Biografia Figlio d’arte, secondogenito di nove figli di Giuseppe Perotti, scultore, che nel 1911 si era diplomato all’Accademia di belle arti di Brera e aveva dato vita a Piacenza, insieme al cognato Giovanni Malfanti, a una ditta di marmi specializzata in altari e monumenti funerari; il padre Giuseppe, artista verista liberty, partecipava inoltre a manifestazioni d’arte locali e nazionali.

Il piccolo Paolo familiarizza subito con il disegno, con gli attrezzi e con l’ambiente della scultura. A 12 anni frequenta la scuola d'Arte Istituto Gazzola di Piacenza fino al 1946 e dal 1943 frequenta anche i corsi di decorazione dell’Istituto d’Arte Toschi di Parma, ottenendo il diploma nel 1946. A Parma ha modo di studiare la scultura romanica dell’Antelami presso il Duomo e il Battistero, mentre a Fidenza è affascinato dalle statue di Davide ed Ezechiele dell'Antelami, poste in facciata del Duomo, che considera le sculture più belle di tutti i tempi. A Piacenza e Modena studia la scultura romanica nelle “Storie” scolpite di Wiligelmo.

Nel 1947 si iscrive all’Accademia di belle arti di Brera dove è allievo di Marino Marini. Nel 1952 Perotti si diploma con una tesi intitolata “Il romanico nel piacentino”. Dopo il Brera, Perotti era già pronto per svolgere la sua attività: le conoscenze tecniche della lavorazione del marmo, dallo sbozzo alla levigatura, le aveva già apprese nella bottega di suo padre. Sempre nel 1952 aveva vinto il primo premio alle Olimpiadi culturali regionali di Parma. Già nelle sue prime opere in marmo rosso veronese del 1950 si nota “la forza plastica ed espressiva della sua personalità”, come nel Crocifisso per l’Istituto Scalabriniano di Piacenza.

Nel maggio del 1957 partecipa alla mostra di Arte Sacra nel salone di Palazzo Gotico a Piacenza con un Crocifisso in marmo e uno in legno senza braccia, scolpito con “saldezza ed espressività ammirevole”; per questa seconda opera, nello stesso anno riceverà una speciale segnalazione della giuria della III Biennale d’Arte Sacra di Bologna. Il tronco di Cristo, come particolare del Crocifisso, verrà realizzato altre volte in pietra, marmo o in legno. Nel novembre del 1957 partecipa con 93 disegni e 19 sculture alla mostra del Sindacato Artisti di Piacenza, dove Perotti viene riconosciuto come “una voce dominante per i suoi lavori ispirati alla saldezza rozza del romanico modernamente interpretato”. Sempre a fine ’57 riceve la prima commissione per la sistemazione del fonte battesimale di Bobbio, che viene avvolto da otto bassorilievi con il battesimo di Cristo e i dodici Apostoli.

Nel 1958 ottiene il primo premio di scultura alla III Mostra Nazionale d’Arte Giovanile di Roma con una maternità, in cui le braccia e le gambe della madre e del bambino si saldano a quadrangolo. Sempre nel 1958 entra a far parte del corpo docente dell’Istituto d’Arte Gazzola fino al 2010, tenendo il corso di incisione fino al 1978.

Nel 1959 il fratello Francesco, anche lui diplomato al Brera, assume la responsabilità della ditta paterna, mentre Paolo, come socio, tiene i rapporti con le chiese che commissionano opere. Sempre nel 1959 partecipa, insieme al fratello Francesco, appena uscito dal Brera, alla mostra del Sindacato Provinciale Pittori e Scultori di Piacenza. Inoltre, con Francesco realizza per la chiesa di Santa Brigida a Piacenza l’altare maggiore in marmo rosso di Verona con altorilievi del Buon Pastore, della Beata Vergine e dei santi piacentini, oltre al fonte battesimale. Per questa chiesa realizzerà anche il tabernacolo in bronzo con il bassorilievo della Cena di Emmaus e nel ’87 l’ambone in legno di pero.

