Il corpo della ragassa è un romanzo dell'autore italiano Gianni Brera del 1969.
Ne è stato tratto il film omonimo del 1979, diretto da Pasquale Festa Campanile. Trama Un giorno d'aprile del 1938, i due amici ghiaiadori di San Zenone Po Pasquale Aguzzi, detto "Passlòn", e Felice Brambilla, detto "Filìs", incontrano a Pavia la loro ex compaesana Bibìn, tenutaria di un bordello, che li invita nel suo esercizio. Lì essi fanno la conoscenza di Cecchina, la sorella minore di Bibìn che è reduce da un esaurimento nervoso. Bibìn vorrebbe mandarla in campagna per un po' perché cambi aria e si rimetta in salute: Passlòn si offre di tenerla a pensione in casa sua, con la madre Tirsô e la figlia Tirisìn, essendo lui vedovo.
Per Cecchina è difficile riadattarsi alla vita di campagna dopo avere sperimentato gli agi della città; i suoi racconti fanno una grande impressione su Tirisìn, in compagnia della quale passa la maggior parte del tempo. Passlòn vorrebbe fare di Cecchina la sua seconda moglie, ma la donna, dopo esserglisi concessa carnalmente una volta, declina le profferte successive. Si lascia invece corteggiare da Erminio Barbaini detto "Pinta", un giovane spiantato che s'installa in casa di Passlòn aiutandolo nel lavoro, e che s'interessa anche a Tirisìn.
Dato che Passlòn si lamenta del numero di bocche da sfamare, Tirisìn decide di andare in città per lavorare come domestica. Bibìn, che l'ha presa in simpatia, la presenta come la propria nipote a una famiglia di ricchi borghesi, i Quadrio, costituita dai due fratelli non sposati: Ulderico, professore di medicina alla locale università, e Chiara. Prima di decidere se assumerla, il professore sottopone Tirisìn a un'accurata visita medica, che provoca un certo imbarazzo nella ragazza. Dopo questo adempimento, Ulderico e la sua anziana serva Caterina accolgono favorevolmente Tirisìn; più diffidente si rivela invece Chiara, che tuttavia la rende di fatto la propria dama di compagnia, costringendola ad andare con lei alle funzioni religiose.
In casa Quario arrivano per Tirisìn delle lettere di Pinta, che suscitano la gelosia di Chiara, la quale ha riversato sulla giovane le proprie pulsioni omosessuali represse, al punto di avere un mancamento dopo un alterco. Dopo averla mandata in una pensione di Alassio perché si ristabilisca, suo fratello ha campo libero in casa verso Tirisìn: vagheggiando la possibilità di sposarla per avere un erede a cui lasciare il suo patrimonio, egli la coinvolge in giochi erotici in costume ai quali erano un tempo adusi i suoi genitori. Quando però Tirisìn rimane incinta, il Quario si rimangia la promessa. La ragazza, tornata per alcuni giorni nella casa paterna, temendo la furia del padre ubriaco lo fa ruzzolare giù dalle scale e crede, insieme con Erminio giunto a farle visita, di averlo ucciso. Tirisìn fugge con Pinta: quest'ultimo la fa ospitare dal fratello prete finché Bibìn non viene a prelevarla. Bibìn si preoccupa anche di far eseguire su di lei l'aborto da parte di una sua conoscente, condizione necessaria perché sia riammessa in casa Quario. Qui un giorno Tirisìn fa entrare Erminio, che si accinge ad avere un rapporto sessuale con lei ma viene sorpreso da Ulderico, che lo caccia e lo fa arrestare, ma ne rimane sconvolto. Durante il gioco erotico che pratica quella notte il cuore di Ulderico cede: siccome non sa cosa fare, Tirisìn chiama Bibìn, che le fa ripulire la cassaforte da tutto il suo prezioso contenuto.
Dopo il funerale, le due donne vengono sentite da Giovanni Luigi Ghisoni, l'addetto stampa del prefetto da cui era stato incaricato di stendere una relazione su Ulderico Quario per la sua supposta ostilità al regime fascista. Tirisìn, per cautelarsi da Bibìn, gli spiffera tutto. Il Ghisoni inizialmente dice di non voler approfittare della rivelazione che gli è stata fatta, ma poi prende in casa sua Tirisìn col gruzzolo di cui si è impossessata. In segno di riconoscenza verso Pinta, che ha reso possibile il tutto, lo fa uscire di prigione e gli regala, senza che Pinta venga a saperlo, una bicicletta da corsa nuova fiammante.
Personaggi Giovanni Luigi Ghisoni Il narratore della storia. Nato a San Zenone Po nel 1911, all'epoca dei fatti è addetto stampa del prefetto di Pavia. Bibiana Peroncini ("Bibìn") Maîtresse del bordello Grotta Azzurra, nativa di San Zenone Po. Nel 1938 ha 49 anni. Pasquale Aguzzi ("Passlòn") Scavatore di ghiaia di San Zenone Po. Durante la Prima guerra mondiale ha combattuto negli Arditi. Nel 1938 ha 42 anni. Felice Brambilla ("Filìs") Socio e amico di Passlòn, quarantunenne nel 1938. Francesca Peroncini ("Cecchina") Sorella minore di Bibìn, già negoziante a Milano. Teresa, vedova Aguzzi ("Tirsô") Madre di Passlòn. Teresa Aguzzi ("Tirisìn") Figlia di Passlòn, nata nel 1919. Erminio Barbaini ("Pinta") Ventiseienne originario di Villanterio, figlio di un lattaio locale. Giunge a San Zenone Po come venditore ambulante, ma dopo che gli è stata rubata la merce si adatta a fare l'uomo di fatica. Alla fine della vicenda medita il suicidio per aver perso Tirisìn, ma il regalo fattogli dal narratore lo dissuade dal gesto estremo. Ulderico Quadrio Professore di medicina all'Università di Pavia, quasi sessantenne all'epoca della vicenda. Chiara Quadrio Sorella minore di Ulderico, poco più che cinquantenne ma di aspetto giovanile, di temperamento molto religioso. Caterina Anziana balia di Ulderico, rimasta con lui come domestica. Don Mario Barbaini Fratello di Erminio, parroco a Copiano. Nerina Z. Amica di Bibìn, residente a Binasco, praticante aborti. Edizioni
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Categoria:Romanzi ambientati in Lombardia