L'ultimo capodanno è un film del 1998, diretto da Marco Risi.

Trama 31 Dicembre 1998, Roma. All'interno del fittizio Comprensorio Le Isole, situato al numero 1043 della Via Cassia, si intrecciano le storie grottesche dei vari residenti.

Giulia è una casalinga, sposata felicemente con il marito Enzo. Poco prima della cena di Capodanno, scopre, da un messaggio in segreteria, che Enzo l'ha tradita con la sua amica Lisa. Disperata e emotivamente distrutta, Giulia ha una visione della madre, che le consiglia di vendicarsi del tradimento del marito. Droga quindi il cocktail del marito con un potente lassativo e allucinogeno, cosicché, durante il cenone, lui sia costretto a recarsi in bagno. Spente le luci e rubata una fiocina, Giulia, dopo che gli altri ospiti sono scappati via, terrorizzati, si vendica impalando Enzo alla sedia con la fiocina e torturando Lisa, facendola vomitare e mangiare il suo stesso succo gastrico.

Ernesto è un avvocato di successo, da solo nel suo studio la notte di Capodanno perché intento a sfogare le sue perversioni sadomaso con una escort, Sukia. Nel frattempo, tre criminali, Osvaldo, Augusto e Orecchino, entrano di soppiatto nello studio dell'avvocato per svaligiarlo, e lo colgono in flagrante. Decidono così di ricattarlo inviando delle foto compromettenti a sua moglie, chiaramente all'oscuro delle perversioni del marito. Nel ricatto includono anche Filomena, vicina di Ernesto, che ha deciso di togliersi la vita con un cocktail di pasticche dopo che ha scoperto della morte del marito, rapito dai Khmer Rossi in Cambogia.

Gaetano è un gigolò, costretto a passare la notte di Capodanno in compagnia della contessa Scintilla. Improvvisamente, nella casa della contessa fa irruzione Pasquale, amico di vecchia data di Gaetano, assieme alla sua combriccola di esuli napoletani. Nell'appartamento della contessa scoppia il caos, mentre Gaetano tenta di mantenere una parvenza di ordine per salvare la sua reputazione. Il caos infastidisce la famiglia che vive di fronte alla contessa, composta da Mario, Maddalena, i loro due figli e il padre di Mario. Mentre Mario prepara la sua automobile vintage per un giro in città, la banda di Pasquale attacca, con dei fuochi d'artificio, la casa di Mario. Questi prova a difendersi con un fucile del padre di Mario, ma gli esplode in mano, mutilandolo. Il gruppo di vendica lanciando un televisore in testa al figlio di Mario, ferendolo gravemente, mentre Gaetano muore per un colpo di fucile.

Ossadipesce si reca a casa del suo amico Cristiano, che vive con l'onnipresente e invadente madre Gina. I due fumano canne e stupefacenti per tutta la serata, fino a quando Cristiano non mostra un locale segreto a Ossadipesce, in realtà le fondamenta del comprensorio stesso, dove si trova il forno ottocentesco che alimenta tutte le palazzine. I due, annoiati e alla ricerca di droga, decidono di sniffare della colla da modellismo, in realtà un potente allucinogeno, che dà alla testa i due. Cristiano vede i cadaveri dei fondatori ottocenteschi del comprensorio, mentre Ossadipesce pensa che Gina e le sue amiche siano in realtà una task force antidroga della Polizia. Convinto che siano giunti per arrestarli, Ossadipesce getta un bombolotto di dinamite all'interno del forno, facendo esplodere il comprensorio e uccidendo tutti quanti.

Produzione L'ultimo capodanno è tratto dal racconto L'ultimo capodanno dell'umanità di Niccolò Ammaniti, pubblicato nella raccolta Fango.

La maggior parte delle scene vennero girate a Roma.

Distribuzione Il film è stato inizialmente distribuito in Italia nel marzo 1998, ma, dopo solo tre giorni dall'uscita, il regista Marco Risi decise di ritirarlo dalle sale per la scarsa attenzione del pubblico, dovuta, a suo dire, al lancio sbagliato dell'opera.

Il lungometraggio venne fatto nuovamente uscire nelle sale un anno più tardi.

Il film guadagnò complessivamente 102 milioni e mezzo di lire a fronte di un budget di oltre 8 miliardi coprendo complessivamente in guadagno appena il 7% del costo complessivo.

Accoglienza Morando Morandini giudica l'opera come una «commedia corale (...) sotto il segno di una ridondanza cannibalesca non sempre controllata».

Valerio Caprara recensisce il film positivamente, sottolineando come sia «un film italiano, finalmente fuori dagli opposti cretinismi d'impegno e d'evasione».

Leonard Maltin: «Tentativo poco riuscito di ritrarre niente meno che il declino dell'umanità, fornendone invece uno spaccato estremo e grottesco che mal si adopera all'intento».Leonard Maltin - guida ai film 2006

Note

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