Biografia Origini e formazione Nato a Ruinas, in provincia di Oristano, il 16 febbraio 1922, figlio di Emilio e Giuseppina Gallistru, frequentò le scuole superiori in Sardegna, dove fu compagno di studi del futuro giornalista e scrittore Peppino Fiori. Nel 1942 si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Cagliari, ma decise contestualmente di intraprendere la carriera militare, superando il concorso per l'Accademia Militare di Modena e venendo ammesso all'83º Corso. Concluso l'addestramento nel luglio 1943, fu inviato in servizio con il grado di sottotenente presso l'84º Reggimento Fanteria "Venezia", reparto allora impiegato nello scacchiere balcanico, principalmente in Montenegro.
L'armistizio e l'ingresso nella Resistenza Al momento dell'armistizio dell'8 settembre 1943, Gallistru si trovava temporaneamente distaccato in Toscana, in attesa di essere imbarcato per raggiungere il resto della divisione in Jugoslavia. L'annuncio dell'armistizio provocò lo sbandamento generale dei comandi militari italiani sul territorio nazionale. Rimasto fedele al giuramento prestato alla corona, mantenne la disciplina del proprio reparto fino al suo scioglimento formale, avvenuto il 1º dicembre 1943. Il blocco dei trasporti marittimi gli impedì inoltre di fare ritorno in Sardegna; si stabilì quindi clandestinamente a Massa Marittima, ospite della famiglia Banchi.
Rifiutando di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e di consegnare le armi, dal 1º dicembre 1943 entrò nelle formazioni partigiane operanti sulle Colline Metallifere, inserito nel distaccamento guidato da Guido Mario Giovannetti, confluito nel gennaio 1944 nella 3ª Brigata Garibaldi "Camicia Rossa", comandata da Mario Chirici. Sebbene la brigata fosse di ispirazione garibaldina, Gallistru (di fede cattolica e orientamento monarchico) fu apprezzato per le sue competenze tattiche e militari, assumendo il ruolo di comandante di squadra e di plotone con il grado partigiano di tenente e vice-comandante.
Il rastrellamento del Frassine (16 febbraio 1944) Il 16 febbraio 1944 le forze nazifasciste sferrarono un attacco a sorpresa contro il campo partigiano del Frassine, allora sede della banda del Massetano (passata sotto il comando di Chirici dal novembre 1943 e confluita nella 3ª Brigata Garibaldi "Bandiera Rossa", forte di 112 uomini). Nello scontro persero la vita cinque partigiani (Silvano Benedici, Pio Fidanzi, Otello Gattoli, Salvatore Mancuso e Remo Meoni, uccisi a Campo ai Bizzi) e altri diciotto furono catturati. Gallistru fu inviato da Chirici in rinforzo a Campo ai Bizzi sotto il fuoco nemico; al termine dello scontro, su 112 effettivi, 51 risultarono dispersi o catturati, e solo 14 partigiani — tra cui lo stesso Chirici, Gallistru e Dino Cocolli — riuscirono a rompere l'accerchiamento, ritirandosi nella valle del torrente Ritorto.
La battaglia di Monterotondo Marittimo e la morte (9-11 giugno 1944) Tra il 9 e l'11 giugno 1944 Gallistru partecipò, al fianco del comandante Chirici, alla difesa di Monterotondo Marittimo. Il 9 giugno un gruppo di circa 60 partigiani entrò in paese su sollecitazione del locale Comitato di Liberazione Nazionale, per impedire il saccheggio delle scorte alimentari del Consorzio Agrario da parte delle truppe tedesche in ritirata. Il giorno seguente una pattuglia partigiana intercettò un convoglio tedesco nei pressi del paese; poco dopo una colonna motocorazzata, riconducibile alla 16ª Divisione SS "Reichsführer" e al III battaglione volontari "Italien", attaccò l'abitato con mortai e mitragliatrici pesanti. Gallistru organizzò la difesa nei punti di accesso strategici della località "I Casoni", permettendo l'evacuazione della popolazione civile, e durante lo scontro fu colpito all'addome da una raffica di mitragliatrice a distanza ravvicinata.
Per sottrarlo alla cattura, i compagni lo trasportarono su un carro agricolo coperto di paglia fino al podere di Piaggia al Tufo, nella zona del Frassine, dove morì alle 4:00 dell'11 giugno 1944 all'età di 22 anni, assistito da un medico sovietico fuggito dalla prigionia. Nello stesso scontro persero la vita altri quattro partigiani: Mario Cheli, Ercole Ferrari, Gino Borsari e Ateo Casalini; le forze tedesche registrarono 10 morti e 5 feriti.
Memoria Gallistru è stato sepolto nel Sacrario della Resistenza del cimitero monumentale di Massa Marittima.
Gli sono state intitolate la piazza principale di Campiglia Marittima e una via nel suo paese natale, oltre ad essere annoverato tra i caduti del 10 giugno 1944 nel monumento a Piazza Cheli di Monterotondo Marittimo.
Onorificenze
Note
Bibliografia Carlo Groppi, Se tu vieni quassù tra le rocce… Partigiani sardi nelle colline metallifere toscane testo online Pier Nello Martelli, La Resistenza nell'Alta Maremma: drammi, contrasti, passioni politiche e generosità, Consiglio Regionale della Toscana pubblicazione Carlo Groppi, La piccola banda di Ariano. Storie di guerra e di Resistenza nelle Colline Metallifere Toscane (1940-1945) A. Cocolli, P. N. Martelli, M. Sozzi, K. Taddei, Camicia Rossa. Vita del comandante partigiano Mario Chirici, raccontata dal figlio Alfeo, Stampa Alternativa/Strade Bianche Partigiani sardi caduti in Toscana -1, Tre Passi Avanti (blog storico), 10 novembre 2024 Atlante delle stragi nazifasciste Banca dati della Commissione regionale toscana per il riconoscimento della qualifica di partigiano
Giacomo Mameli, La chiave dello zucchero, Nuoro, Edizioni Il Maestrale, 2019, ISBN 9788864292380
Voci correlate Resistenza italiana Monterotondo Marittimo Medaglia d'argento al valor militare
Collegamenti esterni Scheda sul Monumento ai Caduti di Monterotondo Marittimo, Resistenza Toscana Dettagli sulla lapide commemorativa dedicata a Gallistru, ANPI La presa di Monterotondo Marittimo, Resistenza Toscana
Categoria:Medaglie d'argento al valor militare