Crocifissione con la Madonna, la Maddalena e san Giovanni Evangelista è un dipinto a olio su tela (383 x 216,5 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, intorno al 1643-45. Dopo il terremoto del 2012, la tela è stata spostata dalla chiesa del Santissimo Rosario di Cento, resa inagibile dal sisma, nella Pinacoteca San Lorenzo di Cento.

Storia Guercino ebbe un ruolo di primo piano nella Confraternita del Santissimo Rosario di Cento, della quale fu anche priore. Nel 1630 la chiesa confraternale, cadente e corrosa dall'umidità, anche su sollecitazione del Barbieri, venne demolita e sostituita da un nuovo edificio, realizzato su un progetto dello stesso pittore. Il Guercino ottenne il giuspatronato della seconda cappella a sinistra, assumendosi gli oneri e i privilegi connessi al giuspatronato stesso. Per questa ragione la Crocifissione e gli altri tre dipinti: il Padre Eterno, san Giovanni Battista e san Francesco, non ebbero un committente esterno. La nuova chiesa venne inaugurata il 13 giugno 1645 con una messa solenne che fu celebrata nella cappella del Guercino, a cui fu dato il nome di cappella del Santissimo Crocifisso. «Venne appositamente a Cento da Bologna Gio. Francesco Barbieri detto il Guercino per assistere alla pomposa funzione, come uno degli aggregati e per avere la consolazione di vedere celebrata la prima messa nella nobile cappella da esso lui fondata e signorilmente abbellita.»

Le prime notizie documentarie sulla Crocifissione e sugli altri dipinti della cappella compaiono nel Libro dei conti in cui alla data 4 dicembre 1642, si annota «si è speso nella Cappella L. 2599.18.» Un' altra annotazione del Libro dei conti registra alla data 22 dicembre 1645 «Tutte le spese che si sono fatte quest'Anno sono L. 18205.16 compresoui la fabbrica di questa Casa, et il finimen.to della Cappella di Cento.» La casa cui si riferisce l'annotazione è quella di Bologna. La Cappella del Santissimo Crocifisso è citata dallo Scannelli, dal Baruffaldi, dal Righetti e dall'Atti.

La datazione dell'opera è stata correttamente ricondotta da Denis Mahon al 1645, smentendo una datazione dell'Atti al 1655, priva di fondamento.

Il dipinto è stato restaurato da Rosalia Amalia Montroni nel 1967. Era già stato restaurato due volte, la prima nel 1706 a opera di Benedetto Gennari junior, il secondo restauro fu effettuato da Giovanni Rizzoli nel 1867. In occasione della Mostra Omaggio al Guercino, tenutasi a Cento presso Civica Pinacoteca Il Guercino (giugno - settembre 1967), il dipinto fu restaurato da Rosalia Alliana Montroni. Il dipinto appariva arido e profondamente screpolato, e inoltre oggetto di pesanti ridipinture che avevano ricoperto quasi completamente la superficie pittorica ad eccezione delle teste. Per tali motivi fu oggetto di nuova foderatura, che eliminò i primi due difetti, mentre la pulitura, rimuovendo le ridipinture scoprì le tinte originali e restituì al dipinto la primitiva freschezza, ma mise in evidenza anche le cadute di colore soprattutto in alto e ai lati, interessando particolarmente la figura di San Giovanni, per cui furono velate a tempera in modo da ricostituire l'unità tonale del dipinto.

Descrizione In questa pala «l’artificio è [….] sommo e magico.» La figura del Cristo domina la scena emergendo da un fondo scuro e tempestoso. Il corpo, saldo e scultoreo, è appena cinto da un drappo bianco che risalta per luminosità. Il volto, segnato dallo sfinimento, presenta la bocca socchiusa e i denti visibili; lungo il torso scorrono gocce di sangue che accentuano la dimensione fisica della sofferenza. Lo sguardo è rivolto verso l’alto, in direzione dell’immagine del Padre collocata al centro dell’archivolto, rappresentato nell’atto di spalancare le braccia per accogliere il Figlio. L’insieme rimanda all’istante dell’ultima invocazione di Gesù prima della morte — “Pater, in manus tuas commendo spiritum meum” (Luca, 23,46) — che compare anche nella citazione evangelica dipinta sulla cimasa dell’altare. Il volto del Cristo è stato spesso accostato alle arie di testa di Guido Reni, ma nella versione del Guercino l’espressione appare meno idealizzata e più direttamente umana, affidata alla resa del dolore, alla tensione del corpo e allo sguardo levato verso il cielo. Il volto di Cristo è vicino all'Ecce homo di Palazzo Corsini del 1644.

