Figlio minore del potente feudatario anglo-normanno Simone V di Montfort, partecipò in sostegno del padre alla seconda guerra dei baroni. Il conflitto con re Enrico III d'Inghilterra si concluse con la sconfitta e la caduta della famiglia dei Montfort dopo la battaglia di Evesham del 1265, e Guido e i fratelli Simone VI e Amalrico furono costretti a fuggire in esilio. I Montfort entrarono quindi al servizio di Carlo I d'Angiò, partecipando alla sua conquista del regno di Sicilia e venendo per questo ricoperti di cariche e onori. Guido di Montfort acquisì numerosi feudi nel Meridione, venendo anche creato conte di Nola. Nel 1270 fu nominato vicario generale in Toscana, organizzando una feroce campagna di repressione contro i ghibellini e ottenendo la resa di numerose roccheforti.

Desideroso di vendetta per il destino della propria famiglia, Guido e il fratello Simone furono gli esecutori, il 13 marzo 1271, di un efferato omicidio, uccidendo brutalmente il cugino Enrico d'Alemannia mentre si trovava in una chiesa. Il delitto, avvenuto a Viterbo durante il conclave del 1268-1271, ebbe un'eco subitanea per tutta l'Europa medievale, destando orrore e condanna; i Montfort incorsero nella scomunica e furono costretti a vagare ancora. Poco dopo il fratello Simone morì, lasciando Guido come l'unico assassino ancora ricercato dalle autorità dietro spinta del cugino Edoardo I d'Inghilterra, suo nemico giurato, che voleva vendicare l'assassinio di Enrico e sopprimere l'ultima potenziale minaccia al proprio dominio sull'Inghilterra.

Guido di Montfort passò molti degli anni successivi in continua fuga, anche se l'unica punizione effettiva ricevuta furono quattro anni di reclusione al castello di Lecco, scontati tra il 1274 e il 1278. Rilasciato, rientrò al servizio di Carlo d'Angiò e negli anni 1280 fu tra i principali condottieri angioini, reprimendo il ghibellinismo in Romagna e combattendo con la nobiltà toscana per difendere i feudi della moglie Margherita Aldobrandeschi. Tentò anche di condurre la repressione dei Vespri siciliani, ma la nave su cui viaggiava fu catturata dai ribelli e rimase imprigionato a Messina fino alla propria morte, avvenuta alla fine del 1291. Da Guido, tramite la figlia Anastasia di Montfort, discese la famiglia dei conti Orsini di Pitigliano.

Il suo crimine sconsiderato, avvenuto durante una particolare congiuntura storica e in un momento di profonda crisi per il papato e per la cristianità latina, fu rapidamente incorporato nella letteratura medievale, tanto che Dante Alighieri lo pose nel suo Inferno, condannandolo a ribollire per l'eternità in un mare di sangue nel girone dei violenti (Inferno XII).

Biografia

Primi anni in Inghilterra Origini e primi successi Guido di Montfort nacque all'incirca nel 1244, quarto figlio (terzo maschio).. di Simone V di Montfort, conte di Leicester, ed Eleonora d'Inghilterra... La famiglia Montfort era una tra le più ricche, influenti e importanti del regno d'Inghilterra,. circostanza la quale finì per rendere Simone V un antagonista del sovrano Enrico III d'Inghilterra e di suo figlio Edoardo I.. I cattivi rapporti coi Plantageneti non fecero che peggiorare, nonostante la madre di Guido fosse una sorella dello stesso Enrico III, il che rendeva il giovane nobile nipote del re e cugino dell'erede al trono.In realtà Guido di Montfort era doppiamente discendente dai Plantageneti, in quanto re Enrico I d'Inghilterra era il padre di due sue trisavole: Matilde l'Imperatrice, sua erede e figlia legittima, da parte materna, e Alice fitzRoy, una figlia illegittima, da parte paterna.

