Il feticismo del piede nell'arte e nella cultura di massa è un fenomeno culturale che riguarda le Arti e la rappresentazione del corpo in particolare femminile nei mass media. L'erotizzazione del piede (o sessualizzazione del piede) ha varie manifestazioni artistiche, culturali e sociali lungo la Storia passata e presente; queste stesse sono anche tra le possibili cause del feticismo del piede.

Antica Grecia

Nell'Antica Grecia, il piede era una parte del corpo carica di erotismo e veniva citato in numerosi generi letterari (epica, poesia lirica, poesia drammatica, lettere, epigrammi, mitologia e i primi trattati patristici/dei Padri della Chiesa) e anche nell'arte figurativa (illustrazioni su vasi e decorazioni). Per esempio, Saffo in un frammento dedicato a una donna di nome Anaktoria dice che la cosa più bella sulla Terra erano sono i piedi dei soldati e che desiderava ardentemente rivedere i passi adorabili di Anaktoria piuttosto che vedere gli uomini in battaglia. Nel frammento, le fantasie erotiche di Saffo si focalizzano sia sulla faccia di Anaktoria che sui suoi piedi. Nell'epica greca, le donne desiderabili erano descritte come "belle", "magre" o "dalle caviglie fini" (eùsphuros, in inglese fine ankles); Archiloco, un grande poeta lirico, aggiunse che una donna con le caviglie grosse era oggetto di ribrezzo. Alcuni riferimenti precisi a donne dalle caviglie fini sono presenti in un inno omerico (l'unione di Persefone con Ade), nel matrimonio di Climene descritto nella Teogonia di Esiodo e nell'unione di Ercole con Ebe descritta sia nell'Odissea che in un inno omerico. Sempre nella Teogonia, viene detto che quando l'oceanide Idia si innamorò, partorì Medea "dalle caviglie adorabili" (lovely ankles). NellIliade, Fenice (uno dei personaggi) parla di un altro personaggio, Marpessa, che aveva caviglie leggiadre (fair ankles) ed era talmente bella che fu rapita da Apollo. Sempre nell'Iliade, quando Zeus elenca le proprie amanti preferite alla moglie Era, include la madre di Perseo, "Danae dalle caviglie fini". Nell'Odissea, una donna di nome Ino "dalle belle caviglie" esprime dispiacere per Ulisse, che è appena naufragato. In un altro inno omerico, Leto e Leda sono descritte come due donne dalle belle caviglie. Esiodo, autore della Teogonia, descrive la nascita di Afrodite sottolineando come l'erba primaverile cresce suoi piedi ben proporzionati/ben fatti. Ne Lo scudo di Eracle un tempo attribuito a Esiodo, Alcmena "dalle caviglie fini/leggiadre" era oggetto dei desideri di Anfitrione e Zeus. In altri casi, con un lessico diverso, le caviglie fini erano usate come epiteto onorifico, senza riferimenti all'erotismo e senza allusioni sessuali.

Nella lettera 67 tratta dal libro III° delle "Lettere di parassiti e cortigiane" di Alcifrone, viene descritto un uomo lussurioso che desiderava baciare una donna durante una processione religiosa; dopo avere sentito questo desiderio, ha preferito trattenersi e limitarsi a seguirla per poter baciare le impronte dei suoi piedi sul terreno. In una lettera d'amore di Lucio Flavio Filostrato a un ragazzo (lettera 18), il poeta incita il ragazzo a togliersi i sandali e camminare a piedi nudi perché la polvere accetterà il sentiero che i suoi piedi battono come l'erba (un riferimento all'erba che cresce sotto i piedi di Afrodite, Dea della bellezza, e all'atto erotico di sfilarsi i sandali) e tutti potranno baciare le sue impronte dei piedi. La lettera di Filostrato si conclude con una serie di esclamazioni verso le impronte del ragazzo. In un'altra lettera d'amore di Filostrato (lettera 37) stavolta indirizzata a una donna, si complimenta della bellezza dei suoi piedi, traccia un parallelismo con i piedi di Afrodite (nudi alla sua nascita) e la incita a restare senza calzari per permettere agli altri di baciarli. Anche in questa lettera desidera che la donna lasci le proprie impronte sul suolo per affascinare anche la terra. Nella terza e ultima lettera d'amore di Filostrato a un'altra donna, si complimenta con la donna della bellezza dei suoi piedi nudi; dopo avere descritto di nuovo i piedi nudi di Afrodite al momento della sua nascita, si lancia di nuovo in complimenti ai piedi nudi della donna e dice che sarebbe incantato e benedetto tre volte se i suoi piedi camminassero su di lui, quasi come se Filostrato desiderasse essere il terreno su cui la donna cammina (trampling).

La coppa di Bomford sarebbe un esempio di arte greca antica con riferimenti velati al feticismo del piede: infatti la coppa ha il sostegno (che in greco antico veniva chiamato "piede") che ha la forma dei genitali maschili; inoltre, la parola in greco antico per dire "piede" (poùs) è simile a quella per dire "pene" (peos) e entrambe le parole erano usate per fare giochi di parole comuni. L'interno della coppa mostra un simposio con un giovane servo completamente nudo e uno dei due uomini sdraiato sul letto che si toglie una scarpa, dunque una serie di riferimenti erotici. Il gioco di parole piede-pene si ritrova nella Medea di Euripide e nella Lisistrata di Aristofane. Nell'arte figurativa greca, verso la fine del VI secolo, le figure umane venivano rappresentate per la prima volta in visione frontale; tipicamente erano accovacciate e i piedi e genitali erano ritratti con dovizia.

