Il tiglio cordato del Monte Mesma fu un albero monumentale sito nel convento dei frati minori del Monte Mesma ad Ameno in provincia di Novara. Storia Vi sono due diverse ipotesi sulla messa a dimora dell'esemplare: la prima la colloca tra il 1620 e il 1634, periodo in cui il convento venne costruito sulle rovine di un vecchio castello. In quel periodo tra i frati che volevano insediarsi sul Monte Mesma e i loro confratelli di Orta si creò un clima di rivalità dovuto alla paura di quest'ultimi della competizione per le risorse che sarebbe sorta con la nascita di un nuovo convento. Nel contesto di questa rivalità ci furono molti atti vandalici tra cui l'abbattimento di una croce che sarebbe stata sostituita dall'esemplare di tiglio cordato. La seconda ipotesi vuole invece che il tiglio sia stato piantumato tra il 1659 e il 1666 quando padre Gerolamo Stola Novarese, l'allora "presidente" del convento, patrocinò una generalizzata opera di abbellimento dell'edificio e delle sue pertinenze.

Nel 1983 l'amministrazione comunale e la popolazione di Ameno organizzarono varie iniziative per porre l'attenzione sulla necessità di salvaguardare il tiglio, in quel periodo in condizioni di salute precaria e necessitante di un intervento dendrochirurgico.

Precedentemente tutelato e valorizzato tramite la legge regionale n. 50 del 1995, nel 2005 l'albero morì e dopo esserne stati rimossi i resti venne sostituito da una pianta di olivo; il 15 settembre 2008 la regione Piemonte, preso atto dell'abbattimento dell'esemplare, lo depennava dall'elenco regionale degli alberi monumentali. Descrizione L'esemplare di Tilia cordata dell'età presunta di 350 anni si presentava alto 14 metri e con una circonferenza del fusto a petto d'uomo di 3,8 metri; la pianta mostrava un fusto eretto leggermente prostrato verso valle quasi del tutto cavo alla base a causa di un grave attacco di carie del legno. A circa 4 metri di altezza l'esemplare si impalcava in alcune branche primarie capitozzate in tempi remoti e da cui avevano ricacciato dei robusti ricacci che davano alla pianta la sua caratteristica chioma globulare. In direzione del lago d'Orta il fusto mostrava una vasta necrosi causata dal fungo Schizophyllum comune. Tutti questi problemi richiesero interventi di cura per la pianta: dall'installazione di tiranti per evitare uno schianto dovuto alla carie al colletto a interventi dendrochirurgici per tentare di limitare i danni dello Schizophyllum. Note

Bibliografia

Altri progetti

Ameno Categoria:Ameno Categoria:Tigli monumentali