Il castello di Komine è un castello giapponese ubicato a Shirakawa.

Storia Le origini del castello vengono fatte risalire al 1340 durante il periodo Nanboku-chō: in quell'anno Yuki Chikatomo edificò una fortificazione sulle colline di Kominegaoka, ai cui piedi scorreva il fiume Abukuma e le diede il nome di castello di Komine. Nel 1590 il clan Yūki perse il controllo dei propri domini a causa di un decreto emanato da Toyotomi Hideyoshi: il territorio entrò quindi a far parte dei possedimenti della regione di Aizu e il controllo della struttura passò inizialmente al clan Gamō, in seguito al clan Uesugi e poi nuovamente al clan Gamō. Nel 1627 fu trasferito dal castello di Tanagura Niwa Nagashige con una rendita di koku, il quale, a partire dal 1629 avviò una radicale ristrutturazione della fortezza su ordine dello shogunato: i lavori durarono circa quattro anni e si conclusero nel 1632, durante i quali il corso principale dell'Abukuma fu deviato a nord del castello e il vecchio letto del fiume a sud venne interrato per permettere la costruzione del ninomaru e del sannomaru e fu ampliato il fossato sul lato orientale del takenomaru; nei terreni bonificati inoltre sorsero dei quartieri mercantili chiamati machiya e si stabilirono numerosi abitanti provenienti da Aizu, facendo prendere alla zona la denominazione di Aizu-machi. Leggenda narra che durante i lavori di ristrutturazione le mura in pietra del nucleo principale crollarono più volte consecutivamente: per porre fine a questi ripetuti fallimenti, le autorità decisero di ricorrere alla pratica del sacrificio umano, nota localmente con il termine di hitobashira, stabilendo che la vittima sarebbe stata la prima persona a presentarsi presso il cantiere della fortezza all'inizio della giornata. Il destino volle che la prima a giungere sul luogo fosse Otome, la giovane figlia di Wachi Hanzaburo, ovvero il magistrato incaricato della supervisione dei lavori edili: il padre cercò disperatamente di segnalarle con la mano di non avvicinarsi e di allontanarsi immediatamente, ma la ragazza interpretò erroneamente quel gesto come un invito ad affrettare il passo, venendo così catturata e sepolta viva al di sotto delle fondamenta. Dopo il compimento del rito sacrificale, le mura in pietra vennero finalmente completate senza registrare ulteriori cedimenti strutturali: nel punto esatto in cui la giovane fu sepolta venne piantato un albero di ciliegio, il quale prese da allora il nome di Otome-zakura.

Successivamente il castello passò sotto il controllo di ventuno generazioni di signori appartenenti a sette diverse casate: i clan Niwa, Sakakibara, Honda, Okudaira-Matsudaira, Echizen-Matsudaira, Hisamatsu-Matsudaira e Abe. Nel 1867 il clan Abe fu trasferito al dominio di Tanagura e di conseguenza il dominio di Shirakawa divenne un territorio sotto il controllo dello shogunato e la gestione della fortezza fu affidata al clan Niwa. L'anno successivo il castello fu teatro dello scontro tra le truppe Ōuetsu Reppan Dōmei, fedeli allo shogunato, e l'esercito del nuovo governo imperiale nel contesto della guerra Boshin: il primo maggio, durante la battaglia di Shirawaka-guchi, la maggior parte degli edifici del complesso fu distrutta da un incendio e il castello capitolò. Con l'emanazione dell'editto di abolizione dei castelli del 14 gennaio 1873, la struttura fu inizialmente classificata tra le fortezze da preservare, sebbene del vecchio complesso rimasero ormai soltanto i kuruwa, i bastioni in terra detti dorui, le mura in pietra e i fossati d'acqua. Nel 1887 l'area del castello fu interessata da una trasformazione logisitica: nella parte del sannomaru venne fatta passare la ferrovia Tōhok con annessa stazione, parte della superficie fortificata fu venduta a privati, mentre la sezione intorno al nucleo principale passò sotto la giurisdizione del ministero dell'Esercito, prima di essere definitivamente ceduta alla città di Shirakawa nel 1893.

