Durante la seconda guerra mondiale Il Portogallo mantenne ufficialmente una posizione di neutralità, pur restando coinvolto nelle dinamiche diplomatiche e umanitarie legate all'Olocausto. Sebbene fosse retto dal regime autoritario dell'Estado Novo guidato da António de Oliveira Salazar, la sua politica estera fu generalmente più cooperativa verso gli Alleati rispetto alla Spagna franchista.
L'espansione della Germania nazista in Europa determinò un incremento del flusso di rifugiati, tra cui migliaia di ebrei, che tentarono di attraversare il Portogallo tra il 1939 e il 1940. Nel novembre 1939, per timore di ripercussioni economiche e pressioni politiche, il governo Salazar inasprì le norme per il rilascio dei visti di transito. Nonostante le restrizioni, si verificarono numerose violazioni delle direttive ministeriali presso i consolati portoghesi in Europa.. Il caso più rilevante fu quello di Aristides de Sousa Mendes, console a Bordeaux, che di propria iniziativa rilasciò migliaia di visti mentre era in corso la campagna di Francia nel maggio e giugno 1940. Si stima che durante il conflitto attraverso il territorio portoghese siano transitati tra i e gli ebrei per raggiungere le Americhe, anche se il flusso diminuì drasticamente a partire dal 1941. In questo periodo Lisbona divenne un centro operativo per diverse organizzazioni umanitarie ebraiche internazionali.
Nel 1942 il governo portoghese fu informato dello sterminio sistematico degli ebrei nell'Europa occupata. Il regime intraprese qualche iniziativa per il rimpatrio degli ebrei con cittadinanza portoghese residenti nella Francia di Vichy e nella Grecia occupata. Un tentativo di intercessione a favore degli ebrei sefarditi nei Paesi Bassi, promosso dal leader della comunità ebraica di Lisbona Moisés Bensabat Amzalak, non ebbe successo presso le autorità tedesche. Negli ultimi anni del conflitto il governo fornì un tacito consenso a operazioni di salvataggio su scala ridotta. Tra queste, si distinse l'operato del diplomatico Carlos de Liz-Texeira Branquinho che alla fine del 1944 rilasciò circa passaporti protettivi ad ebrei ungheresi a Budapest. Il Portogallo mantenne rapporti commerciali con la Germania nazista per tutta la durata della guerra, in particolare per l'esportazione di tungsteno. Le ricerche storiche hanno dimostrato che Lisbona ricevette pagamenti in oro, parte del quale fu identificato come "oro nazista" sottratto alle vittime dell’Olocausto o alle riserve dei paesi occupati.
Contesto storico Il regime di Salazar e l'ideologia ufficiale
Il Portogallo era governato dal 1933 dall'Estado Novo, un regime autoritario guidato da António de Oliveira Salazar. Pur essendo una dittatura di stampo conservatore e cattolico, il regime si distinse da altri sistemi contemporanei per la mancata integrazione dell'antisemitismo razziale nella propria ideologia..
Salazar considerava le teorie razziali naziste incompatibili con il nazionalismo portoghese e con i valori cattolici, ritenendo che l'identità nazionale non si fondasse sulle teorie biologiche.. Nel 1937, nel suo saggio Como se Levanta um Stato, Salazar criticò apertamente i principi filosofici delle leggi di Norimberga. L'anno successivo istruì l'ambasciata a Berlino affinché fosse chiaro al Reich che la legge portoghese non ammetteva discriminazioni basate sulla razza, tutelando così i cittadini ebrei portoghesi in Germania. La censura governativa tenne, però, l'opinione pubblica nazionale parzialmente all'oscuro della reale portata delle persecuzioni antisemite tedesche..
La comunità ebraica portoghese e l'assistenza Prima dello scoppio della guerra la comunità ebraica portoghese era esigua: meno di membri. Il Paese, prevalentemente agricolo e meno sviluppato rispetto all'Europa occidentale, non aveva attirato grandi flussi migratori nel periodo interbellico e non fu invitato alla conferenza di Évian del 1938..
