Limmigrazione italiana a Minas Gerais, stato del Brasile, è stata il movimento migratorio avvenuto tra la fine del XIX secolo e i primi decenni del XX secolo di italiani verso lo stato brasiliano del Minas Gerais. Lo stato fu uno dei principali destinatari dell'immigrazione italiana in Brasile: soltanto San Paolo e il Rio Grande do Sul accolsero un numero maggiore di immigrati italiani.A integração dos imigrantes italianos no Brasil, na Argentina e Estados Unidos p. 106
Alla fine del XIX secolo, la situazione economica italiana era sfavorevole, a causa del declino delle attività agricole e industriali, e migliaia di italiani iniziarono a emigrare verso altri paesi, tra cui il Brasile. Sulla base dei registri conservati presso la Hospedaria Horta Barbosa di Juiz de Fora, 68.474 immigrati italiani entrarono nel Minas Gerais tra il 1888 e il 1901. Per il periodo compreso tra il 1872 e il 1930, il totale ammontò a 77.483 individui. Essi provenivano prevalentemente dall'Italia settentrionale. Circa l'80% trovò impiego nelle piantagioni di caffè della Zona da Mata e circa un terzo si stabilì nel Sud del Minas Gerais.
L'immigrazione italiana fu ampiamente sovvenzionata dal governo del Minas Gerais, che finanziava il viaggio in nave degli immigrati al fine di incrementare la manodopera nelle piantagioni di caffè. Alla fine del XIX secolo l'economia dello stato dipendeva fortemente dall'esportazione di questo prodotto. Tale immigrazione si inseriva nel contesto della sostituzione della manodopera schiava con il lavoro salariato. Tuttavia, il Minas Gerais era lo stato più popoloso del Brasile e disponeva quindi di un'ampia riserva di manodopera locale, che poté essere impiegata per sostituire gli schiavi emancipati. Di conseguenza, un'immigrazione europea su vasta scala non risultò necessaria, come invece avvenne con l'immigrazione italiana a San Paolo.
Gli immigrati italiani si inserirono nella società del Minas Gerais prevalentemente come forza lavoro destinata alla coltivazione del caffè. Con il passare del tempo, tuttavia, la loro presenza si estese ad altri settori, soprattutto nei centri urbani, dove contribuirono attivamente allo sviluppo del commercio, delle industrie e di altre attività economiche. L'assimilazione degli italiani nel Minas Gerais fu rapida e pacifica. In questo stato non si formarono comunità italiane chiuse e gli immigrati si dispersero su un vasto territorio, nel quale costituivano una minoranza della popolazione dello stato allora più popoloso del Brasile.
Statistiche
Ingresso di italiani nel Minas GeraisCAMPOLI, Federico. Camponeses de engenho e arte: história e geografia dos imigrantes italianos em Minas Gerais. Belo Horizonte: Manuscritos, 2013. 397 p. 1887* 1888 1889 1890 1891 1892 1893 1894 1895 1896 1897 1898 1899 dal 1900 al 1930 Totale5.0006.3232.2833.9155.7182.8242.4954.4105.50717.44117.1531.91765085476.490 * Il dato del 1887 si riferisce al numero complessivo di italiani presenti nel Minas Gerais in quell'anno e non al numero degli ingressi.
Tra il 1872 e il 1930 entrarono nella provincia, e successivamente nello stato, del Minas Gerais 77.483 italiani. L'immigrazione italiana verso il Minas Gerais può essere suddivisa in due fasi: la prima, dal 1860 al 1887, fu spontanea e di modesta entità, proveniente soprattutto dall'Italia meridionale e composta da individui emigrati più per ragioni politiche e familiari o per spirito d'iniziativa che per povertà. Questi pionieri si stabilirono principalmente nelle città e nei villaggi del sud dello stato, dedicandosi soprattutto al piccolo commercio, all'artigianato e all'agricoltura di sussistenza.
La grande immigrazione ebbe luogo tra il 1888 e il 1898, con il sostegno del governo del Minas Gerais, che sovvenzionava il viaggio in nave degli immigrati. Questo flusso migratorio era legato principalmente al lavoro agricolo, soprattutto nelle piantagioni di caffè, e agli effetti dell'abolizione della schiavitù. La corrente migratoria proveniva principalmente dall'Italia settentrionale, in particolare dal Nord-Est, ed era composta soprattutto da contadini spinti a emigrare dalle condizioni di miseria e indigenza.