Ancora molto giovane durante il crescente conflitto tra il padre e il sovrano, Guido di Montfort comparve per la prima volta nelle cronache a circa vent'anni, ovvero allo scoppio della seconda guerra dei baroni nel 1264. In qualità di rampollo di Simone V di Montfort, fu tra i principali capi del partito baronale ribelle e, perciò, combatté spesso a fianco del padre.. Il primo scontro di rilievo a cui prese parte fu la vittoriosa battaglia di Lewes del 14 maggio 1264; il combattimento, che vide il trionfo dei baroni insorti e la cattura dello stesso sovrano Enrico III, servì al giovane Guido per distinguersi tra i cavalieri fedeli al padre al comando dell'ala destra dello schieramento dei rivoltosi.. In riconoscimento dei suoi servigi, fu investito delle rendite e della signoria delle contee di Devon e Cornovaglia, sottratte allo zio lealista Riccardo di Cornovaglia, re dei Romani... Per un breve periodo fu anche il carceriere dello zio, che detenne negli stessi domini che gli aveva sottratto..

La disfatta e l'esilio

Il successo si rivelò comunque effimero, tanto che, nel giro di un anno, i Montfort avrebbero incontrato la propria fine, complice anche il burrascoso rapporto tra i fratelli Simone e Guido di Montfort e il potente barone Gilberto di Clare, VII conte di Gloucester, dapprima loro sostenitore ma che, dati i sempre crescenti attriti tra la fazione ribelle, finì con l'abbandonarli e tornare a combattere per i Plantageneti.. Il 4 agosto 1265 avvenne infine lo scontro decisivo tra i lealisti e i rivoltosi, la battaglia di Evesham, a tutti gli effetti risolutiva per la guerra, poiché risultò in una disfatta completa per i secondi. Sia il padre che il fratello maggiore Enrico di Montfort rimasero uccisi nella contesa, privando quindi il partito baronale dei suoi principali capi... Trovandosi al fianco del padre e del fratello, Guido fu testimone della loro morte violenta, come anche di quella dei compagni Guy IV de Balliol, Pietro di Montfort e Ugo Despenser; anche Guido fu assalito dai lealisti e colpito più volte, ma sopravvisse fortunosamente e fu in seguito raccolto dal campo di battaglia..

La sconfitta di Evesham sfaldò il partito baronale e, a parte poche sacche di resistenza condotte dagli stessi Montfort superstiti e da alcuni fedelissimi come Henry de Hastings, l'insurrezione fu presto domata dall'energico principe Edoardo. La famiglia Montfort, accusata di alto tradimento, ebbe quindi tutti i beni e i possedimenti in Inghilterra sequestrati, incamerati dalla Corona oppure concessi ad altri...

Guido, rimasto gravemente ferito nella battaglia di Evesham, fu preso prigioniero e per circa un anno rimase in cattività presso le carceri reali del castello di Windsor.. Durante la prigionia cominciò a svilupparsi in lui un forte desiderio di vendetta e rivalsa nei confronti dei Plantageneti, motivato dalla rovina della sua famiglia e dallo scempio che i lealisti avevano fatto dei corpi del padre Simone V e del fratello Enrico caduti in battaglia, orrendamente mutilati e irrisi post mortem.. All'inizio del 1266 fu trasferito nel castello di Dover ma, nella primavera dello stesso anno, riuscì a corrompere i suoi guardiani e a fuggire nel regno di Francia, ove si rifugiò in esilio.. Non avrebbe mai più rimesso piede in Inghilterra.

Al servizio di Carlo d'Angiò La conquista del Sud Italia

In Francia si ricongiunse ai fratelli maggiori Amalrico e Simone VI di Montfort, anch'essi scappati dall'Inghilterra;Di un quarto fratello, Riccardo di Montfort, si sa poco o nulla, e dovette comunque morire molto giovane attorno a questo periodo. Cfr. . Simone, in particolare, aveva tentato di condurre l'ultima resistenza dei ribelli durante l'assedio di Kenilworth, ma invano; i Montfort, costretti alla fuga, per un breve periodo dovettero quindi rifugiarsi nei loro possedimenti transalpini, ospitati anche dai parenti che erano rimasti nel feudo ancestrale di Montfort-l'Amaury senza emigrare in Inghilterra. Durante questo periodo, godettero della protezione informale della famiglia reale francese, che li considerava vassalli importanti benché in difficoltà..

