Nato da padre di origini ebraiche e da madre britannica, era anglicano. Ministro delle finanze e ministro del tesoro del Regno d'Italia dal 1893 al 1896, riportò il bilancio dello Stato al pareggio e si oppose alla dispendiosa politica aggressiva di Francesco Crispi in Etiopia.
Fu liberale conservatore ed esponente della Destra storica. Fu inoltre meridionalista e si occupò dei problemi della classe contadina. Nel 1897 intravide nel clericalismo cattolico e nel socialismo delle minacce per il Paese e sostenne la necessità di un maggiore rispetto dello Statuto albertino con una piena restaurazione del potere esecutivo da parte del re.
Fu presidente del consiglio dei ministri dall'8 febbraio al 29 maggio 1906 e dall'11 dicembre 1909 al 31 marzo 1910.
Nel 1914 divenne ministro degli affari esteri e con tale carica, che conservò fino al 1919, condusse le trattative che portarono alla firma del Patto di Londra. Con tale accordo l'Italia si impegnò ad entrare nella prima guerra mondiale contro l'Austria. Dopo la vittoria, alla conferenza di pace, partecipò alle trattative rivendicando per l'Italia i territori promessi dal Patto di Londra contro la posizione degli Stati Uniti.
Biografia
Le origini e la gioventù (1847-1873) Sidney Sonnino era figlio di un commerciante di origine ebraica residente per lunghi anni in Egitto, Isacco Saul Sonnino (1803-1878), a cui il 29 novembre 1862 fu concesso il titolo di Barone. Sua madre, britannica, era Georgiana Sophia Arnaud Sonnino, nata Dudley (1823-1907).Sonnino, Diario 1866/1912, Bari, 1972, p. 4 (note). Sidney, di confessione anglicana, ereditò il nome dal nonno materno, Sidney Tery.
Con il fratello Giorgio (1844-1921)Sidney, nome di persona inusuale in Italia, viene a volte erroneamente creduto un secondo nome o il primo cognome. Nello stesso tempo il fratello Giorgio viene confuso con Sidney che così viene talora denominato “Giorgio” Sidney Sonnino. conseguì con brillanti risultati l'ammissione al secondo corso del liceo Dante di Firenze e successivamente la licenza. Tornato a Pisa nel 1862, ridusse i corsi universitari a tre anni così come aveva ridotto a due il liceo. Laureatosi a pieni voti e con lode nel 1865 in diritto internazionale, manifestò il suo futuro temperamento nella ritrosia a prendere parte al banchetto di rito e a prestarsi alla fotografia di gruppo.Montalcini, Sidney Sonnino, Roma, 1926, p. 14.
Nel 1866, di fronte all'imminente guerra contro l'Austria, il diciannovenne Sonnino vedeva come fondamentali i collegamenti fra politica interna ed estera, rammaricandosi che l'Italia fosse tanto giovane e debole internamente in un momento così delicato.Riportava il 17 maggio nel suo diario: «[…] È una disgrazia per l'Italia che questa guerra sia capitata in un momento in cui abbiamo una Camera senza maggioranza […]. All'Austria basta difendersi da noi per attaccare la Prussia. A noi invece non basta il non perdere, ma bisogna vincere perché una nazione nuova come la nostra non può durare per tanto tempo in uno stato di tensione senza sfasciarsi. […]». E quando il 20 giugno scoppiò la guerra: «Gran giorno per l'Italia! Per la prima volta in tutta la sua storia essa si solleva tutta a rivendicare sola il suo diritto! Oggi è stata dichiarata la guerra all'Austria».Sonnino, Diario 1866/1912, Bari, 1972, pp. 8-9, 43.
Dopo la delusione per la modesta prova bellica del suo Paese nella terza guerra di indipendenza e dopo aver tentato la professione di avvocato, grazie alla sua brillante laurea in diritto internazionale, nel 1867 optò per la diplomazia. Fu alle ambasciate di Madrid, Vienna, Berlino e si trovò in Francia nel turbinoso periodo del 1870 (guerra franco-prussiana). Fu di nuovo a Madrid e poi trasferito a San Pietroburgo, la cui residenza non volle accettare abbandonando nel 1873 la diplomazia. L'anno prima, intanto, aveva fatto pubblicare Del governo rappresentativo in Italia, dove già si esprimeva negativamente sugli eccessi del parlamentarismo e sui compromessi a cui il capo del governo doveva ricorrere per mantenere la carica. Compromessi e sotterfugi che non consentivano all'esecutivo di seguire una linea politica.Montalcini, Sidney Sonnino, Roma, 1926, p. 14, 27.
