La rovina di Kasch è un libro di Roberto Calasso, pubblicato da Adelphi nel 1983. Di forma difficilmente classificabile, combina narrazione storica, ritratti biografici, riflessione filosofica e materiali antropologici. Al centro dell'opera si trovano la figura di Talleyrand e la leggenda africana del regno di Kasch, attraverso le quali Calasso affronta temi quali il sacrificio, la legittimità politica, la rivoluzione e la nascita della modernità.
Il libro apre la sequenza di undici opere interconnesse che Calasso avrebbe in seguito indicato come Opera senza nome.
Struttura e contenuto
La rovina di Kasch non segue una trama continua né presenta una ricostruzione sistematica degli avvenimenti storici. Il testo accosta episodi, testimonianze, citazioni, aneddoti e ritratti di personaggi, collegati da richiami interni e da una trama intertestuale. L'opera intreccia e reinventa diversi generi tradizionali, conferendo un ritmo narrativo a materiali prevalentemente storici, filosofici e antropologici.
Talleyrand costituisce il principale punto di riferimento della prima parte del libro. Calasso non ne ricostruisce organicamente la biografia, ma seleziona episodi apparentemente marginali, attraverso i quali illumina il periodo compreso fra la Rivoluzione francese e l'età napoleonica. Talleyrand è al tempo stesso personaggio storico, oggetto della narrazione e narratore fittizio, e la sua presenza apre e conclude l'opera. La capacità di attraversare regimi diversi senza identificarsi pienamente con nessuno di essi ne fa una figura emblematica del passaggio dall'antico ordine alla modernità.
Al centro del libro si trova la leggenda di Kasch, ripresa dagli scritti dell'etnologo Leo Frobenius. Nel regno africano il sovrano veniva sacrificato quando gli astri raggiungevano determinate posizioni. L'arrivo del narratore Far-li-mas, capace di incantare i sacerdoti con i propri racconti, interrompe l'osservazione del cielo e quindi l'uccisione rituale del re. Il nuovo ordine conosce inizialmente prosperità, ma finisce anch'esso in rovina; a sopravvivere sono soltanto le storie di Far-li-mas.
Intorno a questi due nuclei il libro convoca figure ed episodi appartenenti a epoche e ambiti diversi, fra i quali Maria Antonietta, Napoleone Bonaparte, Jeremy Bentham, Goethe, Joseph de Maistre, Karl Marx, Max Stirner, Sainte-Beuve e Chateaubriand. I loro rapporti non sono sviluppati secondo una successione lineare, ma attraverso analogie, contrasti e ricorrenze che riconducono alla leggenda di Kasch e al problema del sacrificio.
Temi
Sacrificio e modernità
Il sacrificio rappresenta uno dei principali nuclei tematici dell'opera. Nel ritratto di Talleyrand assume la forma del sacrificio del singolo al ruolo sociale e alla continuità della propria classe; il tema si estende però al conflitto più generale fra individuo e società e alla persistenza del meccanismo sacrificale anche dopo la scomparsa delle sue forme rituali.
L'abolizione del sacrificio rituale non elimina la violenza, ma ne favorisce il ritorno in forme desacralizzate. Il regicidio, le esecuzioni della Rivoluzione francese e la guerra moderna diventano così trasformazioni di un meccanismo antico, nel quale alla vittima scelta ritualmente si sostituiscono moltitudini anonime.
Mito e ripetizione
Il mito di Kasch è collegato nel libro al principio della ripetizione. Gli avvenimenti storici e le vicende individuali non si limitano a riprodurre fatti precedenti, ma riattualizzano forme mitiche che continuano ad agire anche quando non vengono più riconosciute. Le rivoluzioni, la morte dei sovrani e il destino di personaggi come Maria Antonietta e Luigi XVI sono interpretati come nuove manifestazioni di schemi archetipici.
La fine del sacrificio istituzionale non determina pertanto la scomparsa del mito o del rito. Questi sopravvivono in gesti, simboli e ripetizioni, sebbene il tentativo rituale di ristabilire l'ordine sia destinato a fallire.
Forma e metodo
La costruzione del libro si fonda sul montaggio di fonti eterogenee: memorie, lettere, annotazioni, documenti, opere filosofiche e passi letterari. A tali materiali Calasso affianca talvolta personaggi, dialoghi e documenti immaginari, presentati accanto alle testimonianze autentiche. Il risultato è una narrazione frammentaria e aperta, nella quale il confine fra ricostruzione storica e invenzione letteraria rimane deliberatamente mobile.
Le fonti utilizzate non coincidono necessariamente con quelle privilegiate dalla storiografia tradizionale. Attraverso memorie individuali, aneddoti e testi letterari, il libro costruisce una forma di memoria capace di restituire pensieri, gesti e atmosfere che i documenti ufficiali non conservano. Gli autori citati diventano spesso anche personaggi del libro: Talleyrand, per esempio, vi appare contemporaneamente come protagonista, narratore e autore delle testimonianze sulle quali Calasso interviene.
La citazione non svolge quindi una funzione puramente ornamentale, ma inserisce materiali preesistenti in una nuova rete di rapporti. La storia stessa viene letta secondo il principio della ripetizione: ogni gesto rinvia ad altri gesti, così come ogni libro riprende, trasforma o risponde ad altri libri.
Edward St. John ha individuato fra i principali modelli letterari francesi dell'opera le memorie di Saint-Simon, l'opera critica di Sainte-Beuve e la Recherche di Marcel Proust, accomunate dalla capacità di conservare una molteplicità di voci, giudizi, episodi e frammenti storici.
Nella lettura del Palais-Royal, André Aciman ha ricondotto a Walter Benjamin l'interpretazione delle gallerie commerciali come bocche o accessi al mondo infero, nei quali merci, denaro, gioco e prostituzione assumono una funzione analoga a quella delle offerte propiziatorie antiche. Brian Dillon ha letto più in generale La rovina di Kasch come una manifestazione di quello che definisce «effetto Benjamin»: nel montaggio di storia, pensiero e intrigo europei dell'opera afferma di avervi ritrovato la presenza del filosofo tedesco.
Accoglienza critica
In occasione della ricezione anglofona dell'opera, St. John la considerò un esperimento solo parzialmente riuscito, ma insieme affascinante e significativo per il modo in cui la struttura a mosaico rende visibili i suoi temi. Interpretò inoltre il libro come una prima elaborazione della forma che Calasso avrebbe sviluppato pienamente ne Le nozze di Cadmo e Armonia.
In una recensione apparsa su The New Republic nel 1995, Aciman interpretò la costruzione labirintica e digressiva come un procedimento che non si limita a rappresentare lo spaesamento dell'uomo moderno, ma lo riproduce nell'esperienza del lettore. Pur riconoscendo nel libro un vasto montaggio di riferimenti e alcuni episodi particolarmente riusciti, criticò l'accumulo di citazioni, nomi e associazioni, la scarsa chiarezza dell'argomentazione e la mancata risoluzione delle contraddizioni relative al sacrificio e alla persistenza del sacro nella modernità.
Edizioni
Roberto Calasso, La rovina di Kasch, Milano, Adelphi, collana «Biblioteca Adelphi», n. 129, 1983, ISBN 978-88-459-0537-7.
Note
Bibliografia
Collegamenti esterni