Amleto di Riccardo Bacchelli è un dramma del 1919 pubblicato per la prima volta sulla rivista La Ronda, in cinque puntate, dal numero di aprile a quello di settembre. L’opera è, storicamente, la prima riscrittura italiana dellAmleto di Shakespeare, e ha dato il via alla Hamlet Zone italiana, la “zona” letteraria dei rifacimenti dell’Amleto di Shakespeare.

Trama ATTO I

A Elsinora, in Danimarca, il principe Amleto sta parlando con Orazio nella sala del trono del palazzo reale, ma la conversazione è interrotta dall’ingresso di uno spettro, l’anima dannata del padre di Amleto, che rivela al principe di essere stato ucciso dal fratello, l’attuale Re. Lo spettro chiede ad Amleto di vendicarlo, uccidendo sia il Re che la Regina, complice dell’omicidio.

Fattosi giorno Rosenkrantz e Guildenstern vengono segretamente incaricati dal Re di entrare in confidenza col principe, per scoprire il vero motivo del suo stato d’animo malinconico.

Amleto, mentre ragiona tra sé e sé, viene raggiunto dal Re che cerca di sondarlo per conoscere il segreto del suo cattivo umore, ma la conversazione è interrotta dall’arrivo della regina, del cerimoniere Polonio, del Pazzo di corte e di alcuni cortigiani. Il Re, in disparte, chiede a Polonio di poter spiare uno degli incontri tra sua figlia Ofelia e il principe Amleto, che sono innamorati, e che si incontrano solitamente nel giardino di casa di Polonio.

ATTO II

Il Re va a casa di Polonio e con lui si nasconde tra gli alberi del giardino, in attesa dell’arrivo di Amleto. Amleto entra nel giardino e prima che arrivi Ofelia si lascia andare a un monologo disperato, causato dal dubbio se debba assecondare le richieste dello spettro. Arriva Ofelia e i due si mettono a dialogare amorevolmente. Quando Amleto sta per rivelarle i motivi del suo travaglio interiore, lei lo avverte che il Re è appena stato in casa sua. Amleto allora la conduce dietro un albero da dove notano il Re e Polonio, intenti a spiarli. Gli innamorati escono dal nascondiglio e a quel punto fanno il loro ingresso Rosenkrantz e Guilderstern assieme a Laerte, il fratello di Ofelia: i due cortigiani cercano maldestramente di estorcere ad Amleto il contenuto dei suoi pensieri nascosti, e il principe riesce a sfuggire alle loro domande con risposte argute e pungenti, mentre Laerte assiste stupito.

ATTO III

Più tardi, nell’appartamento di Amleto, Orazio e il Pazzo dialogano di vari argomenti con il principe quando, dalle finestre, vedono attraccare la nave che sta conducendo alla corte una compagnia di attori. Poco dopo sono accolti nell’appartamento la prima attrice e il capocomico, e Amleto riconosce nell’uomo un vecchio compagno di scuola e di recitazione a Vittemberga. Quindi, congedati gli attori, il Pazzo dice addio al principe, come se lo salutasse per l’ultima volta.

Amleto vagheggia di scappare in Italia e in quel momento arriva Ofelia. Amleto, eccitato, le propone di partire insieme. Ella si rifiuta e lui la manda via, offeso. Sfumato il sogno della fuga, Amleto decide di seguire il suo destino di vendetta: convoca Orazio e gli illustra il piano da attuare: farà mettere in scena davanti alla corte il dramma “L’assassinio del Duca Gonzaga”, spettacolo che rappresenterà un regicidio dalle dinamiche identiche a quelle rivelate dallo spettro. Questo dovrà suscitare una reazione sul volto del Re che, una volta traditosi, subirà la vendetta di Amleto.

ATTO IV

Il re vede la commedia e si sente svenire. Rosenkrantz e Guildenstern raggiungono Amleto e lo convocano dalla Regina.

La Regina viene a parlare ad Amleto e Polonio si nasconde dietro a una tenda. Quando Amleto la minaccia, la regina chiede aiuto e a quel punto Polonio parla da dietro la tenda. Senza sapere di chi si tratti, Amleto lo trafigge con la spada.

Appare lo spettro del padre di Amleto che vuole spingerlo ad uccidere la Regina. Amleto però capisce di avere ucciso Polonio e fugge sconvolto. Rimasta sola, la regina si mette a pregare, pentita.