Perotti conosceva bene l’ambiente artistico piacentino e apprezzava le opere dei vari artisti; stimava molto il pittore Luciano Ricchetti, che aveva lavorato con lui nella chiesa della Madonna della Quercia a Bettola e che, avendo frequentato anche lui i corsi di scultura a Brera, realizzava anche lavori plastici. Fra gli scultori si sentiva vicino alla sensibilità artistica di Paolo Maserati, di cui era molto amico. Maserati, che aveva ricevuto al Brera il premio Medardo Rosso nel 1948, andava spesso nell’attrezzatissimo laboratorio dei Perotti per la preparazione delle opere di maggiore impegno. Con Maserati condivideva le scelte dei materiali da scolpire, soprattutto il fascino del legno antico, specie quello proveniente dai tronchi di rovere ripescati dal fondo del Po presso Piacenza dai barconi–draga per la sabbia.

Nel 1960 partecipa alla VIII Quadriennale d’Arte Nazionale di Roma presentando tre sculture raffiguranti Cristo. Nel 1962 Perotti realizza per la chiesa della Sacra Famiglia a Piacenza il suo primo grande Crocifisso in legno di platano policromo, con gli occhi in ceramica per attrarre l’attenzione. Nel 1965 partecipa, su invito, alla VIII Biennale di scultura contemporanea di Anversa. È del 1974 la composizione “Il Calvario”, da annoverarsi tra i suoi capolavori : da un unico tronco di rovere estratto dal Po ricava il Cristo crocifisso, mutilo, con il viso attraversato dalle fessure del legno come rivoli di sangue, l’Angelo della resurrezione e le Due Marie affiancate, la Madre e l’altra Maria in un rovere nero, macerato dal tannino. Dalla metà degli anni ’70 nelle opere lignee Perotti aggiunge alle figure un elemento architettonico, come in “Donna al balcone” o "alla finestra", e lascia le superfici meno grezze levigandole o lucidandole, come nelle opere in legno di ulivo. Dalla fine degli anni ’70 tratta anche motivi legati alla musica, come nelle opere "Suonatrice d’organo", "Arpa" ecc., anche perché la musica era di casa, in quanto l'artista aveva due sorelle musiciste.

Negli anni ’80 l’attività di Perotti riguarda principalmente le sei nuove chiese sorte a seguito dell’espansione della città di Piacenza nel dopoguerra: oltre ai crocifissi, fra i quali spicca quello imponente cm 280x250, in legno di olmo, della chiesa di Nostra Signora di Lourdes, ci sono gli altari, gli amboni e i fonti battesimali scolpiti nel marmo o nel legno. Perotti realizza anche alcune Vie Crucis su pannelli di rovere e statue come quelle della Madonna con Bambino e di S. Corrado

in rovere poste nell’omonima chiesa, o quelle di S. Antonio e S. Rita in legno di tiglio dipinto della chiesa del Corpus Domini.

Perotti è sempre stato molto impegnato nel servire i numerosi committenti, ma appena poteva partecipava a mostre collettive a Cremona, Parma, Piacenza, Roma, Torino; più rare le personali a Piacenza e Milano. Diverse sono le presenze a mostre organizzate presso gli “Amici dell’Arte di Piacenza”. Fra queste, da ricordare quelle di grafica insieme all’amico Gianni Guglielmetti, suo compagno di studi a Brera, al quale lo univa la passione per il disegno che nelle incisioni di Perotti aveva “la forza compositiva del segno mariniano”, ed è caratterizzato dall’essenzialità del tratto e dai soggetti che sono in prevalenza figure.

Nel 2010 viene assegnato a Paolo Perotti “l’Antonino d’oro”, premio conferito dal Capitolo dei canonici della basilica di Sant’Antonino di Piacenza come espressione di stima e gratitudine verso individui o comunità che si sono distinti per il loro impegno di fede, culturale, educativo e sociale. Nelle motivazioni per l’assegnazione del premio si legge: “Il conferimento del premio vuole essere un atto di stima nei confronti di un artista credente che, da oltre sessant’anni, vive con mitezza, passione, genio e coerenza il suo percorso umano e artistico. Con la scultura Paolo Perotti ha saputo e continua tuttora con singolare creatività a evocare il mistero della fede, coniugando il linguaggio dell’arte contemporanea, spesso ostico e duro agli occhi dei non iniziati, e le esigenze di rinnovamento di una Chiesa impegnata nella lettura dei segni dei tempi”. Meritoria l’attività di Perotti in campo sociale per aver guidato per diversi anni il laboratorio di scultura dell’As.So.Fa. , un’associazione che si occupa delle persone con disabilità.

