La corrida o corrida de toros è un tipo di tauromachia di antica provenienza. Corse, lotte o cacce con tori o altri bovini si organizzavano già presso gli antichi Greci, gli Etruschi e i Romani:Universo, De Agostini, Novara, 1964, Vol. IV, pag.148 per esempio un tipo di corrida definito giostra dei tori era popolare nello Stato pontificio e si svolgeva anche nel celebre sferisterio di Macerata; inoltre vi era la Caccia ai Tori in Campo San Polo a Venezia. Questa manifestazione è attualmente praticata prevalentemente in Spagna e in diversi Paesi dell'America Latina come Messico, Perù, Venezuela, Ecuador, Colombia, Costa Rica, Panama, Bolivia e anche nel sud della Francia. In Portogallo si celebra in maniera leggermente diversa rispetto alla Spagna.

Mentre in italiano con il termine corrida ci si riferisce sia al singolo evento sia più genericamente allo spettacolo tauromachico inteso come attività, in maniera decontestualizzata (per esempio in espressioni quali amare, odiare la c.; il mondo della c.; essere favorevoli, contrari alla c.), in spagnolo il termine corrida (sottintendendo de toros) indica esclusivamente il singolo incontro o evento (analogamente a quanto accade in italiano col termine partita per il calcio: la c. del tale giorno; una bella, brutta c.), mentre per riferirsi all'attività in sé si utilizzano altre definizioni, come Tauromaquia, Fiesta Nacional, Fiesta de los Toros o, più spesso, semplicemente Los Toros.

Posizione della Chiesa cattolica Nel 1567 San Pio V aveva decretato con la bolla De salutis gregis dominici che chi partecipava alle corride incorreva automaticamente (latae sententiae) nella pena della scomunica. La bolla venne ritirata da Clemente VIII con il documento Suspectus numerus (12 gennaio 1597).

Origini storiche

Le prime gare con i tori in Spagna risalgono a circa l'800 dopo Cristo e si hanno notizie documentate di feste con tauromachie a Cuéllar (Segovia) nell'anno 1215 ma la corrida più simile a come la si conosce oggi risale al XIV secolo ed era praticata solo dai nobili a cavallo, che fieramente davano sfoggio della loro abilità affrontando i tori per una questione di prestigio e di onore, con servitori pronti ad assisterli in qualsiasi momento. Nel 1542 la città di Barcellona omaggiava il principe Filippo, futuro Filippo II di Spagna con "luminarias, danzas, máscaras y juegos de toros".

La prima scuola di tauromachia fu fondata a Siviglia nel 1670 e venne ufficializzata, solo nel 1830 con regio decreto da Ferdinando VII. I Borbone di Francia disprezzavano questo spettacolo cruento così lontano dall'eleganza e dalla grazia della corte di Versailles. Nel 1723 Filippo V la proibì per quasi venticinque anni, ma Ferdinando VI, il suo successore, la concesse di nuovo ai propri sudditi. Era l'epoca dei Lumi e la stragrande maggioranza dei nobili, degli aristocratici e degli intellettuali si opponeva alle corride e ne chiedeva apertamente l'abolizione in nome del trionfo della ragione e della civiltà.

Fu allora il popolo ad impossessarsi della festa, i nobili cavalieri furono rimpiazzati dai picadores con la funzione di frenare le cariche dell'animale senza ucciderlo, come invece facevano i nobili, mentre i loro assistenti e i servitori di un tempo si trasformarono nei toreri appiedati che arpionavano, combattevano e uccidevano l'animale con la spada. Era nata la corrida come la conosciamo oggi. Nel 1805 Carlo IV emise la Real Cedula che vietava formalmente la corrida, ma di fatto questo editto non ebbe alcuna efficacia.

Sotto Franco ci fu una sorta di sottacere riguardo alle corride, per non dare un'idea violenta della Spagna all'estero. Negli anni Sessanta ci fu invece un periodo di grande popolarità per la corrida. I romanzi di Ibáñez ed Hemingway alimentarono il mito della corrida e del torero, così come i ruoli svolti da star del cinema quali Sophia Loren, Ava Gardner, Gina Lollobrigida, Lucia Bosè e persino Totò, in film che parlavano di toreri.

