Il complesso di Villa Valentini, noto anche come Villa del Cardinale, Villa Sannesi e Casa Cimica Falcitelli, è una dimora nobiliare situata in località Santa Maria, nel territorio di Belforte del Chienti, in provincia di Macerata, nelle Marche. Il nucleo principale fu edificato agli inizi del XVII secolo come residenza nobiliare del cardinale Giacomo Sannesio (1560–1621), originario di Belforte del Chienti.Relazione storico artistica architettonica, 5 settembre 2018, di S. Melideo, allegata al Provvedimento di dichiarazione di interesse culturale particolarmente importante, Commissione Regionale per il patrimonio culturale delle Marche, delibera n. 133 del 24 ottobre 2018.

Il complesso comprende la villa, alcuni edifici annessi, l'area di pertinenza storica e un arco trionfale neoclassico posto a valle, originariamente collegato alla residenza da un lungo viale alberato. La configurazione attuale deriva da successive trasformazioni dell'edificio e del territorio circostante.

Storia Origini seicentesche La villa fu commissionata nei primi anni del XVII secolo dal cardinale Giacomo Sannesio come residenza nobiliare di villeggiatura nella sua terra d'origine. Le informazioni sulla configurazione originaria dell'edificio sono limitate, anche a causa delle trasformazioni intervenute nei secoli successivi.

La documentazione catastale consente tuttavia di ricostruire almeno in parte l'evoluzione del fabbricato. Dal confronto con il catasto gregoriano risulta che i lati minori dell'edificio avevano originariamente dimensioni inferiori rispetto a quelle attuali; l'ampliamento della villa a settentrione (corrispondente al retro) sarebbe pertanto avvenuto in un periodo successivo al 1870.

Nel corso dei secoli l'edificio fu interessato da interventi che ne modificarono parzialmente la conformazione originaria. L'esterno presenta oggi caratteri relativamente sobri, riconducibili alle abitazioni rurali del territorio, mentre gli ambienti del piano nobile conservano apparati decorativi legati alla funzione rappresentativa della residenza.

La proprietà storica e il viale monumentale

La proprietà comprendeva originariamente, oltre alla villa, alcuni edifici annessi e un'estesa area circostante. La residenza sorge sulla sommità di un poggio ed era raggiungibile attraverso un lungo viale alberato che risaliva dalla valle verso il prospetto principale.

L'ingresso al viale era segnato da un arco trionfale costruito alla fine del XVIII secolo in occasione del passaggio di Pio VI nel territorio di Belforte del Chienti. Il pontefice transitò nella valle del Chienti nel 1782, durante il viaggio di ritorno da Vienna, dove si era recato per incontrare l'imperatore Giuseppe II, diretto verso Roma.

L'arco di Belforte faceva parte di un sistema di apparati celebrativi predisposti lungo il percorso del pontefice. Altri due archi furono costruiti nel territorio di Tolentino, presso il Castello della Rancia e presso la villa dei conti Silverj in località Le Grazie. Pur differenti nella configurazione, i tre monumenti presentavano elementi riconducibili al linguaggio architettonico neoclassico.

Architettura La villa

La villa si sviluppa su due piani fuori terra collegati internamente da un vano scala ed è il risultato di diverse fasi costruttive. Il nucleo più antico è caratterizzato da prospetti intonacati, mentre l'ampliamento sul lato settentrionale presenta un paramento murario in parte lasciato a vista.

Gli ambienti del piano terreno, probabilmente destinati in origine a funzioni di servizio, quali stalle e magazzini, conservano archivolti in laterizio e soffitti con travature lignee, secondo tecniche costruttive diffuse nell'edilizia tradizionale locale.

Gli ambienti principali erano collocati al piano superiore. Alcuni di essi sono attualmente raggiungibili anche attraverso due corpi scala esterni addossati al prospetto meridionale, costruiti in epoca successiva rispetto al nucleo originario.

Lo stemma collocato sulla facciata della villa è quello del cardinale Giacomo Sannesio e riunisce le insegne araldiche della famiglia Sannesio e della famiglia Aldobrandini. Lo stemma originale è attualmente conservato presso il Comune di Belforte del Chienti, mentre sulla facciata della villa è stata collocata una sua riproduzione nel corso dei recenti restauri.

Il piano nobile e gli apparati decorativi

Fonti storiche ricordano l'esistenza sul prospetto principale di una scala esterna a doppia rampa, oggi perduta, caratterizzata da forme di gusto barocco. La scala era orientata verso il viale e l'arco monumentale e conduceva direttamente al piano nobile, corrispondente all'attuale primo piano.

Nell'ala sud-orientale si conservano soffitti a volta interamente dipinti, con raffigurazioni di divinità e allegorie alternate a elementi ornamentali e vedute paesaggistiche.

È stata avanzata l'ipotesi che questa parte della villa ospitasse gli appartamenti privati del cardinale Sannesio, comprendenti la camera e lo studiolo.

Nell'ala sud-occidentale si trova invece un ambiente di maggiori dimensioni, identificato come probabile salone di rappresentanza, caratterizzato da un soffitto ligneo a cassettoni dipinto con motivi floreali e vegetali.

Gli apparati pittorici furono gravemente danneggiati dagli eventi sismici del 2016, che ne compromisero in parte la leggibilità. I restauri del 2017-2025 hanno ripristinato la vivacità dei colori e i dettagli iconografici.

Soffitto della stanza denominata "Lo studiolo"

Uno degli ambienti, tradizionalmente indicato come «stanza del cardinale» o «studiolo», presenta una decorazione pittorica che Luigi Maria Armellini interpreta come un complesso programma allegorico dedicato al tema del Tempo. Secondo la sua lettura, nelle quattro figure della volta sarebbero rappresentati Demogorgone, Giove, Saturno e la Fama, personaggi attraverso i quali verrebbero evocati la generazione e l’ordinamento del cosmo, il trascorrere del tempo e il rapporto tra temporalità ed eternità.