L'ascesa del nazismo e l'Anschluss del 1938 spinsero tuttavia una prima ondata di ebrei ashkenaziti verso il Portogallo. Per far fronte all'emergenza, fu fondata la "Comitato portoghese per l'assistenza ai rifugiati ebrei" (, COMASSIS), guidata da Augusto Isaac de Esaguy e presieduta onorariamente da Adolfo Benarús. L'organizzazione forniva ai profughi assistenza medica, psicologica e legale, prodigandosi presso il governo per ottenere permessi di soggiorno e di lavoro per professionisti e accademici..
Nel 1937 Adolfo Benarús pubblicò il volume O Antisemitismo, in cui sottolineava l'assenza di un moderno sentimento antisemita nella società portoghese. Tale tesi è supportata anche dallo storico Avraham Milgram, secondo il quale l'antisemitismo razziale non riuscì a esercitare un'influenza rilevante sui circoli dirigenti del Paese.
Rifugiati dall'Europa occupata dai tedeschi Politica dei rifugiati e la "Circolare 14" In seguito all'invasione della Polonia nel settembre 1939 e alla conseguente dichiarazione di guerra da parte di Francia e Gran Bretagna, numerose nazioni europee chiusero le frontiere per prevenire infiltrazioni di agitatori o membri della cosiddetta "quinta colonna".. In questo contesto il Portogallo divenne una delle poche vie di fuga rimaste, e tra settembre e dicembre 1939 registrò l'ingresso di circa rifugiati..
Per far fronte all'emergenza e contrastare le reti criminali dedite alla contraffazione dei documenti che avevano già portato alla destituzione di alcuni consoli portoghesi dal servizio, il regime di Salazar mise in atto controlli più severi.. In una fase di transizione, nel settembre 1939, Augusto Isaac d'Esaguy riuscì a facilitare il transito di oltre 600 ebrei tedeschi rimasti bloccati in Spagna mentre tentavano di raggiungere il Messico e Cuba.
L'11 novembre 1939 il governo emanò la Circolare 14, inviata a tutti i consoli in Europa, che definiva le categorie di rifugiati considerate "scomode o pericolose" dalla Polícia de igilância e de Defesa do Stato (PVDE). La circolare vietava di rilasciare visti senza la preventiva autorizzazione del Ministero degli Esteri a specifiche categorie: apolidi e persone di nazionalità indefinita o contestata; cittadini russi e titolari del passaporto Nansen; ebrei espulsi dai paesi d'origine.
Secondo lo storico Neill Lochery, seppur apertamente discriminatoria, la circolare era motivata da ragioni per lo più economiche e di sicurezza interna, analogamente ad altri paesi neutrali.. Avraham Milgram sostiene che il regime non mirava specificamente agli ebrei in quanto tali, ma temeva l'instabilità sociale legata all'arrivo di profughi indigenti o di esuli politici e comunisti in fuga dalla Germania..
Invasione e occupazione tedesca della Francia Con l'invasione e l'occupazione della Francia nel maggio-giugno 1940, il flusso di profughi verso il Portogallo divenne massiccio. In aperto contrasto con le direttive della Circolare 14, Aristides de Sousa Mendes, console portoghese a Bordeaux, rilasciò migliaia di visti di transito di propria iniziativa, un atto di disobbedienza che permise a moltissimi rifugiati di mettersi in salvo prima della caduta definitiva del territorio francese.
Il 26 giugno 1940, quattro giorni dopo l'armistizio francese, Salazar autorizzò la Hebrew Immigrant Aid Society (HIAS-HICEM) di Parigi a trasferire la propria sede centrale a Lisbona. Tale decisione fu presa nonostante le preoccupazioni dell'ambasciata britannica, la quale temeva che la presenza massiccia di rifugiati potesse compromettere il sostegno della popolazione portoghese alla causa alleata.. In breve tempo altre importanti organizzazioni, come l'American Jewish Joint Distribution Committee e il Congresso ebraico mondiale, ricevettero l'autorizzazione a operare dalla capitale portoghese.. Sempre nel giugno 1940, su mandato dell'Unitarian Service Committee, i coniugi statunitensi Waitstill e Martha Sharp stabilirono la loro base operativa a Lisbona. Gli Sharp assistettero centinaia di ebrei fornendo supporto finanziario, legale e organizzando passaggi sicuri verso le Americhe; per il loro impegno, furono insigniti del titolo di Giusti tra le nazioni dallo Yad Vashem.
