La Pala di Santa Giustina è un dipinto a olio su tavola (400×262 cm) di Romanino, realizzato tra il 1513 e il 1514 e conservato nei Musei civici di Padova, con numero d'inventario 669.
L'opera raffigura la Madonna con il Bambino e i santi Benedetto, Giustina, Prosdocimo e Scolastica, con una Pietà nella cimasa e, nei tondi, san Luca, san Mattia, san Massimo, san Giuliano da Padova e tre santi martiri innocenti. È considerata uno dei capisaldi cronologici del catalogo giovanile del Romanino.
Storia La pala fu commissionata il 30 aprile 1513 dalla comunità benedettina di Santa Giustina a Padova, rappresentata dal monaco Andrea. La commissione comprendeva la pala dell'altare maggiore della basilica e un cenacolo destinato al refettorio. All'epoca Romanino aveva già lavorato per i monaci, avendo dipinto le ante dell'organo della chiesa, oggi perdute.
Per l'esecuzione delle opere venne pattuito un compenso di 120 ducati, senza che fossero stabiliti termini precisi di consegna. La pala fu collocata l'8 luglio 1514 sull'altare maggiore della basilica, nell'attuale coro vecchio, dove rimase fino al 1866.
Dopo la soppressione del monastero in seguito ai decreti napoleonici del 1810, l'opera rimase nella basilica fino all'annessione del Veneto al Regno d'Italia. Nel 1866, per interessamento di Andrea Gloria, direttore del Museo Civico allora con sede presso il Santo, fu trasferita nella Pinacoteca civica, ritenuta sede più adatta alla conservazione dell'opera e alla sua fruizione pubblica.
Descrizione L'iconografia dell'opera è legata alla committenza benedettina e alla storia della basilica di Santa Giustina. Accanto alla Madonna con il Bambino compaiono san Prosdocimo e santa Giustina, patroni di Padova, san Benedetto, fondatore dell'ordine benedettino, e santa Scolastica, sua sorella e seguace.
Anche i tondi inseriti nella cornice sono connessi alla storia dell'edificio sacro. Essi raffigurano santi le cui reliquie erano state rinvenute nel sottosuolo della basilica, tra cui san Luca, san Mattia, san Massimo, san Giuliano e i martiri innocenti.
La cornice intagliata, tradizionalmente attribuita allo scultore bresciano Stefano Lamberti, dialoga con la struttura architettonica dipinta della pala. Contando anche la cornice, l’opera raggiunge le ragguardevoli dimensioni di 678 x 366 cm.
Stile La pala è un'opera fondamentale per la ricostruzione dell'attività giovanile del Romanino. La critica vi ha riconosciuto la compresenza di riferimenti alla cultura lombarda, in particolare a Bramante, Bramantino e Zenale, e alla pittura veneziana di Giorgione e Tiziano.
L'impianto compositivo rivela il riferimento lombardo nella costruzione prospettica dell'ambiente: le figure sono collocate entro un'edicola architettonica con volta a lacunari e si dispongono secondo intervalli regolari, aprendosi a ventaglio rispetto all'asse centrale del trono della Vergine.
La componente veneziana emerge invece nella luminosità cromatica e nei toni caldi della tavola, messi in relazione con il classicismo cromatico di Tiziano, attivo alla Scuola del Santo nel 1511. Alla ricchezza coloristica si affianca un forte realismo, che rivela anche la conoscenza dell'arte nordica e in particolare di Albrecht Dürer.
La tavola fu sottoposta a indagini diagnostiche e a un intervento di restauro concluso nel 2008. Le indagini all'infrarosso evidenziarono un disegno preparatorio eseguito a pennello con un pigmento di carbone, alcuni pentimenti relativi al libro e alla mano della Vergine e ai volti dei santi Benedetto, Giustina e Scolastica, oltre a numerosi ritocchi e alla presenza della veste di san Benedetto sotto la mitria.
Le analisi sui materiali hanno rilevato una preparazione a gesso e colla e l'impiego di pigmenti raffinati, tra cui lacche rosse, verdigris, giallo di piombo e stagno, orpimento, biacca e lapislazzuli. Il colore fu legato con oli siccativi, mentre come protettivo finale fu applicata una vernice naturale terpenica, probabilmente dammar o mastice.
Il supporto ligneo è formato da dodici tavole dello spessore di circa 3 cm, affiancate e fissate con inserti a coda di rondine. Il retro è irrigidito da un telaio costituito da cinque travetti orizzontali e sei verticali, incastrati tra loro.
Note
Collegamenti esterni
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