La lingua bukhori (anche bukhari o giudeo-tagico) è una lingua iranica parlata dagli ebrei di Bukhara. Appartiene al gruppo settentrionale dei dialetti della lingua tagica e, insieme al persiano moderno e al dari (farsi-kebuli), è una delle tre "discendenti" del persiano classico sviluppatesi indipendentemente.
Storia La prima opera letteraria scritta in bukhori è il poema Khudoidodoma ("Il libro di Khudoydod", inizio XIX secolo) di Ibrahim ibn Abi al-Khair, dedicato a un ebreo di Bukhara che preferì la morte alla conversione all'Islam. Le basi della letteratura bukhori vennero gettate a fine Ottocento a Gerusalemme dal rabbino Shimon Hakham (1843-1910), fondatore di una scuola letteraria impegnata principalmente nella traduzione di libri dall'ebraico al bukhori.
Dalla fine degli anni ottanta dell'Ottocento al 1914 vennero pubblicati a Gerusalemme oltre 100 libri in questa lingua, mentre nell'Impero russo la letteratura bukhori fiorì dal 1910 al 1916 grazie al giornale Raḥamim pubblicato nell'allora Skobelev (oggi Fergana).
Dal 1922 al 1940 in Unione Sovietica esistette una rete di scuole bukhori. Negli anni venti e trenta fiorirono diversi periodici e opere di narrativa in questa lingua, venne anche inaugurato un teatro bukhori a Samarcanda nel 1932. A questo periodo particolarmente fiorente appartengono il giornale Roshnaji ("Luce", 1925-1930), il cui nome fu poi cambiato in Bajroqi mihnat (1930-1938, "Bandiera dei lavoratori"), e la rivista socio-politica Hajoti mihnati ("Vita dei lavoratori"), in seguito denominata Adabijoti soveti ("Letteratura sovietica", (1930-1938). A partire dal 1940 questa lingua divenne esclusivamente orale e ogni pubblicazione in tale lingua venne bandita in URSS. Negli anni settanta il bukhori era principalmente parlato in casa dalla popolazione e le generazioni più giovani preferivano parlare il russo.
Alcune sporadiche pubblicazioni in bukhori apparvero in Israele negli anni cinquanta e sessanta, ma con l'ondata migratoria di ebrei di Bukhara provenienti dall'URSS che lo Stato ebraico si vide arrivare negli anni settanta vennero trasmesse regolarmente le prime trasmissioni radiofoniche in bukhori. Dal 1973 al 1986 venne pubblicato il bollettino mensile Tkhiya edito dall'organo dell'Unione degli emigranti di Bukhara. Nel 1979 a Gerusalemme fu pubblicato un libro di poesie di Muḣib (Mordekhai Batchaev) in bukhori, seguito nel 1981 a Tel Aviv da un libro di poesie di Šulamit Tigljaeva. Fecero la comparsa anche alcuni giornali in lingua bukhori scritti con l'alfabeto cirillico.
Distribuzione geografica Prima del grande esodo di massa degli ebrei di Bukhara in Israele negli anni 1972-73, in Unione Sovietica si stimavano circa 30.000 parlanti bukhori. Al 2018 si contavano circa 220.000 ebrei di Bukhara distribuiti soprattutto in Israele e negli Stati Uniti, e in misura minore in Austria, Germania, Canada e a Mosca, con poche famiglie ancora residenti a Bukhara e a Samarcanda. Non vi sono stime ufficiali circa il grado di padronanza del bukhori, ma l'autrice Chana Tolmas sostiene che circa il 70% degli ebrei di Bukhara comprenda questa lingua, mentre il 40% sarebbe in grado di parlarlo. Le generazioni più giovani tendono sempre più a parlare la lingua nazionale del paese in cui vivono invece che il bukhori.
Dialetti e lingue derivate Non vi sono dialetti del bukhori, sebbene siano evidenti alcune caratteristiche fonetiche non riscontrabili nel parlato di alcuni ebrei di Bukhara originari di Tashkent e della valle di Fergana.
Fonologia Il bukhori è caratterizzato dalla presenza delle consonanti faringali /c/ e /ḥ/, anche in parole di origine non semitica (arabo ed ebraico-aramaico), nonché da una serie di intonazioni dichiarative, interrogative ed esclamative specifiche, ben distinte da intonazioni simili presenti nel tagico. Il suono /ḥ/ è presente anche in alcuni dialetti meridionali del tagico, ma solo in parole prese in prestito dall'arabo.
Morfologia Il bukhori presenta alcune differenze nella flessione verbale e un insieme più limitato di gruppi di affissi nominali. Rispetto al tagico, la sintassi del bukhori gode di una maggiore libertà da un lato, ma è soggetta a un insieme più ristretto di proposizioni subordinate dall'altro. Il lessico include alcuni prestiti dall'ebraico (pochi se paragonati ad altre lingue giudaiche), sia religiosi e rituali (beγed - "tallit-katan") che di uso quotidiano (šulḥon - tavolo basso "orientale"). Vi sono anche alcune parole iraniche cadute in disuso nel tagico.
Sistema di scrittura Il bukhori viene scritto con l'alfabeto ebraico (il cosiddetto alfabeto Rashi orientale nella scrittura manuale e l'alfabeto quadrato ketav merubba nella stampa). Fino al XIX secolo i testi letterari in bukhori erano prodotti in giudeo-persiano classico e facevano parte della letteratura giudeo-persiana. Fino al 1928 l'alfabeto adottato per questa lingua fu quello ebraico, anche se alcuni ebrei non locali usavano l'alfabeto arabo. Dal 1929 al 1940 il bukhori veniva scritto con l'alfabeto latino in Unione Sovietica, anche se dal 1938 nelle repubbliche centroasiatiche era già in corso la transizione all'alfabeto cirillico.
Note
Collegamenti esterni
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