La chiesa delle Concezioniste è una chiesa sconsacrata di Giugliano in Campania, nella città metropolitana di Napoli, situata in via Concezione. Di stile barocco, appartiene alla diocesi di Aversa ed era annessa al monastero delle suore dell'Immacolata Concezione, da cui il nome comune.
Storia La strada su cui prospetta la chiesa era detta anticamente "vicolo della Pigna", secondo lo storico Agostino Basile, e poi "Strada delle Monache ai Sambuci" nel censimento del 1753. Basile e, prima di lui, Fabio Sebastiano Santoro, fanno risalire al 1625 l'inizio della costruzione del monastero, sorto per volere del chierico giuglianese Giulio Turco, che alla sua morte lasciò una cospicua somma al fratello F. Antonio per la realizzazione di un conservatorio di vergini e vedove. Alla morte di F. Antonio Turco, nel 1649, l'opera incompiuta fu affidata per testamento a cinque governatori, uno dei quali doveva essere sempre un discendente del pronipote Michele Pianese, mentre gli altri quattro erano nominati dall'Universitas di Giugliano (odierno comune).
Sospesi nel 1656 a causa della peste, i lavori terminarono solo nel 1695, quando, il 12 aprile, la chiesa e il monastero furono benedetti da don Antonio Lucina, delegato del vescovo di Aversa Fortunato Ilario Carafa della Spina. Il monastero, dotato di 24 celle, fu trasformato in casa di clausura nel 1704. In seguito alle leggi di soppressione degli ordini religiosi emanate durante il decennio francese, le suore furono costrette ad abbandonare il complesso, riaperto solo con il ritorno dei Borbone; con le successive soppressioni del Regno d'Italia (1866-1867) il monastero venne confiscato dal demanio statale, che ne riconvertì gli spazi trasformandoli parzialmente in un istituto scolastico e in un carcere. La chiesa restò aperta al culto fino al 1952.
Nel 1981 l'ala residenziale del monastero fu abbattuta per costruirvi una scuola, mentre la chiesa adiacente, lasciata incustodita, fu spogliata di tutti i suoi beni: vennero rubati i marmi dei cinque altari, gli arredi e le tele, tra cui una Immacolata Concezione con i santi Antonio e Francesco dipinta da Paolo de Matteis nel 1693. A seguito di un primo restauro, tra il 1993 e il 1997, sotto la direzione dell'architetto Catello Pasinetti della Soprintendenza, la sottrasse a un lungo abbandono e la destinò ad auditorium per attività culturali. Nuovi lavori, avviati nel 2015 nell'ambito del progetto Più Europa, hanno riguardato il rifacimento del tetto e altri interventi strutturali. La chiesa, di proprietà dell'Istituto diocesano per il sostentamento del clero di Aversa, è dal 2014 in concessione d'uso al comune di Giugliano in Campania, insieme alle chiese di Santa Maria Maddalena e di San Rocco.
Descrizione La facciata, che reca la data del 1663, è caratterizzata da un grande portale in piperno, preceduto da due scalini e sormontato da un timpano curvo spezzato al centro, dove una nicchia ospita un affresco della Beata Vergine Immacolata; ai lati del portale altre due nicchie affrescate raffigurano sant'Antonio da Padova e san Francesco d'Assisi. Il prospetto è scandito da quattro alte lesene di ordine tuscanico; in alto a destra si erge un caratteristico campanile a vela con torrino. Internamente la chiesa, a pianta rettangolare e riccamente decorata di stucchi, presenta due cappelle per lato incorniciate da lesene di ordine composito ed è coperta da due volte a botte di diversa altezza.
L'altare maggiore, in marmo, era sopraelevato di tre gradini; alle sue spalle si sviluppa un deambulatorio, visibile dall'aula attraverso due finestroni schermati da fitte cancellate, dai quali le monache di clausura potevano assistere alle celebrazioni senza essere viste. Dietro l'altare campeggiava la tela di Paolo de Matteis, sormontata da una grande vetrata semicircolare che inondava di luce l'ambiente. Dell'antico splendore restano soprattutto gli stucchi e il pavimento in maioliche, in parte sostituito nel corso dei restauri.
Note
Bibliografia Agostino Basile, Memorie istoriche della Terra di Giugliano, Napoli, Stamperia Simoniana, 1800. Fabio Sebastiano Santoro, Scola di Canto Fermo, Napoli, Stamperia di Novello de Bonis, 1715.
Collegamenti esterni
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