Un'altra zona del castello fu trasformata nel 1952 nel campo da baseball comunale denominato stadio Shiroyama, nella quale una sezione delle mura in pietra alta circa dieci metri e larga cinquanta metri fu impiegata come sfondo scuro dietro la posizione del lanciatore. L'area circostante divenne sede del mercato dei cavalli e di varie gare di ciclismo su pista. A seguito di alcuni progetti di riqualificazione volti a istituire un parco storico, le strutture dello stadio furono interamente rimosse nel 1987: basandosi sui disegni storici di un documento redatto nel 1808, nel 1991 si completò la ricostruzione della torre a tre piani sul sito del nucleo principale, a cui fece seguito, nel 1994, il ripristino della porta anteriore. Il 6 aprile 2006 il sito venne inserito nella lista dei cento castelli più famosi del Giappone, mentre nel 2010 è stato dichiarato monumento del Giappone.

Il terremoto del Tōhoku dell'11 marzo 2011 provocò il crollo e l'allentamento delle pietre in diversi punti delle mura e dei cortili fortificati, mentre la torre a tre piani rimase in piedi; danni si registrarono al cortile fortificato, alle aree del parco e ad alcuni monumenti in pietra, determinando l'immediato divieto di accesso al nucleo principale. I lavori di restauro iniziarono nell'autunno del 2011: per il ripristino si procedette mappando ogni singola pietra crollata, la cui forma venne confrontata con le fotografie storiche delle mura per identificarne l'esatta collocazione originaria e rimontarla nella sua posizione iniziale. Il castello venne riaperto il 19 aprile 2015, mentre nel marzo 2019 i lavori furono dichiarati completamente conclusi.

Descrizione

Il nucleo principale, lhonmaru, ospita la torre gosankai yagura, il palazzo honmaru goten e due porte fortificate con torre dette yaguramon, nello specifico la porta mae-gomon e la porta sakura-mon. La torre gosankai yagura, edificata originariamente nel 1632, è stata ricostruita fedelmente nel 1991, utilizzando legno di cedro del monte Matsunami Inari, al posto del cemento armato come avvenuto in altre situazioni analoghe; è in stile sōtōgata, articolata su tre livelli e tre piani e fungeva da mastio della fortezza: è caratterizzata da un ampio margine lasciato sul bordo superiore delle mura in pietra, dalla presenza di una torre denominata tsukeyagura e da finestre a bovindo poste al secondo piano, simile al mastio del castello di Aizuwakamatsu; inoltre, il rivestimento esterno è costituito da tavole di legno sovrapposte laccate di nero e le finestre sono di piccole dimensioni per proteggere l'ambiente dalle intemperie. Il tetto è realizzato mediante la tecnica della posa a incastro: le tegole riproducono il motivo decorativo dellumebachi, ovvero lo stemma di famiglia appartenente a Matsudaira Sadanobu. Per le mura in pietra è stata applicata la tecnica del ranzuki, la quale prevede la posa di blocchi di varie dimensioni senza un ordine regolare: il materiale utilizzato è la pietra locale di Shirakawa. I dettagli architettonici relativi a tutti gli edifici del complesso sono stati ricavati da planimetrie del periodo Edo, tra le quali spiccano i documenti d'archivio noti come Shirakawa-jō Oyagura Ezu e Honmaru Goten Ezu.

Molti degli edifici dislocati all'interno del complesso andarono perduti nel corso del tempo a causa di incendi o demolizioni; tuttavia, la torre del tamburo denominata taiko yagura, che sorgeva originariamente sul lato occidentale della porta taiko-mon nei pressi dell'ingresso del secondo nucleo, fu venduta a privati nel 1873. Dopo essere stata inizialmente trasferita sul terrapieno Momiji-dote, nel 1930 venne spostata nel centro di Shirakawa, dove è utilizzata come sala da tè: a causa di questi spostamenti l'edificio andò incontro a profonde modifiche che ne compromisero in gran parte la configurazione originaria; ciononostante, costituisce l'unica testimonianza architettonica dell'epoca ancora intatta. Altri resti all'interno del sito includono le mura in pietra e i fossati del nucleo principale e del takenomaru.

Note

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