Il caso Amicizia, noto anche come gruppo Amicizia o W56, è una vicenda di presunto contattismo ufologico sviluppatasi in Italia a partire dal 1956 e protrattasi, secondo le testimonianze dei partecipanti, fino al 1978. La vicenda coinvolse un gruppo di persone che avrebbero avuto per oltre vent'anni contatti diretti con esseri non umani presentatisi come appartenenti a una civiltà extraterrestre, principalmente nell'area di Pescara e dell'Abruzzo. Secondo le ricostruzioni della vicenda, i contatti comprendevano incontri personali, comunicazioni attraverso apparecchiature radio, visite a presunte basi sotterranee, avvistamenti di mezzi UFO, fotografie e riprese cinematografiche. Tra i protagonisti figurano lo scrittore e psicologo Bruno Sammaciccia, considerato il principale promotore del gruppo, il pittore e musicista Gaspare De Lama, il giornalista Bruno Ghibaudi, il professor Stefano Breccia e il console e studioso di ufologia italiano Alberto Perego.

Fino al 2007 la vicenda rimase circoscritta ai partecipanti e a una ristretta cerchia di ricercatori ufologici, sebbene alcuni aspetti della vicenda fossero già comparsi pubblicamente negli anni sessanta: nel corso di quel decennio, infatti, il giornalista Bruno Ghibaudi pubblicò numerosi articoli e inchieste sul fenomeno degli UFO.L'attività giornalistica di Ghibaudi sul tema comprende, tra l'altro, inchieste pubblicate su periodici a larga diffusione come Il Tempo e La Settimana Incom. Cfr. L'ufologia in Italia, in: Area 51, 2007 e Tra queste pubblicazioni figurava in particolare un servizio apparso nel 1962 sulla rivista La Domenica del Corriere corredato da fotografie di De Lama. Anche il diplomatico italiano Alberto Perego, che ebbe un ruolo marginale nella vicenda, pubblicò nei suoi libri fotografie e riferimenti agli avvistamenti collegati al gruppo. Nel 2007 la vicenda fu poi resa pubblica attraverso il libro di Stefano Breccia Contattismi di massa, basato principalmente sulle memorie di Bruno Sammaciccia.Ivi, p. 178. Negli anni successivi la vicenda fu ulteriormente divulgata attraverso interviste, pubblicazioni ufologiche, documentari e programmi televisivi.Tra questi, il documentario Il caso Amicizia di Luca Trovellesi Cesana, trasmesso da Rai 2 il 14 gennaio 2009 all'interno del programma televisivo Voyager.

Storia Primo contatto Secondo la ricostruzione di Bruno Sammaciccia, riportata da Stefano Breccia e successivamente confermata da alcuni dei protagonisti della vicendaCfr. oltre., l'origine del caso risalirebbe alla primavera del 1956. Sammaciccia, appassionato di temi spirituali e autore di pubblicazioni di carattere religioso, avrebbe ricevuto da un conoscente una pergamena contenente una mappa riferita alla Fortezza Pia di Ascoli Piceno. Interpretando inizialmente il documento come una specie di mappa del tesoro, Sammaciccia si sarebbe recato sul posto insieme agli amici Giancarlo De Carlo e Giulio De Crescenzo. I tre amici iniziarono a recarsi sul luogo in diverse occasioni, nel tentativo di individuare il riferimento della mappa. Nell'aprile 1956, durante una di queste visite, i tre avrebbero osservato una nebbiolina luminosa dalla quale sarebbero comparsi due esseri dall'aspetto umano. Il primo, chiamato Sinas, era alto circa due metri e mezzo, mentre il secondo, chiamato Saju, era alto meno di un metro: pur essendo di statura molto ridotta, il suo corpo aveva tuttavia le proporzioni di un adulto perfettamente formato, e non presentava caratteri di nanismo. I due esseri si sarebbero avvicinati ai tre uomini e avrebbero iniziato a parlare con loro in perfetto italiano, dichiarando di appartenere a un gruppo di esseri non terrestri impegnati in una missione sulla Terra.

