La chiesa di Maria Santissima di Giubino è una chiesa ubicata nella città di Calatafimi Segesta, in provincia di Trapani.

Questa chiesa viene comunemente detta "Batìa ranne" o più comumemente "Bataranne" perché annessa a quello che fino ai primi anni del XX secolo fu il Monastero di clausura delle Monache Benedettine, il monastero (badìa) più grande della città di Calatafimi.

Il Monastero Fu fondato nel 1573 da Giovan Pietro e Paolo Como, e benedetto da Mons. Antonio Lombardo, vescovo di Mazara. Fu ampliato da Salvo Amuruso nel 1599. Era in grado di ospitare ben 160 religiose ed era dotato di chiostro e giardino (oggi Villa Comunale). Fu il luogo in cui le ragazze delle famiglie più in vista del paese ebbero la loro educazione civile e religiosa. Il periodo più florido per il monastero fu il XVIII secolo. Ma con la soppressione degli ordini religiosi e il conseguente incameramento dei beni nel Patrimonio dello Stato Italiano, il Monastero conobbe un lento declino che lo portò alla chiusura con la morte dell'ultima monaca nel 1922. L'edificio, dopo restauri e demolizioni, venne utilizzato come scuola pubblica e oggi è sede del Comando della Polizia Municipale e di varie associazioni. Storia La chiesa del monastero era intitolata a Santa Caterina d'Alessandria, vergine e martire. Fu costruita nel 1721 su progetto dell'architetto trapanese Giovan Biagio Amico in sostituzione dell'antica piccola chiesa risalente al 1573 corrispondente, almeno in parte, all'attuale sacrestia. Fu benedetta da Don Alessandro Caputo, delegato di Mons. Bartolomeo Castelli, vescovo di Mazara, il 21 Aprile 1734. Con le leggi eversive del 1866 anche la Chiesa divenne proprietà dello Stato. Ma nel 1907, il Comune di Calatafimi la acquistò perché potesse essere la Chiesa della sua patrona Maria SS. di Giubino, fino a quell'anno collocata in un altare laterale della Chiesa del Santissimo Crocifisso. Descrizione

È a unica navata, con volte a botte e pianta ellissoidale. È espressione del discostarsi dell'Arch. Giovan Biagio Amico che si discosta dal barocco per approcciarsi al neoclassico. Le pareti sono dipinte a tempera a colore verdino celeste, con fregi a modo di stucco nello stile del 500. La chiesa è arricchita da balaustre e coretti color oro. Gli affreschi nelle lunette della volta illustrano alcuni episodi dell'Antico Testamento e sono opera di Raffaele Genovese (1855): Mosè con le tavole della Legge; Giuditta e Oloferne; Sansone trasporta le porte di Gaza; Aronne; Giaele uccide Sisara; Davide e Golia.

Nel vestibolo si trovano: a destra, sulla porta della sagrestia, una tela del 1617 attribuita allo Zoppo di Gangi (Giuseppe Salerno) raffigurante una Madonna nella gloria degli Angeli con i Santi Benedetto, Placido, Caterina, Marco e Giovanni Battista. a sinistra, sulla porta laterale che si affaccia sulla piazza Plebiscito, una tela seicentesca raffigurante Santa Maria Maddalena, proveniente dall'omonima chiesa.

Sul lato destro della navata si trovano: un crocifisso ligneo; una tela seicentesca raffigurante Sant'Agostino, proveniente dalla chiesa di Santa Maria Maddalena; una tela settecentesca raffigurante San Benedetto nell'atto di risuscitare un fanciullo con la forza della preghiera, di ignoto autore. L'altare di San Benedetto custodiva un pregiato tabernacolo in argento, con la natività raffigurata nella porta del tabernacolo, oggi collocato nella Cappella Maggiore del Seminario Vescovile di Trapani.

Sul lato sinistro della navata si trovano: una tela di ignoto autore raffigurante l'Assunzione di Maria Santissima al cielo; un organo a canne, opera di Francesco La Grassa; una tela settecentesca raffigurante le nozze mistiche tra Gesù Bambino e Santa Caterina d'Alessandria, dello stesso autore della tela di San Benedetto.

Nel presbiterio di trovano 4 tele di Raffaele Genovese (1855): Madonna della Misericordia (in basso a sinistra in atteggiamento devoto è raffigurato Calatafimi, un uomo con barba, che porta sul capo una corona con tre torri); San Benedetto riceve la visita di Totila; Alessandro Magno con il Sommo Sacerdote; Ester ed Assuero.

L'altare maggiore, impreziosito da un tabernacolo argenteo a forma di sole e da alcuni retabli dorati raffiguranti due scene dell'Antico Testamento, San Benedetto, Santa Caterina, l'Agnello apocalittico sul libro con sette sigilli.

La pala d'altare è il polittico marmoreo di Maria Santissima di Giubino, opera quattrocentesca ricomposta nel 1947.

In sagrestia si trovano:

Tela raffigurante la "Chiesa purgante, militante e trionfante", proveniente dalla Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio; Tela dei "diecimila martiri", opera del XVII secolo proveniente dalla diruta Chiesa del Carmine; Portale marmoreo, proveniente dalla abolita Chiesa di Sant'Antonio abate, raffigurante il santo abate tra quattro figure oranti, datato 1536. Vara processionale argentea della Madonna di Giubino (1846); Vara processionale lignea della Madonna di Giubino (inizi del XIX secolo).

Galleria d'immagini

Bibliografia Carlo Cataldo, Calatafimi Segesta: tra memoria e storia, Edizioni Campo, Alcamo 2008. Diego Taranto, Il SS. Crocifisso di Calatafimi e i ceti che da tre secoli lo festeggiano, 1997. Nicolò Mazzara, Calatafimi: Opere - Arte - Toponomastica e Canti popolari, Edizioni Sarograf, 1991. Notar Vito Pellegrino, Calatafimi Scoverto a' Moderni, Banca popolare cooperativa di Calatafimi, 1993.

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