Ai piedi della croce compaiono le figure dei dolenti che, secondo la tradizione evangelica, presero parte alla morte di Gesù: la Madonna, la Maddalena e san Giovanni. Sul lato sinistro della composizione, arretrata rispetto a Maria Maddalena, è raffigurata la Madonna: il pianto trattenuto e il gesto delle braccia aperte alludono a un dolore composto, interpretato come segno di adesione al volere divino e di consapevolezza del destino di resurrezione del Figlio. «La tenebra cosmica si fonde con il dolore di Maria, e in questa tenebra Maria contempla la luce della Resurrezione.»

San Giovanni è raffigurato in piedi sul lato destro della pala. L’ampio movimento del manto — già oggetto di studio nei disegni preparatori — e l’impostazione del corpo generano una marcata diagonale prospettica. La figura è mostrata quasi di spalle, con il volto rivolto verso sinistra: un’impostazione che richiama soluzioni adottate dal Guercino nell’Evangelista della Crocifissione di Reggio Emilia, dove compaiono sia la possente resa del drappo rosso sia il caratteristico ciuffo di capelli che sfiora la guancia. Nella pala di Cento l’artista sviluppa ulteriormente questa idea, accentuando la monumentalità del santo e il suo ruolo nella costruzione dello spazio. La posizione arretrata del corpo e dei piedi contribuisce a una lettura diagonale dell’insieme: «la disposizione quasi di spalle accentua i pochi eloquenti delle mani e del viso, vivo e caratterizzato al punto di suggerire un vero e proprio autoritratto umano e e spirituale dell’autore offerente.»

La figura della Maddalena inginocchiata presenta un profilo particolarmente nitido ed elegante, segnato da una sola lacrima; il chiarore del fazzoletto bianco contribuisce ad attirare lo sguardo dell’osservatore sulla santa. La gamma cromatica del suo abbigliamento è resa con notevole finezza, in particolare nella manica lilla, illuminata con grande virtuosismo e sulla quale ricadono le onde dei capelli biondi della chioma «Piumosa.»

Stile L’opera si colloca nella fase tarda dell’attività del Guercino, avviata dal 1632 in poi, un periodo segnato da profondi cambiamenti nella vita del pittore. Il trasferimento da Cento a Bologna e, soprattutto, la morte dell’amatissimo fratello Paolo, avvenuta nel 1649, segnarono l’artista nel profondo, generando una crisi depressiva così grave da spingere il duca di Modena Francesco I d’Este a invitarlo alla propria corte, offrendo come conforto la visione della ricca collezione della Galleria Estense.

Su questa Crocifissione ha pesato per anni il giudizio negativo di Mahon espresso negli anni ’30/’40 del Novecento, giudizio che però lo stesso Mahon corresse, quando ebbe l'opportunità di vedere il dipinto restaurato, attribuendo la critica negativa al pessimo stato di conservazione del dipinto.

In questa fase matura il Guercino attenua l’impeto della sua prima maniera, adottando un registro più equilibrato e vicino ai modi classicisti, dove l’enfasi narrativa lascia il posto a una ricerca più misurata e riflessiva. L’opera riflette questo orientamento nell’eleganza delle forme e nella chiarezza della costruzione compositiva. Non è ancora presente, tuttavia, quella gamma cromatica più tenue e armoniosamente calibrata che caratterizzerà i dipinti realizzati tra il 1645 e il 1648, accompagnata da una particolare morbidezza della pennellata.

Sul piano stilistico resta ancora valido il giudizio del biografo Jacopo Calvi, che così giudicò l’ultima maniera del maestro: «Non dico che quest'ultimo suo stile sia da eguagliarsi alla robustezza dell'altro: dico che anch'egli è degno di grandissima lode.»

Un foglio con due studi a sanguigna per il corpo di Cristo, segnalato da Mahon come appartenente alla sua collezione e oggi conservato presso l’Ashmolean Museum di Oxford, documenta una fase preliminare dell’elaborazione della composizione.

Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti sulla crocifissione di Gesù con i dolenti Categoria:Dipinti a Cento Categoria:Dipinti su Maria Maddalena