La dottrina della paternità mosaica del Pentateuco è la secolare tradizione giudaico-cristiana secondo cui la Tōrāh, ovvero i primi cinque libri della Bibbia ebraica/Antico Testamento, fu dettata da Dio a Mosè. Tale tradizione ebbe probabilmente origine con il Libro del Deuteronomio e si estese poi gradualmente fino a quando Mosè, in quanto protagonista dei testi, venne ripensato non solo come mediatore della legge, ma anche come autore sia delle leggi che della narrazione.

I libri della Torah non citano alcun autore, poiché la paternità letteraria non era considerata importante dalla società che li ha prodotti, ed è stato solo dopoché, verso la fine del periodo del Secondo Tempio, gli Ebrei erano entrati a contatto con la cultura ellenistica, che i rabbini iniziarono ad attribuire una paternità letteraria alle loro scritture. Nel I secolo d.C. era già pratica comune riferirsi ai cinque libri come alla "Legge di Mosè", ma la prima espressione inequivocabile dell'idea che ciò significasse paternità letteraria appare nel Talmud babilonese, un'enciclopedia della tradizione e della cultura ebraica redatta tra il 200 e il 500 d.C. In tale testo, i rabbini notarono e affrontarono questioni quali il modo in cui Mosè aveva ricevuto la Rivelazione divina, come essa fosse stata curata e trasmessa alle generazioni successive e come dovessero essere spiegati passaggi difficili quali gli ultimi versetti del Deuteronomio, che descrivono la sua morte. Ciò culminò nell'ottavo dei 13 Principi di fede di Maimonide, che stabilì la fede nella paternità mosaica come articolo di fede ebraica.

La paternità mosaica della Torah non fu mai messa in discussione né dagli ebrei né dai cristiani fino all'Illuminismo europeo, quando lo studio sistematico dei cinque libri portò la maggior parte degli studiosi a concludere che essi sarebbero il prodotto di autori diversi nel corso di molti secoli. Ciononostante, il ruolo di Mosè costituisce un articolo di fede negli ambienti ebraici tradizionali e per alcuni studiosi cristiani evangelici, per i quali rimane fondamentale ai fini della comprensione dell'unità ispirata e dell'autorità della Bibbia.

Sviluppo della tradizione La Torah (o Pentateuco, come talvolta la chiamano gli studiosi della Bibbia) è il nome collettivo dei primi cinque libri della Bibbia: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio.Gli ebrei ortodossi credono che Dio abbia rivelato a Mosè anche una Torah orale; questo articolo tratta esclusivamente della Torah scritta, ovvero i primi cinque libri della Bibbia Essa costituisce il fondamento della storia di Israele, delle origini del popolo, della sua cultura e delle sue istituzioni, ed è un principio fondamentale dell'ebraismo che il rapporto tra Dio e il popolo eletto sia stato stabilito sul Monte Sinai attraverso il dono della Torah..

Lo sviluppo della Torah ebbe inizio intorno al 600 a.C., quando si cominciò a riunire materiali che in precedenza non erano collegati tra loro. Intorno al 400 a.C. questi libri, i precursori della Torah, avevano raggiunto la loro forma attuale ed iniziarono ad essere riconosciuti come completi, immutabili e sacri. Intorno al 200 a.C., i cinque libri furono accettati come la prima sezione del canone ebraico.Il canone ebraico è composto dalla Torah, dai Profeti e dagli Scritti Secondo alcune fonti, l'attribuzione mosaica fu applicata per la prima volta al Deuteronomio, libro che gli studiosi concordano generalmente sia stato composto a Gerusalemme durante il programma di riforma religiosa del re Giosia alla fine del VII secolo a.C.; è a questo codice di leggi che libri come Giosuè e Re (completati a metà del VI secolo a.C.) si riferiscono quando parlano della "Torah di Mosè". Nei libri successivi, come Cronache ed Esdra–Neemia, il significato si era esteso fino a includere gli altri testi, come il Levitico, finché, nel periodo ellenistico, gli scrittori ebrei si riferivano all'insieme dei cinque libri, narrazioni e leggi, come al Libro (o libri) di Mosè.