Politico e giornalista (1873-1880)
Tornato in Italia, riprese gli studi politici interessandosi alla condizione dei contadini della sua regione, la Toscana. Tradusse varie opere di autori anglosassoni fra cui Principi fondamentali dell'Economia politica dell'irlandese John Elliot Cairnes.Montalcini, Sidney Sonnino, Roma, 1926, p. 15.
L'inchiesta sulla Sicilia
Allievo dello storico e meridionalista Pasquale Villari, Sonnino nel 1876 partì per la SiciliaSonnino partì assieme a Leopoldo Franchetti ed Enea Cavalieri (1848-1929). allo scopo di studiare la situazione dell'agricoltura locale, anche nel timore che un mancato miglioramento della condizione delle masse rurali avrebbe portato allo scontro di classe.Duggan, Creare la nazione, Bari, 2000, p. 465. Il risultato fu l'inchiesta, pubblicata nel 1877 in due volumi, redatta con l'amico Leopoldo Franchetti, La Sicilia nel 1876, che costituì la base di tutti gli studi successivi e dei provvedimenti legislativi sulla materia. In essa vennero evidenziati gli aspetti negativi del latifondo e denunciato l'assenteismo dei proprietari terrieri dell'Italia meridionale.
Per esporre con maggiore efficacia le sue tesi, Sonnino nel 1878 fondò assieme a Franchetti la rivista Rassegna settimanale, in cui sostenne il mantenimento della società nella forma dell'epoca, con un potere forte, ma a condizione di graduali concessioni di riforme sociali.
L'esordio in politica per Sonnino risale al luglio 1877, quando venne eletto nel consiglio comunale di Montespertoli, comune per il quale fu nominato sindaco nell'agosto seguente. Manterrà tale carica fino al 1882, mentre quella di consigliere comunale sarà sua fino alla fine della sua carriera politica nel 1920, con l'eccezione degli anni tra il 1893 e il 1895, quando non venne eletto.F. Fusi, Il Deputato della Nazione, Firenze, 2019, p. 280. Nel 1878, alle elezioni provinciali fiorentine, venne eletto consigliere per il mandamento di San Casciano e manterrà tale carica fino al giugno 1914.F. Fusi, Il Deputato della Nazione, Firenze, 2019, p. 290.
Deputato (1880-1893)
L'ancora giornalista Sonnino approdò definitivamente alla politica nazionale il 16 maggio 1880 venendo eletto deputato per il seggio di San Casciano in Val di Pesa nella XIV legislatura. Schierandosi con la destra moderata fu rieletto nel Collegio IV di Firenze (che comprendeva quello d'origine) fino alla XXIV legislatura inclusa (1913).Montalcini, Sidney Sonnino, Roma, 1926, pp. 15-16. Durante tale periodo Sonnino rappresentò, assieme a Emanuele Fenzi, uno dei principali promotori della tranvia del Chianti.
Del primo periodo in Parlamento si segnalano diversi interventi a favore della classe contadina, come il discorso del 7 maggio 1883 che denunciava le condizioni dei lavoratori del riso e più ancora dei miserabili della Campagna romana, costretti a vivere in luride grotte senza luce.Sonnino, Discorsi parlamentari, Roma, 1925, Vol. I, pp. 118-139.
Importante anche il suo discorso del luglio 1890, sulle leggi sociali, nel quale con osservazione dei fatti, ammonì i ricchi oziosi definendoli “vera piaga corruttrice della società”. Ancora il 24 aprile 1883 argomentò in Parlamento sulle condizioni sanitarie delle abitazioni rurali in alcune province del Regno; e il 28 aprile 1891, a proposito della legge per il Risanamento di Napoli, invocò abitazioni salubri per la povera gente.Montalcini, Sidney Sonnino, Roma, 1926, p. 42.
