La battaglia di Teltschitz-Selmitz, fu un episodio bellico verificatosi nella mattina del 19 novembre 1744 nell'area compresa fra i villaggi di Teltschitz (odierna Týnec nad Labem) e Selmitz (odierna Selmice), nel più ampio contesto delle operazioni militari della seconda guerra di Slesia e, segnatamente, della ritirata strategica intrapresa dall'esercito prussiano a seguito delle operazioni condotte in Boemia.

Lo scontro si inserì nella fase immediatamente successiva al tentativo delle forze austriache, poste agli ordini del principe Carlo Alessandro di Lorena, di forzare il passaggio dell'Elba e stabilire una testa di ponte sulla riva settentrionale del fiume. L'operazione, tuttavia, fu contrastata da un battaglione del 15° Reggimento della Guardia, comandato dal tenente colonnello Georg Vivigenz von Wedel, la cui forza ammontava a circa quattrocento uomini.

Contesto L'avanzata prussiana in Boemia, inizialmente concepita nell'ambito della strategia volta ad esercitare pressione sulla monarchia asburgica ., aveva infatti condotto le truppe in una situazione logistica sempre più critica. L'assenza di adeguate risorse di approvvigionamento, le difficoltà nel reperimento dei foraggi ., le fatiche accumulate durante le operazioni e l'incombere di una nuova armata, al comando del principe di Lorena ., costrinsero Federico II ad un rapido ripiegamento oltre l'Elba, verso Nord..

L'esercito prussiano abbandonò le proprie posizioni nella Boemia meridionale il 9 novembre 1744 e si ritirò verso l'Elba in condizioni di ordine tali da consentire, secondo la stessa testimonianza di Federico, l'eventuale accettazione di uno scontro generale qualora il principe Carlo avesse tentato di incalzarlo. Il passaggio dell'Elba costituiva pertanto un momento essenziale del dispositivo difensivo prussiano. Le posizioni di Kolin (Kolín) e Pardubitz (Pardubice) assumevano una particolare rilevanza, poiché permettevano di assicurare le comunicazioni dell'esercito tanto con la Slesia quanto con Praga. A Kolin furono disposti dieci battaglioni Nel 1748, un battaglione di moschettieri annoverava 658 uomini (compreso lo stato maggiore del battaglione ed esclusa la compagnia di granatieri) ed era costituito da 5 compagnie. , collocati dietro le mura della città, mentre le batterie furono installate sulle alture circostanti. Tra Kolin e Pardubitz venne inoltre organizzata una linea di posto lungo l'Elba, con le truppe acquartierate nelle retrovie.

La posizione prussiana fu tuttavia sottoposta immediatamente alla pressione delle forze austro-sassoni-ungheresi Un contingente sassone di 20.000 uomini fu condotto in Boemia dal generale Giovanni Adolfo II di Sassonia-Weissenfells, per ricongiungersi alle truppe del Lorena.. Poco dopo il passaggio dell'Elba, i panduri I panduri erano soldati di fanteria a servizio dell'Austria nella seconda metà del sec. XVII e prima metà del XVIII - vedere attaccarono Kolin, ma furono respinti con decisione. Un ulteriore tentativo ebbe luogo nella notte del 12 novembre, quando dei granatieri austriaci,

sostenuti dalle truppe ungheresi, attaccarono nuovamente la posizione. L'assalto fu respinto e gli Austriaci subirono perdite considerevoli, quantificate da Federico in circa trecento morti; nello scontro rimase inoltre ferito il celebre comandante dei panduri von der Trenck. Il principe di Lorena, ritenendo ormai conclusa la campagna, avrebbe preferito concedere alle proprie truppe un periodo di riposo dopo le fatiche sostenute in Alsazia e in Boemia. La corte di Vienna, tuttavia, impose la prosecuzione delle operazioni.

Federico II riteneva che l'avversario avrebbe probabilmente stabilito i propri quartieri fra l'Elba e la Sázava, per tentare successivamente un'azione contro le posizioni prussiane attraverso Kolin e Pardubitz e liberare dagli Austriaci i distretti di Chrudim e Czaslau (Čáslav). Il sovrano stabilì il proprio quartier generale presso Trnowa (Trnávka), nei pressi di Pardubitz, mentre quello del principe Leopoldo I d'Anhalt-Dessau si trovava nelle vicinanze di Kolin. Alcuni movimenti delle forze austro-ungheresi indussero tuttavia il comando prussiano a ritenere possibile un'operazione contro Pardubitz, inducendo il principe Leopoldo ad avvicinarsi ulteriormente ai quartieri dell'ala sinistra.

