Ha diretto i lungometraggi indipendenti Habeas Corpus, Standard e Mburucuyá.

Biografia Acha ha studiato presso la Escuela de Bellas Artes Beato Angélico e si è diplomato in pittura alla Escuela Nacional de Bellas Artes Prilidiano Pueyrredón di Buenos Aires. Influenzato dal romanticismo del XIX secolo, ha definito la propria pratica artistica come quella di un «pittore viaggiatore». I suoi paesaggi — prevalentemente marine e vedute costiere — privilegiavano l'atmosfera e la contemplazione spirituale rispetto alla documentazione realistica. Sebbene abbia esplorato varie tecniche, è stato particolarmente riconosciuto per la sua padronanza dell'acquerello.

Negli anni '70 e '80, Acha ha esposto ampiamente le sue opere in America Latina ed Europa. I suoi dipinti sono stati mostrati al Museo de Bellas Artes di La Plata, al Museu de Arte Moderna di San Paolo, al Museo de Arte Hispanoamericano di Quito, alla Galería Praxis di Buenos Aires, oltre che alla Biennale Internazionale dell'Umorismo e della Satira di Gabrovo (Bulgaria) e alla Mostra Internazionale di Grafica di Bilbao. Ha ricevuto borse di studio dal Fondo Nacional de las Artes e dalla Fondazione Rockefeller, e le sue opere figurano in collezioni pubbliche come il Museo Castagnino+macro di Rosario e il Museo de Arte Moderno di Buenos Aires (MAMBA).

Stile cinematografico e temi Il cinema di Acha si è sviluppato al di fuori dei circuiti di produzione commerciale e delle strutture narrative convenzionali. La critica descrive i suoi lungometraggi come saggi allegorici che privilegiano la composizione pittorica, il montaggio simbolico e il contrappunto sonoro rispetto allo sviluppo tradizionale della trama. Lo studioso di cinema Jorge Sala nota che Acha ha trasferito la sua formazione di pittore nella regia, creando inquadrature statiche in cui il tempo drammatico cede il passo alla contemplazione visiva.

Al centro dell'opera di Acha vi è ciò che il critico Gustavo Bernstein definisce una «eztetyka sudaka» — una riformulazione critica dell'identità latinoamericana che parafrasa la «estetica della fame» di Glauber Rocha e contrappone le visioni del mondo indigene, coloniali ed eurocentriche. La sua trilogia esplora la frizione tra l'iconografia cattolica e il desiderio omoerotico, raffigurando il corpo umano sia come luogo di repressione politica che di passione fisica.

Il suono svolge un ruolo strutturale piuttosto che decorativo nei suoi film; i dialoghi parlati sono minimi, mentre tracce audio d'archivio, registrazioni ambientali e motivi musicali collidono frequentemente con le immagini per generare ironia o commento politico.

Lungometraggi

Habeas Corpus (1986) Rilasciato nel 1986, Habeas Corpus è stato il film d'esordio di Acha. Ambientato durante l'ultima dittatura civico-militare argentina, il film si svolge quasi interamente all'interno di un centro di detenzione clandestino, concentrandosi su un carceriere solitario e un prigioniero politico legato e bendato. La narrazione evita dialoghi convenzionali, affidandosi a un paesaggio sonoro che sovrappone registrazioni d'archivio della visita di papa Giovanni Paolo II in Argentina nel 1982 ai suoni claustrofobici della cella.

Il critico Gustavo Bernstein sottolinea la tensione omoerotica del film e il suo dialogo con il cortometraggio Un chant d'amour di Jean Genet, oltre alle risonanze letterarie con il racconto La scrittura del Dio (La escritura del dios) di Jorge Luis Borges. Retrospettive in festival internazionali, come il Festival des 3 Continents e la Viennale, hanno evidenziato come il film trasformi lo spazio carcerario in uno spazio rituale in cui si intersecano l'iconografia del sacrificio cristiano, il martirio politico e la fascinazione sensoriale per il corpo maschile.

Standard (1989) Standard (1989) è un film allegorico sulle mitologie politiche argentine e sulla crisi ideologica seguita alla morte di Juan Domingo Perón. La trama segue un gruppo di operai edili che tentano di costruire lAltar de la Patria, un monumentale mausoleo promosso nel 1974 dal ministro José López Rega.

