La Pirrera Sant'Antonio, conosciuta anche con la denominazione Cava del Barocco, è una storica cava sotterranea di calcarenite situata in contrada Pianazzo, nel territorio comunale di Melilli, nel libero consorzio comunale di Siracusa. Il complesso ipogeo è scavato nelle rocce della formazione dei Monti Climiti e conserva grandi ambienti sotterranei, gallerie, pilastri di sostegno e tracce dell'antica attività estrattiva.
Secondo la scheda pubblicata dal portale turistico della Regione Siciliana, le gallerie si estendono per oltre e le volte raggiungono, in alcuni punti, un'altezza prossima ai .
Studi geologici più recenti hanno tuttavia dimostrato che la cava si sviluppa all'interno della collina calcarea per oltre , attraverso un articolato sistema di cunicoli e vaste cavità, sostenute da massicci piloni di roccia lasciati intatti dai pirriaturi, gli antichi cavatori, per garantirne la stabilità. A riportarlo è la scheda pubblicata sul portale Art Bonus.
Geologia e caratteristiche
La cava si apre alla base di una falesia di età milazziana, formatasi durante una fase di regressione marina e di sollevamento tettonico del settore nord-orientale dei Monti Climiti.
Gli ambienti sono costituiti prevalentemente da calcareniti biancastre appartenenti alla Formazione dei Monti Climiti, nel cosiddetto Membro Melilli. L'avanzamento dell'estrazione produsse un sistema articolato di gallerie e vani, sostenuti da grandi pilastri rocciosi lasciati intatti dai cavatori. Le pareti conservano segni degli strumenti, iscrizioni, date, nomi e simboli riconducibili alle diverse fasi di utilizzo della cava.
Storia
La Pirrera fu utilizzata per l'estrazione della pietra bianca di Melilli, materiale impiegato nell'edilizia e nella realizzazione di elementi architettonici. Il maggiore sfruttamento della cava viene collegato al periodo successivo al terremoto del Val di Noto del 1693, quando la pietra fu utilizzata nei cantieri della ricostruzione dei centri della Sicilia sud-orientale.
Durante la seconda guerra mondiale alcuni ambienti della Pirrera furono utilizzati a fini militari. Dopo lo sbarco in Sicilia del 1943, la cava divenne un campo base delle truppe britanniche. La loro presenza è documentata da iscrizioni lasciate sulle pareti da soldati e ufficiali, tra cui quella recante il nome «J. W. Ridley – Mill Hill London – 17.10.43».
Nel medesimo periodo l'artista e illustratore britannico John Worsley, tenente della Royal Naval Volunteer Reserve, realizzò alcuni acquerelli dedicati agli ambienti della cava.
Tra le opere conservate nelle collezioni dell'Imperial War Museums di Londra figurano Mines Stored in Melilli Caves, Sicily e Melilli Caves, Sicily: part of the Mine Store, due acquerelli realizzati nell'agosto 1943 e catalogati rispettivamente con i numeri Art. IWM ART LD 3364 e Art. IWM ART LD 3366. Le opere raffigurano gli spazi della cava utilizzati come deposito di mine.
L'attività estrattiva cessò definitivamente nel 1963. Il sito attraversò successivamente un periodo di abbandono e fu progressivamente recuperato e valorizzato a partire dagli anni Duemila.
Attività estrattiva e organizzazione del lavoro
Pirriaturi
Gli operai addetti all'estrazione della pietra erano indicati localmente come pirriaturi, termine siciliano corrispondente a cavatori o picconieri. L'avanzamento della cava avveniva preservando grandi porzioni di roccia, lasciate in posto come pilastri per sostenere gli ambienti sotterranei e garantirne la stabilità.
I blocchi estratti venivano trasportati mediante carriaggi a trazione animale, localmente chiamati carramatti, ed erano destinati alle botteghe degli scalpellini del territorio oppure trasferiti verso la stazione ferroviaria di Melilli-Priolo per la spedizione in altre località.
Le pareti della cava conservano annotazioni lasciate durante l'attività estrattiva. Alcune erano utilizzate per registrare le dimensioni dei blocchi richiesti e il numero complessivo dei pezzi compresi negli ordinativi.
Livellatari e commercio della pietra
Le fonti dei primi decenni del XX secolo documentano l'organizzazione commerciale dell'attività estrattiva nel territorio di Melilli. La Rivista del Servizio minerario nel 1901, pubblicata nel 1902, descrive nei dintorni del comune antiche cave di calcare tenero a grana fine, appartenente al Miocene medio, e riferisce che la pietra veniva spedita nelle città siciliane in blocchi parallelepipedi dalle dimensioni approssimative di .
L'annuario La Trinacria del 1928 menziona, tra gli esportatori di pietra calcarea bianca del comune di Melilli, Annino Vincenzo, Damiata Francesco di Salvatore e Annino Angelo.
Impiego della pietra di Melilli
Le fonti tecniche tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo documentano l'impiego della pietra bianca di Melilli in alcune infrastrutture ferroviarie della Sicilia orientale.
Nel 1899 la rivista L'Ingegneria civile e le arti industriali, descrivendo il viadotto ferroviario di Catania, indicò che le armille delle arcate erano realizzate in pietra bianca di Melilli, considerata più resistente rispetto alla pietra di Siracusa.
La pietra calcarea proveniente dalla Pirrera Sant'Antonio di Melilli fu inoltre impiegata nei rivestimenti del ponte ferroviario sul fiume Cantera, lungo la linea Catania-Siracusa. Una relazione tecnica pubblicata nel 1916 riferisce che diverse superfici visibili del manufatto furono rivestite con pietra da taglio calcarea estratta nelle cave prossime a Melilli.
Recupero e fruizione
La Pirrera appartiene al Comune di Melilli. La Fondazione Museo Pino Valenti da Melilli ne cura la gestione, il recupero e la valorizzazione sulla base di una convenzione con l'amministrazione comunale.
Una parte degli ambienti è accessibile al pubblico attraverso visite guidate. Il complesso ospita inoltre iniziative culturali, esposizioni, eventi e attività di promozione del patrimonio storico e culturale locale.
Nella cultura di massa
La Pirrera Sant'Antonio - Cava del Barocco è stata utilizzata come luogo di ripresa per produzioni cinematografiche e musicali.Nel 2021 la Pirrera Sant'Antonio ospitò le riprese del primo episodio del video-documentario culturale e musicale Le Pietre di Melilli, progetto promosso dal Comune di Melilli e dedicato al patrimonio storico e territoriale locale. Vi parteciparono i musicisti Roy Paci, Alfio Antico e Manuela Ciunna e la danzatrice Giulia Berretta. La regia fu curata da Lino Costa, mentre la narrazione venne affidata a Eliana Chiavetta.
Alcune scene del film Luka, diretto da Jessica Woodworth e liberamente ispirato al romanzo Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati, furono girate all'interno della cava.
La cava figura inoltre tra le location del film Un milione di giorni, diretto da Manuel Giliberti, insieme al castello di Donnafugata, al castello Maniace di Siracusa e alla chiesa madre di Vittoria.
Nel 2023 una parte del videoclip di L'addio dei Coma Cose fu girata nella cava di Melilli. Il brano venne presentato al Festival di Sanremo 2023.
Note
Voci correlate
Melilli Monti Climiti Calcarenite Terremoto del Val di Noto del 1693 Barocco siciliano Archeologia industriale
Collegamenti esterni , su Visit Sicily , su Art Bonus
Categoria:Industria estrattiva in Italia Categoria:Economia della Sicilia