La medicina unani (In Asia meridionale è diffusa la trascrizione arabo-persiana tibb yūnānī, laddove tibb sta per "medicina" e yūnānī sta per "greco", vedasi ) è un tipo di medicina popolare diffusasi nella parte occidentale del subcontinente indiano e originatasi tra le comunità militari greco-macedoni che costituivano l'esercito di Alessandro Magno e che si erano stanziate lungo il corso del fiume Indo. Il termine unani deriva dalla parola greca Ioni, uno dei tanti appellativi riservati al popolo greco, e venne portato in auge dai sovrani moghul per designare ciò che fino ad allora era chiamato semplicemente tibb ("medicina"), un chiaro tentativo di elevare la medicina islamica associandola alla medicina greca.

Storia

La medicina greca approdò in India verosimilmente durante la campagna indiana di Alessandro Magno (334-323 a.C.). In epoca bizantina i contatti con l'Oriente si fecero più frequenti. A ciò si aggiunse la popolarità della setta nestoriana in Oriente, che stimolò la traduzione di molti testi, tra cui quelli medici.

Sin dai secoli VIII e IX la medicina unani è sempre stata associata all'Islam. Durante il regno dei primi califfi abbasidi questa emerse come una grande eredità culturale di pratiche mediche e filosofiche sviluppatesi nel mondo greco-romano e fusesi con le conoscenze persiane, indiane e cinesi. Alcuni dei testi di medici greci come Galeno e Dioscoride Pedanio vennero tradotti in arabo in questo periodo e conferirono alla medicina unani le basi filosofiche e cosmologiche per la definizione della salute umana e delle malattie. Questo compendio di pratiche mediche venne trascritto in numerosi testi che ebbero grande influenza nel subcontinente indiano: si citano ad esempio il Kāmil al-sināʿa di Ali ibn Abbas al-Majusi, lAl-Manṣūrī fī 'l-Ṭibb di Rhazes e Il canone della medicina di Avicenna.

La medicina unani approdò nel subcontinente indiano nel XII secolo, quando le potenti famiglie afghane e turche si insediarono nell'India nordoccidentale. Da qui, grazie anche alle rotte commerciali dell'Oceano Indiano tra Occidente e Asia meridionale, la medicina unani approdò anche sulle coste del Malabar, nella parte nord del regno di Travancore, nei porti di Ceylon (Beruwala e Galle, dove le pratiche unani venivano tramandate oralmente o trascritte su foglie di palma in tamil e in arabo) e alle Maldive. La diffusione finale della medicina unani nel resto del subcontinente indiano si ebbe con la presa di potere della dinastia Khalji nel Sultanato di Delhi.

Quando nel XIII secolo l'Impero mongolo saccheggiò i principali centri della cultura persiana, diversi medici e studiosi emigrarono nell'India settentrionale, un fenomeno che continuò a verificarsi sino ai tempi dell'India moghul. L'imperatore Akbar accolse alla sua corte tanti medici persiani, oltre che industani. Fino all'Ottocento la medicina unani era relegata alla classe nobile, in particolare alle dinastie islamiche. I praticanti unani (hakim) venivano impiegati a corte e beneficiavano di alcuni vantaggi, come i diritti su appezzamenti di terra o villaggi (jagir). I sovrani dell'India che si susseguirono da XIV sino agli inizi del XVIII secolo istituirono ospedali regionali alle loro strette dipendenze. Firuz Shah Tughlaq ad esempio ne fondò 115 e si interessò egli stesso alla medicina a tal punto da gestire alcuni dei suoi ospedali, talvolta ordinando che i pazienti con malattie mentali fossero incatenati e posti sotto la sua supervisione. In generale, i monarchi indiani non fecero altro che emulare i loro pari a Baghdad, Damasco, Rey, il Cairo e Merv, unendo i valori di carità islamica all'ostentazione del potere e della ricchezza.

