La Villa Vigliardi Paravia è una villa situata a Candiolo, nella città metropolitana di Torino, progettata dagli architetti Roberto Gabetti e Aimaro Isola con la collaborazione dell'ingegnere Giuseppe Raineri.
Storia I due architetti vennero incaricati della progettazione dell'opera in virtù del loro consolidato rapporto professionale con la famiglia Vigliardi Paravia, proprietaria dell'omonima casa editrice, per la quale lo studio Gabetti e Isola aveva già progettato un complesso di abitazioni e uffici in piazza Statuto, a Torino, nel periodo compreso tra il 1958 e il 1960.
I primi schizzi del progetto della villa risalgono al 1961 e comprendono una serie di disegni a mano libera nei quali si può intuire l'evoluzione dell'impianto da un'embrionale forma compatta a mandorla verso una configurazione più articolata e fluida. Il 9 febbraio 1962 venne rilasciato il nulla osta dal comune di Candiolo per l'inizio dei lavori, che furono affidati all'impresa Bottoli e iniziarono ufficialmente il 1º marzo, concludendosi il 10 gennaio 1964.
Descrizione L'edificio sorge in una vasta area pianeggiante precedentemente adibita a uso agricolo, che venne preferita dai committenti rispetto ad analoghi lotti collinari, in quanto ritenevano che avrebbe favorito un migliore sfruttamento del tempo libero. Posto in un luogo privo di elementi preesistenti naturali o artificiali, fatta eccezione per le Alpi visibili in lontananza, l'edificio finisce per costituire l'elemento caratterizzante dello spazio circostante.
Il complesso è suddiviso in tre volumi principali collegati da portici: il corpo centrale a due piani, adibito ad abitazione padronale; il volume a sud, destinato all'alloggio del custode e all'autorimessa; e il padiglione a nord-ovest, riservato agli spogliatoi e ai locali tecnici della piscina e del campo da gioco. In particolare, la composizione dell'edificio venne definita dagli stessi progettisti come zoomorfa e da loro paragonata a un granchio, con il corpo corazzato corrispondente al nucleo centrale residenziale, gli arti riferibili alle ali porticate e le chele ravvisabili nei padiglioni terminali dell'edificio.
L'elemento che conferisce unità alla struttura è la grande copertura a falde autoportanti progettata da Giuseppe Raineri; questa, completamente rivestita in coppi tradizionali, prosegue in modo continuo, raccogliendo i diversi corpi di fabbrica, per poi abbassarsi sui portici quasi al livello del terreno, con l'obiettivo di generare ampie zone d'ombra.
La struttura portante si compone di pilastri a croce in muratura di mattoni a vista, sui quali si impostano i soffitti in calcestruzzo armato grezzo delle parti porticate e degli sbalzi di gronda; sono inoltre presenti serramenti e persiane scorrevoli in legno naturale e una pavimentazione esterna in lastre di pietra.
Dal punto di vista degli interni, il corpo principale presenta una galleria che funge da disimpegno passante e separa i locali di soggiorno dai servizi. L'ingresso, il soggiorno e i locali per il pranzo si articolano mediante pareti scorrevoli che consentono di trasformare la zona giorno in un ambiente unico affacciato sul giardino e sulla piscina, mentre il primo piano, ricavato all'interno delle falde della copertura e illuminato da aperture nel tetto, ospita le camere da letto. Le diverse scelte formali, poste in dialogo tra gli interni e gli esterni, sono state interpretate dalla critica come una rivisitazione dei principi dell'architettura organica di Frank Lloyd Wright.
Nel 2019 l'edificio si presentava in buono stato di conservazione, mantenendo sia la destinazione d'uso originaria sia i propri caratteri percettivi.
Note
Bibliografia
Categoria:Architetture di Candiolo Categoria:Ville della città metropolitana di Torino Categoria:Architetture di Roberto Gabetti Categoria:Architetture di Aimaro Isola