Nel frattempo, l'intercettazione di alcune missive proveniente da Vienna fornì al comando prussiano ulteriori indicazioni circa le intenzioni operative dell'avversario. Le lettere lasciavano presagire l'attuazione, per il 18 novembre, di un'operazione di ampia portata. Il generale von Einsiedel, comandante della piazza di Praga, riferiva che le forze nemiche stavano predisponendo scale nei villaggi circostanti. Contestualmente, il tenente generale Nassau, al comando di Kolin, comunicava di ritenere imminente un attacco contro la propria posizione. Bernhard von Poten, Nassau, Christof Ernst (Graf) von. Allgemeine Deutsche Biographie, herausgegeben von der Historischen Kommission bei der Bayerischen Akademie der Wissenschaften, Band 23 (1886), S. 262–263, Digitale Volltext-Ausgabe in Wikisource, Version vom 10 February 2017, 19:48 Uhr UTC.Parallelamente, il sistema di sorveglianza predisposto lungo l'Elba avrebbe dovuto garantire un tempestivo preavviso in caso di un tentativo di attraversamento. A intervalli di circa un miglio erano stati collocati posti di fanteria, mentre quaranta squadroni di ussari erano distribuito fra tali presidi con il compito di assicurare il servizio di pattugliamento e di osservare i movimenti delle truppe avversarie. In virtù di tale dispositivo, il comando prussiano riteneva che un attraversamento dell'Elba non potesse verificarsi senza essere immediatamente segnalato. L'unica posizione considerata realmente vulnerabile rimaneva Praga, alla cui guarnigione Federico inviò pertanto il tenente generale von Rothenburg, con i suoi dragoni e tre battaglioni di rinforzo. La battaglia

Il 18 novembre 1744, indicato dalle informazioni provenienti da Vienna come il giorno nel quale avrebbe dovuto compiersi l'operazione austriaca, trascorse senza che si verificasse alcuna azione decisiva. Nella notte tra il 18 e il 19 novembre, la sorveglianza del tratto Teltschitz-Selmitz venne affidata a tre squadroni degli ussari di Zieten Federico II istituì il reparto come 2° Reggimento Ussari (Husaren-Regiment Nr. 2, H2), successivamente designato come Reggimento Ussari "Von Zieten", dal nome del suo comandante e primo titolare, Hans Joachim von Zieten. Nel corso della riorganizzazione del 1741-1742, il reggimento fu portato ad una consistenza di dieci squadroni, secondo l'organico allora previsto per i reggimenti ussari prussiani, con ca. 150 uomini per squadrone. , mentre, a loro sostegno, il battaglione di granatieri comandato dal tenente colonnello Georg Vivigenz von Wedel, munito di tre cannoni reggimentali, era dislocato presso il deposito di Kladrub (Kladruby nad Labem), a circa mille passi da Selmitz. B. Poten. Wedell, Georg, Jahrbücher für die deutsche Armee und Marine, Novemberheft 1894, Berlin: E. Schnackenburg, Der preußische „Leonidas“.

Alle 05:00 del 19 novembre furono udite intense scariche di artiglieria e un vivace fuoco di fanteria proveniente dalla destra dello schieramento prussiano. Poiché il generale Nassau aveva previsto un possibile attacco contro la propria posizione, il comando prussiano interpretò inizialmente tali rumori come l'annunciato tentativo di assalto a Kolin.

Soltanto verso mezzogiorno Federico ricevette informazioni circostanziate circa la reale natura dell'operazione. Nel corso della notte le forze imperiali avevano avviato i preparativi per la costruzione di ponti presso Selmitz, a circa 7 km da Teltschitz, riuscendo ad avviare l'attraversamento dell'Elba. La sorveglianza prussiana non aveva individuato tempestivamente i lavori di pontonaggio, a causa dell'insufficiente vigilanza delle pattuglie. All'alba, mentre gli Austriaci procedevano alla costruzione dei ponti, reparti di panduri, trasportati su barche, e contingenti di ussari, sfruttando i guadi esistenti lungo il corso del fiume, riuscirono a raggiungere la riva opposto e a stabilirvi le prime posizioni, senza essere immediatamente individuati dagli ussari prussiani. Il tentativo austriaco aveva dunque aperto una breccia nel dispositivo difensivo prussiano.

