Il Parco naturalistico archeologico di Vulci è un'area di valorizzazione culturale e ambientale situata nella bassa valle del Fiora, nei comuni di Canino e Montalto di Castro, in provincia di Viterbo. Comprende il pianoro dell'antica città etrusca e romana di Vulci, le necropoli che la circondano e il tratto di valle fluviale con il castello dell'Abbadia, sede del museo archeologico nazionale..

Istituzione e gestione Gli interventi che hanno condotto alla realizzazione del parco furono avviati sulla base di un progetto finanziato ai sensi della legge 160 del 1988 e proseguirono poi nel quadro di una convenzione fra la Soprintendenza e i comuni interessati, che operavano attraverso Mastarna, società a capitale misto pubblico e privato.. Il repertorio bibliografico di riferimento colloca la realizzazione del parco nella prima metà degli anni Novanta del Novecento e indica nel 1998 l'avvio della gestione da parte dei due comuni sulla base di una concessione, mentre allo Stato restavano lo scavo, il restauro e la conservazione..

L'atto istitutivo vero e proprio è la convenzione sottoscritta il 12 luglio 1999 dal Ministero per i beni e le attività culturali, dalla Regione Lazio e dai comuni di Canino e Montalto di Castro: essa prevede la gestione integrata delle risorse culturali e ambientali del comprensorio e il conferimento al parco dei beni demaniali di proprietà statale, impegnando gli enti locali nella realizzazione delle opere necessarie alla fruizione. La convenzione è stata rinnovata nel 2008, con la partecipazione anche della provincia di Viterbo, per un periodo di validità che si estendeva fino al 2020, e integrata nel 2014 da un atto aggiuntivo.. La gestione, inizialmente affidata a Mastarna, fa capo alla Fondazione Vulci..

Il territorio Il parco riunisce in un unico perimetro il pianoro urbano, i sepolcreti disposti a corona intorno alla città e i santuari collocati lungo le strade urbane ed extraurbane: la compresenza di questi elementi ne fa uno dei pochi contesti in cui è possibile cogliere per intero l'articolazione di un centro antico. Alla componente archeologica si affianca quella ambientale: il Fiora attraversa il comprensorio scorrendo dapprima in una gola incisa nelle rocce vulcaniche e allargandosi poi, dopo una cascata, nel laghetto del Pellicone.

Nello stesso comprensorio insiste anche l'Oasi di Vulci, area naturale protetta iscritta all'elenco ufficiale con il codice EUAP0448, istituita con convenzione del 24 febbraio 1989 e affidata alla sezione regionale laziale del WWF, che si estende nei comuni di Canino, Montalto di Castro e Manciano, quindi a cavallo fra Lazio e Toscana.

Le porte del parco Il progetto approvato con la convenzione istitutiva prevede che l'accesso al parco sia articolato in tre sedi museali, definite "porte del parco", collegate fra loro in una rete funzionale: il castello della Badia, che ospita il museo archeologico nazionale ed è dedicato al racconto dell'evoluzione storica del sito; l'ex convento di San Francesco a Canino, sede del Museo della Ricerca Archeologica di Vulci, incentrato sulla storia degli scavi; e il complesso di Masse San Sisto a Montalto di Castro, destinato alla scultura e alle altre produzioni artistiche e artigianali della città antica..

Interventi di valorizzazione Nel territorio di Canino gli interventi più rilevanti hanno riguardato il restauro dell'ex convento di San Francesco, poi adibito a sede museale, e la messa in valore del tumulo della Cuccumella e della tomba François. Quest'ultimo, il monumento più imponente delle necropoli orientali, è stato oggetto fra il 2003 e il 2006 di un intervento che ne ha restituito la configurazione originaria e ha reso accessibili le gallerie scavate sotto il tumulo dal principe Alessandro Torlonia fra il 1875 e il 1876..

Le indagini archeologiche condotte a partire dagli anni Novanta si inseriscono nel programma di realizzazione del parco, che ha previsto la verifica delle fonti d'archivio, ricognizioni di superficie, l'analisi della documentazione aerofotografica e interventi conoscitivi mirati, funzionali anche alla predisposizione dei percorsi di visita.. Fra i cantieri più significativi si contano lo scavo preventivo condotto presso la sponda destra del Fiora per la realizzazione di una passerella pedonale, che ha riportato in luce un secondo circuito difensivo con una porta monumentale,. e il restauro del ponte dell'Abbadia, gravemente danneggiato dalle piene del novembre 2012 e dell'ottobre 2014..

Sul piano finanziario, il parco ha beneficiato di risorse regionali e comunitarie: nell'ambito del POR-FESR 2007-2013 sono stati programmati interventi di recupero e valorizzazione dell'area delle necropoli orientali e della necropoli dell'Osteria, oltre alla sistemazione del centro di accoglienza e dei servizi di controllo e informazione..

Il sistema delle Città d'Etruria La Regione Lazio ha inserito il parco nel Sistema delle Città d'Etruria, uno degli ambiti individuati per la valorizzazione integrata del patrimonio culturale in aree di attrazione, insieme alle necropoli di Cerveteri e Tarquinia, al sito di Pyrgi, all'area archeologica di Veio e alle necropoli rupestri della via Clodia.. In questo quadro il parco, insieme al sito UNESCO di Cerveteri e Tarquinia, ha costituito l'area pilota per la sperimentazione di un modello di governance allargato, nata da uno studio di fattibilità che ha esteso al comprensorio vulcente il piano di gestione del sito UNESCO, e per un piano di identità visiva e di comunicazione comune..

Note

Bibliografia

Voci correlate Vulci Museo archeologico nazionale di Vulci Castello dell'Abbadia Tomba François

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