La chiesa dei Girolamini (o Gerolomini, o di San Filippo Neri) è una chiesa monumentale di Napoli ubicata nel largo omonimo, con impianto architettonico di tipo basilicale e intitolata alla Natività di Maria Santissima e a tutti i santi.
La sua decorazione in oro, marmi e madreperla le valsero il titolo di Domus aurea. Il suo interno presenta una concentrazione di opere di grande qualità di artisti sia napoletani che di estrazione toscana, emiliana e romana che la rendono, assieme all'annesso convento, uno dei più importanti complessi monumentali della città..
L'intera fabbrica si estende per circa 12.000 mq su sette livelli, constando al suo interno, oltre che dalla chiesa, anche di una prestigiosa quadreria (prima pubblica di Napoli)La quadreria dei Girolamini, Elio De Rosa Editore, 1995, ., di una ricca biblioteca (la più antica biblioteca pubblica di Napoli e seconda in Italia, dopo la civica Biblioteca Malatestiana di Cesena), di due chiostri monumentali e infine degli oratori dell'Assunta (detto anche "degli artisti") e della Congregazione dei Dottori.
Il complesso monumentale è stato dichiarato monumento nazionale nel 1866 con le leggi eversive del patrimonio ecclesiastico. A partire dal 2010 tutto il convento è stato interamente musealizzato; nel 2016 ha fatto registrare 13 631 visitatori.
Storia Il complesso di San Filippo Neri nacque nel 1586, quando si insediarono in città i religiosi seguaci del santo, conosciuti con il nome di Girolamini in quanto presso la chiesa di San Girolamo della Carità di Roma era stato fondato il primo "Oratorio". I seguaci di san Filippo erano inoltre noti anche con il nome di "Oratoriani", per via del fatto che essi erano membri della Congregazione dell'Oratorio fondata dal santo toscano, o anche, popolarmente, Filippini.
Inizialmente il complesso era costituito da una chiesa, di dimensioni ridotte rispetto all'attuale, e un annesso convento ottenuto dall'adattamento di palazzo Seripando, che sorgeva di fronte al duomo, acquistato con le donazioni della Curia arcivescovile e della nobiltà napoletana al costo di 5.800 ducati circa. In seguito, nel 1592, i lavori di demolizione che interessarono anche alcune chiesette e proprietà delle famiglie Seripando e Filomarino, consentirono sotto la supervisione di Domenico Fontana la realizzazione del largo dei Girolamini e dunque l'edificazione dell'odierna chiesa con il conseguente ampliamento dell'adiacente convento. La chiesa venne così eretta negli anni novanta del XVI secolo su progetto del fiorentino Giovanni Antonio Dosio in forme architettoniche di ispirazione brunelleschiana, prendendo a modello la chiesa di San Giovanni dei Fiorentini di Roma, mentre dopo la morte del Dosio la stessa fu continuata da Dionisio Nencioni di Bartolomeo, anch'egli di Firenze, fino all'ultimazione nel 1619. I lavori di adeguamento che interessarono il complesso conventuale videro nel frattempo, circa dieci anni dopo la conclusione dei lavori della chiesa, l'edificazione del chiostro grande (o degli Aranci).
Nel corso di tutto il Seicento e Settecento la chiesa fu notevolmente arricchita di opere d'arte, prevalentemente di autori tardo-manieristi di scuola romana, quali il Pomarancio e Federico Zuccari, napoletana, come il senese Marco dal Pino, o i napoletani Fabrizio Santafede, Giovanni Bernardo Azzolino, fino a Belisario Corenzio, e inoltre di esponenti del barocco romano, bolognese e ancora napoletano, come Guido Reni, Pietro da Cortona, Ludovico Mazzanti, Francesco Gessi, Luca Giordano, Giacomo del Pò, Nicola Malinconico e Francesco Solimena. Negli stessi secoli lavorarono alle cappelle laterali e più in generale alle decorazioni interne della chiesa gli scultori Pietro Bernini e Jacopo Lazzari; risalgono invece al 1780 i lavori di rifacimento della facciata esterna, progettata da Ferdinando Fuga in sostituzione di quella di metà Seicento di Dionisio Lazzari, a cui lavorò anche Giuseppe Sanmartino che eseguì le decorazioni scultoree che la caratterizzano, oltre la coppia di angeli conservati all'interno, pagati all'epoca una somma considerevole.