Fu in questa circostanza che assunse particolare rilievo l'azione del tenente colonnello von Wedel. Informato dell'avvenuto attraversamento soltanto dal rumore degli spari, Wedel accorse con il proprio battaglione di granatieri e riuscì ad occupare il villaggio di Selmitz, organizzandovi una posizione di resistenza. Alla testa di circa quattrocento uomini, Wedel oppose una resistenza particolarmente tenace all'avanzata dell'esercito del principe Carlo di Lorena, la cui superiorità numerica era progressivamente divenuta schiacciante. Il battaglione prussiano riuscì tuttavia a mantenera la propria posizione e a contenera l'azione avversarie per diverse ore, sino alle 08:00. Soltanto quando il nemico ebbe progressivamente impegnato nel combattimento forze pari a circa dieci volte quelle disponibili a Wedel, il tenente colonnello fu costretto ad ordinare il ripiegamento.

La ritirata del battaglione avvenne in buon ordine, attraverso la foresta di Wischenjowitz, in direzione di Wischanjowitz (l’odierna Vyšehněvice), distante circa due miglia, dove nel corso della giornata si concentrarono le forze prussiane.

Esito

Sebbene le forze imperiali fossero riuscite a forzare il passaggio dell'Elba e a costituire una testa di ponte sulla riva settentrionale, l'azione di Wedel assunse una funzione eminentemente ritardatrice e di copertura. La tenace resistenza opposta dal battaglione prussiano valse infatti a rallentare in misura significativa lo sviluppo dell'operazione imperiale, impedendo che il successo iniziale conseguito nell'attraversamento del fiume potesse tradursi nell'immediato in un'azione risolutiva contro l'esercito prussiano dislocato nei propri quartieri.

Le perdite riportate dal battaglione di granatieri non possono essere determinate con assoluta certezza sulla base dell fonti disponibili; esse sembrano tuttavia ammontare, per i soli caduti, a circa cento uomini. Al reparto andò inoltre perduto un pezzo d'artiglieria. Ogni battaglione di fanteria disponeva, per lo più, di 2 pezzi d'artiglieria battaglionale. Durante le guerre di Slesia e all'inizio della guerra dei Sette Anni, tali pezzi erano generalmente cannoni da 3 libbre (3-pdrs). Tuttavia, alcuni cannoni da 6 libbre erano disponibili per i battaglioni schierati in prima linea. Pertanto, un reggimento ordinario composto da 2 battaglioni disponeva complessivamente di 4 pezzi d'artiglieria battaglionale. Ciascun pezzo d'artiglieria battaglionale era servito da 8 uomini: 4 artiglieri e 4 fanti.

Il mito di Wedel L'azione di Selmitz assunse, già presso i contemporanei, un rilievo eccezionale. Da entrambe le parti furono espresse parole di alto apprezzamento per la condotta di Wedel e per il valore mostrato dai suoi granatieri. Federico II, nella Histoire de mon temps, istituì esplicitamente un parallelo fra il comandante prussiano e Leonida, scrivendo:

«L'affaire de Selmitz sera à jamais mémorable dans les fastes prussiens. Cette belle action valut à Wedel le nom de Léonidas».«L'azione di Selmitz rimarrà per sempre memorabile negli annali prussiani. Questa bella impresa valse a Wedel il nome di Leonida»

la considerazione di cui Wedel godeva nella rappresentazione federiciana emerge anche da un ulteriore passo della Histoire de mon temps, nel quale Federico lo definisce «notre Achille».«Il nostro Achille».

Inoltre, in riconoscimento alla condotta tenuta a Selmitz, Federico II conferì immediatamente a Wedel l'Ordine Pour le Mérite , cui seguì poco tempo dopo l'assegnazione di una Amtshauptmannschaft lett. Ufficio di Capitano Amministrativo, ossia di una carica amministrativa e giudiziaria locale.