Ofelia va a piangere sul corpo di suo padre Polonio. Arriva Amleto e cerca di riconquistarla, proponendole di tornare ad amarsi e di dimenticare le vicende legate ai loro padri. Ofelia gli risponde di non amarlo più e Amleto se ne va. I due non si parleranno più.

Laerte chiede al Re giustizia per il defunto Polonio, minacciando di rivolgersi al popolo e di farlo rivoltare pur di ottenerla. In quel momento entra Amleto e Laerte lo aggredisce. I due vengono separati e il Re interrompe la contesa facendo portare via il corpo di Polonio.

ATTO V

Il Re convoca Amleto e, nell’estremo tentativo di salvargli la vita e di allontanarlo dalla corte, gli propone di andare a condurre l’esercito danese contro quello norvegese. Amleto però rifiuta.

Rosenkrantz invita Amleto a partecipare a un duello con Laerte. Il principe si reca al luogo della gara, cui assistono anche delle dame e dei cortigiani.

Il Re fa portare del vino per sé e per Amleto, ma il bicchiere di Amleto è avvelenato. Laerte e Amleto si affrontano in duello: anche la punta dei loro fioretti è stata avvelenata. Per errore, anche la Regina beve del vino avvelenato. Amleto viene ferito nel combattimento e subito lo è anche Laerte. Nel frattempo la Regina sta morendo avvelenata e sviene. Viene portata via. Amleto sta morendo ma approfitta degli ultimi istanti di vita per dare il suo voto per la successione regale allo zio, il quale si congeda da Amleto quasi dispiaciuto di quanto accaduto. Amleto allora beve dal bicchiere di sua madre, per accelerare l’effetto del veleno. Laerte muore. Amleto chiama il Pazzo e muore scambiando con lui e con Orazio alcune ultime deprimenti parole sulla propria vita.

Edizioni Il testo, composto nel 1918, viene ristampato da Rizzoli nella raccolta “Memorie del tempo presente” nel 1953. In seguito, nel 1957, lo stesso testo viene edito da Mondadori per salutare l’ingresso di Bacchelli nella casa editrice. Questa edizione, considerata la definitiva, presenta alcune modifiche apportate in occasione di una messinscena dell’opera al Teatro Olimpico di Vicenza, l’anno precedente, con regia di Enzo Ferrieri.

Esiste anche una seconda redazione dell’Amleto di Riccardo Bacchelli, stampata nel 1923 per le edizioni La Ronda, che è un rimaneggiamento del testo originale. Considerato poi dall’autore un «commento estensivo e riflessivo» alla prima versione, con il quale Bacchelli riavvicinava la fabula del suo Amleto a quella di Shakespeare, sarà ripudiato da Bacchelli stesso e non sarà più ristampato.

Differenze con Shakespeare Rispetto alla fabula, le differenze principali con Shakespeare sono la quasi totale mancanza di una esposizione dell’argomento prima dell’apparizione dello spettro: in Shakespeare lo spettro prima che ad Amleto era apparso ai personaggi di Fernando, Marcello, e Orazio e il principe prima di vederlo si era addolorato della morte del padre, cosa che non accade in Bacchelli, dove l’apparizione dello spettro segna l’inizio dell’opera.

Inoltre in Bacchelli è quasi del tutto assente il personaggio di Fortebraccio, che in Shakespeare compare personalmente nel finale, mentre in Bacchelli è nominato solo qualche volta di sfuggita. Un’altra differenza importante è che Amleto non viene spedito in Inghilterra da Claudio nel tentativo di ucciderlo.

Ma le due differenze principali risiedono nella storia d’amore con Ofelia e nella catastrofe. In Shakespeare i vari aspetti della storia d’amore tra Amleto e Ofelia restavano pressocché esterni alla scena, invisibili allo spettatore, mentre in Bacchelli vengono esplicitati, come un breve dramma amoroso che si svolga dentro la tragedia. Per quanto riguarda la catastrofe, va notato il fatto che in Bacchelli Claudio non muore ucciso da Amleto, e anzi il principe, in punto di morte, gli dà il suo voto per la successione al trono, in spregio alla vendetta che gli era stata assegnata dallo spettro del padre.