La politica estera Diffidente per quello che avrebbe rappresentato l'influenza della Terza Repubblica francese sul Regno d'Italia, Sonnino in quegli anni appoggiò risolutamente l'idea di far uscire il suo Paese dall'isolamento con l'ingresso in un'alleanza con Austria e Germania. Appena eletto deputato, già il 29 maggio 1881, nella sua Rassegna settimanale esaminava le questioni di Trieste e Trento dimostrandosi contrario all'irredentismo.Montalcini, Sidney Sonnino, Roma, 1926, p. 51.
Nel discorso in Parlamento del 6 dicembre dello stesso 1881 si spinse oltre, dichiarando che chi vuole la pace deve mostrarsi pronto alla guerra auspicando un patto con Austria e Germania.«All'Italia […] i fatti di Tunisi […] avevano rivelato ad un tratto quali pericoli la minacciavano e la urgenza di uscire da quello stato di isolamento completo […] Noi certo non vogliamo la guerra con nessuno […] ma è elementare massima che chi vuole la pace deve mostrarsi pronto alla guerra, e la preparazione alla guerra risulta […] puranco dalle alleanze che legano alla sua nazione l'azione di potenti vicini. La Germania vuole essa pure la pace; ma appunto per questo si tiene strettamente legata con l'Austria [con la Duplice alleanza ].[…] Se a questa alleanza ci accostiamo pur noi con un serio contingente di forze, non temete: la pace in Europa non la turberà nessuno […]».Sonnino, Discorsi parlamentari, Roma, 1925, Vol. I, pp. 67-74. Ciò in linea con il governo Depretis, che concluse la Triplice alleanza l'anno dopo nello spirito difensivo auspicato da Sonnino.
In quello stesso anno però egli definì un'occasione mancata l'invito inglese, disatteso da Depretis, di collaborare ad una spedizione europea in Egitto devastato dalle sommosse. Nel 1885, d'altronde, Sonnino si dichiarò favorevole al colonialismo. Egli condivideva su questi temi le idee di Francesco Crispi del quale appoggiò la politica filogermanica quando, nel 1887, quest'ultimo divenne Presidente del Consiglio.Montalcini, Sidney Sonnino, Roma, 1926, pp. 51-52, 54.
Sottosegretario Ma gli Affari esteri avrebbero impegnato Sonnino a tempo pieno solo diversi anni dopo. Sin dalla sua seconda elezione infatti (novembre 1882) egli fu chiamato a far parte della giunta generale del bilancio, la quale gli affidò il delicato compito della relazione delle entrate. Nella successiva legislatura (la XVI) fu ancora nominato l'8 gennaio 1889 sottosegretario di Stato per il tesoro, entrando così nel primo governo di Francesco Crispi. In questo breve periodo (che durò fino al 9 marzo 1889) Sonnino subì l'influsso del ministro Costantino Perazzi il cui rigore gli fu da guida nelle successive cariche.Montalcini, Sidney Sonnino, Roma, 1926, pp. 16- 17, 46-47.
Ministro delle finanze e del tesoro (1893-1896) Caduto il primo governo di Giovanni Giolitti nel 1893 per lo scandalo della Banca Romana, dopo concitate trattative con Zanardelli, Re Umberto decise di optare per Crispi che il 15 dicembre 1893 formò il suo terzo governo. Sidney Sonnino fu nominato ministro delle finanze e ministro del tesoro.
Il risanamento economico
Due mesi dopo, di fronte alla grave crisi finanziaria che colpiva il Paese, il 21 febbraio 1894 il neo-ministro Sonnino annunciò alla Camera il suo programma di risanamento. Tenendo conto che il deficit ammontava a 155 milioni di lire, che non si poteva tagliare spese che per 27 milioni e che l'Italia non poteva contrarre prestiti, egli decise, coraggiosamente, di aumentare le tasse. Le sue proposte si sforzarono tuttavia di essere socialmente eque. Egli propose a carico delle classi ricche un'imposta sul reddito e la reintroduzione dei due decimi dell'imposta fondiaria; un aumento della tassa sul sale, che avrebbe colpito le classi meno abbienti; e infine un aumento dell'imposta sugli interessi dei Buoni del tesoro, a carico soprattutto delle classi medie.Duggan, Creare la nazione, Bari, 2000, pp. 778-779.