Il castello di Rocca Grimalda, noto anche come castello Malaspina-Grimaldi, è un castello medievale situato nel comune di Rocca Grimalda, in provincia di Alessandria.
Storia
Il castello con le terre di Rocca Grimalda furono tra i possedimenti concessi nel 1164 da Federico I di Svevia al marchese del Monferrato, dopo alcune vicissitudini il feudo tornò tra le proprietà del monferrato con la pace del 1278 stipulata tra Alessandria e il marchese Guglielmo VII del Monferrato; qualche tempo dopo, il 10 luglio 1292, il paese stipulò inoltre un accordo con Alessandria tramite il quale, assoggettandosi al comune alessandrino, ottenne l'esenzione da pedaggi e altre imposizioni fiscali. Il nucleo fortificato originario del castello è collocato temporalmente tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo - alcune fonti indicano il 1293, altre il 1310 - quando è andato a sostituire una precedente struttura difensiva che si trovava in località Castelvero dove ora insiste la chiesa di Santa Limbiana.
Nel 1440, quando il territorio fu sottoposto alla dominazione dei duchi di Milano, il feudo venne concesso a Gian Galeazzo Trotti di Alessandria, cosa che portò in alcuni documenti coevi a citare il borgo come Rocca Trotti. Prima dell'avvento dei Trotti il castello era ancora prevalentemente un fortilizio destinato all'alloggio delle truppe ed è dovuta a questa famiglia la trasformazione dell'edificio in residenza signorile.
Nel 1570 il castello e il feudo vennero acquistati dalla famiglia Grimaldi che conclusero la conversione dell'edificio in residenza signorile.
Nel corso del Settecento Giovanni Battista Grimaldi patrocinò vaste opere di ampliamento del castello che portarono alla realizzazione della facciata occidentale, della cappella gentilizia e del giardino.
Nel 1798 gli abitanti di Rocca Grimalda si opposero a un corpo di ribelli rivoluzionari che tentò più volte di assaltare la fortezza senza successo. In seguito alla Restaurazione il territorio passò sotto il controllo dei Savoia.
Descrizione
Il castello sorge sulla sommità di uno sperone roccioso dominante la valle dell'Orba, ponenedosi in una posizione strategica lungo le direttrici tra l'Oltregiogo ovadese e la pianura alessandrina. L'edificio attuale è il risultato di stratificazioni architettoniche succedutesi tra il XIII e il XVIII secolo.
La parte più antica del complesso è costituita dalla torre circolare in laterizio, databile alla fine del Duecento: alta circa 22 metri, presenta una decorazione sommitale costituita da una triplice fascia di archetti pensili in laterizio e pietra richiamndo modelli architettonici dell'epoca tipici dell'area ligure e genovese. Originariamente la struttura era alta altri due metri e terminava con una merlatura ghibellina a coda di rondine, distrutta da un fulmine nel XIX secolo.
L'interno della torre è articolato in ambienti sovrapposti collegati da una scala elicoidale ricavata nello spessore murario. Alcuni locali furono utilizzati come prigioni e conservano ancora graffiti storici, fuliggine e anelli in ferro murati nelle pareti.
Il castello presenta oggi una pianta a quadrilatero irregolare sviluppata attorno a un cortile centrale quadrato, risultato delle trasformazioni avvenute tra Cinquecento e Settecento. L'accesso principale avviene tramite un portale in pietra lavorata a bugnato che conduce a un atrio con loggiato voltato a crociera sostenuto da pilastri in muratura a vista probabile resto dell'antico impianto medievale.
La facciata occidentale, realizzata nella seconda metà del XVIII secolo e successivamente rielaborata dall'architetto Angelo Scaniglia, costituisce uno degli elementi architettonici più caratterizzanti del complesso. A questa fase edilizia appartiene anche la costruzione e la successiva apertura della cappella di San Giovanni Battista al pubblico paesano che con le sue decorazione a trompe-l'oeil venne ristrutturata nel 1935 da Giobatta Macciò.
Il complesso comprende inoltre un giardino storico suddiviso secondo criteri tardobarocchi in giardino all'italiana, boschetto romantico e orto segreto di ispirazione monastica medievale.
Note
Bibliografia
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