Tolgo la mia biblioteca dalle casse (titolo originale tedesco: Ich packe meine Bibliothek aus. Eine Rede über das Sammeln; pubblicato anche in italiano come La mia biblioteca) è un saggio di Walter Benjamin, scritto e pubblicato nel 1931. Prendendo avvio dal disimballaggio dei libri dell'autore dopo un trasloco, il testo riflette sulla figura del collezionista, sul rapporto fra possesso e memoria e sulla tensione fra ordine e disordine che caratterizza ogni raccolta libraria.

Il saggio assume anche una forma autobiografica: Benjamin ripercorre le circostanze nelle quali ha acquisito alcuni volumi e presenta la biblioteca come un insieme di oggetti la cui provenienza, storia materiale e modalità d'acquisto conservano le tracce della vita del proprietario.

Genesi e pubblicazione Benjamin scrisse il saggio nell'estate del 1931 a Berlino; il testo fu pubblicato nel luglio dello stesso anno sulla rivista Die literarische Welt.

L'occasione immediata fu un trasloco. All'inizio del saggio Benjamin invita il lettore a entrare in una stanza ingombra di casse aperte, fogli strappati e pile di volumi che tornano alla luce dopo essere rimasti imballati per due anni. Lo stato d'animo evocato non è tuttavia elegiaco, ma di attesa e di rinnovata scoperta. Benjamin precisa di non voler descrivere le sezioni o i pezzi più preziosi della propria biblioteca, ma piuttosto il rapporto del collezionista con i suoi oggetti e, attraverso di essi, parlare di sé.

Nel 1968 il saggio, tradotto da Harry Zohn con il titolo Unpacking My Library: A Talk about Book Collecting, fu posto in apertura della raccolta Illuminations, dopo l'ampia introduzione biografico-critica di Hannah Arendt.

In italiano il titolo ha conosciuto diverse traduzioni. Nel 2002 il quarto volume delle Opere complete di Benjamin pubblicate da Einaudi ha accolto il saggio come Tolgo la mia biblioteca dalle casse. Nel 2016 Elliot lo ha pubblicato come La mia biblioteca, nella traduzione di Cristina Guarnieri e con un'introduzione di Paolo Mauri. Le edizioni autonome Electa del 2017 e La Vita Felice del 2024 hanno ripreso il titolo Tolgo la mia biblioteca dalle casse.

Contenuto Benjamin dichiara di voler parlare del «collezionare» più che della collezione. Le differenti modalità con cui i libri sono entrati nella biblioteca costituiscono un argine provvisorio alla massa dei ricordi suscitati dagli oggetti. La passione del collezionista confina infatti con il caos della memoria, mentre l'ordine della biblioteca non è che un disordine al quale l'abitudine ha conferito un'apparenza ordinata.

Il rapporto del collezionista con i suoi libri non è fondato principalmente sulla loro utilità o sul loro contenuto. Ogni esemplare viene considerato come lo scenario della propria storia: l'epoca, il luogo di stampa, la rilegatura, i precedenti proprietari e le circostanze dell'acquisizione formano una sorta di «enciclopedia magica» il cui centro è il destino dell'oggetto. Per il collezionista, l'incontro fra un vecchio libro e la nuova raccolta equivale alla sua rinascita; in questo impulso, Benjamin riconosce la compresenza di un elemento infantile e di uno legato alla vecchiaia.

Il saggio passa quindi in rassegna diversi modi di procurarsi libri. Benjamin considera ironicamente la scrittura come una forma di acquisizione, evoca il prestito accompagnato dalla mancata restituzione e distingue l'acquisto del collezionista da quello del lettore comune. Particolare rilievo assumono i libri trovati durante i viaggi, ordinati attraverso i cataloghi o conquistati nelle aste, nelle quali l'attenzione per l'oggetto si intreccia con la competizione e l'azzardo.

Le vicende di singoli esemplari introducono nel testo una serie di ricordi autobiografici. Benjamin racconta, fra l'altro, l'acquisto all'asta di un'edizione del 1838 della Peau de chagrin di Honoré de Balzac e lo stratagemma con cui riuscì a procurarsi i Fragmente aus dem Nachlass eines jungen Physikers di Johann Wilhelm Ritter.

Nelle ultime casse riappaiono anche due album di figurine compilati dalla madre durante l'infanzia e successivamente ereditati da Benjamin. Il ritrovamento lo induce a soffermarsi sugli oggetti collocati ai margini della biblioteca propriamente detta, come album familiari, opuscoli, riviste, facsimili e copie dattiloscritte. Benjamin considera l'eredità la forma più solida di acquisizione, perché il collezionista si percepisce come responsabile della trasmissione dei propri oggetti.

Il finale torna sul rapporto fra possesso e identità. Secondo Benjamin una raccolta perde parte del proprio significato quando viene separata dal proprietario; per il vero collezionista il possesso rappresenta la relazione più intima possibile con gli oggetti. Non sono pertanto i libri a vivere dentro di lui: è il collezionista a vivere nei libri e infine a scomparire nella dimora costruita con essi.

Interpretazioni Nell'introduzione a Illuminations, Hannah Arendt ha collegato il collezionismo di Benjamin al suo rapporto ambivalente con il passato. L'oggetto raccolto viene sottratto all'utilità e alla condizione di merce e recuperato nella propria individualità. In questo senso Arendt accosta il collezionista al rivoluzionario: entrambi immaginano un mondo nel quale le cose siano liberate dalla necessità di servire a uno scopo.

Arendt sottolinea inoltre la compresenza, nel collezionismo, dell'impulso infantile e del privilegio sociale, il valore attribuito all'autenticità e la contrapposizione fra la raccolta e la tradizione. Mentre la tradizione ordina il passato secondo gerarchie e distinzioni, il collezionista accosta oggetti eterogenei sulla base della loro unicità e provenienza, producendo un ordinamento non sistematico che confina con il caos.

Nel 2018 Alberto Manguel ha interpretato il disimballaggio della biblioteca come un atto insieme caotico e creativo: prima che venga stabilito un nuovo ordinamento, i libri formano associazioni impreviste e acquistano nuove identità in rapporto alla loro collocazione. Manguel legge inoltre l'apertura delle casse come un rituale mnemonico, nel quale ogni volume richiama luoghi, incontri e circostanze della propria acquisizione; ha infine suggerito che la meditazione sui libri potesse costituire un contrappeso alla dissoluzione del matrimonio di Benjamin.

Nel 2020 l'antropologo Michael Taussig ha messo in relazione il saggio con il metodo frammentario del Passagenwerk e con il tema benjaminiano del risveglio. Taussig interpreta la biblioteca come un dispositivo nel quale memoria, esperienza e oggetti entrano in costellazione, riprendendo sia l'immagine dell'«enciclopedia magica» sia quella conclusiva del collezionista che scompare nei libri.

Note

Bibliografia Edizioni

Studi

Voci correlate Bibliofilia Collezionismo

Collegamenti esterni Ich packe meine Bibliothek aus, testo originale su Projekt Gutenberg-DE.

Categoria:Opere di Walter Benjamin Categoria:Saggi in tedesco