Attivo tra Italia, Nord Africa ed Estremo Oriente, sviluppò un linguaggio figurativo autonomo, fondato sul dialogo tra tradizione artistica occidentale e cultura orientale, maturato in particolare durante il lungo soggiorno in Asia tra il 1938 e il 1946.

L’opera di Emilio Ambron attraversa pittura, disegno, affresco e scultura. Centrale è la figura umana, in particolare femminile, affrontata con un linguaggio figurativo essenziale, fondato sull’equilibrio tra tradizione classica e suggestioni orientali. La critica ha sottolineato la ricerca di una sintesi tra cultura occidentale e orientale, condotta senza adesione a movimenti o scuole specifichePer un inquadramento critico cfr. Giorgio Reolon, "Il disegno di Emilio Ambron: tra Oriente e Occidente, tradizione e modernità", tesi di laurea triennale in Conservazione dei beni culturali, relatore Giuseppe Barbieri, Università Ca’ Foscari Venezia, Facoltà di Lettere e Filosofia, anno accademico 2006-2007.

Biografia Emilio Ambron nacque a Roma nel 1905 in una famiglia dell’alta borghesia colta e cosmopolita. Il padre Aldo, ingegnere edile, svolse a lungo la propria attività in Egitto; la madre, Amelia Almagià, fu pittrice e allieva di Antonio ManciniBaccio Maria Bacci, Amelia Ambron, Firenze, Arnaud, 1962.. L’ambiente familiare favorì un precoce contatto con il mondo artistico e letterario: i genitori frequentavano artisti e scrittori quali Giacomo Balla, Filippo Tommaso Marinetti, Trilussa, Costantino Kavafis e Giuseppe Ungaretti. Ambron trascorse l’infanzia tra Roma e Alessandria d’Egitto, maturando fin da giovane un interesse per la cultura orientale. Dopo studi classici, si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza, continuando parallelamente a dedicarsi al disegno e alla pittura. Dal 1922 fu seguito da Giacomo Balla, che ne guidò la formazione artistica per circa sei anniAndrea Dall’Asta; Filippo Bacci di Capaci; Elena Gigli (a cura di), "Balla/Ambron. Gli anni Venti tra Roma e Cotorniano", catalogo della mostra, Bologna, 2011 (il volume documenta il rapporto tra Giacomo Balla e Emilio Ambron negli anni Venti)..

Negli anni venti Ambron avviò l’attività espositiva: nel 1922 tenne una prima mostra personale ad Alessandria d’Egitto; nel 1924 partecipò a un’esposizione al Cairo. Nel 1928 presentò il ritratto di Giacomo Balla alla Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma. Pur formatosi accanto a un protagonista del Futurismo, Ambron non aderì alle avanguardie, orientandosi verso una figurazione fondata sullo studio del vero, della figura umana e del paesaggio. Negli anni trenta seguì i corsi di disegno di Orazio Amato all’Accademia Inglese di Roma e apprese la tecnica dell’affresco a Siena sotto la guida di Umberto Giunti. A Firenze entrò in contatto con l’ambiente artistico locale e strinse amicizia con Baccio Maria Bacci.

Nel 1938 Ambron lasciò l’Europa e si recò in Estremo Oriente, stabilendosi inizialmente a Bali, allora colonia olandese. La permanenza asiatica, protrattasi per circa otto anni a causa della seconda guerra mondiale, lo condusse in Indonesia, Cina, Indocina, Cambogia e India. Durante questo periodo realizzò una vasta produzione pittorica e grafica, incentrata su figure femminili, danzatrici, scene di vita quotidiana e paesaggi esotici. Espose in diverse mostre personali: nel 1941 a Pechino (Peking Institute of Fine Arts), nel 1942 e 1943 a Saigon e nel 1945 ad Angkhor.

Rientrato in Italia nel 1946, Ambron espose in numerose mostre tra Italia ed Egitto, ottenendo un crescente riconoscimento critico. A partire dall’estate del 1950 partecipò al gruppo noto come Pittori delle dune, un cenacolo di artisti che si radunò nella località di Procchio all’Isola d’Elba, traendo ispirazione dal paesaggio costiero e realizzando opere estemporanee all’aperto insieme ad altri pittori italiani e stranieri. Tra il 1951 e il 1954 affrescò la biblioteca dell’Accademia Musicale Chigiana di Siena con scene tratte dal Purgatorio di Dante, su commissione del conte Guido Chigi SaraciniMarilena Caciorgna, “Rinfamar Sapìa”: il conte Guido Chigi Saracini, mecenate della figura dantesca, in Accademia dei Rozzi, XXVIII/2 (2021), 55, pp. 89-97.. Negli anni successivi realizzò i cartoni per il mosaico pavimentale della Galleria Dorica di Ancona (1956)Realizzato da Antonio Cassio. Si veda: Galleria Dorica., due pale d’altare per la chiesa di San Francesco alle Scale nella stessa città e un pannello per il padiglione italiano dell’Expo di Bruxelles del 1958.

Dal 1968 Ambron tornò più volte a Bali. A partire dagli anni settanta si dedicò prevalentemente alla scultura, realizzando opere in bronzo, marmo e gesso, spesso di piccolo e medio formato. Le sculture raffigurano soprattutto figure femminili, bagnanti e danzatrici, ispirate alla memoria dell’esperienza orientale. Negli ultimi anni continuò a lavorare tra Firenze e la villa di famiglia a Cotorniano, presso Siena. Morì a Firenze nel 1996.

In Italia molte opere di Ambron si conservano presso la Raccolta Lercaro di Bologna, mentre nella città di San Marino il Museo Pinacoteca San Francesco ospita in 2 sale, al primo piano, alcune opere donate dall’artista, composte di sculture e dipinti della prima metà del '900.

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni