Adriana Lecouvreur è un'opera lirica di Francesco Cilea su libretto di Arturo Colautti.

Il soggetto è tratto dal dramma Adrienne Lecouvreur di Eugène Scribe ed Ernest Legouvé.

La prima rappresentazione ebbe luogo il 6 novembre 1902 al Teatro Lirico di Milano diretta da Cleofonte Campanini con Angelica Pandolfini, Enrico Caruso e Giuseppe De Luca.

Genesi Il primo progetto dell'opera risale al febbraio del 1899. Alcuni problemi nella collaborazione col librettista ritardarono però la fine della composizione fino all'autunno del 1902.

Adrienne Lecouvreur è una figura storica: l'attrice divenne la concorrente di Mademoiselle Duclos (Marie-Anne de Châteauneuf) alla Comédie-Française, riuscendo alla fine a superarla grazie ai caratteri più moderni della sua recitazione.Duclos, Mademoiselle, in Treccani.it Poco tempo dopo la sua morte precoce, avvenuta nel marzo del 1730, si diffuse la voce che la principessa di Bouillon, che come la Lecouvreur aveva una relazione con Maurizio Ermanno, conte di Sassonia, avesse avvelenato la rivale.<ref>Edmond Jean François Barbier, peraltro, nel secondo volume della sua Chronique de la Régence et du règne de Louis XV (1718-1763), ou Journal de Barbier, racconta anche di una seconda versione della vicenda: l'attrice, che pure era stata legata in passato col conte di Sassonia, del quale aveva acquistato la permanente amicizia, si era successivamente innamorata, pienamente corrisposta, del primo tenore (haute-contre) dellAcadémie Royale de Musique, Denis-François Tribou, e sarebbe stata la gelosia per quest'ultimo rapporto ad armare la mano della Bouillon, letteralmente "pazza" del cantante. L'opera di Barbier fu pubblicata a Parigi, nel 1857, in svariati volumi, come "prima edizione completa, conforme al manoscritto autografo dell'autore": l'aneddoto relativo alla Lecouvreur è riportato nel secondo volume ("deuxième série"), pp. 94 e 95 (accessibile gratuitamente on-line in books-google).</ref>

Cilea così spiegava perché aveva deciso di trarre un’opera da Adrienne Lecouvreur di Scribe e Legouvé: «Fra i tanti lavori che lessi in quel tempo, mi colpì quello di Scribe e Legouvé. La varietà dell’azione che potevano offrirmi situazioni nuove ed eleganti, la fusione della commedia e del dramma nella cornice dell’ambiente settecentesco (che conoscevo bene), il passionale amore della protagonista toccarono il mio cuore e accesero la mia fantasia».

Caratteri dell'opera La musica è improntata al melodismo spontaneo tipico di Cilea, legato agli elementi tradizionali della scuola napoletana con influssi di Massenet e della tradizione lirica francese (specie nella parte orchestrale e nel disegno delle psicologie), e si distingue dalla contemporanea opera verista per l'atmosfera crepuscolare e intimista che avvolge i personaggi.

La fortuna La prima assoluta dell'opera, nel 1902, con Angelica Pandolfini nel ruolo di Adriana ed Enrico Caruso in quello di Maurizio ebbe un successo enorme. Dopo esser stata rappresentata in Italia e all'estero, dopo il 1910 l'opera venne a poco a poco dimenticata. Dopo una serie di tagli e cambiamenti, a partire dagli anni trenta Adriana Lecouvreur rientrò stabilmente in repertorio.

Al ruolo della protagonista sono legate indissolubilmente la voce e la fama di Magda Olivero, che Cilea considerava l'interprete ideale di Adriana. Altre grandi interpreti storiche sono state Giuseppina Cobelli, Lina Cavalieri, Mafalda Favero, Clara Petrella, Renata Tebaldi e, più di recente, Leyla Gencer, Montserrat Caballé, Joan Sutherland, Raina Kabaivanska, Mirella Freni, Daniela Dessì, Tiziana Fabbricini, Angela Gheorghiu, Fiorenza Cedolins.

Organico orchestrale La partitura di Cilea prevede l'utilizzo di: 3 flauti (III anche ottavino), 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, 2 fagotti 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba timpani, grancassa, tamburo, piatti, triangolo, glockenspiel, tam-tam celesta, arpa archi.

Trama L'opera si svolge a Parigi, nel marzo del 1730.

Atto primo Nel foyer della Comédie-Française.

Sta per iniziare una rappresentazione del Bajazet di Racine, e il direttore di scena Michonnet corre qua e là per accontentare tutti gli attori, che lo bistrattano. L'ansia e le aspettative sono molto alte per un buon motivo: nella stessa tragedia si esibiscono le due più celebri attrici del momento, Adriana Lecouvreur e la Duclos, protetta dal Principe di Bouillon. Il nobile protettore, accompagnato dall'Abate di Chazeuil, viene in visita per chiedere notizie della sua protetta: Michonnet gli riferisce di averla vista nel suo camerino, intenta a scrivere un biglietto. Il Principe sospetta che ella abbia un nuovo amante, pertanto chiede all'abate di farsi consegnare il biglietto ad ogni costo.

Michonnet, intanto, assiste alle prove di Adriana: l'uomo si è innamorato di lei, e prova a dichiararlesi goffamente, ben consapevole di essere ben più vecchio. Adriana fraintende e gli confessa di essersi a sua volta innamorata di un alfiere del conte di Sassonia, che quella sera stessa verrà a vederla a teatro; Michonnet ne esce mortificato. Arriva l'amato di Adriana, Maurizio: dopo aver amoreggiato, l'uomo le confessa di non poterla sposare perché è un semplice soldato. Adriana si offre di parlare al conte di Sassonia allo scopo di ottenere per l'amato una promozione e un sicuro protettore per sè; Maurizio si congeda dandole appuntamento a dopo lo spettacolo, ricevendo come pegno dall'attrice un mazzetto di violette.

L'Abate, intanto, si impossessa del biglietto della Duclos e ne legge il contenuto al Principe: ella ha dato al Conte di Sassonia un appuntamento per un "affare d'alta politica" nel villino che il nobile aveva regalato alla sua protetta. I due fanno recapitare comunque il biglietto, e decidono di organizzare un festino nello stesso villino, allo scopo di cogliere in flagrante i due amanti. In realtà la Duclos ha solo fatto da tramite: è infatti la Principessa di Bouillon, non l'attrice, ad aspettare il Conte al villino.

Lo spettacolo va in scena. Mentre Michonnet ascolta commosso il monologo di Adriana, Maurizio riceve il biglietto: egli è infatti il Conte di Sassonia sotto mentite spoglie. A causa del nuovo appuntamento, l'uomo non potrà più incontrare Adriana, e non trova mezzo migliore per avvisarla che scriverglielo sul copione dello spettacolo. Durante l'intervallo, il Principe invita tutta la compagnia degli attori al villino della Duclos, consegnandone le chiavi alla stessa Adriana: all'apprendere che vi è invitato anche il Conte di Sassonia, l'attrice accetta, sperando di poter parlare al protettore del suo amato.

Atto secondo Il nido della Grange-Batelière, una villetta della Duclos.La Principessa di Bouillon aspetta trepidante Maurizio, che si presenta in ritardo. Le violette ricevute in dono da Adriana, che il Conte porta al petto, la fanno ingelosire, ma Maurizio, per non uscire dalle sue grazie, finge che siano un omaggio per lei. Rasserenata, la Principessa gli spiega il motivo della convocazione: nemici potenti contrastano l'ascesa del Conte al trono di Polonia, e ne hanno richiesto l'arresto. Maurizio preferirebbe partire, ma la Principessa, gelosa di lui, glielo impedisce: ella sa di avere una rivale, e cerca di strappare a Maurizio il nome della nuova amante. L'arrivo improvviso del Principe e dei suoi invitati interrompe la discussione: la donna, temendo l'ira del marito, si nasconde in uno stanzino.

Maurizio teme che il Principe abbia intuito l'identità della dama nascosta, e si prepara a un duello: il nobile, convinto della presenza della Duclos, gli rivela che in realtà se ne è stancato e gliela cede volentieri. Giunge Adriana, che viene così a sapere che l'amato è l'autentico Conte di Sassonia: l'attrice rimane indispettita, ma Maurizio le spiega di essersi mantenuto in incognito per sfuggire ai suoi nemici, e i due si riappacificano.

Michonnet chiede intanto all'Abate di potersi assentare dal villino per discutere di una nuova recita con la Duclos; il religioso lascia intendere che l'attrice si trovi già nel villino, e che sia la misteriosa donna nascosta dal Conte: questo riaccende la gelosia di Adriana, e Maurizio è dunque costretto a parlarle del precedente colloquio, tacendole l'identità della sua spasimante e sottolineando che lui non la ama. Per amor suo, l'attrice decide di aiutare la donna nascosta a uscire dalla villa.

Rimasta sola nella stanza completamente buia, Adriana bussa alla porta dello stanzino: alla misteriosa donna, titubante e insicura, l'attrice consegna le chiavi ricevute dallo stesso Principe; la Principessa, riconoscente, cerca di scoprire l'identità della sua salvatrice, ma Adriana, divisa tra l'amore per Maurizio e la gelosia, gliela tace. Il suo silenzio fa capire alla Principessa che la sua salvatrice è anche la sua rivale: le due donne rivendicano a turno il proprio amore per il Conte, ma l'arrivo degli invitati costringe la Principessa a scappare; durante la fuga ella perde un braccialetto, che viene raccolto da Adriana.

Atto terzo Il palazzo Bouillon.Sono passati alcuni giorni, e la Principessa ha organizzato una serata di gala per tentare di scoprire l'identità della sua rivale. Durante i preparativi, il Principe ordina all'Abate di custodire uno scrigno appena ricevuto dal Ministero di Giustizia: esso contiene la "polvere di successione", un veleno così potente che il solo respirarlo provoca la morte. L'Abate inorridisce, mentre la Principessa ascolta interessata.

All'arrivo di Adriana, la Principessa crede di riconoscerne la voce, e con astuzia racconta a mezzo tono che Maurizio è stato ferito gravemente in duello. Nell'udire ciò Adriana sviene, dando alla nobildonna prova di essere l'amante del Conte; l'uomo arriva in realtà poco dopo, sano e salvo: Adriana, vedendo il Conte in colloquio con la Principessa, inizia a sospettare che ella fosse la donna misteriosa.

Mentre viene eseguito un balletto di stile classico (Il giudizio di Paride), gli invitati spettegolano su quanto accaduto giorni prima al villino; Adriana mostra dunque a tutti il braccialetto che vi aveva rinvenuto, il quale viene riconosciuto dal Principe: ormai non ci sono più dubbi su chi fossero le due dame. La Principessa, per scherno, chiede che la rivale reciti qualcosa per l'uditorio; l'attrice risponde alla sfida e declama il "monologo del richiamo" dalla Fedra di Racine. Sulle ultime parole, un insulto terribile alle donne fedifraghe, ella indica la Principessa, che giura vendetta mentre il pubblico applaude.

Atto quarto La casa di Adriana.Sono trascorsi molti mesi, durante i quali Adriana, delusa dall'amore, ha smesso di recitare. Il buonumore sembra tornarle in seguito a una visita di Michonnet e dei suoi colleghi della Comédie, i quali le raccontano che la Duclos ha definitivamente abbandonato il Principe, e la supplicano di tornare in scena. L'attrice acconsente, ma si turba nel ricevere un cofanetto, apparentemente inviatole da Maurizio; aprendolo, rimane colta da un breve malore: dentro vi trova il mazzo di violette che aveva donato al suo amato. Turbata da quel gesto così scortese, dopo aver baciato e annusato ancora quei fiori, li getta nel fuoco, ormai convinta della fine della sua storia d'amore. Michonnet, tuttavia, afferma di aver parlato con Maurizio, il quale la ama ancora. Il Conte, in effetti, arriva poco dopo.

Adriana, ancora offesa ma lieta di rivedere l'amato, riceve da Maurizio una proposta di matrimonio; la gioia dei due amanti è tuttavia breve: Adriana accusa dapprima un malore, e subito dopo inizia a delirare, convinta di essere sul palcoscenico durante un suo spettacolo. Il Conte, turbato, intuisce con Michonnet l'orrenda verità: i fiori contenuti nel cofanetto erano stati inviati dalla Principessa di Bouillon, avvelenati con la Polvere di Successione. Per tale veleno non c'è rimedio, e i due assistono impotenti alla morte di Adriana.

Brani celebri Io son l'umile ancella, romanza di Adriana (Atto I)