LiMac G3 (originariamente soltanto iMac) è una serie di personal computer della famiglia Macintosh prodotta da Apple Computer dal 1998 al 2003. È stato il primo grande prodotto commercializzato dall'azienda californiana dopo il ritorno del co-fondatore Steve Jobs, dopo undici anni di assenza. È stato concepito per essere un computer desktop economico, volto alla user experience e che rendesse semplice connettersi a Internet.
È un computer all-in-one dotato di uno schermo a tubo catodico, e monta un processore PowerPC G3. Jony Ive, il responsabile del design di Apple, lo ha concepito come una goccia di plastica colorata traslucida, radicalmente diverso rispetto ai prodotti simili costruiti fino ad allora. Durante la sua progettazione, l'azienda ha rivisto le sue procedure tecniche e operative per poterlo realizzare rapidamente, beneficiandone poi anche su prodotti futuri. La sua introduzione ha segnato l'abbandono della porta seriale e del floppy disk drive in favore dell'USB e del lettore CD.
È stato accolto in maniera contrastante dall'opinione pubblica. I giornalisti l'hanno reputato un buon dispositivo per i neofiti ma hanno lamentato l'eliminazione dei sistemi legacy, trovando peraltro poca ergonomia nelle sue periferiche. A scapito delle critiche, l'iMac fu comunque un successo commerciale per Apple diventandone il suo computer più venduto, con oltre 5 milioni di unità acquistate. La versione originale è stata sottoposta a più revisioni nel corso del tempo che ne hanno incrementato la velocità del processore, la quantità di RAM, lo spazio sul disco rigido e hanno portato nuove funzionalità e colorazioni. All'iMac viene riconosciuto il merito di aver risollevato le finanze di Apple e di aver trasformato i Mac da una nicchia di mercato in un prodotto di consumo. Altre aziende si sono fregiate del medesimo aspetto plastico traslucido, portando ad azioni legali da parte di Apple. L'iMac G3 è stato sostituito dall'iMac G4, mentre il suo ruolo nel mercato dell'istruzione è stato ereditato dal similare eMac.
Storia Contesto Alla fine degli anni '90 Apple stava attraversando una grave crisi d'impresa; basti pensare che alla fine del 1997 l'azienda vendeva soltanto 1,8 milioni di Mac all'anno, rispetto ai 4,5 milioni di due anni prima. Le sue entrate erano compromesse poiché le vendite dei sistemi Mac avevano sopraffatto quelle dei dispositivi. Incapace di vendere velocemente i suoi prodotti e di creare concorrenza nel mercato dei computer a basso costo, Apple decise di abbandonare completamente il settore.
Nel dicembre 1996 Apple comprò NeXT, e il suo fondatore Steve Jobs venne assunto quale consulente da Apple, dalla quale era stato licenziato. Apple acquisisce anche il sistema operativo NeXTSTEP, il quale getterà le basi per lo sviluppo di macOS. Il 9 luglio 199, Jobs sostituì Gil Amelio in qualità di amministratore delegato, appena licenziato dal consiglio di amministrazione dell'azienda.
Al suo ritorno, Jobs avviò una ristrutturazione aziendale e riportò Apple in utile tagliando i costi, ma c'era comunque bisogno anche di rilasciare dei nuovi prodotti che facessero successo. Jobs aveva intenzione di ridurre l'allora offerta confusionaria e vasta di computer di Apple a quattro prodotti, due portatili e due desktop, uno per professionisti e uno per consumatori. Il desktop orientato agli utenti comuni sarà l'iMac; avrebbe dovuto essere poco costoso e facile da connettere a Internet, da costruirsi in meno di un anno.
Progettazione Nel 1996 il responsabile del disegno industriale di Apple, Robert Brunner, lasciò l'azienda e venne sostituito dal giovane Jony Ive, che iniziò a lavorare con il pluripremiato reparto di design dell'azienda. Ive non nutriva però grossa fiducia nei confronti della leadership di Apple, tanto da valutare di dare le dimissioni. Alla nomina di Jobs ad amministratore delegato di Apple, quest'ultimo confidò allo staff che a suo modo di vedere i problemi di Apple erano da imputare ai suoi prodotti scadenti. Ive si rese conto fin da subito dell'importanza del disegno industriale nella strategia di Jobs, pertanto decise di restare. I due iniziarono subito a collaborare e Jobs decise di confermare Ive a capo della divisione.