Armellini identifica la prima figura con Demogorgone, antica divinità primordiale che nella tradizione mitografica rinascimentale poteva essere associata all’origine del cosmo e alla successione delle generazioni divine. Particolarmente significativo è l’uroboro, il serpente disposto in forma circolare che si morde la coda, attributo che richiama il movimento ciclico e perpetuo del tempo e contribuisce, nell’interpretazione di Armellini, a collegare la figura al tema generale del ciclo.

A questa seguono Saturno, tradizionalmente associato al tempo e alla sua azione divoratrice, e Giove, figlio di Saturno e artefice del superamento del potere paterno. Armellini legge pertanto queste figure non come immagini isolate, ma come parti di una medesima costruzione allegorica, nella quale il mito delle generazioni divine diviene una rappresentazione della successione e del rinnovamento del tempo.

La quarta figura è identificata con la Fama. Armellini, che osservò le pitture prima dei restauri quando si trovavano in cattivo stato di conservazione, ne proponeva tuttavia l’identificazione con cautela. Gli interventi di restauro eseguiti tra il 2017 e il 2025 hanno riportato in luce alcuni dettagli iconografici che ne rendono più chiara la lettura: la figura tiene in una mano una tromba e nell’altra uno specchio, nel quale è raffigurata una veduta di Belforte del Chienti.

La stanza delle allegorie delle stagioni Un altro ambiente del piano nobile presenta sulla volta quattro figure allegoriche riferite alle stagioni, inserite entro un articolato apparato ornamentale che interessa l'intera superficie. Il ciclo costituisce un episodio decorativo distinto da quello dello studiolo e ripropone, attraverso la successione delle stagioni, un tema legato allo scorrere ciclico del tempo.

Il salone di rappresentanza e il soffitto ligneo

Nell'ala sud-occidentale si trova un ambiente di maggiori dimensioni, identificato come probabile salone di rappresentanza, che si distingue dalle stanze voltate e dipinte dell'ala sud-orientale per la diversa soluzione adottata nella decorazione del soffitto. L'ambiente conserva infatti un soffitto ligneo a cassettoni, ornato da motivi floreali e vegetali.

La struttura regolare del soffitto a cassettoni e la maggiore ampiezza dell'ambiente concorrono a differenziarlo dagli spazi degli appartamenti privati, coerentemente con l'ipotesi di una sua originaria destinazione a funzioni di rappresentanza.

Gli altri ambienti decorati

In un altro ambiente del piano nobile la decorazione della volta è organizzata attorno alla figura di un putto posto al centro del soffitto, inserito entro una cornice dipinta. L'apparato decorativo si estende alle pareti superiori e alle lunette, nelle quali si alternano vedute paesaggistiche e busti dipinti. I paesaggi, rappresentati entro campiture che assumono l'aspetto di aperture verso l'esterno, raffigurano scorci naturali e architetture, mentre i busti sono inseriti entro elementi ornamentali che scandiscono la successione delle lunette. Un ulteriore ambiente presenta una decorazione più semplice, concentrata prevalentemente sul soffitto, al cui centro è raffigurato un putto, circondato da un apparato ornamentale dipinto. Rispetto alla stanza precedente, non vi compare la medesima successione di vedute paesaggistiche e busti nelle lunette.

Gli edifici annessi

Il complesso comprende inoltre tre edifici di servizio. Il primo era destinato a pollaio e forno a legna; il secondo aveva funzione di deposito per gli attrezzi; il terzo, probabilmente costruito nei primi decenni del XX secolo, era destinato all'abitazione del personale di servizio e comprendeva anche stalle e locali di deposito. Gli edifici annessi, gravemente danneggiati dagli eventi sismici del 2016, sono stati successivamente demoliti; ne è prevista la ricostruzione nell'ambito degli interventi di recupero del complesso.

L'arco trionfale

L'arco che segnava l'ingresso monumentale alla proprietà è realizzato in laterizio a vista e presenta caratteri neoclassici. Il fornice centrale è inquadrato da robuste paraste laterali sulle quali poggiano due brevi tratti di trabeazione.

La parte superiore è caratterizzata da un profilo curvilineo simmetrico, concluso da una cornice multipla poco aggettante e da un piedistallo sommitale. In prossimità dell'imposta dell'arco sono inserite due formelle in cotto con decorazioni geometriche.

La posizione dell'arco aveva anche una funzione scenografica: esso introduceva al lungo viale alberato che risaliva verso la villa e inquadrava da lontano il prospetto principale della residenza.

Il complesso e il territorio

Villa Valentini si trova nella piana del Chienti, in località Santa Maria, ai piedi del centro storico di Belforte del Chienti. Lo sviluppo dell'abitato al di fuori della cinta muraria medievale interessò già dal XIV secolo i nuclei di San Giovanni e Santa Maria, collegati dalla strada tradizionalmente denominata Via dell'Arme.

Il territorio di Belforte costituiva storicamente un'area di confine tra le diocesi di Camerino e Tolentino. Una pergamena del 1482 relativa alla chiesa di San Sebastiano, situata nel Burgum Sancte Marie, la descrive come posta extra muros terre Belfortis Camerinensis dyocesis.

L'originaria configurazione della proprietà era fondata sul rapporto paesaggistico e visivo tra l'arco trionfale posto a valle, il lungo viale alberato, i terreni circostanti e la villa collocata sulla sommità del poggio. La relazione storico-artistica redatta nel 2018 ai fini della tutela considera tali elementi parte integrante dell'impianto storico del complesso.