Linsurrezionismo in Belucistan () designa il movimento armato e politico tuttora attivo, portato avanti da insorgenti separatisti beluci e da vari gruppi militanti islamisti contro i governi dell'Iran — nella provincia del Sistan e Baluchistan — e del Pakistan — nella provincia del Belucistan.Fonti multiple:

Fonti multiple:

Ricco di risorse naturali, il Belucistan è la più estesa, la meno popolata e la meno sviluppata tra le province del Pakistan. I movimenti insurrezionisti reclamano un maggiore controllo sulle risorse naturali della regione e una più ampia autonomia politica. Alcune formazioni separatiste beluci hanno inoltre compiuto attacchi contro civili appartenenti ad altre comunità etniche presenti nella provincia.

Negli anni 2010, gli attacchi contro la comunità sciita da parte di gruppi settari (sebbene non sempre direttamente legati alla lotta politica) sono aumentati, contribuendo alle tensioni in Belucistan. In Pakistan, l'insurrezione separatista etnica è di bassa intensità ma continua principalmente nel sud del Belucistan, mentre la militanza settaria e religiosamente motivata è concentrata principalmente nel nord e nel centro della regione. Nella provincia pakistana del Belucistan, le insurrezioni da parte dei nazionalisti beluci si sono verificate nel 1948-50, 1958-60, 1963-69 e 1973-77, con un'insurrezione di bassa intensità ancora in corso dal 2003. Recentemente, i separatisti hanno anche accusato i loro stessi gruppi di essere coinvolti in crimini diffusi, tra cui rapine e stupri contro le donne beluci, con alcuni che sostengono che quella che era iniziata come una lotta politica idealistica per i diritti del loro popolo si sia trasformata in bande che estorcono, rapiscono e addirittura stuprano i locali. I militanti beluci hanno accettato alcune offerte di riconciliazione da parte del governo, proponendo di consegnare le loro armi.

I separatisti beluci sostengono di essere economicamente emarginati e poveri rispetto al resto del Pakistan. L'Esercito di liberazione del Belucistan (), designato come organizzazione terroristica dal Pakistan, dal Regno Unito e dagli Stati Uniti d'America, è il gruppo separatista beluci più noto. A partire dal 2000 ha condotto numerosi attacchi mortali contro le truppe militari pakistane, la polizia, giornalisti, civili e istituzioni educative. Altri gruppi separatisti includono il Lashkar-e-Balochistan e il Fronte unito di liberazione del Belucistan.

Attivisti per i diritti umani hanno accusato sia i gruppi militanti nazionalisti sia i successivi governi di Iran e Pakistan di violazioni dei diritti umani nella repressione dell'insurrezione.

Aree della disputa Il Belucistan storico comprende la parte meridionale della provincia iraniana del Sistan e Baluchistan a ovest, la provincia pakistana del Belucistan a est e, a nord-ovest, una porzione della provincia afghana di Helmand, mentre a sud è delimitato dal golfo dell'Oman. Gran parte del territorio è costituito da montagne e deserti. La maggioranza dei beluci risiede nella regione del Belucistan che ricade prevalentemente entro i confini del Pakistan.

Dal punto di vista geografico, il Belucistan rappresenta la provincia più estesa del Pakistan (coprendo il 44% dell'intera superficie del Paese), ma è anche la meno sviluppata e la meno popolata, ospitando solo il 5% della popolazione totale. L'islam sunnita è la religione predominante in tutto il territorio del Belucistan.

Stuart Notholt, nel suo Atlas of Ethnic Conflict, descrive i disordini in Belucistan come un conflitto di tipo "nazionalista/per l'autodeterminazione".