Restauri e musealizzazione Un altro incisivo restauro interessò la chiesa nel corso della prima metà dell'Ottocento; in questa occasione fu rifatta la tribuna e la cupola.La nuova cupola fu realizzata nel 1852 da Antonio Barletta, architetto della Congregazione dell’Oratorio dei Gerolamini (cfr.), in sostituzione della precedente di Dionisio Lazzari, abbattuta perché in pericolo di crollo (cfr.).
Restaurata ancora una volta dopo la seconda guerra mondiale, perché danneggiata da un bombardamento, la chiesa è stata sottoposta a ulteriori e frequenti interventi di manutenzione e recupero nel corso di tutta la seconda metà del Novecento.
Dopo una chiusura durata oltre trent'anni la chiesa è stata riaperta al pubblico nel settembre 2009. Nel maggio 2011 avviene la presentazione del restauro di dipinti in deposito da diversi anni: si tratta di quattro tele di Luca Giordano (San Gennaro nella fornace, San Carlo Borromeo e San Filippo Neri, San Carlo Borromeo bacia le mani a San Filippo Neri e San Nicola di Bari ed i fanciulli salvati dal tino) e tre di Guido Reni (Gesù incontra San Giovanni Battista, San Francesco in estasi e la Fuga in Egitto). Successivamente vengono mostrati al pubblico altre due tele di Luca Giordano, interessate da recenti lavori di restauro: San Canuto Re e una Madonna col Bambino. Nel novembre dello stesso anno il complesso dei Girolamini apre per la prima volta al pubblico le porte del convento; viene inaugurata una mostra di disegni e stampe del XVIII e XIX secolo recuperate dall'archivio oratoriano e viene aperta la storica sala della biblioteca detta "sala del Camino".
Nel giugno 2013, grazie al lavoro dello staff del conservatore ad interim Umberto Bile, sono restituiti alla chiesa, dopo 34 anni di permanenza al museo di Capodimonte, i due Angeli reggi fiaccola di Giuseppe Sanmartino ed un dipinto degli Angeli che reggono la mitra di Luca Giordano, fino ad allora al museo diocesano di Napoli. Sempre a partire dal 2013, il complesso religioso è entrato a far parte del circuito museale dei Girolamini rimanendo così stabilmente aperto al pubblico, sia per la visita culturale che per le funzioni religiose, queste che si svolgono prevalentemente nell'oratorio dell'Assunta.
Impegnativi lavori di restauro complessivo a cura del Progetto UNESCO per il Centro Storico si sono conclusi nel 2024 e la Chiesa è stata aperta al pubblico nel mese di Marzo. Rimangono ancora non visitabili Chiostro e Biblioteca.
Convento Pianta Chiesa dei Girolamini Cappella di San Giorgio e San Pantaleone Cappella di Santa Maria della Neve e Sant'Anna Cappella di San Carlo Borromeo Cappella di Sant'Agnese Cappella di San Francesco d'Assisi Cappella di San Francesco di Sales Transetto sinistro - cappellone della Natività Cappella di San Filippo Neri Presbiterio Cappella dell'Immacolata Transetto destro - cappellone dei Santi Martiri Crociera Cappella di Santa Maria Maddalena dei Pazzi Passaggetto Cappella dell'Epifania Cappella di San Girolamo Cappella di San Giuseppe Cappella di Sant'Alessio Sacrestia Oratorio dell'Assunta Scalone d'ingresso al convento (da via Duomo) Chiostro piccolo Chiostro degli aranci Scale per i piani superiori:- Quadreria dei Girolamini- Biblioteca dei Girolamini Facciata di palazzo Seripando (su via Duomo)
Descrizione
Il convento dei Girolamini, o anche Casa dei Padri dell'Oratorio,. si sviluppa adiacente alla chiesa, la cui facciata principale col relativo ingresso insiste di fronte al duomo di Napoli, al civico 144 di via Duomo. Il convento fu edificato a partire dal 1587, nello stesso periodo in cui furono avviati i lavori alla prima chiesa voluta dai padri Oratoriani, sul preesistente palazzo Seripando. Negli anni novanta dello stesso secolo, con la nascita della nuova chiesa dei Girolamini, e fino alla prima metà del Seicento circa, il complesso fu poi ampliato con l'aggiunta del secondo e più grande chiostro (degli Aranci) e di altre sale e corpi di fabbrica fino a raggiungere le dimensioni attuali.