A partire dal 1893 emersero tuttavia i primi evidenti segnali della crisi dell'economia del caffè, i cui effetti si protrassero fino al 1906. La crisi fu provocata dalla sovrapproduzione di caffè, che fece crollare i prezzi, e dalla contemporanea diminuzione delle esportazioni verso l'Europa e, soprattutto, verso gli Stati Uniti. Il Minas Gerais, la cui economia dipendeva fortemente dalle esportazioni di caffè, fu duramente colpito da questa congiuntura. Secondo Norma de Góis Monteiro, «tutto precipitò con il caffè», compresa l'immigrazione italiana.
A causa della carenza di risorse finanziarie provocata dalla crisi del caffè, nel 1897 il governo del Minas Gerais sospese temporaneamente i servizi e le sovvenzioni all'immigrazione, interrompendo, ad esempio, il rimborso del costo del viaggio navale. La scarsità di fondi portò, nel 1900, alla chiusura della Hospedaria Horta Barbosa di Juiz de Fora e dell'Agenzia del Minas Gerais per l'ispezione dell'immigrazione a Rio de Janeiro; nel 1904 fu chiusa anche la Sovrintendenza all'Immigrazione con sede a Genova. Con lo smantellamento dell'apparato destinato al sostegno dell'immigrazione, il numero degli italiani in ingresso nel Minas Gerais si ridusse drasticamente. Se tra il 1888 e il 1901 entrarono nello stato 68.474 italiani, tra il 1900 e il 1930 questo numero scese ad appena 854 individui. Il Decreto Prinetti del 1902, con il quale il governo italiano vietò l'immigrazione sovvenzionata verso il Brasile, ebbe un ruolo marginale nella riduzione dell'immigrazione verso il Minas Gerais, poiché il flusso era già in declino da alcuni anni. Diversamente, nello stato di San Paolo il decreto ebbe un effetto decisivo nel ridurre sensibilmente l'arrivo di immigrati italiani.
Alla fine del XIX secolo, quando ebbe luogo l'immigrazione italiana nel Minas Gerais, lo stato era il più popoloso del Brasile e contava già circa tre milioni di abitanti. La popolazione locale era ormai abituata alla mescolanza etnica e all'integrazione di nuovi gruppi di popolazione, cosicché l'assorbimento degli immigrati italiani avvenne in maniera del tutto naturale.
Nel censimento del 1920, i 42.943 residenti nati in Italia rappresentavano appena lo 0,7% della popolazione del Minas Gerais, che allora contava 5.888.174 abitanti. A quella data, tuttavia, molti italiani giunti nello stato nei trent'anni precedenti erano già deceduti. Inoltre, vi erano ormai figli e nipoti di immigrati italiani nati in Brasile che, essendo cittadini brasiliani dalla nascita, venivano censiti come brasiliani, pur crescendo in ambienti fortemente italianizzati e conservando abitudini e mentalità di origine italiana.
Gli italiani lasciarono una vasta discendenza nel Minas Gerais. Prendendo come esempio la coppia di immigrati Giuseppe e Stella Carazza, stabilitasi a São João del-Rei alla fine del XIX secolo, essa diede origine a 9 figli, 59 nipoti, 227 pronipoti, 369 trisnipoti e 67 quadrisnipoti, per un totale di 731 discendenti nell'arco di poco più di un secolo. Secondo Federico Campoli, estendendo tale fecondità all'intero stato, oltre 1,5 milioni di abitanti del Minas Gerais discenderebbero da italiani, pari all'8% dei suoi 19 milioni di abitanti. Occorre tuttavia precisare che si tratta di una semplice estrapolazione e che non esistono dati concreti sul numero degli italodiscendenti in Brasile o nel Minas Gerais, poiché il censimento nazionale dell'IBGE non raccoglie più dati sull'ascendenza della popolazione. A partire dal censimento del 1950, infatti, l'IBGE ridusse il numero dei quesiti da 45 a 25, eliminando, tra l'altro, le domande relative alla cittadinanza dei genitori del censito e alla data di fissazione della residenza nel Paese degli stranieri e dei brasiliani naturalizzati.IBGE. Censo brasileiro de 1940. Rio de Janeiro, 1950.
