Il busto di Girolamo Savonarola è una scultura di Giovanni Bastianini raffigurante Girolamo Savonarola. In un primo momento considerata un originale rinascimentale, venne poi correttamente datata come ottocentesca a seguito degli eventi legati allo scandalo del busto di Girolamo Benivieni.

Storia

Modellato da Giovanni Bastianini nel 1863, il busto venne successivamente acquistato dal mercante d'arte Leonardo De Vegni per 500 lire, il quale poi lo rivendette all'antiquario Vincenzo Capponi, soprannominato il Bracino, per la cifra di 640 lire.

Mentre il busto era nelle mani di Capponi, venne esposto in un villino a Fiesole di proprietà della famiglia Inghirami, dove molti esperti d’arte lo visionarono e presentarono delle offerte per l’opera, ritenendola un originale rinascimentale. Tra questi vi era anche Giovanni Freppa, il quale non era a conoscenza di quest’opera del suo pupillo che, non avendola modellata nel suo studio ma in casa propria, aveva tenuto il suo mecenate all'oscuro della cosa. Freppa venne ingannato come tutti gli altri, credendo l’opera un autentico lavoro del Rinascimento. Tra tutti, a spuntarla furono gli artisti Giovanni Costa e Cristiano Banti, che acquistarono il Savonarola per 10.000 lire. Nel 1864 i due artisti esposero nella Galleria degli Specchi del Palazzo Medici Riccardi il Savonarola in una raccolta di fondi a favore dei poveri, e anche lì venne riconosciuto da tutti gli esperti come un originale rinascimentale.

A seguito delle rivelazioni sulla paternità del busto di Girolamo Benivieni, anche Giovanni Costa e Cristiano Banti iniziarono a sospettare che la terracotta da loro acquistata fosse in realtà opera di Giovanni Bastianini. Si recarono quindi nello studio dello scultore fiesolano per chiedergliene conto, ottenendo una risposta affermativa. Dopo la conferma, i due artisti pubblicarono una dichiarazione sulla rivista fiorentina La Riforma, nella quale rettificavano l’attribuzione erronea data al busto durante l’esposizione al Palazzo Riccardi.

La rettifica di Costa e Banti fu poi citata dallo stesso Bastianini nella polemica ancora in corso con Émilien de Nieuwerkerke. Il giornale La Nazione, il 26 febbraio 1868, pubblicò la seguente dichiarazione dello scultore fiesolano:

La versione dei fatti fornita da Bastianini, tuttavia, non soddisfò i due artisti, che replicarono sullo stesso giornale poco tempo dopo, dichiarando di essersi effettivamente rallegrati di essere contemporanei di uno scultore di tale talento, ma aggiungendo che il fiesolano li aveva pregati di non arrecargli danno e si era scusato più volte per la situazione in cui li aveva coinvolti.

Nel 1896 il busto venne acquistato dal South Kensington Museum, dove si trova tutt’ora.

Descrizione Ispirato probabilmente a una medaglia rinascimentale, il busto - in terracotta dipinta - rappresenta Girolamo Savonarola con gli abiti tipici dell’Ordine dei frati predicatori, con il cappuccio del saio a coprirgli la testa. Il volto presenta le caratteristiche fisionomiche tradizionalmente attribuite al frate: labbra spesse e carnose, sopracciglia folte e naso pronunciato, tutti tratti distintivi già noti da opere antiche, tra le quali il Ritratto di Girolamo Savonarola di Fra Bartolomeo conservato al Museo nazionale di San Marco.

L’esecuzione del busto fu opera di Giovanni Bastianini, mentre la colorazione, realizzata per conferirgli una parvenza di antichità, fu affidata a Francesco Gaiarini, scultore amico di Bastianini che lo accompagnò anche a far cuocere la terracotta nel forno di Ulisse Cantagalli. Sul retro della statua è incisa la scritta «FRA IERONIMO SAVONAROLA. AN. DO. 1496».

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

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