Il Casato di Nocera, arcaicamente Nuceria o Nucera, è la più longeva dinastia sovrana del Principato di Salerno, stato che unificò l'Italia meridionale continentale sotto un'unica corona per la prima volta nella storia.
Fintanto che i dinasti detennero i titoli di Principe di Salerno e Conte di Nocera ebbero la denominazione di Dauferidi, ma il ramo principale dei discendenti di Dauferio di Nocera, lasciato il titolo di Comes de Nuceria, si cognominò con il nome stesso dell’antico feudo. In linea con il mutamento del toponimo, la casata dei Nocera ha poi seguito la relativa evoluzione linguistica del cognome, passando dal latino de Nuceria all'italiano di Nocera.
Rappresentante della linea principale è l’attuale capo Don Antonio di Nocera (n. 1971); gli succede il primogenito Don Antonio Maria di Nocera (n. 2007).
Origini
Priva di fondamenti genealogici, da taluni studiosi dell’età moderna, come Giulio Cesare Capaccio e Serafino de' Ruggeri, fu avanzata l’ipotesi che la famiglia avesse antiche origini francesi e che avesse tratto il proprio nome dalla prima città italiana in cui si era stabilita.
Ai tempi del Capaccio incorrere in tali errori era facile, giacché i numerosi onori tributati agli esponenti della stirpe nel periodo angioino inducevano a supporre che i Nocera fossero derivati da quei cavalieri provenzali o borgognoni, i quali, essendo giunti con Carlo d'Angiò a Napoli, in breve accrebbero le proprie fortune. Inoltre, nella maggior parte dei documenti dell'età angioina non si osservava aggiunta al cognome de Nuceria alcuna indicazione relativa al luogo di origine della famiglia nel Regno di Napoli. Tuttavia, v’erano molti documenti, precedenti o di poco posteriori al 1300, nei quali s'indicava la provenienza nocerina, invece del cognome gentilizio. Difatti, non occorreva indicare sia il cognome che la città d'origine, poiché l'uno richiamava l'altra e ciascun personaggio era già noto nella propria patria.
A confutare la tesi che fossero cavalieri francesi, appositamente giunti nel Meridione col monarca, sono infine i singoli esponenti della casata che ebbero continuativo rilievo sia sotto Manfredi di Svevia che il suo immediato successore Carlo I d’Angiò.La storiografia contemporanea individua l’origine del casato nella dinastia dei Conti di Nocera e Principi di Salerno, il cui capostipite fu Dauferio di Nocera.Il primo a presentare il cognome, originatosi dal toponimo nocerino, fu Lamberto de Nuceria, figlio del diacono Lamberto o Alberto, nato a sua volta dal conte Landoario, patrono di San Nicola di Gallocanta, discendente del conte Dauferio di Nocera attraverso il conte Landenolfo, padre del conte Alfano, menzionato in un diploma dell'anno 930 nel quale si parla di una pecia de terra cum arbustis de ex eodem loco nuceris ad pratu dicitur; habentes finis de uno latere et de uno capite fine vestra qui supra germani, de alio latere fine alphani comitis filius landenolfi, de alio capite fine waiferii comitis..., ovvero di un terreno ad Pratum (Camarella), confinante con i beni di Guaiferio Conte e con i suoi. Alfano quindi apparteneva alla stessa stirpe, sia per avere beni contigui a quelli di Guaiferio, nipote di Dauferio il Muto, e sia perché i suoi discendenti furono compatroni di San Massimo, chiesa fondata proprio dal principe Guaiferio. In tale periodo si può già riscontrare come le proprietà situate nel territorio di Nocera siano state ripartite tra i diversi rami o membri della medesima stirpe..
La casata assunse infatti tale denominazione nell’XI secolo in ottemperanza alla legge longobarda dell'epoca, cognominadosi con il nome dell’antico feudo, in ricordo del titolo di Comes de Nuceria, allorché si rese necessaria una maggiore identificazione della famiglia per la confusione generata dall’uso del patronimico. Le tracce di un’effettiva cognomizzazione del titolo comitale, tuttavia, sono anteriori: allo stesso nome del capostipite veniva giustapposto il suddetto cognome. Conti di Nocera e Principi di Salerno Il primo conte di Nocera, nonché capostipite del casato, fu Dauferio. Di nobile stirpe e strettamente imparentato con la dinastia regnante di Benevento, ebbe tra i suoi figli Guaiferio, principe di Salerno, e Adelchisa, moglie del principe Sicardo di Benevento, la cui sorella fu madre dell’imperatore del Sacro Romano Impero Guido II. I figli e i discendenti più prossimi di Dauferio assunsero la denominazione di Dauferidi. Ricorrente fu il nome Guaiferio nella genealogia dei reggenti di Nocera in onore dell’omonimo avo, principe di Salerno.
