Biografia Nato nel quartiere europeo di Dar es Salaam nel 1904, allora capitale dell'Africa Orientale Tedesca, era figlio di un soldato askari che aveva detenuto il titolo di Effendi. Prima della Grande guerra imparò da subito la lingua tedesca e trovò lavoro come impiegato in una fabbrica tessile a Lindi. Allo scoppio delle ostilità nel 1914, lui e il padre si arruolarono nella Schutztruppe e presero parte al teatro bellico della campagna dell'Africa orientale contro le forze dell'Intesa. Nell'ottobre 1917, a soli tredici anni, Husen fu ferito nella battaglia di Mahiwa e tenuto prigioniero di guerra dalle forze britanniche fino alla fine del conflittoMarianne Bechhaus-Gerst: Treu bis in den Tod. Von Deutsch-Ostafrika nach Sachsenhausen – eine Lebensgeschichte. Links-Verlag, Berlino 2007, pp. 29-37.. Nel primo dopoguerra, con la cessione dell'ex colonia tedesca del Tanganica al Regno Unito, Husen iniziò a lavorare come servitore sulle navi da crociera e, poi, nel 1925 come cameriere per la compagnia di navigazione tedesca Deutsche Ost-Afrika LinieBechhaus-Gerst (2007), S. 52f.. Nel 1929 fece il suo primo viaggio a Berlino, principalmente per riscuotere gli arretrati della paga militare per sé e per suo padre, ma le sue richieste furono respinte dal Ministero degli Esteri della Repubblica di Weimar, perché presentate troppo tardi. Husen rimase quindi nella capitale tedesca e continuò a lavorare come cameriere. Si mantenne anche insegnando la sua lingua d'origine, lo swahili, nei corsi di lingua per funzionari e personale di sicurezza e come docente sottopagato in corsi universitari, affiancando ad esempio il famoso africanista tedesco Diedrich Hermann WestermannBechhaus-Gerst (2007), p. 139. Tra il 1930 e il 1935 lavorò come cameriere nell'Haus Vaterland, uno storico caffè e locale di intrattenimento berlinese (demolito nel 1976) a Potsdamer Platz, dove poi venne licenziato a causa di denunce razziste da parte di colleghi.
Il 27 gennaio 1933, tre giorni prima che Adolf Hitler salisse al potere, sposò Maria Schwandner (nata nel 1910), una donna tedesca bianca originaria dei Sudeti. La coppia ebbe due figli: Ahmed Adam Mohamed Husen (1933-1938), e Annemarie Husen (1936-1939). Husen ebbe poi un altro figlio, Heinz Bodo Husen (1933-1945), da un'altra relazione con una donna tedesca di nome Lotta Holzkamp: questo bambino fu adottato da Schwandner e cresciuto con i suoi fratellastri. I figli morirono tutti nella prima infanzia e adolescenza a causa probabilmente delle precarie condizioni economiche e sanitarie in cui la famiglia Husen si trovava per le discriminazioni del regime nazista.Bechhaus-Gerst (2007), p. 70, 152. Nel 1934 fece ufficialmente richiesta della Frontkämpfer-Abzeichen, la Croce d'Onore della guerra mondiale per i veterani al fronte creata dal presidente del Reich, Paul von Hindenburg. Le autorità tedesche però non furono disposte a conferire l'onorificenza a un soldato nero e lo stesso generale Paul Emil von Lettow-Vorbeck escluse lo specifico caso di Husen in una lettera inviata al Ministero degli Esteri tedesco. Husen indossò comunque l'uniforme e il distintivo askari, probabilmente acquistati da un rivenditore di forniture militari durante la sua partecipazione alle manifestazioni del movimento neocoloniale tedesco, che cercava di rivendicare le colonie perdute della Germania dopo la Conferenza di Versailles del 1919Bechhaus-Gerst (2007), p. 96.. Sempre nel 1934 Husen tornò brevemente nel Tanganica, dove girò il suo primo film come attore in un ruolo minore: L'ultima pattuglia di Herbert Selpin. Sembra che in questo periodo avesse continui conflitti con la Friedrich-Wilhelms-Universität e il seminario di lingue orientali della capitale, dove aveva affiancato l'insegnamento dello swahili agli ufficiali di polizia che sarebbero tornati nelle ex colonie tedesche una volta riconquistate o riacquisite. Nel 1936 Husen si unì alla Deutsche Afrika-Schau, una sorta di zoo umano creato dal Ministero degli Esteri tedesco (interrotto poi nel 1940) nell'ambito di una campagna mediatica per il ritorno delle ex colonie tedesche e che usava gli afro-tedeschi per contrastare le affermazioni straniere che mettevano in dubbio la capacità della Germania nazista di amministrare delle colonie africaneSippel, Harald: Kolonialverwaltung ohne Kolonien – Das Kolonialpolitische Amt der NSDAP und das geplante Reichskolonialministerium, in: Van der Heyden, Ulrich / Zeller, Joachim (Hrsg.): Kolonialmetropole Berlin. Eine Spurensuche. Berlin 2002. p. 412.
