Biografia Pietro Mottino nacque a Candia Canavese nel 1827. Nel 1849, dopo essere divenuto bersagliere della Regia Armata Sarda, prese forse parte alla battaglia di Novara e ai moti di Genova e venne messo sotto processo per diserzione il giugno dello stesso anno. Qualche anno dopo fornirà due versioni diverse dell'accaduto: la prima inerente a delle punizioni da parte dei superiori inerente a saccheggi di negozi e abitazioni durante la repressione di Genova, la seconda di aver avuto degli attriti amorosi con il capitano per una donna.

Sempre nel 1849, dopo aver raccolto alcuni rapinatori nel Basso Canavese e aver commesso alcuni furti di minore entità, Mottino assaltò con loro la cascina Gardina di Bianzè; il colpo portò alla morte di un contadino e gravissimi danni alla struttura. Mottino sfuggì alle indagini, nascondendosi tra osterie e fattorie e vivendo in località del Canavese, del Vercellese e del Monferrato come Cavagnolo, Cereseto, Cerrina e Borgo Revel di Verolengo.

I documenti dell'epoca riportano che Mottino fosse educato, generoso, rispettoso verso i suoi nemici e che amoreggiasse con le figlie e le mogli di coloro che lo ospitavano. Nel corso delle sue rapine ai viandanti, cercava di essere cortese, risparmiando la vita alle sue vittime e rimproverava i complici qualora fossero sgarbati con le sue vittime; se queste gli erano simpatiche, restituiva loro la refurtiva. Si dice che un notaio sarebbe stato così colpito dalla buona educazione di Mottino che avrebbe dovuto insistere per dargli alcune monete.

Mottino venne catturato il 7 aprile 1852 a Calliano e trasferito dapprima nel carcere di Vercelli e poi in quello di Torino. Mottino collaborò con gli inquirenti, confessando numerosi reati e asserendo di agire così per scagionare gli innocenti arrestati come suoi complici. Mottino riuscì a fuggire dal carcere di Torino dopo aver corrotto una guardia e si nascose a Crevacuore; venne nuovamente arrestato il 7 maggio 1853.

Nel corso del processo che seguì, l'estate del 1854, Mottino affermò di non aver mai ucciso e di aver collaborato con le autorità. Ciononostante, il re Vittorio Emanuele II non gli concesse la grazia fu condannato a morte e gli vennero imputati 50 capi per grassazione.

Mottino venne giustiziato a Torino il 12 dicembre 1854, all'età di 27 anni, per mano del noto boia Pietro Pantoni. Stando a quanto si dice, in tale circostanza gli sarebbe stata concessa la possibilità di fare un giro intorno alla forca e avrebbe detto al giustiziere: «E adesso facciamo due salti all'inglese».

Note

Bibliografia

Categoria:Persone giustiziate per impiccagione