Gli esseri avrebbero riferito di appartenene a una popolazione extraterrestre, gli Akrij, di disporre di una vasta rete di basi sotterranee e sottomarine, presenti sia in Italia sia in altre parti del mondo. La struttura principale sarebbe stata un'enorme base estesa dalla zona di Pescara fino a Rimini, per una lunghezza di circa 300 chilometri e una larghezza di circa 150. La struttura sarebbe stata situata a circa 20 chilometri di profondità, in corrispondenza della base della piattaforma continentale italiana ed europea, con circa metà della sua estensione sotto la penisola italiana e l'altra metà sotto il mare Adriatico. Alla base viene attribuita un'altezza interna di circa 300 metri, dimensione che avrebbe consentito, secondo il racconto, la presenza di fenomeni atmosferici e di grandi ambienti artificiali. Al suo interno si sarebbero trovate abitazioni, scuole e altre strutture destinate agli esseri che vi risiedevano. In seguito, alcuni degli appartenenti al gruppo sarebbero stati autorizzati a raggiungere la base attraverso aperture realizzate direttamente nel terreno mediante la tecnologia attribuita agli esseri.

Tra gli accessi alla rete sotterranea vengono indicati quello situato nei pressi della Fortezza Pia di Ascoli Piceno, dove nell'aprile 1956 sarebbe avvenuto il primo incontro del gruppo con gli esseri, e altri ingressi nell'area di Pescara e presso Montesilvano. Gli ingressi potevano essere aperti nel terreno e successivamente richiusi mediante apparecchiature capaci di modificare le caratteristiche fisiche della materia, lasciando nuovamente intatta la superficie una volta cessato l'utilizzo della struttura.Secondo il racconto di Breccia, le strutture sotterranee comprendevano una grande galleria dalle pareti simili al cristallo, illuminata da una luce blu pallida generata da una particolare radiazione che avrebbe mantenuto continuamente rigenerati i fotoni; l'ambiente consentiva una visibilità nitida anche attraverso il fumo. Breccia riferì inoltre sensazioni di benessere, aumento dell'energia e «disintossicazione», attribuite anche all'aria, descritta come diversa da quella terrestre e ricca di ioni negativi. Cfr. Sempre secondo il racconto, esistevano inoltre altre basi in Italia e nel resto del mondo; a Bologna, durante il periodo in cui vi lavorava, anche Stefano Breccia avrebbe avuto accesso a una piccola base realizzata appositamente per consentirgli di incontrare gli esseri senza essere visto.

Il gruppo Il gruppo sorto poi attorno a Bruno Sammaciccia sarebbe cresciuto progressivamente fino a coinvolgere persone appartenenti a differenti ambienti sociali e professionali, arrivando a contare oltre cento partecipanti, inclusi ingegneri, scienziati, militari, insegnanti, giornalisti, artisti, impiegati e persone comuni. Vengono inoltre menzionati generali e due persone indicate come futuri premi Nobel, senza tuttavia che i loro nominativi siano stati resi pubblici. Il centro principale delle attività in Italia sarebbe stato l'area di Pescara, ma i contatti avrebbero interessato anche Milano, Bologna, Chieti, L'Aquila e altre località. Tra i partecipanti viene indicato anche il giornalista Bruno Ghibaudi, autore di numerosi articoli sugli UFO e principale tramite attraverso il quale il pittore e musicista Gaspare De Lama sarebbe poi entrato in contatto con il gruppo. Un'altra figura associata al gruppo fu il console Alberto Perego, diplomatico e tra i pionieri dell'ufologia italiana. Perego pubblicò già negli anni cinquanta e sessanta libri contenenti fotografie e interpretazioni del fenomeno UFO e avrebbe avuto rapporti con alcuni partecipanti al gruppo Amicizia.Cfr.