Produzione artistica La vasta produzione artistica di Paolo Perotti è stata censita fino al 2009 da Stefano Pronti in un “Catalogo generale delle opere” . Le opere per le chiese risultano: 260 in 106 chiese ed edicole in Piacenza e provincia e 120 in 52 chiese in altre province. Nel catalogo ci sono poi 486 opere di collezione; 24 portali in 17 chiese; 24 monumenti; 34 ritratti; 212 opere di arte funeraria; 20 sculture e bozzetti per l’arredamento; 5 travi da camino.

Le opere più importanti riguardano le chiese,

soprattutto a seguito delle disposizioni liturgiche del Concilio Vaticano II che prevedeva innanzitutto che l’altare fosse staccato dal muro in modo che si potesse celebrare su di esso verso i fedeli e ci fosse l’ambone per la proclamazione della parola. Gli altari scolpiti da Perotti sono 129 e gli amboni 75, la maggior parte in marmo di varie tipologie: aurisina del Carso , travertino, moka crème, rosso di Verona, bianco statuario e di Carrara, rosa del Portogallo e altri, più raramente il legno di rovere, olmo, pero e la pietra come l’arenaria.

Nelle opere per le chiese figurano poi 13 crocefissi e 8 Vie Crucis. La prima Via Crucis è del 1969 per il Santuario di Stra(PC) realizzata in pietra in dodici lastre, metà delle quali a carico dello scultore Paolo Maserati che per la prematura morte riuscì a realizzarne solo quattro. Sempre in pietra è quella per Casamatti di Romagnese (PV). In rovere, invece, è la Via Crucis in sette pannelli per la chiesa di Santa Maria di Lourdes a Piacenza. Negli anni ’80 Perotti inizia a utilizzare per le Vie Crucis il legno con fondo dorato in foglia d’oro, come quella in olmo del 1991 per la chiesa di San Corrado a Piacenza

Fra le opere per le chiese figurano anche 44 fra altorilievi e bassorilievi, 22 tabernacoli, 7 torri eucaristiche, 17 statue, 6 portaceri pasquali, 4 confessionali, 2 acquasantiere, 12 fra sedi e sedili, 1 inginocchiatoio, 1 presepe.

Importanti nelle opere per le chiese sono i portali realizzati per lo più con la tecnica del rame sbalzato. Il primo dei 19 portali realizzati è del 1970: dieci formelle su due ante per la chiesa della Sacra Famiglia a Piacenza. Nel 1985 realizza quello della chiesa di Santa Maria di Montebruno di Torriglia in quattro riquadri con i miracoli della Madonna. Nel 1987 quelli forse i più riusciti, di Tarsogno (PR), portale centrale in 6 formelle con i miracoli di Gesù e la resurrezione e quello di Piozzano in 6 formelle con scene della vita di Gesù.

Il catalogo di Stefano Pronti elenca poi tutte le opere di collezione nelle quali rilevante è la rappresentazione della figura femminile. La donna nella maternità o nella famiglia.Le sue ragazze con micio, nastro, pizzoecc. o alla finestra,al balcone,ritratte a mezzo busto in legno di rovere sono tutte sculture di qualità elevata come pure quelle delle suonatrici di organo, flauto,violoncello,ecc. Suggestive le opere intitolate “Omaggio a”: Antelami, Klimt,agli Etruschi,ecc. Notevoli sono le sculture a carattere religioso: Re Davide all’arpa,Mosè salvato dalle acque,La vergine saggia,la Samaritana al pozzo,le Annunciazioni,le visitazioni ecc.

Fra i monumenti realizzati da Perotti ricordiamo la statua della Madonna delle genti del 1965, in bronzo, alta 3,50 m. per il Santuario di Stra in Alta Val Tidone, quella in marmo bianco dell’Arcangelo Raffaele posto nel 1974 sulla vetta del monte Crociglia, fra Genova e Piacenza; quella in bronzo di Cristoforo Colombo collocato nel 1977 a Los Angeles davanti a quella di George Washington; poi i monumenti ai partigiani, in arenaria locale a Peli di Coli ; al Bersagliere in grandezza naturale, in bronzo, a Orzinuovi ; alla “gente di Montagna” di Groppallo e quello che rappresenta i lavori nei campi a Montebruno di Torriglia; nel 1997 realizza il grosso medaglione posto davanti all’ Università Cattolica di Piacenza che ne rappresenta il logo e nel 2004 il monumento al Gen. Conte Felice Gazzola, in marmo giallo reale di Verona, collocato presso l’istituto d’Arte Gazzola.