La medicina unani si sviluppò di pari passo con tutte le altre aree della scienza islamica, come la cosmologia, la filosofia islamica, il sufismo, la poesia, l'etica e l'astrologia. Oltre a essere trasmessa per via ereditaria, la scienza unani veniva insegnata nelle madrase dell'India: il ciclo di studi del Dars-i Nizami includeva alcuni dei testi cardine di questa scienza medica: lo Sharh al.Asbab di Nafis ibn 'Iwad al-Kirmani, il Mujaz al-Qānūn di Ibn al-Nafīs e Il canone di Avicenna. I medici unani del periodo moghul inoltre esercitavano la loro professione nei centri metropolitani, anche nei bazar.

Uno dei testi di medicina unani più noti è il Tibb-i Shhabi (1388) di Al-Nagawri, tradotto in urdu nel XIX secolo e pubblicato a Kampala nel 1968. Le numerose copie sopravvissute di questo testo ne testimoniano la popolarità e il valore.

Nell'India britannica la medicina unani perse il suo status ufficiale, tuttavia continuò a essere praticata dalla classe operaia. Uno dei suoi maggiori esponenti fu Hakim Ajmal Khan (1868-1927), cofondatore dell'Ayurvedic and Unani Tibbia College di Delhi. Al chimico Salimuzzaman Siddiqui si deve la scoperta delle proprietà mediche della Rauvolfia serpentina utili per combattere Ipertensione endocranica, schizofrenia isteria, insonnia e altri disturbi psicosomatici.

Nell'Ottocento i testi unani iniziarono a includere tra i loro farmaci anche quelli di derivazione europea. Occasionalmente questi trattati venivano tradotti anche in sanscrito, ad esempio lHikmatparadipa e lHikmatprakasa di Mahadevadeva, e in tamil. Ad alcuni hakim va riconosciuto il merito di aver insegnato la medicina unani in lingua telugu.

Nel 1969 il governo indiano istituì un Consiglio Centrale per la Ricerca in Medicina indiana e Omeopatia che si occupava di varie discipline come la naturopatia, l'omeopatia, lo yoga, oltre che le medicine unani, Ayurveda e Siddha. Tutte queste tradizioni popolari si influenzarono l'un l'altra, tant'é che durante il XX secolo i medici unani non parlavano più di tibb yūnānī (medicina greca) ma di tibb hindustani (medicina indiana). Ciò venne ribadito anche da un noto hakim alla conferenza annuale della All India Unani Tibbi tenutasi a Delhi nel 1998.

Caratteristiche

La medicina unani viene praticata in India e Pakistan e affianca la medicina occidentale e la medicina ayurveda. Si basa su una approccio olistico seguendo i trattati medievali arabo-persiani: fa uso di medicamenti preparati in maniera tradizionale e rifiuta la sintetizzazione chimica delle droghe. Sino al XIX secolo veniva praticata nella maggior parte dai casi dagli uomini. L'accesso della pratica alle donne si è diffuso gradualmente a partire dal XX secolo. Il corpo docente della Facoltà di Medicina orientale dell'Università Hamdard, la più prestigiosa istituzione di medicina unani del Pakistan, è composto principalmente da donne.

Da un punto di vista storico, la medicina unani comprende pratiche curative che intendono il corpo umano come un luogo di confluenza di forze elementari quali calore, freddo, umidità e secchezza. Similmente alla medicina ayurveda, il corpo non può essere inteso come un'entità separata dal resto del mondo.

Gli elementi del microcosmo del corpo interagiscono con quelli del macrocosmo del mondo formando gli umori (akhlar), che possono essere sangue (damm), flegma (balgham), bile gialla (safra) e bile nera (sauda). Ispirandosi alla teoria di Galeno, ogni individuo possiede un temperamento (mizaj) che dipende dall'umore dominante. Gli umori vengono prodotti durante la digestione, una fase concepita come un processo di cottura tenuto vivo dal calore innato del corpo (hararah gharidhiyah). Gli organi maggiormente coinvolti nella trasformazione del cibo, e quindi nella produzione degli umori, sono lo stomaco e il fegato.