La situazione dei profughi si complicò ulteriormente quando, nello stesso mese, gli Stati Uniti inasprirono le condizioni per l'ingresso nel Paese, rendendo quasi impossibile l'ottenimento dei visti e lasciando come unica via d'uscita legale i visti per l'America Latina. In Portogallo, i rifugiati privi di documenti regolari di solito non venivano deportati nei territori occupati dai nazisti, ma posti dalla polizia in regime di arresto domiciliare o di "soggiorno obbligato" in località designate fino alla loro partenza dal Paese..
Nel 1940 l'intervento di Augusto Isaac d'Esaguy e Moisés Bensabat Amzalak fu determinante per la liberazione di due gruppi di ebrei lussemburghesi deportati dai tedeschi tramite gli Zwangstransporte (letteralmente "trasporti forzati"), che poterono raggiungere il territorio portoghese.. Dal gennaio 1941 la COMASSIS coordinò l'emigrazione di migliaia di persone che giungevano dai territori occupati sui treni sigillati sulla rotta Berlino-Lisbona. Nei soli primi tre mesi del 1941, grazie a questo sistema, oltre rifugiati ebrei transitarono per la capitale portoghese. L'organizzazione forniva alloggio in alberghi e pensioni e negoziava con le autorità e le compagnie di navigazione.Gottschalk, Max. “THE REFUGEE PROBLEM.” The American Jewish Year Book, vol. 43, 1941, pp. 323–37.
I - rifugiati ebrei che attraversarono il Portogallo nel corso della guerra fanno parte di un flusso migratorio totale che, secondo alcune fonti storiografiche, può aver raggiunto il milione di persone..
L'Olocausto Consapevolezza e risposta all'Olocausto A partire dal 1941 il Ministero degli esteri portoghese riceveva rapporti dettagliati dai propri consoli nell'Europa occupata riguardo all'escalation delle persecuzioni antisemite. Nel 1942 il governo fu inoltre informato delle rivelazioni sullo sterminio sistematico pubblicate nei paesi alleati. Nonostante ciò, pubblicamente il regime mantenne un'assoluto silenzio. Lo storico Filipe Ribeiro de Meneses ha analizzato l'atteggiamento di Salazar in questi termini:
Dopo l'inizio dell'Operazione Barbarossa le autorità tedesche intensificarono gli sforzi per impedire la fuga degli ebrei verso i paesi neutrali. Nel luglio 1942 il Reichssicherheitshauptamt (RSHA) chiese ai propri diplomatici a Lisbona di verificare la possibilità di "impedire l'emigrazione dal Portogallo", nell'ottica di fare ricadere i profughi presenti sul territorio nella "Soluzione Finale"..
Nel settembre dello stesso anno il console tedesco a Lisbona informò Berlino dell'inutilità di richiedere al governo portoghese l'estradizione degli ebrei provenienti dalla Germania o dai territori occupati: le autorità portoghesi consideravano il transito dei profughi una questione puramente umanitaria. Inoltre, i funzionari della legazione tedesca notarono che il Portogallo respingeva le pretese di sovranità del Reich sui profughi poiché, secondo la stessa legislazione tedesca, la cittadinanza degli ebrei residenti all'estero era considerata decaduta; di conseguenza, per il diritto portoghese, non erano più soggetti all'autorità della Germania. Sebbene il governo Salazar non avesse conoscenza diretta di questi specifici scambi interni alla diplomazia nazista, la sua posizione legale ostacolò le operazioni di cattura tedesche in territorio lusitano.
Rimpatrio degli ebrei portoghesi Nel febbraio 1943 le autorità naziste emisero un ultimatum denominato Heimschaffungsaktion (programma di rimpatrio), informando il governo portoghese che gli ebrei con cittadinanza di paesi neutrali non avrebbero più goduto di alcuno status di protezione nell'Europa occupata. Berlino fissò un termine ultimo entro il quale tali cittadini dovevano essere rimpatriati, pena la deportazione.