In seguito all’assassinio del principe Sicardo di Benevento nell’839, il trono fu usurpato dal tesoriere palatino Radelchi. A guidare l’opposizione furono Adelchi e soprattutto Dauferio, suocero di Sicardo. Radelchi fu invece sostenuto dal conte di Capua Landolfo I.
Dauferio si impegnò subito per restaurare la dinastia di Sicardo, sostenendo il fratello del defunto principe, Siconolfo, che era stato esiliato a Taranto. Eliminato Adelchi e repressa l’opposizione a Capua, Dauferio organizzò una ribellione armata contro Radelchi: conquistò Salerno, lo dichiarò usurpatore e proclamò Siconolfo principe nel dicembre 839, con il riconoscimento dell’imperatore Ludovico II nell’851.
Nel corso dell’840 la rivolta si estese a gran parte della Langobardia Minor. Amalfi, Conza, Acerenza e Taranto si schierarono con i ribelli. Radelchi tentò invano una mediazione e marciò su Salerno, ma fu sconfitto in una sortita guidata da Guaiferio, il figlio di Dauferio. La sconfitta accelerò la frammentazione del potere longobardo e favorì ingerenze. Siconolfo si insediò stabilmente a Salerno, che divenne capitale del principato. Isolato, Radelchi ricorse a mercenari musulmani, responsabili di saccheggi nel Mezzogiorno.
Dauferio scomparve dalla scena politica poco dopo l’ascesa di Siconolfo e morì probabilmente prima dell’851. Le fonti storiche offrono dati piuttosto incerti e confusi sulla successione dei primi principi salernitani almeno fino all'assassinio di Ademaro, quando si assisté all'ascesa al trono di Guaiferio.
I discendenti di Dauferio ebbero un ruolo centrale nella storia di Salerno: dalla sua linea nacque il Casato di Nocera, che noverò sette conti di Nocera e cinque principi di Salerno. La Contea, che all’epoca comprendeva oltre a Nocera Marzano, Balentino, Bracigliano, Siano e Scafati, fu retta da sette esponenti della progenie continuativamente.
Di seguito l'elenco dei Conti di Nocera e dei Principi di Salerno, appartenuti al Casato, in ordine cronologico:
I Conti di Nocera:
Dauferio, I conte di Nocera Grimoaldo di Dauferio Guaiferio di Dauferio Guaimario di Guaiferio Guidone di Guaiferio Guaimario II di Guaiferio II Guaiferio III di Guaiferio
I Principi di Salerno:
861 Dauferio - Figlio di Maione, a sua volta figlio di Dauferio di Nocera, si proclamò principe nell'861, quando la sua famiglia depose Ademario. Tosto fu detronizzato dallo zio Guaiferio ed esiliato con i fratelli a Napoli.
861–880 Guaiferio 880–900 Guaimario I, patrikios e protospatario bizantino 900–946 Guaimario II, patrikios e protospatario bizantino 946–978 Gisulfo I, patrikios e protospatario bizantino
Con la morte del principe Gisulfo I nel 978, privo di eredi, si estinse la linea dei Principi di Salerno, mentre quella dei Conti di Nocera il secolo successivo. Contestualmente, la discendenza di Landenolfo o Landolfo, congiunto del primo conte di Nocera, non ebbe fine, dando vita tra le altre alla famiglia di Nocera, e continuò ad avere numerosi feudi nella Contea di Nocera, territori ereditati dal conte Dauferio, il quale li ricevette per essere stato auspice dell’indipendenza del Principato di Salerno da Benevento.