Gaspare De Lama Gaspare De Lama (1921–2024), pittore e musicista milanese, sarebbe entrato a far parte della vicenda Amicizia intorno al 1960, dopo aver visto alcune fotografie di presunti UFO realizzate da Bruno Ghibaudi e pubblicate su un periodico: De Lama scrisse a Ghibaudi per commentare le immagini e i due entrarono così in contatto. Ghibaudi gli avrebbe successivamente parlato del gruppo e lo avrebbe presentato a Bruno Sammaciccia. De Lama si sarebbe quindi avvicinato alla cerchia dei partecipanti insieme alla moglie Mirella Bergamini e, secondo il suo stesso racconto, alla madre.

De Lama divenne successivamente il principale testimone pubblico della vicenda. Dopo la pubblicazione di Contattismi di massa infatti, Stefano Breccia rivolse pubblicamente un appello ai partecipanti del caso Amicizia ancora viventi, affinché testimoniassero al pubblico le proprie esperienze. De Lama fu tra i pochi ad accogliere l'invito e negli anni successivi rilasciò numerose interviste, mostrando fotografie e filmati di avvistamenti e raccontando gli incontri ravvicinati con gli Akrij e la loro cultura. In una lettera pubblicata nel 2018 dichiarò di considerare l'esperienza vissuta con gli W56 «vera, totalmente reale e fisica». Tra i fenomeni che dichiarò di avere osservato vi furono tra l'altro alcuni cosiddetti «apporti», ossia la presunta comparsa di messaggi e oggetti attribuiti agli Akrij, nonché manifestazioni che egli interpretò come espressioni della loro tecnologia avanzata.Cfr.

La testimonianza di Gaspare De Lama costituì uno degli elementi centrali del documentario dal titolo Il caso Amicizia, realizzato da Luca Trovellesi Cesana e Pier Giorgio Caria, trasmesso da Rai 2 il 14 gennaio 2009 nell'ambito del programma televisivo Voyager.

Fotografie e filmati Il caso Amicizia comprende numerose fotografie e filmati attribuiti ai partecipanti. Secondo Breccia e De Lama, in alcune occasioni gli Akrij avrebbero comunicato in anticipo al gruppo il luogo e l'orario della comparsa di un loro velivolo, invitando i partecipanti a portare macchine fotografiche o cineprese. I partecipanti avrebbero così organizzato le riprese e successivamente consegnato parte del materiale alla stampa.Cfr.

Una delle documentazioni più note al pubblico è la serie di fotografie realizzate da Gaspare De Lama a Milano tra il 1961 e il 1962. Un articolo di Bruno Ghibaudi intitolato Due misteriose apparizioni nel cielo di Milano fu infatti pubblicato nel n. 15 della Domenica del Corriere del 15 aprile 1962, riportando le fotografie attribuite a De Lama e un'illustrazione dell'incontro sulla copertina del settimanale firmata da Walter Molino. La pubblicazione rappresentò una delle prime manifestazioni pubbliche della «vicenda Amicizia», benché il collegamento col gruppo e i suoi partecipanti sarebbero stati divulgati soltanto molti anni dopo.

Il materiale attribuito al gruppo comprende inoltre fotografie realizzate da Ghibaudi nell'area di Montesilvano, immagini attribuite al professor Stefano Breccia nell'area dell'Aquila e di Chieti e una serie di fotografie e riprese cinematografiche relative a un presunto avvistamento nelle campagne di Trenno, allora in periferia di Milano. Il filmato, realizzato su pellicola 8 mm, sarebbe stato girato da Gaspare De Lama durante un incontro precedentemente concordato con gli «Amici».

Il nome Amicizia e W56 I presunti esseri appartenenti a una confederazione di civiltà extraterrestri che si faceva chiamare Akrij venivano familiarmente definiti dagli umani coinvolti nel gruppo come «gli Amici». La sigla W56 fu adottata invece in riferimento all'anno 1956, quando viene fatto risalire l'inizio dei contatti: secondo la spiegazione fornita da Breccia e ripresa nelle testimonianze di De Lama, la lettera W sarebbe infatti l'abbreviazione per l'esclamazione «viva!», mentre 56 indicava l'anno 1956: quindi «Viva il '56!». Secondo gli appartenenti al gruppo, l'espressione avrebbe assunto anche un significato simbolico, riferito all'evoluzione morale e spirituale dell'umanità.

Gli Akrij