Il processo che portò a identificare Mosè come autore della Torah potrebbe essere stato influenzato da tre fattori: in primo luogo, da una serie di passi in cui si dice che egli scriva qualcosa, spesso per ordine di Dio, sebbene questi ultimi non sembrino mai riferirsi all'insieme dei cinque libri; in secondo luogo, dal suo ruolo chiave in quattro dei cinque libri (la Genesi è l'eccezione); e infine, dal modo in cui la sua autorità di legislatore e liberatore di Israele ha unito la storia e le leggi del Pentateuco.Si veda McEntire, 2008, pp. 8–9, per alcuni dei passi in cui si dice che Mosè abbia scritto (questo elenco non è esaustivo): Esodo 17,14; Esodo 24,4: Esodo 34,28; Numeri 33,1-2; Deuteronomio 31,9;Deut. 31,22.

Tradizione rabbinica fino all'età moderna Il Talmud babilonese, un'enciclopedia della cultura ebraica redatta tra il 200 e il 500 d.C., afferma che «Mosè scrisse il proprio libro e la sezione riguardante Balaam».L'episodio di Balaam, riportato nel Libro dei Numeri, narra come il profeta cananeo Balaam, a cui i nemici di Israele avevano chiesto di maledire questi ultimi, invece li benedisse. Il filosofo medievale Maimonide (ca. 1135–1204) sancì questa tesi nei suoi Tredici Principi di Fede (una sintesi delle credenze richieste dall'ebraismo), l'ottavo dei quali afferma: «Credo con fede perfetta che l'intera Torah attualmente in nostro possesso sia quella data a Mosè». I rabbini dicevano che Dio scrisse la Torah in cielo prima che il mondo fosse creato, con lettere di fuoco nero su pergamena di fuoco bianco, e che Mosè la ricevette per dettatura divina, scrivendo le parole esatte che Dio gli aveva riferito. I rabbini affermavano inoltre che la Torah fosse stata tramandata alle generazioni successive: «Mosè ricevette la Torah nel Sinai e la trasmise a Giosuè, Giosuè agli Anziani, gli Anziani ai Profeti e i Profeti la trasmisero agli uomini della Grande Assemblea», i quali a loro volta la trasmisero ai rabbini. La Grande Assemblea, secondo la tradizione ebraica, fu convocata da Esdra per garantire l'accurata trasmissione della Torah di Mosè, quando gli ebrei tornarono dall'esilio. I rabbini ortodossi affermano quindi che, grazie a questa catena di custodi, la Torah odierna è identica a quella ricevuta da Mosè, senza differire di una sola lettera.

I rabbini erano consapevoli che alcune frasi della Torah non sembrano adattarsi alla dettatura divina di un testo preesistente, e questa consapevolezza spiega una seconda tradizione circa il modo in cui la parola divina sia stata trasmessa: Dio parlò e Mosè ricordò le parole divine e le scrisse in seguito, insieme ad alcune frasi esplicative aggiunte di sua iniziativa. Questa spiegazione è minoritaria, ma rende ragione, ad esempio, del motivo per cui ogni fase della descrizione della costruzione del Tabernacolo è seguita dalla frase: «Come il Signore comandò a Mosè». C'erano anche passi la cui paternità mosaica appariva impossibile al di fuori del dono profetico, in particolare il racconto della sua stessa morte e sepoltura negli ultimi versetti del Deuteronomio: la risposta del Talmud è che «Giosuè scrisse ... [gli ultimi] otto versetti della Torah", ma ciò implicava che la Torah fosse incompleta quando Mosè la consegnò a Israele; la spiegazione del rabbino Shimon bar Yochai era che i versetti fossero effettivamente di Mosè, ma scritti "con le lacrime agli occhi" mentre Dio gli dettava questa descrizione della sua fine.

