Cristo incoronato di spine è un dipinto a dipinto a olio su rame (28,5 x 24 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino intorno al 1620-1621 e conservato al Museo di belle arti di Budapest. Storia L’opera apparteneva alla collezione del principe Nicola II Esterházy (1756-1833), conservata nel palazzo di Mariahilf a Vienna. Alla sua morte la collezione passò agli eredi, che la conservarono fino al 1871, quando la collezione Esterházy fu venduta in blocco allo Stato ungherese. Da questo nucleo derivano le raccolte dell’odierno Museo di belle arti di Budapest. Negli inventari della collezione Esterházy del 1820 e del 1861 era registra come Testa di Cristo del Guercino. Mantenne tele attribuzione anche nei primi cataloghi del museo ungherese. Ma poi, nei successivi cataloghi fu omessa, per ricomparire nel 1954, ma catalogato genericamente come scuola bolognese del prima metà del XVII secolo, anche se citava le precedenti attribuzioni al Guercino. Fu ritrovata nei depositi del museo ungherese da Nicholas Turner, che rilevandone l'altissima qualità, la restituì al Guercino e nel 1991 la pubblicò. Descrizione e stile L’opera raffigura il volto di Cristo coronato di spine, colto in un intenso primo piano che isola la testa del Redentore contro un fondo scuro. La composizione si concentra sull’inclinazione del capo e sullo sguardo rivolto verso l’alto, elementi che accentuano il pathos della scena.
Il dipinto è costruito secondo una inquadratura diagonale, una scelta che amplifica la tensione drammatica e crea un senso di movimento centrifugo. Il taglio ravvicinato, apparentemente casuale, lascia intuire porzioni della figura escluse dal campo visivo, un effetto che ha persino fatto supporre — senza che ciò sia stato comprovato — una possibile rifilatura del supporto. La resa del volto contrappone la morbidezza delle superfici illuminate alla densità delle ombre, in un rapporto di chiaroscuro che modella i volumi con grande immediatezza.
La luce svolge un ruolo essenziale nella costruzione del dramma: cade violentemente dall’alto, come un fascio diretto di scena, e investe il volto di Cristo con un’intensità teatrale. Questo fascio luminoso sottolinea da un lato la tensione del momento rappresentato; dall’altro, sembra alludere a una linea ideale che unisce il Figlio al Padre, prefigurando la pace celeste che seguirà alla Passione. La brillantezza della superficie è accentuata dal supporto metallico, che conferisce alla pittura un tono smagliante, in continuità con altre opere su rame di questo momento.
Il dipinto si colloca nel periodo giovanile dell'artista e costituisce un trait d'union fra la fine del periodo centese e l'inizio del soggiorno romano (Il Guercino partì per Roma il 12 maggio 1621) quindi stilisticamente è vicino ad opere come lo Sposalizio mistico di santa Caterina della Gemäldegalerie di Berlino, la Cattura di Cristo del Fitzwilliam Museum di Cambridge o l'Incredulità di San Tommaso della National Gallery di Londra.
Note
Bibliografia
Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti nel Museo di Belle Arti di Budapest Categoria:Dipinti sull'incoronazione di spine