato scià dell'Iran, segnando l'inizio dell'era Pahlavi.

La sconfitta dei costituzionalisti e il consolidamento del potere da parte di Reza Shah Pahlavi chiudono le riviste e sciolgono i gruppi femminili. In questo periodo di transizione, il governo attua riforme sociali importanti, tra cui l'istruzione di massa e il lavoro retribuito per le donne. Queste misure rientrano nel quadro di un programma di riforme noto come rivoluzione bianca con lo scopo di modernizzare l'Iran nel più breve tempo possibile.

Nel 1936, lo scià abolisce la segregazione di genere e avvia una controversa legge per vietare l'uso del velo islamico in pubblico. Questa riforma spinge le donne più conservatrici a restare in casa per evitare di uscire con il velo ed essere soggette alle vessazioni della polizia. Nonostante ciò, la riforma viene sostenuta da molte delle principali attiviste per i diritti delle donne.

Nel 1963, grazie alla rivoluzione bianca, le donne iraniane acquisiscono il diritto di voto. Nel 1968, Farrokhroo Parsa diventa la prima donna ministro nella storia dell'Iran, in seguito giustiziata dopo la rivoluzione iraniana nel 1980. Qualche anno dopo, Mahnaz Afkhami diventa la seconda donna ministro dell'Iran, come ministro senza portafoglio per le donne e gli affari femminili. Nel 1970, Dabir Azam Hosna diventa la prima donna sindaco in Iran, nella città di Babolsar, anche se fu presto costretta a dimettersi dopo una decisione presa da un consiglio di uomini. Nel 1973 l'età legale per contrarre matrimonio viene alzata a 18 anni per le donne (dai 15 anni stabiliti nel 1931), mentre nel 1977 viene regolamentato l'aborto.

Queste riforme, tuttavia, non rimuovono il carattere autoritario del governo di Reza Shah, in cui il dissenso è duramente represso.

Dopo la rivoluzione iraniana (1979)

Il ruolo delle donne è stato significativo per il successo della rivoluzione, ruolo incoraggiato dal leader Ruhollah Khomeyni. Dopo il referendum che si tenne tra il 30 e il 31 marzo 1979, riguardante la decisione tra monarchia e repubblica, e dopo la conferma del 99% degli aventi voto di scegliere la seconda opzione, il 1º aprile venne proclamata la repubblica islamica come forma di governo.

Poiché il primo scià Pahlavi aveva vietato l'uso del velo islamico, molte donne decisero di mostrare il loro supporto a Khomeyni indossando il chador. Durante la rivoluzione iraniana, molte donne prendono parte e partecipano attivamente alle proteste. Varie organizzazioni che sostenevano la rivoluzione, come i mujaheddin, includono le donne nella loro organizzazione e affidano loro compiti essenziali. Con l'ascesa di Khomeyni, la posizione delle donne nella società viene limitato ad un ruolo prettamente domestico. Contrario all'occidentalizzazione inaugurata dalla dinastia Pahlavi, Khomeyni sostiene una politica sviluppata al riavvicinamento ai principi del Corano.La visione di Khomeyni porta alla chiusura di numerosi centri dedicati alle donne e degli asili nido, e all'abolizione delle varie iniziative di pianificazione familiare. Le donne vengono ristrette a determinati settori lavorativi, come quello ostetrico e dell'insegnamento. I tornei femminili vengono limitati, inclusa la partecipazione delle donne negli stadi, annullando la partecipazione femminile nel mondo dello sport. Il regime di Khomeyni impone il velo obbligatorio a tutte le donne, dopo anni in cui il velo era stato proibito. Le donne non-conservatrici, che avevano indossato il velo come simbolo di opposizione durante la rivoluzione, reagiscono al velo obbligatorio con proteste e manifestazioni. Durante la giornata internazionale della donna, l'8 marzo 1979, centinaia di migliaia di donne partecipano ad una marcia a Tehran per protestare contro il velo obbligatorio. Le proteste portano alla revoca temporanea dell'obbligo, tuttavia reimposto per tutte le donne dai nove anni una volta eliminati gli oppositori politici liberali. In diversi paesi, come in Egitto, in Francia od in Germania, molte donne si unirono in proteste di solidarietà per le donne iraniane.Nel luglio 1980 viene implementata l'islamizzazione degli uffici, impedendo alle donne l'accesso agli uffici governativi e agli edifici pubblici. Nel 1983 le pene per la mancata osservanza dell'obbligo del velo vengono inasprite, definendo una punizione di 74 frustate. Viene inoltre proibito alle donne truccarsi e le leggi sul divorzio vengono pesantemente cambiate, rimuovendo la custodia dei figli in caso di divorzio, diventando unilaterale per il marito. Nel 1982 l'adulterio torna punibile con la pena di morte tramite lapidazione, in seguito abolita. La poligamia torna legale e, con essa, la possibilità per gli uomini di avere fino a quattro mogli e un numero illimitato di mogli temporanee, sulla base dei principi dell'islam sciita.

Nella celebre intervista della giornalista Oriana Fallaci all'ayatollah Khomeyni del 1979, dopo che la giornalista gli chiese il motivo per cui pretendesse l'obbligo del velo, egli rispose:

Nonostante le limitazioni ai diritti civili delle donne, numerosi progressi nel campo dell'educazione e dell'alfabetizzazione femminile vengono attuati. Dopo la rivoluzione, l'Iran ha mantenuto per diversi decenni il primo posto mondiale per la velocità del tasso di alfabetizzazione. Tra i fattori chiave di questo progresso figurano gli sforzi volti a ridurre il divario tra aree urbane e rurali, la mobilitazione di educatori, l'adozione di iniziative globali di successo, compresi i programmi dell'UNESCO, e una forte enfasi sull'istruzione delle donne. Il tasso di alfabetizzazione delle donne aumenta infatti di più del doppio rispetto al periodo pre-rivoluzione.

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