Descrizione

Le regole sono più o meno definite anche se vi possono essere varie differenze da caso e caso. In genere in una corrida ci sono tre toreri e sei tori che si alternano.

I tori utilizzati per una corrida provengono tutti da allevamenti specializzati (ganaderías), di cui la maggior parte si concentra nelle regioni dell'Andalusia e dell'Estremadura, le zone della Spagna a più forte tradizione taurina.

Generalmente in una corrida tutti i tori derivano dal medesimo allevamento. Fanno eccezione le corridas concurso (corride concorso), in cui ogni toro rappresenta un allevamento diverso, e dove i vari allevamenti concorrono in una gara per un premio, che viene assegnato all'allevamento che ha portato il toro migliore per aspetto e comportamento.

All'inizio della corrida tutte le persone che verranno coinvolte escono nell'arena, sfilando in un corteo (paseillo) davanti al pubblico. Entrano per primi due alguaciles o alguacilillos, araldi a cavallo in costume del XVII secolo, i quali chiedono simbolicamente al presidente, unico giudice della corrida, le chiavi della porta da dove usciranno i tori. Poi i tre toreri, seguiti dalle rispettive cuadrillas composte da due picadores a cavallo, tre banderilleros e dagli incaricati di ritirare il corpo del toro dopo che questo sarà stato sacrificato. Ogni faena (con uno dei sei tori) è poi suddivisa in tre parti, i cosiddetti tercios.

Tercio de varas Nella prima parte (tercio de varas) il toro esce dalla porta del toril, recando sul dorso larpón de divisa, un nastro con i colori dell'allevamento, fissato a un arpioncino che gli è stato appena conficcato nel garrese. Solitamente il toro compie un giro completo dell'arena dirigendosi alla sua destra, alla ricerca di una via d'uscita o per misurare lo spazio in cui si trova. Se il bovino appena uscito compie il giro verso sinistra, si dice che il toro ha salido contrario. Il torero ne studia le mosse per determinarne le capacità fisiche, la rapidità dei riflessi, la direzione preferita nell'attacco e via dicendo. Per provocare le cariche (embestida) del toro egli utilizza il capote, un grande drappo di tela irrigidita e appesantita da bagni in gomma liquida. Questo drappo ha solitamente un colore rosa acceso sulla faccia esterna e giallo su quella interna. È il turno quindi dei picadores che a cavallo contengono l'assalto del toro con una picca mentre l'animale tenta di rovesciare il pesante cavallo bardato, a volte riuscendoci. Il cavallo indossa il peto, o caparazón, una sorta di armatura trapuntata che protegge ventre e arti, e anche il picador indossa parastinchi e calzature pesantemente imbottite.

Nel colpire il toro, il picador utilizza la vara de picar o puya, una picca con un manico in legno di frassino lungo 280 cm e una punta in acciaio forgiata a piramide a tre lati, fornita alla base di un arresto anch'esso metallico (fino agli anni Settanta un disco, oggi in forma di sbarretta trasversale) che ha la funzione di impedire la penetrazione del manico nelle carni dell'animale. La legge spagnola 4 aprile 1991 n. 10 o Ley Nacional Taurina che regola le corride prevede che il toro venga colpito con quest'arma alla base del morrillo, cioè nel muscolo del collo, almeno due volte. Alcuni tori continuano tuttavia a caricare cavallo e cavaliere dopo aver ricevuto anche cinque o sei puyazos (cioè colpi di puya o vara de picar); in questi casi in genere il picador rovescia la vara e simula il colpo colpendo il toro con il manico di quest'ultima, per non debilitarlo oltre il dovuto prima del tempo. Il compito del picador è quello di mettere il toro in condizioni di inferiorità, costringendolo a tenere la testa abbassata.

A questo punto i peones si occupano, con i capotes, di distrarre il bovino, consentendo l'uscita di scena a cavalli e cavalieri.

