È noto per il ruolo svolto nel Partito Comunista Italiano (PCI) nella gestione dei rapporti tra il partito e il mondo cattolico democratico e per le sue analisi sulle relazioni tra religione e politica in Italia. Negli anni Novanta fu capo della segreteria politica della presidenza del gruppo parlamentare di Rifondazione Comunista alla Camera dei deputati.
Biografia In età giovanile prese gli ordini da Gesuita; in seguito si spogliò e si dedicò all'apostolato dei laici e agli studi filosofici, teologici e pastorali.
Fu docente di “Storia della filosofia”, “Metafisica” e “Filosofia Teoretica” nel seminario maggiore regionale di Anagni, “lettore” nella liturgia paleoslava presso il collegio “Russicum” di Roma e per due anni assistente alla cattedra di “Storia delle dottrine politiche” presso l’Università di Roma.
Operò presso il Centro di Orientamento Pastorale (COP) di RomaFrancesco Demitry, «The World Congress of the Lay Apostolate», in Doctrine and Life, vol. 7, n. 6, dicembre–gennaio 1958, pp. 309-314. Tra i suoi scritti si segnala il reportage analitico sul Secondo Congresso Mondiale dell’Apostolato dei Laici del 1957, pubblicato nel numero dicembre–gennaio 1958. Il congresso, tenutosi a Roma dal 5 al 13 ottobre, vide la presenza di oltre duemila delegati da novanta nazioni. Demitry ne fu anche cronista, descrivendo lavori, relazioni e temi trattati, tra cui gli interventi di Mons. Giovanni Battista Montini (futuro Paolo VI), di Mons. Manuel Larraín e del teologo Gérard Philips. Disponibile su:<https://archive.org/details/doctrine-and-life_december-january-1958_7_6> e collaborò con riviste teologiche internazionali, tra cui Doctrine and Life, che lo definì un “very active lay-apostle”.
Nel corso della sua carriera si occupò di informazione religiosa e dei rapporti tra Partito Comunista, istituzioni politiche e realtà ecclesiali, lavorando sia in ambito giornalistico sia politico. Sposò Loriana Puccia (Parma, 1930 – Valderice, 2017), impegnata nell'Associazione guide italiane e in ambito sindacale.
Si laureò prima in Filosofia e poi in Teologia. Fu membro dell’Associazione Teologica Italiana per lo Studio dell’Etica. Durante gli anni settanta e ottanta svolse attività di studio e mediazione politica nell'ambito della cosiddetta “questione cattolica”, curando i rapporti del PCI con il mondo cattolico organizzato, con l'associazionismo di area democratica cristiana e con movimenti, associazioni e intellettuali cattolici e collaborando con esponenti del mondo cattolico progressista.
Attività giornalistica
Lavorò per cinque anni alla Radio Vaticana e per otto anni alla televisione pubblica italiana come responsabile degli affari religiosi. Collaborò alla realizzazione di programmi televisivi dedicati al Concilio Vaticano II, tra cui la rubrica settimanale Diario del ConcilioLudovico Alessandrini, «Un bilancio dopo tre anni di attività dei servizi speciali della RAI – Si chiude il Concilio Ecumenico», in Radiocorriere, anno XLII, n. 49, 5–11 dicembre 1965. La trasmissione, diretta da Luca Di Schiena, si avvaleva del contributo redazionale di vari professionisti e studiosi, tra cui Carlo Guidotti, Carlo Fuscagni, Arnaldo Genoino, Vincenzo Labella, don Giovanni Barberini, Francesco Demitry e Ludovico Alessandrini. Disponibile su: https://archive.org/details/Radiocorriere-1965-49/page/13/mode/1up?q=Demitry+RadioCorriere (accesso: 5 febbraio 2026). e fece parte dell’équipe che seguì i lavori conciliari nell’ambito della rubrica televisiva Generazione nuova.Carlo Fuscagni, «Tre Papi per un Concilio», Radiocorriere, XLIII, n. 20, 15-21 maggio 1966, p. 25. La trasmissione veniva curata da Claudio Sorgi. In quell'occasione andò in onda una puntata intitolata «Tre Papi per un Concilio», dedicata al ruolo di Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI nella preparazione e realizzazione del Concilio Vaticano II. Il servizio ripercorreva il contesto storico dal secondo dopoguerra agli anni Sessanta e illustrava l’evoluzione del dialogo della Chiesa con la società, con riferimento allo “schema 13”, poi Gaudium et Spes. La trasmissione presentava i contributi dei tre pontefici all’avvio, alla convocazione e al completamento del Concilio. Alla discussione in studio parteciparono Claudio Sorgi, Carlo Fuscagni, Matteo Francesco, T. Tassa, Ludovico Alessandrini e Francesco Demitry, membro dell’équipe televisiva che seguì i lavori conciliari. Disponibile su: https://archive.org/details/Radiocorriere-1966-20/page/25/mode/1up?q=Demitry+RadioCorriere (accesso: 5 febbraio 2026)..