Il critico cinematografico Roger Koza nota che il film funziona come una satira della storia nazionale, assegnando al sex symbol Libertad Leblanc un ruolo d'avanguardia come incarnazione femminile della nazione. Il montaggio visivo incorpora illustrazioni patriottiche della rivista infantile Billiken, statuaria neoclassica e primi piani ricorrenti di formicai come metafora del lavoro e dell'organizzazione sociale collettiva.

Mburucuyá, cuadros de la naturaleza (1996) Completato poco prima della morte di Acha nel 1996, Mburucuyá, cuadros de la naturaleza è un saggio visivo ispirato alle spedizioni sudamericane (1799–1804) del naturalista prussiano Alexander von Humboldt e del botanico francese Aimé Bonpland. La narrazione contrappone il razionalismo scientifico europeo e la classificazione botanica alle cosmologie e visioni del mondo indigene americane.

Il motivo centrale del film è il *mburucuyá* (fiore della passione), una pianta ribattezzata dai missionari spagnoli per la sua somiglianza con gli strumenti della Passione di Gesù. Attraverso questo simbolo, Acha esplora l'intersezione tra linguaggio europeo, colonizzazione religiosa e natura indigena. Le retrospettive nei festival europei, tra cui Seminci e la Viennale, hanno evidenziato l'opera come una meditazione sulla storia coloniale e sull'identità culturale latinoamericana.

Opere scritte Dopo la morte di Acha, le sue raccolte di scritti e sceneggiature sono state curate e pubblicate in due volumi sotto il titolo generale Escritos póstumos, contribuendo ad ampliare la ricezione critica del suo lavoro oltre il cinema.

Escritos póstumos, Vol. I (2012) Il primo volume raccoglie tre opere in prosa a metà tra il racconto lungo e il romanzo breve, incentrate sulla colonizzazione europea, la violenza di Stato e l'identità latinoamericana. Homo-Humus esplora le spedizioni sudamericane di Alexander von Humboldt e ha servito da base concettuale per il film Mburucuyá, cuadros de la naturaleza; Blancos esamina l'espansione militare e lo sfollamento delle popolazioni indigene durante la Conquista del Deserto del XIX secolo; infine, San Michelín unisce iconografia religiosa e folklore urbano nel quartiere popolare della Boca.

Escritos póstumos, Vol. II (2014) Il secondo volume raccoglie tre testi narrativi che approfondiscono motivi già presenti nella sua filmografia, concentrandosi sull'omoerotismo, la mitologia classica e la rappresentazione del corpo maschile. In Amapola, Acha sovverte la leggenda di San Giorgio e il drago in un'ambientazione onirica in cui l'antagonismo lascia il posto al reciproco desiderio omoerotico. Bocabajo esplora la sottomissione corporea e le dinamiche di potere in ambiti istituzionali oppressivi, mentre Versus attinge alla mitologia greca, alla lotta atletica e alla poesia Itaca di Konstantinos Kavafis per raffigurare il combattimento fisico come preludio all'intimità.

Eredità Dagli anni 2000, la produzione artistica di Acha è stata oggetto di una rivalutazione critica attraverso retrospettive internazionali e rassegne nei festival. I suoi film sono stati proiettati al Buenos Aires Festival Internacional de Cine Independiente (BAFICI) nel 2006, oltre che in rassegne dedicate presso la Viennale, la Cinémathèque Française, il Festival des 3 Continents, la Filmoteca de Galicia, e la Seminci.

Nel 2017 è stato pubblicato il volume critico collettivo Jorge Acha: una eztetyka sudaka, che raccoglie saggi di analisi sui suoi film, dipinti e opere letterarie. Nello stesso anno è stato presentato in anteprima Thálassa, un autorretrato de Jorge Acha, un film documentario saggistico diretto da Gustavo Bernstein, Carlos O. García e Alfredo Slavutzky. Costruito a partire da interviste e materiale d'archivio inedito, il documentario funziona come una meditazione retrospettiva sulla traiettoria artistica di Acha.

Note

Collegamenti esterni