Il Real Casino del Demanio di Calvi, noto anche come Real Sito Borbonico di Sparanise o Real Caccia del Demanio di Calvi, è un complesso monumentale di età borbonica situato nel territorio dei comuni di Calvi Risorta e Sparanise, in provincia di Caserta, nella regione storico-geografica della Terra di Lavoro, ai piedi del Monte Maggiore, a qualche chilometro dalla via Casilina. Costruito nel 1779 per volontà di Carlo di Borbone, fu la principale riserva reale di caccia dell'agro caleno e, dopo la Reale tenuta di Carditello, la tenuta territorialmente più estesa frequentata dai sovrani borbonici nel Casertano. Oggi il complesso versa in avanzato stato di degrado e abbandono.

Storia Il Demanio di Calvi prima dei Borbone Del Demanio di Calvi, situato nei comuni di Calvi Risorta e di Sparanise, si hanno informazioni precise già dal 1425, allorché sorse un contenzioso circa i confini tra la città di Calvi e quella di Capua. Secondo lo storico settecentesco Francesco Granata, fu la regina Giovanna II a stabilire i confini con un privilegio datato 17 settembre 1425.

Nel 1751, nello stesso anno in cui Carlo di Borbone affidava a Luigi Vanvitelli il progetto della Reggia di Caserta, lo studio Vanvitelli realizzò anche il progetto del Palazzo per il barone Luigi Zona, a Petrulo, frazione di Calvi Risorta. Il barone Zona era all'epoca il proprietario e affittuario del Demanio e del bosco di Calvi.

L'acquisizione borbonica e la costruzione del Casino Risale al 1755 il contratto d'affitto del Demanio e del bosco di Calvi Risorta da parte della Casa Reale Borbonica, subentrata al barone Luigi Zona. Fino al 1758 i Borbone fecero realizzare lavori di bonifica per lo spurgo dei fossati e costruirono la strada che portava al sito. Il contratto durava fino al 18 ottobre 1779, protraendosi successivamente per ulteriori dieci anni.

La tenuta può considerarsi pienamente «borbonica» dagli anni Settanta del Settecento, quando sia Carlo di Borbone che il figlio Ferdinando IV intrapresero una graduale opera di acquisizione del Demanio di Calvi. Il sito divenne prevalentemente una riserva di caccia destinata al divertimento dei sovrani, che vi costruirono un Casino Reale con ambienti per i contadini al pianterreno e dimore per re e cortigiani al primo piano.

Il Casino fu realizzato nel 1779 dagli architetti Francesco Collecini (1723-1804) e Giovanni Patturelli (1770-1849) per volontà di Carlo di Borbone. Collecini era stato allievo di Vanvitelli e suo collaboratore nella costruzione della Reggia di Caserta, nonché l'architetto del Real Sito di Carditello. La residenza di Sparanise fu edificata prima di quella di Carditello ed è descritta come a essa paragonabile in ogni aspetto: un tipico esempio di splendore borbonico nel gusto classico vanvitelliano.

I lavori di bonifica e la costruzione della strada di accesso al sito sono documentati nella Carta del Regno realizzata nel 1793 da Giovanni Antonio Rizzi Zannoni.

Ferdinando IV e la vita di corte Di proprietà dei re borbonici Carlo III e Ferdinando IV, il sito era, dopo Carditello, la struttura territorialmente più estesa in cui Ferdinando IV amava trascorrere il suo tempo libero dilettandosi nella caccia. Il Casino Reale fu durante tutto il periodo borbonico centro di ritrovo della famiglia reale e della nobiltà dell'agro caleno.

Tra gli ospiti delle sue mura figurarono i re Francesco I e Ferdinando II, il pittore di corte Jacob Philipp Hackert, gli architetti Collecini e Patturelli, la regina Amalia Walburga, la regina Maria Carolina d'Austria, la duchessa di Floridia, il Marchese di Villafranca, il Principe del Riccio e il Viceré di Sicilia, Principe di Caramanico e Duca di Casoli.

Dal Demanio di Calvi, Ferdinando IV intratteneva frequente corrispondenza con Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia, che avrebbe poi preso in moglie in seconde nozze con un matrimonio morganatico celebrato a pochi mesi dalla morte della regina Maria Carolina d'Austria.