Nel 1968 ideò e coordinò l'inchiesta televisiva RAI La preghiera dell'uomo, curata da Paolo Brezzi a Alfonso Maria Di Nola e realizzata da Arnaldo Genoino; alla serie — per la quale fu consulente padre Ernesto Balducci — parteciparono, tra gli altri, Pier Paolo Pasolini e Carlo Levi.
Negli anni Settanta collaborò con l’Unità, pubblicando articoli sulla critica dell’integralismo cattolico nell’ambito delle politiche educative e dal 1976 con RinascitaContributi di Francesco Demitry pubblicati su Rinascita dal 1976 al 1986; gli articoli sono consultabili nell'archivio online indicato.. A partire dal 1994 scrisse per il quotidiano Liberazione, curando le rubriche e gli approfondimenti sull'informazione religiosa. Collaborò anche con l'agenzia di stampa «Adista», per la quale firmò articoli di analisi sui rapporti tra cattolici e sinistra.
Attività politica e ruolo nel PCI Demitry ricoprì incarichi politici e culturali nel Partito Comunista Italiano dalla seconda metà degli anni Sessanta fino agli anni Novanta.
Fu responsabile nazionaleMarco Martino, Chronicle of a Transition: Human Experiences and the Prehistory of Italian Post-Communism, Tesi di laurea magistrale, LUISS Guido Carli, a.a. 2021/2022, pp. 91–95. Il lavoro ricostruisce l’attività di Demitry nella gestione del confronto con la Chiesa cattolica e la redazione di appunti riservati per la dirigenza del PCI. Disponibile online: https://tesi.luiss.it/34853/1/645082_MARTINO_MARCO.pdf (accesso: 5 febbraio 2026). dell’Ufficio per il mondo cattolico del PCI e svolse attività di analisi e mediazione nei rapporti tra il partito, la Chiesa cattolica e l’associazionismo laicale.
Redasse note, rapporti riservati e analisi indirizzate alla dirigenza del partito con l’obiettivo di interpretare l’evoluzione della dottrina sociale della Chiesa e il suo impatto sulla politica italiana. Collaborò con Enrico Berlinguer, Antonio Tatò e Alessandro Natta, come analista e consulente sulla “questione cattolica”, contribuendo a strutturare il dialogo tra i comunisti e gli ambienti democratico-cristiani.
Le sue analisi redatte sulla stampa cattolica, i suoi rapporti riservati provenienti da Radio Vaticana e dalla sua rete di contatti ecclesiali, e il suo ruolo di “ponte” tra mondo cattolico e PCI venivano incanalati verso la segreteria, dove Tatò ne vagliava elementi per aggiornare la linea politica e l’informazione interna della direzione comunista.
Un articolo del Christian Science Monitor del 1984, lo citò come portavoce del PCI, riportando le sue valutazioni sull’evoluzione ideologica del partito negli anni Ottanta, descritta come un progressivo distacco dalle ortodossie del marxismo-leninismo.
Fu impegnato, per conto del partito, in un’attività di dialogo con il cattolicesimo progressista europeo e di costruzione di relazioni politiche e culturali in un contesto segnato dalla Guerra fredda. Intrattenne rapporti costanti con paesi come Lituania e Bielorussia e seguì gli sviluppi polacchi e il dialogo tra la Chiesa e il Partito Operaio Unificato Polacco, la politica internazionale della Santa Sede e l’evoluzione dell’Ostpolitik vaticana durante gli anni di Giovanni Paolo II.