Jobs voleva inizialmente che il nuovo computer desktop per consumatori fosse un network computer, un terminale economico, a basso consumo, privo di disco rigido e che avviasse il sistema operativo da server remoti via Internet. Nel settembre 1997 la squadra capitanata da Ive ricevette da Jobs le specifiche per la creazione del prodotto: avrebbe dovuto essere un caratteristico computer all-in-one da vendere a circa 1200 dollari, molto meno dei 2000 (3591 al netto dell'inflazione) che Apple chiedeva fino a quel momento per i suoi modelli entry-level. Léquipe di progettazione ha cercato di discernere quali oggetti trasmettessero le emozioni che volevano che il computer evocasse. Durante lo sviluppo, il designer Doug Satzger ha abbozzato un disegno ovoidale basandosi sul lavoro precedentemente svolto sui televisori Thomson. Ive e il resto della squadra decisero di concentrarsi su tale progetto, il quale inizialmente non piacque a Jobs ma venne convinto da Ive ad accettarlo, descrivendoglielo come giocattoloso e divertente. Jobs iniziò a portare con sé per il Campus Apple un prototipo in polistirene, per poterlo mostrare e raccogliere opinioni.
Discutendo del fatto che un computer avrebbe dovuto suscitare emozioni positive, i designer si sono concentrati sui distributori di caramelle. Gli esperimenti fatti con la plastica solida apparivano economici e scadenti, quindi si passò a trasparenza e traslucenza. Queste non erano proprio una novità per i prodotti Apple: i computer Power Macintosh 8600 e 9600 avevano alcuni piccoli elementi in plastica verde traslucida mentre la stampante LaserWriter 8500, il palmare eMate 300 e il monitor Studio Display ne facevano un uso più importante. L'ex designer di Apple Thomas Meyerhoffer ha giustificato l'utilizzo della plastica sull'eMate come un tentativo di rendere il prodotto usabile e diverso dal solito. Per Ive la traslucenza "sembra sfrontata", ma implica di dover tenere in considerazione anche l'estetica dei componenti interni. L'ispirazione è arrivata da alcuni oggetti traslucidi portati negli uffici dai desginer, uno di essi era un vetro marino blu-verdastro e ha ispirato il colore scelto da Jobs per il primo iMac.
I progettisti hanno riorganizzato le loro procedure in vista dell'imminente scadenza. In passato venivano inviati cianotipie e schizzi agli attrezzisti per creare gli stampi, un lavoro operoso che poteva impiegare mesi. L'azienda ha invece deciso di affidarsi al CAD sfruttando la modellazione 3D con Alias Wavefront per realizzare i modelli, stampati in 3D con macchine a controllo numerico. I progettisti hanno anche scritto un software per importare i modelli Wavefront in Unigraphics, utilizzato anche per la progettazione aerospaziale. Questo procedimento ha consentito agli ingegneri di confrontare i modelli 3D dei componenti con la scocca del computer, velocizzando e rendendo più semplice la ricerca di una soluzione che consentisse la convivenza di elementi esterni e interni.
Jobs cominciò ad accantonare la filosofia del network computer per via della forte concorrenza, includendo nel computer sia un disco rigido che un lettore CD. La versione definitiva dell'iMac univa i suoi componenti e uno schermo a tubo catodico all'interno di un involucro di plastica. Il computer è traslucente in tutte le sue parti, a partire dal piedino utilizzato per sollevarlo fino ad arrivare al cavo di alimentazione progettato per assomigliare a un vetro appannato.. Le etichette delle porte e i simboli legali sono invece stati stampati su degli adesivi olografici. I progettisti decisero di implementare una maniglia incassata sul retro per renderlo più particolare e farlo apparire abbordabile ai nuovi utenti. Il case valeva il triplo di quello di un normale computer, ma Ive riconosce a Jobs di aver intuitivamente compreso gli scopi progettuali, non avendo chiesto una giustificazione per gli elevati costi di produzione. In occasione del lancio vengono prodotte delle nuove periferiche con le quali il computer sarà poi commercializzato, l'Apple USB Keyboard e l'Apple USB Mouse, entrambe costruite in plastica translucida e dotate di finiture in tinta con l'iMac. Ive andava particolarmente fiero dell'estetica del mouse che ne mostrava i componenti interni, in parte nascosti dietro il logo Apple..
