La battaglia di San Marco fu uno scontro avvenuto il 28 ottobre 1813 nei pressi di Marco, frazione di Rovereto. Le forze franco-italiane del generale Alessandro Gifflenga tentarono di prendere possesso della cittadina sulla riva destra dell'Adige ma vennero respinte dalle forze imperiali austriache del generale Franjo Vlašić.

Contesto storico

Dopo l'armistizio di Pleiswitz le potenze della coalizione e i francesi giunsero ad una momentanea tregua, nella condivisa speranza di riuscire a trovare un accordo di pace. L'Austria, fautrice della tregua, funse da mediatore. Tuttavia, gli interessi di Metternich, primo ministro austriaco erano ben altri: intuendo che Napoleone avrebbe rifiutato ogni accordo, era sua intenzione entrare in guerra dalla parte dei più probabili vincitori. Napoleone, che aveva colto le trame di Metternich, inviò in Italia il figliastro Eugenio di Beauharnais con il compito di difendere la penisola dagli asburgici..

Antefatti

Dopo la defezione della Baviera, le forze napoleoniche incapparono nella seria minaccia di un accerchiamento. Eugenio decise quindi di ritirarsi e concentrare le proprie forze su una linea più arretrata: il corpo principale dell'esercito, inizialmente dislocato tra Friuli, Carinzia, Istria e Carniola, effettuò un lungo movimento retrogrado, cominciato verso la terza settimana di ottobre, che lo portò nei primi giorni di novembre sulle posizioni di Verona e di Legnago, andando a formare una linea difensiva lungo il basso corso del fiume Adige. Parallelamente a ciò, anche le riserve dell'esercito, che erano andate a formare l'estrema sinistra dello schieramento napoleonico dovettero retrocedere: le forze di difesa austriache impiegate contro la Baviera adesso si erano liberate e si erano dirette verso il Tirolo, minacciando la posizione dei franco-italiani del generale Gifflenga. Il generale italiano, che occupava Mühlbachl si ritirò prima a Trento, abbandonando il capoluogo verso il 15 ottobre..

Gifflenga assunse la posizione di Volano, nella parte meridionale della Val d'Adige, mettendo le sue avanguardie a Calliano, un'ottima posizione difensiva,. e un distaccamento sotto il generale Mazzucchelli a proteggere il suo fianco nei pressi di Serrada. Il generale Fenner, al comando delle forze austriache nel Tirolo, avanzò verso i francesi, fermandosi a pochi chilometri dalla loro posizione, in attesa di ordini da parte del generale Hiller. L'attacco degli asburgici avvenne il 26 ottobre: divisi in tre colonne, la sinistra si occupò con successo di Serrada, mettendo in fuga i napoleonici; il centro ebbe un duro scontro con le forze di Gifflenga a Calliano, conclusosi con l'abbandono del villaggio da parte dei franco-italiani mentre la destra, che attendeva un decisivo progresso del centro prima di attaccare, rimase inattiva per tutta la giornata... Il giorno seguente, i francesi arretrarono su posizioni più sicure: occuparono Serravalle, mantenendo però il controllo di San Marco. Hiller, tuttavia, aveva previsto che i franco-italiani non si sarebbero accontentati di ritirarsi: aveva raccomandato al generale Vlašić di mantenere il contatto con il suo avversario e di inseguirlo oltre a Rovereto. In effetti, le piogge avevano ostacolato la marcia della brigata Stanisavljevic, fermatasi a Volano, e quella di Vlašić, ferma a Calliano..

La battaglia Nella notte tra il 27 ed il 28 ottobre, Gifflenga fece allontanare le sue forze da San Marco, che i soldati austriaci mandati in ricognizione da Vlašić la mattina seguente trovarono vuota, evacuata di tutti i suoi abitanti, così come il vicino altopiano. Il comandante austriaco si convinse che i napoleonici avessero lasciato la cittadina per raggiungere Rivoli ma si sentì comunque in dovere di mandare la sua avanguardia ad occupare San Marco e a tenere un occhio vigile sui movimenti dei suoi nemici. Nulla lasciava presagire un possibile attacco franco-italiano, quindi Vlašić fece ritorno a Rovereto. Nel frattempo, Gifflenga e Mazzucchelli furono avvertiti dell'arrivo della brigata Galimberti della divisione Palombini: con le spalle coperte, decisero di lanciare un attacco sulla posizione di San Marco, ora difesa debolmente dalle forze asburgiche. I due generali italiani tornarono sui loro passi con circa uomini e si lanciarono contro gli austriaci verso mezzogiorno: in breve tempo conquistarono il borgo e ricacciarono i nemici verso la vicina località di Pieve di Marco..

Stanisavljevic avanzò con un reggimento e si unì agli scontri. L'arrivo delle sue truppe e l'intervento di uno squadrone di ussari Frimont fu fondamentale per ristabilire le sorti del combattimento, riuscendo per un breve periodo a strappare la cittadina dalle mani di Gifflenga. Nel frattempo, però, Vlašić aveva aggirato la posizione di San Marco e si preparava ad attaccare sul fianco le forze franco-italiane: la comparsa di un battaglione austriaco sulla destra di San Marco gettò nel panico un battaglione italiano di coscritti e creò scompiglio in tutta la sua divisione. Il comandante italiano fu costretto ad abbandonare San Marco, radunando a fatica le truppe regolari e parte dei coscritti. I combattimenti a San Marco erano cessati solo verso le sette di sera ma, temendo una nuova fuga, non se la sentì di restare a Serravalle ad arretrò oltre ad Ala.

Conseguenze La vicenda fu disastrosa per i napoleonici, che contavano quasi mille perdite, tra cui un colonnello, nove ufficiali e 290 prigionieri. Le perdite austriache, inoltre, erano state piuttosto significative. Si contavano infatti 5 ufficiali e 90 uomini fatti prigionieri, 4 ufficiali e 64 morti, e 6 ufficiali e 199 morti..

I napoleonici si fermarono all'ingresso della valle dell'Adige, mettendo il quartier generale nei pressi di Rivoli Veronese. La cittadina era una posizione difensiva fortissima grazie alla conformazione del territorio circostante ed era ben collegata con Verona, futuro quartier generale del viceré.. Allo stesso tempo, il generale Palombini aveva marciato per raggiungere e supportare Gifflenga, portando con sé una divisione. Con Rivoli ben difesa, Gifflenga si spostò in Lombardia, a difendere la Val Trompia e la Val Camonica, al momento abbastanza scoperte. Due settimane dopo la sconfitta di San Marco, il viceré tentò di scacciare gli austriaci dalle loro posizioni e di costringerli a ridistribuire le loro forze per difendere meglio il Tirolo: attaccò la cittadina di Ala con la divisione Palombini, forzando gli asburgici a ritirarsi. Purtroppo, la manovra non ebbe le conseguenze sperate e ben presto i napoleonici tornarono alle loro posizioni originali..

Note

Bibliografia

Categoria:Guerra nel 1813 Categoria:Battaglie che coinvolgono il Regno d'Italia (1805-1814) Categoria:Battaglie che coinvolgono l'Austria Categoria:Battaglie della Sesta coalizione