Storia Premesse Le origini del movimento secessionista beluci risalgono all'incertezza riguardante lo status del khanato di Kalat, fondato nel 1666 da Mir Ahmad. Il Khanato, che occupava l'area centrale dell'attuale Belucistan, era uno dei quattro Stati principeschi della regione insieme a Makran, Las Bela e Kharan sotto il dominio britannico. Sotto Nasir I di Kalat (1758), che riconobbe la sovranità afghana, i confini del khanato si estesero da Dera Ghazi Khan a est fino a Bandar Abbas a ovest. Nel 1839, l'invasione britannica portò alla morte del khan e alla progressiva espansione dell'influenza britannica. Nel 1869 l'agente politico britannico Robert Groves Sandeman mediò una disputa tra il khan e i sardar beluci (i capi tribali locali che esercitavano autorità politica e militare sulle proprie tribù), sancendo il predominio britannico nella regione. Le aree tribali di Marri, Bugti, Khetran e Chaghi passarono sotto l'amministrazione diretta di un agente britannico, costituendo la futura provincia del commissario capo del Belucistan, mentre Las Bela e Kharan divennero "Aree speciali" e Sarawan, Jhalawan, Kacchi e Makran rimasero sotto il khanato di Kalat, supervisionato da un agente politico britannico.

Nel XX secolo, la nascente classe media beluci istruita iniziò a coltivare aspirazioni indipendentiste. Nel 1931 fu fondata l'Anjuman-e-Ittehad-e-Balochistan, che mirava a instaurare un governo costituzionale sotto Azam Jan, poi divenuto khan di Kalat. Tuttavia, quest'ultimo si schierò con i sardar e abbandonò il movimento. Il suo successore, Mir Ahmad Yar Khan, mostrò maggiore simpatia verso l'Anjuman, ma evitò di compromettere i rapporti con i britannici. L'Anjuman si trasformò poi nel Kalat State National Party (KSNP), che continuò a lottare per l'indipendenza, fino a essere dichiarata illegale nel 1939, con l'esilio dei suoi leader. Nello stesso anno nacquero nuovi partiti: la Balochistan Muslim League, alleata con la Lega Musulmana, e l'Anjuman-i-Watan, affiliata al Congresso Nazionale Indiano e guidata da Abdul Samad Khan Achakzai, contraria alla partizione dell'India e favorevole a un'India unita dopo l'indipendenza.

Durante il dominio britannico, il Belucistan non godeva dello stesso status delle altre province indiane, essendo amministrato da un Commissario Capo. La Lega Musulmana di Mohammad Ali Jinnah (1927–1947) cercò di introdurre riforme per equipararlo alle altre province.

Durante il movimento d'indipendenza indiano, l'opinione pubblica a Quetta e in altre città del nord del Belucistan era ampiamente favorevole al Pakistan. Il Congresso, sostenuto da indù e da una parte dei musulmani, riconoscendo l'impossibilità geografica e demografica di annettere la regione all'India indipendente, iniziò a incoraggiare elementi separatisti nel Belucistan e in altre province musulmane come il NWFP.

Il khan di Kalat sostenne il Movimento per il Pakistan, ma aspirava contemporaneamente all'indipendenza. Lord Louis Mountbatten chiarì tuttavia che, con la fine della sovranità britannica, gli Stati principeschi avrebbero dovuto aderire all'India o al Pakistan, in base a criteri geografici e demografici.

Il 19 luglio 1947, Mountbatten convocò una conferenza tra rappresentanti di Kalat e del governo pakistano per discutere lo status dello Stato. I delegati di Kalat sostennero che, in virtù del trattato del 1876, Kalat fosse uno Stato sovrano e indipendente, non parte dell'India. Mountbatten accettò questa posizione solo ai fini negoziali, limitando le discussioni alle aree in affitto di Quetta, Nushki, Nasirabad e Bolan, che il Pakistan rifiutò di restituire a Kalat.

Il Pakistan rivendicò la successione a tutti gli obblighi e trattati stipulati dal Raj britannico, mentre Kalat sostenne che tali accordi fossero di natura personale tra il khan e il governo britannico, e quindi non trasferibili. Mountbatten ribatté che, secondo il diritto internazionale, i trattati erano ereditati dagli Stati successori e non decadono con il trasferimento di sovranità, proponendo un eventuale arbitrato in caso di disaccordo.

