Gondwanacanthus è un genere estinto di pesci ossei acantomorfi vissuto tra il Barremiano e l’Aptiano inferiore del Cretaceo inferiore, circa 120 milioni di anni fa. I suoi resti fossili sono stati rinvenuti nella Formazione Morro do Chaves, nello stato di Alagoas, in Brasile. Il genere è considerato il più antico rappresentante noto degli acantomorfi, un gruppo che comprende la maggior parte dei pesci ossei moderni. L'unica specie nota è Gondwanacanthus decollatus.
Storia della scoperta I primi esemplari attribuiti a Gondwanacanthus furono raccolti all’inizio degli anni 2000 nella cava InterCement di São Miguel dos Campos, in Brasile. I fossili provenivano dai sedimenti lacustri della Formazione Morro do Chaves, datati al limite Barremiano–Aptiano. Successivamente, il materiale venne depositato presso il Museo di Scienze della Pontifícia Universidade Católica do Rio Grande do Sul, a Porto Alegre. Il genere venne formalmente descritto nel 2026 da Alexandre Cunha Ribeiro e collaboratori, sulla base di tre esemplari, incluso un olotipo particolarmente ben conservato caratterizzato dalla presenza di scaglie ctenoidi. La scoperta ebbe notevole importanza paleontologica, poiché anticipò di circa 25 milioni di anni la comparsa nota degli Acanthomorpha, confermando precedenti ipotesi derivate da analisi molecolari.
Etimologia Il nome Gondwanacanthus combina il termine Gondwana, il supercontinente meridionale in cui viveva il pesce, con il suffisso greco -acanthus, in riferimento alla sua appartenenza agli acantomorfi. L’epiteto specifico decollatus deriva dal latino e significa “decapitato”, poiché l’olotipo è privo della regione cranica anteriore.
Descrizione Gondwanacanthus era un pesce di medie dimensioni dal corpo profondo e di forma ovale. L’olotipo conserva una lunghezza di circa 24 centimetri, anche se la lunghezza totale dell’animale resta sconosciuta a causa della perdita di parte dello scheletro. Il corpo era relativamente alto, con una profondità massima di quasi 20 centimetri.
Lo scheletro cranico è conosciuto solo parzialmente. Le ossa dell’opercolo e del preopercolo erano alte e strette, mentre l’iomandibolare era largo e robusto. La cintura pettorale è frammentaria, ma alcune ossa mostrano ornamentazioni sviluppate. Le pinne pettorali erano poste immediatamente dietro la testa e possedevano almeno otto raggi.
La pinna dorsale era molto estesa lungo il corpo e preceduta da una robusta spina; posteriormente seguivano numerosi raggi, alcuni scarsamente segmentati. Anche la pinna anale presentava una spina anteriore, caratteristica tipica degli acantomorfi primitivi. Le pinne pelviche erano relativamente ben sviluppate e situate in posizione avanzata. La pinna caudale era sostenuta da una struttura scheletrica complessa comprendente ipurali, uroneurali e un centro terminale composto. Sono stati conservati almeno diciannove raggi principali della coda.
Le scaglie di Gondwanacanthus erano grandi e spinose, dotate di proiezioni simili a denti sul margine posteriore. Questo tipo di scaglie ricorda quelle osservate in alcuni acantomorfi basali moderni, come Polymixia, e nei Myctophiformes. Lungo i fianchi erano presenti numerose file di scaglie sopra e sotto la linea laterale.
Classificazione La presenza di spine nelle pinne dorsale e anale, insieme ad altre caratteristiche anatomiche, ha portato gli autori della prima descrizione a classificare Gondwanacanthus come un acantomorfo molto primitivo. Questa interpretazione ha modificato le precedenti ipotesi evolutive sul gruppo, suggerendo che alcune caratteristiche considerate avanzate, come il corpo alto e compresso lateralmente, fossero già presenti nelle prime fasi dell’evoluzione degli acantomorfi.
La scoperta di Gondwanacanthus rappresenta inoltre una delle più importanti evidenze fossili a sostegno delle stime molecolari che indicavano un’origine molto più antica degli acantomorfi rispetto a quanto documentato in precedenza.
Paleoambiente Gondwanacanthus viveva in un sistema lacustre formatosi durante la frammentazione del supercontinente Gondwana. I depositi della Formazione Morro do Chaves indicano un ambiente d’acqua dolce soggetto probabilmente a influenze marine episodiche, forse in condizioni salmastre. Il clima della regione era caldo e semi-arido, con una vegetazione relativamente poco diversificata. Le analisi polliniche indicano la presenza di gimnosperme delle famiglie Welwitschiaceae e Cheirolepidiaceae, oltre a numerose felci. Le montagne circostanti ospitavano foreste di felci arboree.
La fauna ittica del lago era dominata da piccoli pesci clupeomorfi, come Pseudoellimma e Falconichthys. Tra i maggiori predatori figuravano i grandi pesci Mawsonia e Lepidotes. Nei medesimi depositi sono stati rinvenuti anche resti di tartarughe pleurodire arcaiche, tra cui Atolchelys.
Note
Categoria:Taxa descritti nel 2026 Categoria:Teleostei estinti