La facciata risale al Settecento e consta di due ingressi: quello di sinistra, dopo un ampio scalone e passando anche per il settecentesco oratorio dell'Assunta, uno dei cinque oratori del convento utilizzato tutt'oggi per le funzioni religiose, conduce direttamente alla navata di destra della chiesa; quello di destra invece, conduce ai due chiostri monumentali da cui poi si sviluppano tutti gli altri spazi del complesso.
I chiostri dei Girolamini sono due: quello piccolo e quello grande. Il chiostro piccolo, a pianta quadrata, è detto "Maiolicato" e venne realizzato su progetto del Dosio sullo spazio occupato dal vecchio palazzo Seripando. Il corpo di fabbrica è sorretto da quattro colonne per lato, mentre agli angoli ci sono pilasti in piperno con due semicolonne; la pavimentazione in maioliche è di fine ottocento. Al centro c'è un pozzo tardo-cinquecentesco.
Il secondo, più grande, è detto "degli Aranci", proprio per le coltivazioni di agrumi. Fu eretto negli anni trenta del Seicento sui disegni di Dionisio Nencioni di Bartolomeo e di Dionisio Lazzari. La struttura del corpo di fabbrica è sorretta da possenti pilastri e i giardini sono a una quota più bassa rispetto agli ambulacri con cui sono collegati tramite due scale con ringhiera in ferro battuto. Dal chiostro grande è infine possibile raggiungere altri ambienti, come i restanti quattro oratori, dei Dottori, della Purificazione, di San Giuseppe e dei Mercanti e la storica biblioteca, custode quest'ultima della più antica raccolta libraria della città e che si compone di circa 200.000 manoscritti, di cui circa 6.500 riguardanti composizioni ed opere musicali dal XVI al XIX secolo. La biblioteca è inoltre ospitata in sale di grande pregio artistico delle quali, la maggiore per rilevanza artistica e dimensione, dedicata proprio a Giambattista Vico, che donò le prime edizioni di tutte le sue opere al convento. Al primo piano del complesso religioso, infine, alcune sale ospitano la collezione della storica Quadreria.
Descrizione Esterno La chiesa si trova su largo dei Girolamini, lungo via dei Tribunali.
La cupola fu eretta a metà del XVII secolo da Dionisio Lazzari, poi demolita e ricostruita nel corso dell'Ottocento.
Il Lazzari realizzò anche la facciata, che fu però completamente rifatta in marmi bianchi e bardiglio nel 1780 su disegni di Ferdinando Fuga; ai lati è delimitata da due campanili gemelli dotati di orologi (uno solare e uno di sei ore) sulle cui trabeazioni sono poste le statue di Pietro e Paolo, iniziate da Cosimo Fanzago e ultimate da Giuseppe Sanmartino.Giuseppe Sigismondo Descrizione Della Città Di Napoli E Suoi Borghi, Volume 1 Napoli 1788 Il prospetto è impaginato su due ordini delimitati da una trabeazione: nel registro inferiore, articolato per mezzo di lesene scanalate, si aprono tre portali, di cui quello centrale è il maggiore; il gruppo scultoreo sovrastante il portale centrale, opera di Sanmartino, raffigura Mosè ed Aronne con le tavole dei comandamenti in ebraico sorrette da angeli.
La parte superiore della facciata è alleggerita mediante un finestrone rettangolare sormontato da un timpano triangolare, oltre il quale svetta un coronamento costituito da un timpano arcuato e spezzato, al centro del quale si innalza un setto decorato con l'immagine della Madonna col Bambino, detta "della Vallicella", sempre opera di Sanmartino.
Interno
L'interno presenta una pianta a croce latina suddivisa in tre navate per mezzo di dodici colonne di granito dell'Isola del Giglio (sei per lato). Con i suoi 68 metri di lunghezza e i 28 metri di larghezza è tra i più vasti edifici di culto napoletani.