Storia
Popolazione nata in Italia nel Minas Gerais Anno Italiani1872145189625.000190055.000191050.000192042.943194018.819195011.70419705.227Nota: I dati relativi al 1896, 1900 e 1910 sono stime. I dati relativi al 1872, 1920, 1940, 1950 e 1970 provengono dai censimenti demografici.
L'immigrazione italiana nel Minas Gerais, sviluppatasi a partire dalla fine del XIX secolo, è strettamente legata alla fine della tratta degli schiavi (la Legge Eusébio de Queirós del 1850) e all'abolizione della schiavitù (la Legge Aurea del 1888). Dalla metà del XIX secolo, con il divieto dell'introduzione di nuovi schiavi provenienti dall'Africa, la crescente carenza di manodopera nel Brasile favorì politiche volte a incentivare l'arrivo di un numero sempre maggiore di immigrati europei.
L'Italia attraversava allora gravi difficoltà sociali, caratterizzate da miseria e disoccupazione, da un processo di industrializzazione che contribuì alla marginalizzazione di parte della forza lavoro e, soprattutto, dalla crisi del mondo rurale dovuta alla sovrappopolazione e alla scarsità di terre. Poco dopo l'Unificazione italiana del 1871, il paese fu interessato da un imponente fenomeno migratorio. Secondo l'IBGE:
Tra il 1880 e il 1969 circa 1,5 milioni di italiani emigrarono in Brasile.Jeffrey Lesser. Negotiating National Identity: Immigrants, Minorities, and the Struggle for Ethnicity in Brazil. Circa il 70% si stabilì nello stato di San Paolo. Fino al 1902 prevalse l'immigrazione sovvenzionata, proveniente dall'Italia settentrionale, nell'ambito della quale il governo brasiliano finanziava il viaggio in nave degli immigrati, destinandoli principalmente ai nuclei coloniali, dove diventavano piccoli proprietari agricoli, oppure alle piantagioni di caffè, dove sostituivano la manodopera schiava. Nel 1902, tuttavia, il governo italiano emanò il Decreto Prinetti, che proibiva l'emigrazione sovvenzionata verso il Brasile, in seguito alle sempre più frequenti notizie secondo cui gli immigrati italiani erano sottoposti a condizioni di semi-schiavitù nelle piantagioni brasiliane. Da quel momento gli italiani che desideravano emigrare in Brasile dovettero sostenere personalmente le spese del viaggio. L'emigrazione non cessò, ma diminuì sensibilmente. Inoltre, divenne prevalente l'emigrazione proveniente dall'Italia meridionale, mentre una parte crescente degli immigrati si stabiliva nei centri urbani.Fluxos migratórios: fatores transoceânicos de atração-expulsão e contexto histórico da Itália e do Brasil (1870-1902)Processos migratórios no Estado de São Paulo: estudos temáticos
Gli italiani costituirono il principale gruppo di immigrati giunti in Brasile alla fine del XIX secolo. Secondo una stima, nel 1900 vivevano nel paese circa 540.000 italiani, pari al 3,1% della popolazione complessiva. Per il 1902 il loro numero sarebbe salito a 600.000. Il censimento nazionale del 1920 registrò 558.405 cittadini italiani, pari al 52% della popolazione straniera residente in Brasile, dei quali il 71% era concentrato nello stato di San Paolo. Il censimento non includeva i figli, i nipoti e gli altri discendenti degli immigrati italiani, poiché ogni persona nata in Brasile veniva classificata come brasiliana, indipendentemente dalla nazionalità dei genitori. Il censimento del 1940 introdusse invece una domanda rivolta ai cittadini brasiliani per sapere se fossero figli di stranieri. In quell'occasione, 1.260.931 persone dichiararono di essere figli di padre italiano, mentre 1.069.862 affermarono di essere figli di madre italiana.IBGE. Censo Demográfico de 1940. Tali dati, tuttavia, risultano limitati, poiché ai nipoti, ai pronipoti e agli altri discendenti di stranieri non veniva chiesta l'origine familiare, ma soltanto ai figli.