Nella redazione del 1923, poi ripudiata dall’autore, alcune di queste differenze e in particolare il finale, erano state attenuate per riavvicinarsi al testo originale di Shakespeare. Ma nell’edizione definitiva, quella Mondadori del 1957, è stata apportata una modifica al testo che lo allontana ancora di più da Shakespeare: così come si era stabilito per la messinscena all’Olimpico di Vicenza, la madre di Amleto, la Regina, non moriva più avvelenata dal vino, ma semplicemente sveniva per l’ambascia.

Il monologo amletico L’Amleto di Bacchelli ha un forte carattere monologico: nota Marco Sirtori che vi ritroviamo una «intelaiatura di soliloqui che poco devono agli eventi accidentali della fabula». In pratica il monologo dell’Essere o non essere è frammentato all’interno di numerosi monologhi di Amleto, molti di più che i monologhi del principe di Danimarca nell’opera di Shakespeare. Lo stesso Bacchelli dice, nella Prefazione alla redazione del 1923, che le azioni del dramma sono tutte «occasioni ad un monologo lirico».

Ad ogni modo, mettendo a confronto il monologo principale dell’Amleto di Bacchelli, quello di atto II, scena V, con il monologo amletico shakesperiano, emerge in questa riscrittura l’evidenza di una scelta del protagonista per il Non essere:

AMLETO: Io desidero di non essere. E forse anche di morire in senso letterale.

Questa scelta è dettata dalla noia esistenziale di un Amleto non più rinascimentale ma nietzschiano, per il quale non c’è più la morte per vendetta, la morte tragica, ma una morte per noia esistenziale riservata all’uomo moderno, che non sa e non vuole più dare un senso alla propria vita.

La poetica Secondo Salvatore Quasimodo, l’opera di Bacchelli inaugurava la «poetica dell’indifferenza» in anticipo su Montale. Questo si può riscontrare analizzando il personaggio del Pazzo di Corte, che incoraggia Amleto a ricercare l’Essere nella parola poetica, ma come nella poesia di Montale il tentativo non può avere esito positivo, e anche per questo Amleto si lascerà andare al suo destino di morte.

Questo destino, inoltre, è come se fosse imposto ad Amleto da una «superiore metatestuale lucidità», come dice Sirtori, per cui l’Amleto di Bacchelli sa di essere l’Amleto di Shakespeare, destinato alla catastrofe. Scrive Bacchelli:

La versione del 1923 La redazione dell’Amleto di Bacchelli del 1923, che da allora non fu più ristampata, era stata recensita da Silvio D’Amico, che proponeva Ruggero Ruggeri nella parte di Amleto. Questa edizione presenta una scrittura più erudita della prima: si tratta di un testo più corposo (si veda anche il numero di pagine dell’opera nei due diversi volumi, che da 125 lievita a 208), dove si avvertono una certa verbosità assieme al virtuosismo letterario; dove, senza che venga del tutto meno l’ironia, il tono e il linguaggio tendono ad elevarsi fino a prosodie di memoria leopardiana e dantesca, fino a una schiettezza teologica di sapore manzoniano.

Nei casi in cui Bacchelli riporta una frase o un’espressione da una edizione all’altra, la trasforma rendendola più complessa e altisonante:

1919:1923:

La fortuna teatrale

Il 3 ottobre 1952 viene trasmesso sulla RAI il radiodramma dell’Amleto di Bacchelli, per la regia di Enzo Ferrieri. Lo stesso Ferrieri lo metterà in scena al Teatro Olimpico di Vicenza il 14 e il 15 settembre 1956. Per andare in scena, Ferrieri aveva dovuto superare le difficoltà mosse dal Comitato per gli Spettacoli Classici del Teatro Olimpico, secondo cui l’opera non aggiungeva «niente di nuovo e di rilevante a ciò che è già acquisito con il testo di Shakespeare». Inoltre Guido Salvini, che era l’ideatore degli Spettacoli Classici, dopo il suo Alcesti di quell’anno ha smesso di lavorare col teatro di Vicenza in polemica con questa prima collaborazione di Ferrieri, perché considerava i suoi spettacoli «scandalosi». Conclusasi positivamente la trattativa, e andata in scena la rappresentazione, Ferrieri porterà l’Amleto di Bacchelli anche al suo Nuovo Teatro del Convegno, in via degli Omenoni a Milano, il 1º ottobre 1956.