Storia della linea principale
La storia della famiglia di Nocera è stata oggetto di studio, già dalla fine del XVI secolo, da parte di alcuni dei maggiori storici e genealogisti italiani, come Giulio Cesare Capaccio, nella Neapolitanae historiae a Iulio Caesare Capacio eius vrbis a secretis et ciue conscriptae, Francesco de' Pietri, nel Dell’Historia napoletana, Michele de' Santi, nelle Memorie delle famiglie Nocerine, e Guido Carrelli, nella Rivista araldica.
Conti del Principato di Salerno e di Eboli Secondo la storiografia contemporanea, i Nocera furono tra le maggiori casate del Principato di Salerno, con significativi possedimenti in Vietri, Cava, Nocera e presso il Tusciano. La famiglia, infatti, imparentata con principi ivi reggenti tramite un congiunto di Giovanni II di Salerno, figlio di Lamberto di Spoleto, e proprietaria di vasti fondi, fu investita della dignità comitale, spesso associata alla funzione di giudice, trasmissibile dal padre a tutti i figli maschi, privilegio appartenuto soltanto ad altre sei famiglie sotto il principato di Gisulfo I.Il casato resse la contea di Eboli, caposaldo del sistema difensivo di Salerno grazie all’imponente castello avito. Controllare in maniera più efficace la porta sudorientale di Salerno poteva essere stato un buon motivo per indurre i sovrani di Salerno all'istituzione del comitatus di Eboli, affidandolo poi ai propri congiunti, in quanto discendenti matrilineari di Giovanni Lamberto II di Salerno, figlio del duca Lamberto di Spoleto. In questo modo i dinasti salernitani si inserivano nella tradizione inaugurata dai principi di Capua, i quali in alcuni casi nel tentativo di limitare le conseguenze della dispersione del potere nelle loro terre, avevano attribuito poteri comitali ai propri consanguinei. La fiscalità principesca, poi, vantava ad Eboli patrimoni fondiari già nel IX secolo e non era improbabile che questi costituissero almeno parte di quelle plures rebus, che gli eredi affermano di possedere fuori dalle mura del castello di Eboli nel 1047, ovverosia la base fondiaria necessaria affinché il conte potesse esercitare quelle prerogative giurisdizionali che il suo ufficio prevedeva. Difatti, nel 1047 la contessa Urania, figlia del conte Ademaro e vedova di Lamberto, primo conte di Eboli, con i figli Ebolo, chierico e abate, Pietro, Aleberto e Landoario, conti, donò all’abbazia foris castello Evoli illorum comitato, ovvero la contea fuori al castello di Eboli. Difatti, nel 1017 al cospetto di Lamberto gratia Dei si compiva una compravendita in località Monte “salernitanis finibus”, in prossimità di Eboli. Si rammenta altresì che nel 996 il conte Adelberto, padre di Lamberto, primo conte di Eboli, e Landoario, conte, aveva acquistato la chiesa di San Nicola e San Felice, la quale fu poi rinominata in chiesa comitale di San Nicola di Gallocanta. Importante punto di riferimento in Vietri e Cava, il monastero Greco con attigue le terre fu un possedimento secolare della famiglia.Nel 1046, avendo Aloara, figlia del Conte Truppualdo e vedova del Conte Landolfo, avuto anche in enfiteusi una terra in Gorga Lupeni per i suoi congiunti Ademaro del qm. Pietro, mediatorem posuit Rothari, filium q.m Johannis de Nuceria: scelta, che dimostra come costui fosse persona di grado elevato. Nel 1031 poi il prete Pietro, figlio del qm. Pietro de Nuceria, prese a censo da Guaimario Conte, figlio del fu Guaimario Conte, e dall'Abb. di S. Sofia di Salerno terreni in Apusmonte ed in Sarno; ed il medesimo Pietro si ritrova nel 1039 in possesso di un beneficio laicale in Agella, dove appunto i discendenti del conte Dauferio avevano larghi poderi. Già menzionato nel 1037 come donatore del fondo di Drepo in Nocera, nel 1050 in favore di Lambertus de Nuceria filius quondam lamberti, come si evince dal Codice Cavense, fu costituita dall'Abbazia di San Massimo, fondata dai suoi avi, un'enfiteusi di un fondo a Turriclo, ubi Lenzara dicitur, e furono accordati trenta tarì d'oro, a seguito di una controversia con il Monastero di Santa Sofia per beni siti sempre nei pressi di Lanzara, a est di Nocera.