Jobs voleva che il nuovo computer fosse moderno e privo di sistemi legacy, senza fare affidamento su tecnologie vecchie o proprietarie: gli ingegneri adeguarono il lavoro fatto abbandonando la Common Hardware Reference Platform per velocizzare l'evoluzione del progetto. Questa filosofia ha portato anche all'adozione della RAM DIMM (utilizzata per i PC con Microsoft Windows) e di una EEPROM basata sull'Open Firmware. I Mac precedenti adottavano delle ROM complesse e specifiche per ogni computer, le istruzioni del nuovo dispositivo vengono invece lette direttamente dalla memoria, rendendo più veloce la produzione. L'iMac inoltre non aveva più le porte seriali, l'Apple Desktop Bus e il floppy disk drive. I connettori furono rimpiazzati dalle più moderne USB, più veloci ed economiche ma molto avanguardistiche (lo standard fu approvato solo dopo il rilascio dell'iMac) e non supportate da praticamente nessun produttore di terze parti.. Jobs puntava sulle USB per migliorare il mercato degli accessori di terzi, allora compromesso dal connettore proprietario. L'iMac ufficialmente non avevauno slot d'espansione, le prime versioni della macchina avevano uno "slot ammezzato" ma che era concepito solo per un uso interno, nonostante ciò sono state rilasciate alcune schede di espansione di terze parti, come aggiornamenti delle schede video e delle porte SCSI. I primi modelli erano dotati anche di una porta IrDA che, con la radiazione infrarossa, consentiva a computer palmari e altri dispositivi di trasmettere informazioni in modalità wireless al computer. In vista del lancio Jobs divenne furioso a causa della presenza di un lettore CD a vassoio e non a fessura, tanto da trovarsi sul punto di annullarne la presentazione. Acconsentì a proseguire soltanto dopo che venne rassicurato che sarebbe stato dotato di un'unità CD-ROM a fessura il prima possibile.All'inizio del 1998 ai rappresentanti dell'agenzia pubblicitaria TBWA\Chiat\Day venne mostrato il computer, allora chiamato con il nome in codice "C1". Il direttore creativo Ken Segall ricorda che, a primo impatto, l'agenzia lo reputò troppo scandaloso per poter fare successo. Jobs era però orgoglioso di mettere in mostra il loro lavoro, sicuro che "la parte posteriore del nostro computer ha un aspetto migliore rispetto alla parte anteriore dei computer [dei nostri concorrenti]". Jobs informò Segall che il nome interno era "MacMan" (fornito da Phil Schiller, responsabile marketing di Apple), chiedendogli se riuscisse a trovare un nome migliore. Apple stabilì che il nome dovesse necessariamente contenere "Mac" suggerendo la sua vocazione ad Internet, senza però venire scambiato con un portatile o un giocattolo. TBWA nella settimana seguente espanse le sue proposte, la scelta di Segall era "iMac": breve, comunicava che era un Macintosh e il prefisso i richiamava l'Internet. Jobs non apprezzò nessuno dei nomi proposti e concesse all'agenzia un'altra settimana di tempo, invitandola a presentare nuove alternative. Al termine Segall invitò di nuovo Jobs a scegliere "iMac", il quale rispose che aveva smesso di odiare quel nome ma che continuava a preferire "MacMan". Segall credeva ormai di aver fallito fino al giorno seguente, quando Jobs ottenne una risposta positiva dai dipendenti ai quali propose il nome. Il prodotto venne così chiamato iMac.
Presentazione