In base agli studi di John Oakley e Rebecca Sinos, è stato osservato come i piedi nei matrimoni ateniesi avessero un grande peso. Un gesto preliminare al matrimonio ateniese era l'allacciamento dei sandali nuziali (nymphides). Questo gesto veniva rappresentato nell'arte e la figura che allacciava i sandali era Eros, il dio dell'amore. Pertanto, è presente una connessione tra il piede e l'amore. Sempre in base ai frammenti di vasi con illustrazioni, è nota l'usanza di buttare una scarpa addosso a una neo-coppia di sposi prima della loro partenza per un viaggio. Il gesto ha varie interpretazioni, tra cui quella di un simbolismo della sessualità siccome la rimozione dei sandali è associata a Afrodite, la dea della bellezza. Inoltre, il giorno dopo la prima notte di nozze, in cui il matrimonio era consumato per la prima volta, venivano portati dei doni agli sposi, tra cui le calzature per simbolizzare l'ingresso della sposa nella sfera simbolica di Afrodite. All'interno dell'intera cerimonia di matrimonio ateniese, svariati oggetti avevano un potere seduttivo (e.g., profumi, gioielli e cosmetici); i calzari sarebbero tra questi. Lo stesso Aristofane nella commedia Le donne alle Tesmoforie inserisce una scena che collega l'erotismo ai calzari femminili: in una scena, un personaggio di nome Euripide distrae un arciere con un'etera, cioè una donna accompagnatrice; per distrarlo, la fa camminare in modo sensuale, le toglie di dosso il vestito di fronte all'arciere e alla fine le dà dei comandi molto precisi per farsi rimuovere i sandali davanti all'arciere. Quest'ultimo gesto descritto è simile al rituale matrimoniale ateniese di allacciare i sandali nuziali, con la sola differenza che vengono rimossi (presunto simbolismo della sessualità). Dopo la rimozione dei sandali, l'arciere resta sedotto dall'etera e la bacia.

In una serie di graffiti sul monte Imetto, Merle K. Langdon ha trovato alcuni disegni di piante di piedi accostate ai genitali maschili e frasi erotiche. Nei graffiti vicini al ginnasio delle rovine dell'isola di Thera (oggi nota come Santorini), è presente una frase erotica pederastica ("Qui ti ha montato, dopo che ti ci ha condotto") con il disegno di due piante dei piedi e di un fallo; inoltre, le due piante dei piedi sembra che camminino sopra la frase: questa disposizione non è un caso siccome, in greco antico, il verbo "camminare" (bannein) significava anche "montare, avere un rapporto sessuale". Nelle rovine di Torico, è stato trovato un graffito che recita "Xares è una prostituta bella" (Xares pornos kalos) con accanto una pianta del piede; in un graffito eseguito un secolo più tardi vicino a questo, si nota la frase "Noto come un ano" (bòtiades no proktos): "proktos/ano" detto a una persona è un riferimento di scherno al fatto che è omosessuale e dunque è un riferimento alla sfera sessuale aggiunto accanto al graffito di una pianta del piede.

Infine, il Paedagogus di Clemente di Alessandria (uno dei primi Padri della Chiesa) attesta che l'erotismo correlato ai piedi era ancora presente nel tardo classicismo greco: ad esempio, Clemente di Alessandria condanna l'usanza delle donne di indossare calzari con frasi erotiche incise sulle suole, per cui sul suolo venivano lasciate frasi erotiche contornate dalla forma del piede/calzario. Inoltre, condanna le donne che mostrano i propri piedi nudi, senza tuttavia condannare gran parte degli uomini. Nella sua opera, un intero capitolo è stato dedicato solo ai piedi e ai calzari. Un vaso greco che ha la forma di impronta di sandalo reca la scritta "akolouthi" ("seguire"), per cui richiama l'usanza condannata da Clemente di Alessandria. Nelle rovine di Efeso, lungo una sua sezione (la "via di marmo"), è incisa l'impronta di un piede accanto a un cuore; tuttavia, la credenza per cui questa impronta indicava la via per andare al bordello è errata.

Antica Roma, Antico Egitto

Nell'Antica Roma, il feticismo dei piedi era molto diffuso, per cui di base era presente una continuità tra il mondo greco classico e il mondo romano classico. Una rara testimonianza dell'attenzione data ai romani alla bellezza dei piedi femminili si trova nel carme 43 di Catullo: il carme rimprovera a una donna di non essere bella, elencando una serie di caratteristiche ritenute attraenti che la donna non ha. Tra le varie caratteristiche (e.g., naso piccolo, occhi neri, dita affusolate, modo di parlare elegante), la seconda a essere indicata è il "piede non bello" ("Salve, nec minimo puella naso, nec bello pede [...]", traducibile come "Salve, fanciulla né con il naso piccolo, né con il piede bello [...]").