Al momento delle scoppio della Seconda guerra mondiale nel 1939, Husen chiese anche di arruolarsi nella Wehrmacht, ma la richiesta fu rigettataBechhaus-Gerst (2007), p. 136. Si aprì quindi l'unica strada di recitare nei film di propaganda nazista: dal 1939 al 1941 Husen apparve in circa ventitré film tedeschi, generalmente come comparsa o in ruoli minori. Il suo ultimo e più importante ruolo fu quello di Ramasan, la guida indigena dell'esploratore coloniale tedesco Carl Peters nell'omonimo film del 1941.
Smise di lavorare per l'università di Berlino nell'aprile 1941, presumibilmente dopo essere stato maltrattato dall'africanista e linguista Martin HeepeBechhaus-Gerst (2007), p. 139. Sempre nel 1941, mentre lavorava su un set ebbe una relazione con una donna tedesca e per questo venne denunciato e arrestato dalla Gestapo. Husen aveva violato le leggi di Norimberga che proibivano qualsiasi mescolanza razziale, in particolare la Rassenschande, la "vergogna razziale". Nonostante fosse nota la sua lealtà alla Germania, si era sempre rifiutato di conformarsi all'immagine di suddito grato e sottomesso, lottando invece per i propri diritti. Nel settembre 1941 Husen fu deportato senza processo nel campo di concentramento di Sachsenhausen. Riuscì a sopravvivere alle condizioni di vita disumane del lager di Sachsenhausen per tre anni, prima di soccombere il 24 novembre 1944, all'età di quarant'anni.
Memoria Nel 2007 è stata pubblicata la sua biografia, scritta da Marianne Bechhaus-Gerst, che ha fatto conoscere la vita di Husen al pubblico tedesco. L'artista Gunter Demnig ha installato poi una pietra d'inciampo per Husen di fronte a quello che era il suo appartamento a Berlino.
Nel 2013 è stato realizzato Majubs Reise, il primo documentario sulla sua vita da Eva Knopf.
Filmografia (parziale)
Attore L'ultima pattuglia, regia di Herbert Selpin (1934) La prigioniera di Sidney, regia di Detlef Sierck (1937) Schüsse in Kabine 7, regia di Carl Boese (1938) Volo sul deserto, regia di Viktor Turžanskij (1938) Cinque milioni in cerca di erede, regia di Carl Boese (1938) Der unmögliche Herr Pitt, regia di Harry Piel (1938) Eine Frau kommt in die Tropen, regia di Harald Paulsen (1938) Sergente Berry, regia di Herbert Selpin (1938) La bella e la belva, regia di Arthur Maria Rabenalt (1939) Congo Express, regia di Eduard von Borsody (1939) Männer müssen so sein, regia di Arthur Maria Rabenalt (1939) Stern von Rio, regia di Karl Anton (1940) Carl Peters, regia di Herbert Selpin (1941) Pedro soll hängen, regia di Veit Harlan (1941)
Note
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Categoria:Morti nel campo di concentramento di Sachsenhausen