Rispetto al processo di Helsinki, denunciò le contraddizioni tra la tutela dei diritti fondamentali e l'autodeterminazione dei popoli e la persistente repressione nei confronti dei lavoratori e dei movimenti che rivendicavano libertà civili nell’Europa orientale, sottolineando come l’approccio della Santa Sede dovesse confrontarsi con tali contraddizioni per acquisire credibilità sul piano internazionale.
Secondo testimonianze di dirigenti politici come Fausto Bertinotti e Armando Cossutta, Demitry fu una figura di riferimento nel dialogo tra il PCI e il mondo cattolico, sia negli anni del compromesso storico, quando lavorò a contatto con la sala stampa vaticana, sia nel successivo dibattito interno sulle trasformazioni del partito.
Con lo scioglimento del PCI aderì al Partito della Rifondazione Comunista, dove continuò ad occuparsi dei rapporti col mondo cattolico. Nel 1995 divenne capo della segreteria politica della presidenza del gruppo parlamentare di Rifondazione Comunista alla Camera dei deputati, incarico che mantenne fino alla morte.
Rapporti con l'area cattolica Demitry mantenne rapporti con dirigenti, associazioni e intellettuali vicini alla tradizione fucina, all'associazionismo laicale e agli ambienti progressisti della Chiesa italiana.
Fu amico di Don Luigi della Torre e stretto collaboratore del teologo domenicano Raimondo Spiazzi, figura di rilievo nel pensiero cattolico del Novecento e operò con lui in ambiti legati alla pastorale contemporanea.
Pensiero e contributi intellettuali L’attività intellettuale di Demitry si caratterizzò per la critica a ogni rappresentazione “monolitica” della Chiesa e per l’attenzione al pluralismo interno al cattolicesimo italiano che riteneva incompatibile con ogni riduzione ideologica.
Demitry distinse, sul piano politico-religioso, varie aree: una tradizionalista e conservatrice, ostile alle aperture del Concilio Vaticano II; una di consenso «medio», rappresentata dalla pratica ordinaria delle parrocchie e dalla maggioranza del clero; una di consenso critico, legata all'associazionismo cattolico, ai movimenti di volontariato e alla ricerca teologica più avanzata; infine le posizioni di dissenso, anche a sinistra, che giudica talvolta segnate da una riduzione eccessiva della fede a categorie esclusivamente politiche.
Criticò sia il tradizionalismo integrista sia il dissenso radicale, sottolineando la necessità di un costante discernimento nell’interpretazione del magistero e delle pratiche ecclesiali e invitando a considerare la Chiesa nella sua dimensione universale (America Latina, Africa, rapporto tra comunità cristiana e società democratica contemporanea), evitando tanto il semplice «vaticanismo» quanto il rifiuto ideologico del fatto religioso. Considerava i fondamentalismi religiosi e laici fattori di polarizzazione in una fase storica che, a suo avviso, richiedeva forme più strette di cooperazione internazionale per affrontare le sfide globali.
Propose una concezione della laicitàLa conferenza cui si fa riferimento è l’incontro internazionale organizzato dall’ISER – Institut de Recherches Sociales del Parti socialiste français, tenuto a Parigi nel novembre 1986, intitolato «Intégrisme, fondamentalisme, irrationalisme: le retour du religieux dans la politique». Vi parteciparono dirigenti del PS (tra cui Colette Audry, Pierre Joxe, Jean-Pierre Chevènement, Louis Le Pensec, Jean Poperen e Lionel Jospin) e delegati di partiti europei, fra cui Francesco Demitry per il Partito Comunista Italiano. non come separazione ideologica radicale, ma come rifiuto dell’imposizione di una specifica ideologia alla politica e individuò nel ruolo dei laici, nella domanda etico-sociale e nei nuovi linguaggi spirituali fattori chiave per comprendere le future relazioni tra cattolici e sinistra.