I Montfort rimasero in Francia almeno fino al 1267, quando giunsero loro notizie della conquista del regno di Sicilia compiuta dal principe Carlo I d'Angiò (loro lontano cugino), che nel 1266 aveva sconfitto e ucciso re Manfredi di Svevia alla battaglia di Benevento. I fratelli allora, con ben poche prospettive in Francia. e desiderosi di cercar nuova fortuna, si risolsero a recarsi in Italia per unirsi alle imprese angioine, sperando forse di raccogliere i fondi e le alleanze necessarie per tentare il ritorno in patria. Alcuni cronisti successivi, come Giovanni Villani e Giovanni Boccaccio, affermano che i Montfort si fossero già presentati al cospetto di Carlo d'Angiò e che avessero combattuto a Benevento, ma il fatto non è comprovato, forse confondendoli coi parenti Filippo II di Montfort. e Giovanni di Montfort-Castres..

All'arrivo in Italia, uno dei tre fratelli Montfort giunti, Amalrico, rinunciò alla carriera militare e, fattosi chierico, si accasò all'Università di Padova per studiare teologia.. Guido e Simone VI invece proseguirono verso sud, venendo tuttavia brevemente incarcerati a Roma da papa Clemente IV per una vecchia scomunica inflitta al padre molto tempo prima.. Presto riscattati da Carlo d'Angiò, i fratelli si misero al suo servizio e Guido, in particolare, si distinse nella battaglia di Tagliacozzo del 23 agosto 1268... Mentre era al seguito del lontano parente Filippo II di Montfort,. si lanciò nella mischia contro i cavalieri ghibellini tedeschi e italiani guidati dall'imperatore Corradino di Svevia, tanto che per il cronista francese Guglielmo di Nangis combatteva «come cinghiale tra i cani», facendo quindi valere la sua educazione cavalleresca contro i meno preparati militari imperiali.. Come riportato dalle cronache, Guido si abbatté sui nemici al grido di «Montfort! Montfort!»; il suo elmo dopo un urto si rigirò sulla sua testa impedendogli la visione, ma Guido di Montfort continuò a menare colpi alla cieca finché Alardo di Valéry, artefice della vittoria angioina, lo liberò dall'impaccio.

Guerra in Sicilia

La vittoria di Tagliacozzo si risolse con la successiva cattura ed esecuzione di Corradino di Svevia, lasciando quindi Carlo d'Angiò sovrano indiscusso del regno di Sicilia.. Come ricompensa per i suoi fedeli servigi militari, Guido di Montfort ricevette numerosi onori, terre e titoli, venendo creato conte di Nola. e ricevendo in feudo anche Arienzo, Cicala, Atripalda, Monteforte Irpino e Forino.. Il fratello Simone fu invece creato conte di Avellino tra il dicembre 1270 e il gennaio 1271 (titolo che avrebbe comunque conservato per poco tempo).

Il 21 luglio 1269 l'Angiò lo nominò vicario generale della Sicilia, in sostituzione del predecessore Guillaume de Muideblé, nel frattempo morto. Compito principale di Montfort era quello di stroncare le ultime sacche di resistenza degli insorti filo-svevi che ancora non accettavano il dominio angioino. L'incarico durò poche settimane, e già nell'agosto 1269 Montfort risultava sostituito dal maresciallo Guglielmo Stendardo; l'inglese non abbandonò tuttavia la guerra in Sicilia, partecipando anzi attivamente alle operazioni militari condotte dallo Stendardo. Guido di Montfort, ormai cavaliere veterano e forte delle sue utili esperienze belliche di Lewes e Tagliacozzo, fu quindi uno degli artefici della conquista della città di Augusta, ultima roccaforte dei nemici degli Angiò, che fu brutalmente messa a ferro e fuoco dalle truppe francesi.

Devastazione della Toscana