Qualcuno ha accostato la sua vicenda a Vivian Maier per la riscoperta molti anni dopo la morte, casualmente, per essere entrambe affascinate dalla vita di strada, per non avere dato importanza alle proprie foto dopo averle scattate
Biografia Ivashintsova nacque in una famiglia aristocratica. Il nonno, Alojzy Świetlik, era polacco e il padre, Yuri Ilyichev, morì nel 1944 nei pressi di Varsavia durante la seconda Guerra Mondiale. I beni di famiglia vennero confiscati dalle autorità bolsceviche, tra cui un lussuoso appartamento nel centro di Leningrado.. Masha nel corso della sua infanzia seguì i desideri della nonna formandosi come ballerina, ma dopo la sua morte la famiglia la iscrisse ad un istituto tecnico.
Molto giovane sposò Melvar Melkumyan, un linguista di origine armena, con il quale ebbe la figlia Asya. Il matrimonio terminò agli inizi degli anni Settanta con un divorzio, lui andò a vivere a Mosca assieme alla figlia mentre lei rimase a Leningrado, dove frequentò gli ambienti letterari e artistici, lavorò come bibliotecaria, critica teatrale, come guardia alla sicurezza e addetta al guardaroba al Teatro Giovanile A. A. Bryancev. Scrisse recensioni teatrali per i giornali e compose poesie per la sua collezione privata. Frequentò gli ambienti anticonformisti degli artisti e degli intellettuali di Leningrado, quella che potrebbe essere definire la vita bohémien del socialismo.
Il rapporto con la fotografia iniziò verso la fine degli anni Sessanta e imparò da autodidatta, con una Zorki, ma non diventerà mai una professionista. In quegli anni frequentò gli intellettuali di Leningrado tra cui Arsenij Aleksandrovič Tarkovskij, Samuil Lurye, Guram Tugushi, Anatoly Efros, Olga Yakovleva, Maria Raube-Gorchilina. Ebbe una relazione con il poeta, scrittore e saggista Viktor Krivulin e con il fotografo Boris Smelov che nel 1974 le regalò una Leica IIIc. Con la Leica e con una Rolleiflex continuò a fotografare fino alla morte. La figlia racconta sulla base dei diari e delle lettere che ha ritrovato: "Credeva che il suo lavoro non fosse all’altezza di quello degli uomini che frequentava e non mostrò a nessuno i suoi lavori fotografici, i diari e le poesie durante la sua vita". Anche Masha scrisse di sé stessa nei suoi diari: "Ho amato senza memoria: non è un'epigrafe del libro, che non esiste? Non ho mai avuto un ricordo per me stessa, ma sempre per gli altri".
Nonostante tutto, ha continuato a fotografare ma nel 1980, in seguito a una forte depressione, rimase senza un lavoro e vivendo in un sistema nel quale la disoccupazione era considerata come una sorta di reato, Ivashintsova dovette decidere tra il carcere e il ricovero in un ospedale psichiatrico. Scelse il secondo e vi rimase, sebbene potesse alternare una settimana dentro e una fuori, fino alla caduta dell'Unione Sovietica. I farmaci che dovette prendere in questo decennio lasciarono un segno profondo, tanto che poco dopo la sua "liberazione" dovette combattere un nemico invisibile che non le lasciò scampo: un cancro che la portò via nel 2000. Non lasciò la macchina fotografica neppure in ospedale.
Le sue foto sono rimaste in una soffitta fino a quando nel 2017 la figlia Asya e il marito Egor non decisero di ristrurarla e nella soffitta ritrovarono alcune scatole contenenti diari, lettere, appunti ma soprattutto le fotografie della madre: stampe e tanti rullini fotografici mai sviluppati come se l'importanza dello scatto, cioè l'oggetto o la gente che colpiva ed emozionava la fotografa, fosse maggiormente essenziale rispetto al risultato finale. Nella polvere degle scatole la figlia e suo marito trovarono oltre immagini, alcune legate alla famiglia come quelle della figlia da piccola, del marito Melvar Melkumyan, dei suoi amanti dopo il divorzio, ma la stragrande maggioranza erano la testimonianza sociale della Leningrado sovietica e di San Pietroburgo poi, compresi gli anni in ospedale.
La figlia ha raccontato che era a conoscenza che la madre scattava fotografie e che fossero da qualche parte in quella casa. Aggiunse che provò anche a regalarle, ma nessuno sembrò essere interessato. Dopo la sua morte le accumulò, insieme al resto dei suoi effetti personali, nella soffitta di famiglia. Ricorda di aver donato al "Palazzo della Gioventù" (Palazzo Aničkov) di San Pietroburgo un ingranditore Krokus. Asya, nel suo racconto, ammise che "La fotografia ha sempre avuto un ruolo centrale [...], ma non mi è mai sembrata particolarmente significativa: per mia madre, scattare fotografie era come respirare. Ho sempre dato per scontato che la fotografia aiutasse mia madre ad affrontare la vita, non ho mai pensato che fosse qualcosa di speciale".
Sebbene in tutta la sua vita non abbia mai mostrato a nessuno le sue foto, sono opere di una fotografa autodidatta che ha catturato momenti peculiari e caratteristici. Non solo Masha non sviluppava i rullini ma anche in quelle poche stampe ritrovate non c'è traccia di posa o ritocco, nessuna propaganda, solo l'emozione della fotografa. Con le sue immagini di strada ha offerto uno sguardo inedito della vita quotidiana nel periodo di massima intensità della guerra fredda, Ivashintsova è diventata inconsapevolmente una cronista di quell'epoca, e ha mostrato la vita nella Russia postcomunista. Fotografa di strada certo, ma anche quale introspezione personale, esplorazione della coscienza e delle riflessioni, una sorta di prisma della sua realtà interiore e del suo destino. La serenità di queste fotografie contrasta nettamente con il tormento interiore che ha caratterizzato tutta la sua vita. Le sue foto mostrano bambini che ridono e che giocano con un cane, persone sorridenti su un treno, uomini che fumano sigarette, una giovane coppia con un passeggino: si tratta di scene di vita quotidiana che avrebbero potuto accadere ovunque: Brooklyn, Parigi o Mosca. Foto ordinarie ma sorprendenti, perché la maestria artistica di Ivashintsova ci restituisce la familiarità degli abitanti dell'URSS come se fossero vicini a noi, nonostante le differenze storiche e culturali.
Dopo la scoperta di questo incredibile patrimonio, Asya venne contattata da gallerie d'arte allo scopo di esporre le opere della madre, ma anche da persone che speravano di acquistare delle stampe.
Masha Ivashintsova viene paragonata a Vivian Maier perché entrambe hanno avuto una vita fotografica intensissima ed entrambe non hanno mai realizzato mostre o libri nel corso della loro vita, svolgendo un altro lavoro per vivere, ma entrambe sono state "scoperte" dopo la loro morte (sebbene Vivian Maier fosse ancora viva quando John Maloof, figlio di un rigattiere, comprò all'asta i suoi negativi, anche se la notorietà mondiale arrivò solo dopo la sua dipartita e Maier non lo seppe mai).
Mostre Masha Ivashintsova, Street Photographer, International Center of Photography, New York City|New York, 2018 Brought to Light, Vintage Photo Festival, Bydgoszcz, Poland, curated by Katarzyna Gębarowska e Masha Galleries, 2019 Chiaroscuro, Juhan Kuus Documentary Photo Centre, Tallinn, Estonia, 2019
Note
Voci correlate Storia delle donne fotografe Street photography Vivian Maier
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