Il periodo post-unitario e il contenzioso sul Demanio Dopo la caduta del regno borbonico, i due comuni di Calvi e Sparanise reclamarono il possesso del Demanio. Il lungo contenzioso si concluse con un componimento bonario del 1898 tra i due comuni e la Real Casa Savoia.

Le piante della tenuta e del Casino Reale, riprodotte dall'architetto Notarangelo nel 1910, documentano un complesso di quasi quattro milioni di metri quadri di superficie, con la Torre d'Occidente di 608 metri quadri, il Casino Reale di metri quadri comprendente 12 stanze e 2 saloni al primo piano e 14 stanze al secondo, oltre a una cappella, un fienile e due stanze al pianterreno.

Il complesso sopravvisse alle inondazioni e anche alle turbolenze dell'Unità d'Italia, risultando ancora integro nel 1910 e almeno in parte durante la seconda guerra mondiale. Purtroppo il Demanio di Calvi si trovava lungo la principale via di avanzata delle armate alleate nell'autunno del 1943, durante la risalita verso nord in seguito alle ritirata tedesca.

Lo stato attuale e il degrado Il Casino borbonico è oggi in avanzato stato di rovina, assediato dagli sterpi e dai materiali di risulta. Negli ultimi decenni si sono registrati furti dello stemma reale posto sull'entrata, di acquasantiere in marmo e il tentativo di asportare i pavimenti. Dei fabbricati originari rimangono solo alcuni ruderi: le garitte della guardia, le scuderie, gli alloggiamenti dei soldati e la Cappella Reale, con il tetto sfondato.

La Cappella Reale, descritta come un gioiello architettonico costruito per Carlo di Borbone, è priva di sorveglianza; i rivestimenti, il corredo, le tele e i pavimenti dipinti sono stati sottratti nel corso degli anni. Nessuna amministrazione si è finora occupata in modo organico del recupero del complesso. Nel 2008 la Regione Campania stanziò euro quale contributo straordinario al Comune di Sparanise per la ristrutturazione e il restauro del complesso, ma i lavori non furono mai avviati.

Descrizione Il Casino Reale Il Casino Reale, edificato nel gusto neoclassico di derivazione vanvitelliana, si articolava su due piani principali: al pianterreno erano ubicati gli ambienti di servizio destinati ai contadini e alla servitù, mentre il piano nobile ospitava le dimore dei sovrani e dei cortigiani. Il complesso comprendeva un'area antistante destinata al «Circo» per le corse dei cavalli.

La Cappella Reale Parte integrante del complesso era la Cappella Reale, edificio di culto ad uso esclusivo della famiglia reale, decorata con rivestimenti pregiati, tele, pavimenti dipinti e arredi sacri. Risulta oggi completamente spogliata dei suoi elementi decorativi originali e con la copertura crollata.

La Torre d'Occidente e le pertinenze Il complesso comprendeva una Torre d'Occidente di 608 metri quadri, scuderie, garitte della guardia, alloggiamenti per i soldati e un'ampia tenuta agricola e boschiva destinata alla caccia, che si estendeva per quasi quattro milioni di metri quadri tra i territori di Calvi Risorta e Sparanise.

Il sito nella cartografia e nella letteratura storica Il Demanio di Calvi è documentato nella Carta del Regno di Napoli del 1793 di Giovanni Antonio Rizzi Zannoni, che descrive la tenuta al pieno del suo sviluppo borbonico.

La monografia di riferimento sul sito è il volume di Paolo Mesolella Il Demanio di Calvi, il Casino, la Cappella Reale e altre amenità calene (Spring Edizioni, 2008), che ricostruisce la storia del complesso dalle origini medievali alla dismissione post-unitaria attraverso lettere dei reali, atti notarili e delibere comunali.

Note

Bibliografia

Voci correlate Reale tenuta di Carditello Borbone di Napoli Ferdinando IV di Napoli Carlo III di Borbone Francesco Collecini Luigi Vanvitelli Calvi Risorta Sparanise Terra di Lavoro

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