Nonostante la firma dello Standstill Agreement — che riconosceva Kalat come Stato indipendente ma impegnava il Pakistan a rispettare i trattati stipulati tra Kalat e il Regno Unito dal 1839 al 1947, rendendolo così il successore legale e politico della sovranità britannica — il khan di Kalat proclamò unilateralmente l'indipendenza, in violazione dell'accordo. Tuttavia, il 27 marzo 1948, il sovrano di Kalat firmò incondizionatamente lo Strumento di adesione al Pakistan, ultimo tra tutti gli Stati principeschi a farlo, contrariamente alla volontà dell'assemblea statale.

Primo conflitto beluci La decisione del sovrano di Kalat di aderire incondizionatamente allInstrument of Accession provocò la ribellione del fratello del Khan, il principe Abdul Karim, che nel luglio dello stesso anno organizzò una sollevazione armata contro le forze pakistane, affiancato da circa militanti del Dosht-e Jhalawan.

I ribelli beluci conquistarono temporaneamente l'area di Jhalawan, ma furono sconfitti da un'offensiva dell'esercito pakistano, subendo pesanti perdite e un crollo del morale, che portarono alla loro resa.

Nel tentativo di ottenere sostegno esterno, il principe Abdul Karim e altri leader separatisti si recarono in Afghanistan nel maggio 1948, cercando aiuti economici e militari dal governo afghano e dall'Unione Sovietica, ma non ottennero alcun appoggio, pur ricevendo asilo politico a Kabul. Il governo afghano, infatti, mirava piuttosto ad annettere il Belucistan per garantirsi un accesso al mare.

Nel 1950, dopo una promessa di amnistia concessa da statisti beluci e dal governo pakistano, i ribelli rientrarono in patria, ma furono arrestati e condannati a dieci anni di reclusione nel carcere di Haripur. Mohammad Ali Jinnah e il suo erede Ahmad Yar Khan mantennero comunque il titolo di Khan di Kalat fino alla dissoluzione della provincia nel 1955.

Secondo conflitto beluci Nel 1955, il governo pakistano sotto la guida del Primo ministro Muhammad Ali Bogra implementò la politica dell'"One Unit", un programma di riorganizzazione amministrativa che unificava le quattro province di Pakistan occidentale (Punjab occidentale, Sindh, Khyber Pakhtunkhwa e Belucistan) in un'unica entità. L'obiettivo dichiarato era semplificare la gestione del paese, che si estendeva su un vasto territorio separato da oltre mille miglia di distanza tra il Pakistan orientale (oggi Bangladesh) e quello occidentale. La speranza era di ridurre le disparità politiche ed economiche tra le due regioni, ma dietro questa riforma si celava anche un intento politico: le élite del Punjab, la regione più potente e influente, cercavano di prevenire che i politici dell'est, più numerosi, acquisissero troppo potere nel governo centrale.

Il programma fu fortemente contestato dalle province coinvolte, che vedevano nell'"One Unit" una riduzione della loro autonomia storica. Nel Belucistan, una regione con una forte tradizione tribale e un senso di indipendenza, la riforma venne vista come una minaccia diretta all'autonomia delle tribù locali. In questo contesto, Nawab Nauroz Khan, importante leader tribale della regione, che decise di prendere le armi contro la nuova politica. A capo di un gruppo di circa mille guerriglieri beluci, chiese non solo l'abolizione dell'"One Unit" ma anche la liberazione di Ahmad Yar Khan, il leader di Kalat, che era stato arrestato.

Il secondo conflitto beluci, che si combatté principalmente nelle aree di confine tra Pakistan e Iran, nell'area del Jhalawan, nei distretti di Kohlu e di Dera Bugti e nelle periferie di Quetta, fu caratterizzato da combattimenti intensi tra i guerriglieri beluci e l'esercito pakistano. Le forze armate, comandate dal colonnello Tikka Khan e supportate dalla Fi'saia Pakistana, furono inviate per soffocare la ribellione. Nonostante la determinazione di Nawab Nauroz Khan e dei suoi seguaci, la resistenza beluci rimase isolata, senza un sostegno significativo dalle altre tribù del Belucistan, il che contribuì alla sconfitta della rivolta.