Sansone porta il favo di miele ai genitori è un dipinto a olio su tela (101 x 149,9 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, intorno al 1625-1626 e conservato presso il Chrysler Museum of Art a Norfolk, Virginia. Storia La prima menzione di questo dipinto è nell'inventario del 1648-49 di Taddeo Barberini, principe di Palestrina, nipote di Papa Urbano VIII e di quello del figlio Maffeo Barberini del 1655. Questi due inventari non riportano nessuna attribuzione. I successivi inventari sono del 1680 e del 1688. Quest'ultimo inventario è postumo e riguarda i dipinti ereditati dal figlio di Maffeo, Urbano Barberini, III principe di Palestrina. C'è da registrare che a causa di uno scritto sbagliato, quest'ultimo era stato scambiato per il cardinale Antonio Barberini, che morì nel 1671. Questo errore fu riportato da Denis Mahon nel 1968, che poi si corresse nel 1991. Un inventario del 1738-39 segnala «Un quadro p[er] longo, con tre mezze figure, una delle quali porge un pezzo di fabbrica di miele ad un vecchio opera del Guercino.»

Francis Russell, marchese di Tavistock, figlio di John Russell, IV duca di Bedford in una lettera del 29 luglio 1764 scrive che i quadri che aveva acquistato dalla Collezione Barberini sono arrivati a Londra. Il quadro rimase nella collezione dei Duchi di Bedford a Woburn Abbey fino al 1951. Nel 1953 fu acquistato da Walter Percy Chrysler Jr.

I dipinti del Crysler Museum of Art furono esposti a Portland, Seattle, San Francisco, Los Angeles, Minneapolis, il tour si concluse a Boston nel 1957. Nel catalogo curato da Bertina Suida Manning, pubblicato nel 1956, il Sansone figurava con il numero 34 alle pagine 30 s. Nel 1959 fu esposto a Provincetown, ad Austin, nel 1962-63 a Fort Worth, Tulsa. Fu esposto nel 1962 alla mostra Baroque Painters of Bologna and Neighboring Cities al Finch College Museum of Art a New York e successivamente alle due mostre bolognesi del 1968 e del 1991.

Descrizione Il dipinto rappresenta un episodio del Libro dei Giudici. Sansone, andando a prendere moglie a Timna, uccide un leone che lo assale. Qualche tempo dopo, tornando sul luogo, trova nel cadavere del leone un favo di miele: ne mangia una parte e ne porta un'altra ai genitori, senza dire loro da dove provenga (Giudici 14, 5–9).

Il dipinto raffigura Sansone mentre consegna un favo di miele ai propri genitori. La composizione è organizzata secondo una netta scansione verticale: a sinistra compaiono i genitori, raffigurati a mezza figura davanti a un edificio in pietra e abbigliati secondo la moda del Seicento; a destra si staglia la figura di Sansone, parzialmente in ombra, con il volto oscurato e lo sfondo aperto su un cielo azzurro solcato da nubi.

L’illuminazione è concentrata sui volti dei genitori, mentre Sansone è intenzionalmente relegato in penombra. Il giovane, dai capelli castani ondulati e lunghi fino alle spalle, porge al padre un favo di miele con la mano destra, mentre un secondo favo, trattenuto nella mano sinistra, risulta meno evidente. Il fulcro visivo della scena è costituito dall’intreccio delle mani e dal favo in primo piano, su cui convergono gli sguardi dei tre personaggi. Da notare, sulla colonna in alto a destra, la presenza di tre api, elemento tratto dallo stemma della famiglia Barberini, simbolo di operosità e dedizione, qualità che richiamano il ruolo e l’instancabile attività dei piccoli impollinatori.

Stile Dal punto di vista stilistico, l’opera si colloca prima della partenza del pittore per Piacenza, dove affrescherà la cupola del Duomo, ed è pertanto databile al 1625-1626. Si tratta di un dipinto di alta qualità, che testimonia il cambiamento dello stile di Guercino nel trattamento dei soggetti a mezza figura rispetto alle opere precedenti al soggiorno romano del pittore (1621-1623), come ad esempio il Ritorno del figliol prodigo conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna, eseguito intorno al 1619.

In questa fase l’artista mostra i frutti di una meditazione su Caravaggio, evidente nelle ombre più compatte, ma anche l’assimilazione della teoria classica di monsignor Giovanni Battista Agucchi e di Domenichino. Il mutamento di direzione stilistica ebbe inizio a Roma, con la Sepoltura e gloria di santa Petronilla, e da quel momento non vi furono più sostanziali ripensamenti, o quasi.

Nella Galleria Borghese esiste un'altra versione di questo dipinto, di misura leggermente inferiore, che non presenta il particolare delle tre api. Dal punto di vista della qualità, il dipinto romano appare più spento e privo della vitalità del tratto pittorico proprio dell'artista. Questa copia è molto antica, infatti è citata in un inventario della collezione del Cardinale Borghese quando questi era ancora in vita, quindi prima del 2 ottobre 1633 (data della sua morte): «Un quadro di Salomone quando dà un sacco di mele a suo padre, et madre cornice dorata alto 4 largo 6 Guercino da Cento.» Salomone invece di Sansone è evidentemente un refuso.

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

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