Nell'ambito del metodo storico-critico di esegesi della Sacra Scrittura, la critica delle tradizioni (dal tedesco: traditiongeschichte, lett. "storia della tradizione") esamina singoli concetti, espressioni, citazioni, motivi o temi dal punto di vista del modo in cui sono stati influenzati dal loro utilizzo all'interno della tradizione biblica o extra-biblica precedente.

Essa colloca un testo all'interno di un flusso di una specifica tradizione storica di cui cerca di descrivere lo viluppo nel corso del tempo. Cerca di analizzare la letteratura biblica, intesa come processo attraverso il quale le tradizioni sono passate da una fase all'altra fino alla loro forma finale, in particolare nella conversione dalla forma orale a quella scritta. La storia/critica della tradizione è una disciplina affine alla critica delle forme.

Si occupa di contenuti che non derivano né dal contesto del caso concreto di applicazione, né dal lessico usato nel testo, ma solo da una tradizione precedente che era familiare all'autore biblico e che poteva essere data per scontata dai suoi lettori, ma che può essere compresa dagli esegeti contemporanei solo con gli strumenti della critica.

A differenza della critica testuale e della critica letteraria, che per il caso concreto di applicazione rivelano le fasi preliminari della genesi orale e scritta della sua forma tramandata, la critica della tradizione lo pongono in relazione con altri esempi orali e scritti precedenti ed esamina l'influenza che ne è scaturita sul contenuto. Si tratta in particolare di esaminare le tradizioni dell'Antico Testamento e la loro importanza per la comprensione dei contenuti del Nuovo.

Storia La critica della tradizione fu descritta per la prima volta da Hermann Gunkel.

Si sovrappone alla critica della tradizioni, sebbene la seconda abbia un focus più ampio, in quanto collegata agli studi secolari sul folklore, in particolare all'analisi di Axel Olrik sul folklore scandinavo, alle leggi che egli ne derivò e che in seguito furono applicate al testo biblico.

Punti di forza e di debolezza La critica della tradizioni costringe gli esegeti a considerare la possibilità che alcuni testi possano avere avuto una preistoria orale. Essa rileva inoltre che le tradizioni del passato venivano tramandate per uno scopo presente, che le rendeva reali, vitali o rilevanti per le generazioni successive.

Il metodo presenta anche dei punti deboli. La critica della tradizione crea delle ricostruzioni altamente speculative, spesso basate su deduzioni non fattuali derivanti dalla critica delle fonti. Inoltre, l'importanza della tradizione orale può essere sopravvalutata. Se i testi fossero stati scritti subito dopo essere stati pronunciati, in modo che non ci fosse una lunga preistoria orale, allora le ipotesi della storia della tradizione cadrebbero nel vuoto. Anche l'uso delle leggi di Olrik è dubbio: potrebbe essere un'analogia fragile quella di paragonare il folklore islandese con quello ebraico, poiché si tratta di culture molto diverse.

Alcuni folkloristi mettono in dubbio che le leggi di Olrik si applichino anche alla letteratura scandinava, cose che renda ancora più problematica l'estensione ad altre culture. Lo stesso Gunkel ammise che non si applicavano a tutte le narrazioni della Genesi.

Bibliografia Wilfrid Haubeck: Traditionsgeschichte. In: Hans-Werner Neudorfer / Eckard J. Schnabel (a cura di), Das Studium des Neuen Testaments: Einführung in die Methoden der Exegese, erw. und aktualisierte Ausgabe, Brockhaus, Wuppertal 2006, cap. 8. G. W. Coats, s.v. "Tradition Criticism, OT," Interpreter's Dictionary of the Bible, Supplement. R. N. Whybray, The Making of the Pentateuch. Sheffield: JSOT Press, 1987, pp. 133–219.

Collegamenti esterni Introduzione all'Antico Testamento

Categoria:Esegesi biblica