Alla digestione è accompagnato lo smaltimento delle sostanze in eccesso e degli umori contaminati, un processo fondamentale per il mantenimento della salute. Il temperamento dell'individuo può essere influenzato da numerosi fattori, come il cibo, le abitudini, il cambio di stagione, il clima, il sesso e l'età. Tutti questi fattori sono potenzialmente patogenici. Il ruolo del medico è quindi quello di ripristinare l'equilibrio tra gli umori, e ciò è possibile tramite la prescrizione di medicinali o di cambiamenti nello stile di vita o nell'alimentazione. Nell'antichità, i tradizionali metodi di trattamento potevano essere la coppettazione, la cauterizzazione o il salasso, ma in tempi moderni si fa ricorso ai farmaci.

In India esiste un'anamnesi standardizzata per l'approccio diagnostico del temperamento: al paziente vengono poste domande sulla sua preferenza tra cibi e bevande caldi-freddi-umidi-secchi, sul periodo preferito dell'anno, sulla qualità del sonno, sul tipo di lavoro (sedentario o manuale) o sul suo stato psicologico. Vengono esaminati anche il polso, la temperatura corporea e il numero di respiri.

Alcuni dei medicinali di tipo unani servono a combattere i dolori al petto e le palpitazioni: di solito includono pietre curative come perla, ambra gialla, corallo, limature in oro o argento, rubino e lapislazzuli, ma anche altri ingredienti come il mirobalano (Terminalia chebula, ignoto ai greci e introdotto nella medicina islamica agli inizi del IX secolo), i petali d rosa, i semi di lattuga, la cannella, il cardamomo e la lavanda. Questi ingredienti vengono bolliti con dell'ambra grigia, poi filtrati e tritati in acqua di rose con zafferano e muschio. Al composto finale viene aggiunta poi la canfora e del miele che serve a dare la forma di compresse.

La preparazione degli ossidi metellici è una pratica derivante dalla medicina ayurveda, introdotta in ottica unani per la prima volta dallo studioso di corte Muhammad Masud Rashid Zangi Umar Ghaznavi, autore del Maju ' a-i. Ziya. Nel XX secolo a Lucknow, la scuola medica Takmil ut-tib si oppose fermamente a tale pratica, cercando di insegnare la medicina unani senza contaminazioni di quella ayurveda.

Il riconoscimento Agli inizi del XX secolo la medicina unani è stata ufficialmente riconosciuta in India e Pakistan ed è regolamentata dal Ministero della Salute delle singole nazioni. Alcune delle istituzioni di medicina unani formalmente riconosciute sono l'Ospedale Unani Nizamuddin di Hyderabad e il Tibbiya College dell'Università islamica di Aligarh. La Fondazione Hamdrad fondata da Hakim Mohammed Said e l'Istituto storico di medicina di Nuova Delhi hanno, nel tempo, tradotto in inglese e altre lingue come urdu e uzbeko diversi trattati dall'arabo, come quello sui farmaci cardiaci di Avicenna.

Il Central Council for Research in Unani Medicine (CCRUM) collabora con diverse istituzioni per catalogare le piante officinali presenti in India, e stabilisce inoltre l'efficacia delle diverse formule di farmaci unani. La produzione di tali medicinali è regolamentata dal Drugs and Cosmetics Act del 1940. Esiste anche una Commissione di farmacopea unani permanente, sottoposta al Ministero della Salute e composta da esperti di medicina unani, chimica, botanica e farmacologia.

La medicina unani è stata riconosciuta come medicina tradizionale dall'OMS. L'OMS ha incluso la medicina unani tra le "medicine tradizionali, complementare e integrate", pubblicando in ultimo la Global Traditional Medicine Strategy (2025–2034), che succede ai precedenti piani decennali: questa strategia fornisce ai governi linee guida per integrare in modo sicuro ed efficace la medicina unani e complementare nei sistemi sanitari nazionali, puntando a rafforzare la medicina basata sulle evidenze, a garantire la sicurezza e la qualità dei prodotti erboristici e delle pratiche, e a promuovere una copertura sanitaria universale. L'OMS ha istituito il WHO Global Traditional Medicine Centre con sede in India, un centro che agisce come hub per stimolare la ricerca secondo metodi scientifici, l'innovazione tecnologica e la valutazione dell'efficacia clinica dei trattamenti tradizionali, coniugandoli con la medicina moderna.

Effetti collaterali