Il tercio de varas ha un duplice obiettivo: valutare e valorizzare la reale bravura del toro e ridurne la forza e l'ardore.

Tercio de banderillas Ora inizia la seconda fase in cui i tre banderilleros, o in alcuni casi il torero stesso, provocano le cariche del toro esclusivamente con i movimenti del proprio corpo e infilzano tre paia di banderillas nel dorso del toro, in una zona situata un po' più indietro rispetto a quella colpita dai puyazos.

Le banderillas sono asticciole lignee lunghe 70 cm, coperte da nastri colorati di carta crespa e terminanti con un arpioncino in acciaio, lungo 6 cm e largo 4. La punta della banderilla non è fissata direttamente sul palo di legno, bensì è attaccata a un cilindretto corto, collegato con una breve cordicella al palo stesso e alloggiato all'interno di una cavità. Quando la banderilla viene conficcata sul dorso del toro e inizia a oscillare, la punta si sfila dal palo di legno in modo che l'asta colorata, anziché restare ritta, penzoli lateralmente, trattenuta soltanto dalla cordicella.

Nelle corride che non prevedono l'uccisione dell'animale, come per esempio quelle comiche, si utilizzano a volte banderillas speciali, dalla punta molto piccola e con il palo a sezione molto ridotta, che offrono un effetto scenografico simile a quello delle banderillas vere ma riducendo quasi a zero i danni sull'animale; al contrario, nelle corride con messa a morte, sui tori che hanno rifiutato l'incontro con il picador si utilizzano aste con una punta di dimensioni maggiori del solito, in modo che sostituiscano almeno parzialmente l'effetto della vara de picar. Queste banderillas hanno la carta ornamentale di colore nero e sono considerate un grande disonore per l'allevatore del toro che le riceve.

Esistono inoltre banderillas speciali per occasioni particolari, con il palo di legno di lunghezza più corta, fino alle cosiddette rose, praticamente prive di palo e con l'ornamento di carta in forma di fiore. Collocare banderillas di questo tipo è molto più rischioso in quanto richiede che il torero si avvicini molto di più alle corna dell'animale. Si usano comunque molto raramente.

Le punte non penetrano in profondità nel muscolo del toro e, al contrario della vara de picar, producono ferite tutt'altro che gravi; al contrario, la loro funzione è quella di correggere eventuali difetti che il toro ha evidenziato oppure quella di rivitalizzare il toro dopo l'impegnativa prova alla picca.

La Ley taurina prevede che al toro vengano conficcate nel dorso, a due a due, sei banderillas; tuttavia, se il bovino ha ricevuto molti colpi di vara, il presidente può decidere di limitarne il numero a quattro.

Tercio de muleta Quando il toro ha sul dorso le banderillas e comincia a dare segni di cedimento (i bovini, a differenza dei cavalli, hanno uno scatto fulmineo ma una resistenza molto limitata, e accumulano acido lattico con molta facilità), ha inizio la fase saliente e più famosa della lidia. Il torero depone l'ampio e pesante capote e lo sostituisce con la muleta, un drappo più piccolo di flanella scarlatta, avvolto intorno a una gruccia lignea che lo mantiene disteso in modo da poterlo impugnare con una sola mano. Nell'altra, nascosta dietro la schiena, impugna una spada da lidia, ovvero una spada finta da ornamento senza lama e punta acuminata che il matador utilizzerà anche più volte per sorreggere la muleta.

Durante la faena de muleta le cariche del toro si fanno sempre più morbide e pausate, sempre con la testa abbassata. Il torero dà prova durante questo tercio di tutto il suo coraggio, avvicinandosi sempre di più al toro e cercando di abbellire e collegare ogni incontro a quello successivo.

La Ley taurina prevede che il torero uccida il toro entro il decimo minuto del tercio de muleta: se così non avviene, ovvero se il torero ha vibrato il colpo a vuoto, o raggiungendo il toro in un punto non vitale, dall'alto degli spalti viene suonato uno squillo di tromba per avvertire l'uomo che deve affrettarsi (avviso).