Più difficoltosi erano alcuni passi che implicavano un autore molto successivo all'epoca di Mosè, come . Abraham ibn ‛Ezra (c. 1092–1167) fece un celebre commento su questa frase, scrivendo che essa contiene «un grande segreto e chi lo comprende tacerà»; nel XIV secolo, il rabbino Joseph ben Samuel Bonfils affermò che Mosè aveva scritto questo e altri passi simili, in quanto profeta, ma che non faceva alcuna differenza se fossero stati scritti da lui o da qualche profeta successivo, «poiché le parole di tutti loro sono vere e ispirate». Infine, vi erano alcuni passi che implicavano che Mosè avesse utilizzato fonti preesistenti: una sezione del Libro dei Numeri () è racchiusa nell'ebraico da nune invertite (l'equivalente delle parentesi) che, secondo i rabbini, indicavano che questi versetti provenivano da un libro separato, il Libro di Eldad e Medad.Eldad e Medad profetizzarono tra gli Israeliti, pur non avendo ricevuto da Dio l'investitura formale di profeta

La maggior parte degli studiosi dell'età contemporanea concorda sul fatto che il Pentateuco siano stato composto da una pluralità di redattori. Nel XIX secolo un fattore determinante in questo rigetto della Tradizione secondo cui Mosè sarebbe l'autore dei libri del Pentateuco fu lo sviluppo della ipotesi documentale da parte di Julius Wellhausen, ipotesi secondo la quale il Pentateuco sarebbe un'opera composita costituita da quattro "fonti" (o documenti) raccolti nel corso dei secoli attraverso un processo che si concluse solo molto tempo dopo la morte di Mosè. L'ipotesi documentale suscitò l'opposizione da parte degli studiosi tradizionalisti. Uno dei più significativi fu David Zvi Hoffmann (1843–1921), il quale tentò di difendere la paternità mosaica dimostrando che le fonti identificate dall'ipotesi documentale erano, in realtà, pre-esiliche; se ciò fosse stato provato, egli riteneva, allora l'ipotesi stessa sarebbe stata smentita. Il massimo che era disposto a concedere ai sostenitori dell'ipotesi era che Mosè potesse aver scritto vari rotoli nel corso della sua carriera e che questi potessero essere stati raccolti e uniti prima della sua morte.

Un altro studioso ebreo, David Weiss Halivni (1927–2022), sviluppò una teoria del Chate'u Yisrael, letteralmente «Israele ha peccato», secondo la quale gli Israeliti, originariamente monoteisti, adottarono pratiche pagane dai loro vicini e trascurarono la Torah di Mosè, con il risultato che essa divenne «macchiata e viziata»; solo al ritorno da Babilonia il popolo accettò nuovamente la Torah, che fu poi ricompilata e revisionata da Esdra, come attestato in Esdra–Neemia e nelle fonti Talmudiche e Midrashiche, che indicano che Esdra ebbe un ruolo nella revisione della Torah. Egli afferma inoltre che, mentre il testo della Torah era stato corrotto, la tradizione orale era stata preservata intatta, motivo per cui la Legge orale sembra contraddire il testo biblico in alcuni dettagli.

Menachem Mendel Kasher (1895–1983), adottando un approccio diverso, accettò l'ipotesi documentale e la adattò alla tradizione mosaica, sostenendo che alcune tradizioni della Torah orale mostrano Mosè mentre cita la Genesi prima della teofania sul Sinai; si basò su una serie di versetti biblici e affermazioni rabbiniche e suggerì che, nel redigere quel libro, Mosè avrebbe fatto uso di documenti redatti dai Patriarchi. Tale visione è supportata da alcune fonti rabbiniche e da commentari medievali che riconoscono che la Torah incorpora testi scritti e messaggi divini precedenti e successivi all'epoca di Mosè.

Tradizione cristiana

Dal Nuovo Testamento si evince che Gesù stesso riconoscesse Mosè come autore di almeno alcune parti del Pentateuco () e che i primi cristiani seguissero quindi i rabbini. I primi cristiani si cimentarono con quei passi che sembravano mettere in dubbio la tradizione mosaica: san Girolamo, ad esempio, riteneva che l'espressione "fino ad oggi" implicasse un redattore successivo all'epoca di Mosè, presumibilmente il saggio del V secolo a.C. Esdra, e, analogamente, Martin Lutero concluse che la descrizione della morte di Mosè fosse stata scritta da Giosuè, sebbene ritenesse che la questione in sé non fosse di grande importanza.

Girolamo, Lutero e altri continuavano a credere che la maggior parte del Pentateuco fosse stata scritta da Mosè, anche se alcune frasi non lo erano; tuttavia, nel XVII secolo gli studiosi iniziarono a mettere seriamente in discussione le sue origini, finché Baruch Spinoza affermò: