Conosciuto anche con il nome latino Matthias de Janov e con l'appellativo di Magister Parisiensis («Maestro parigino»), fu uno dei più importanti autori della riforma ecclesiastica boema del XIV secolo. Il suo principale scritto, le Regulae Veteris et Novi Testamenti, costituisce una delle più ampie elaborazioni teologiche della riforma boema precedente al movimento hussita.Jana Nechutová, «M. Matěj z Janova v odborné literatuře», Sborník prací filozofické fakulty brněnské univerzity, E 17, 1972, pp. 119–133.

Biografia

Origini e formazione

Matěj nacque probabilmente tra il 1350 e il 1355 a Janov, presso Mladá Vožice, nella Boemia meridionale.

Era figlio di Václav z Janova. Giunto a Praga per gli studi, entrò in contatto con l'ambiente riformatore legato a Jan Milič, la cui attività religiosa esercitò su di lui una profonda influenza.

La sua formazione fu sostenuta probabilmente anche da Vojtěch Raňkův z Ježova, importante teologo e scolastico della cattedrale di Praga.

Nel 1373 Matěj si trasferì a Parigi, dove rimase per circa un decennio. Nel 1376 conseguì il grado di licenziato e quello di maestro delle arti e intraprese successivamente gli studi teologici presso l'Università di Parigi.

La lunga formazione parigina gli procurò l'appellativo di Magister Parisiensis, con il quale viene frequentemente indicato nelle fonti medievali e nella storiografia.

Ritorno a Praga

Terminata la permanenza parigina, Matěj viaggiò in Italia e si rivolse alla curia papale per ottenere un beneficio ecclesiastico.

Rientrò quindi a Praga, dove divenne canonico del capitolo della cattedrale di San Vito e svolse attività di confessore.

Per diversi anni ebbe difficoltà a ottenere una prebenda sufficientemente remunerativa. Ottenne infine i proventi della parrocchia di Velká Ves, presso Podbořany. Secondo la pratica ecclesiastica dell'epoca non risiedette stabilmente nella parrocchia, ma continuò a vivere soprattutto a Praga, dedicandosi alla predicazione, allo studio della Bibbia e alla propria attività letteraria.

Attività riformatrice

Matěj apparteneva all'ambiente di rinnovamento religioso sviluppatosi nella Boemia della seconda metà del XIV secolo intorno a figure quali Konrad Waldhauser e Jan Milič.

A differenza di Milič, la sua importanza storica deriva soprattutto dall'elaborazione teorica e teologica delle istanze di riforma.

Il punto di partenza della sua riflessione era il ritorno al modello di Cristo, della Scrittura e della Chiesa delle origini.

Matěj considerava la Bibbia la principale autorità per la vita cristiana e faceva ricorso in misura relativamente minore alle autorità scolastiche e al diritto canonico rispetto a molti teologi medievali contemporanei.Pavel Košťál, «Obraz pravého křesťana u Matěje z Janova», Teologická reflexe, vol. VIII, 2002, pp. 179–198.

Al centro del suo sistema si trovava la cosiddetta regula principalis, identificata con Cristo e con la verità divina. La vita del cristiano doveva essere misurata secondo questo criterio fondamentale.

Le pratiche umane che, secondo Matěj, si erano allontanate dal modello biblico e apostolico venivano da lui indicate con l'espressione latina adinvenciones hominum, cioè «invenzioni umane».

Critica della Chiesa contemporanea

Matěj interpretava la crisi della Chiesa del proprio tempo soprattutto come conseguenza dell'allontanamento dalla semplicità evangelica.

Criticò la ricerca della ricchezza e del prestigio da parte del clero, l'eccessiva esteriorizzazione della religiosità e alcune forme di devozione che riteneva potessero oscurare la centralità di Cristo.

Particolare attenzione dedicò alla venerazione delle immagini, delle reliquie e dei santi. Non elaborò un rifiuto sistematico dell'arte religiosa, ma criticò severamente quelle forme di culto che considerava superstiziose o tali da diventare sostitutive della fede in Cristo.Jaroslav V. Polc e Zdeňka Hledíková (a cura di), Pražské synody a koncily předhusitské doby, Praha, Karolinum, 2002.

Un'altra causa della crisi ecclesiastica era per lui il Grande Scisma d'Occidente, che aveva spezzato l'unità visibile della Chiesa.

L'Eucaristia

Una posizione centrale nella teologia di Matěj era occupata dall'Eucaristia.

Egli sosteneva la necessità di una comunione frequente dei laici, arrivando a considerare auspicabile anche la ricezione quotidiana del sacramento da parte dei fedeli adeguatamente preparati.

Secondo Matěj, l'Eucaristia non era soltanto un oggetto di venerazione, ma il nutrimento attraverso il quale il cristiano veniva unito a Cristo e la comunità ecclesiale poteva ritrovare la propria unità.

La frequente comunione costituisce per questo uno dei temi ricorrenti delle Regulae.

Questa posizione sarebbe divenuta particolarmente importante nella successiva riforma religiosa boema e contribuì alla riflessione eucaristica sviluppatasi nei decenni precedenti alle Guerre hussite.

Il conflitto con le autorità ecclesiastiche

Le posizioni di Matěj provocarono contrasti con le autorità ecclesiastiche praghesi.

Al sinodo di Praga del 18 ottobre 1389 gli fu richiesto di ritrattare pubblicamente alcune affermazioni riguardanti il culto delle immagini e delle reliquie e la pratica della comunione frequente.

Matěj riconobbe la legittimità della venerazione delle immagini di Cristo e dei santi e prese le distanze da interpretazioni che potessero giustificarne la distruzione.

Fu inoltre sottoposto per sei mesi a limitazioni nell'attività pastorale, fra cui il divieto di predicare e confessare al di fuori della propria parrocchia.

La disputa sulla frequenza della comunione non terminò tuttavia con la sua ritrattazione. Nel 1391 un successivo sinodo praghese autorizzò i fedeli penitenti, confessati e debitamente preparati, a comunicarsi con maggiore frequenza.

Nel 1392 gli scritti di Matěj furono nuovamente sottoposti al controllo delle autorità ecclesiastiche. Egli dichiarò la propria obbedienza all'arcivescovo di Praga e poté continuare l'attività sacerdotale.

Le Regulae Veteris et Novi Testamenti

L'opera fondamentale di Matěj è costituita dalle Regulae Veteris et Novi Testamenti («Regole dell'Antico e del Nuovo Testamento»).

Iniziata probabilmente intorno al 1387, l'opera fu ampliata e rielaborata fino agli ultimi anni della sua vita.

Le Regulae sono composte da cinque libri, suddivisi in trattati, distinzioni e capitoli. Matěj organizzò il proprio sistema intorno a tredici «regole» ricavate dalla Scrittura e destinate a distinguere la vera vita cristiana dalle sue deformazioni.

Il testo combina critica ecclesiastica, esegesi biblica, teologia morale, ecclesiologia, riflessione sull'Eucaristia ed escatologia.

La Bibbia costituisce il principale tessuto argomentativo dell'opera. Il testo mostra comunque la conoscenza della tradizione patristica e scolastica, di autori quali Agostino d'Ippona, Tommaso d'Aquino, Bonaventura da Bagnoregio e diversi autori della spiritualità medievale.

L'Anticristo

Un tema importante delle Regulae è quello dell'Anticristo.

Matěj non lo interpretava principalmente come una singola figura individuale futura, ma come una realtà già attiva nella storia attraverso tutto ciò che si oppone allo spirito di Cristo.

Usò espressioni come corpus Antichristi («corpo dell'Anticristo») per descrivere un insieme di pratiche, istituzioni e comportamenti contrari alla verità evangelica.

La crisi ecclesiastica contemporanea, il Grande Scisma, la corruzione morale e la sostituzione della vita cristiana autentica con pratiche puramente esteriori rappresentavano, nella sua interpretazione, manifestazioni di questa realtà.

Il tema derivava anche dall'eredità spirituale di Jan Milič, del quale Matěj incorporò nelle Regulae materiali relativi all'Anticristo.

Concezione della vera Chiesa

La riflessione ecclesiologica di Matěj distingueva tra l'appartenenza puramente esterna alle istituzioni ecclesiastiche e la vera unione spirituale con Cristo.

La Chiesa autentica era per lui costituita dai cristiani guidati dallo spirito di Cristo e uniti nella fede, nella carità e nella ricerca della verità.

Il modello del vero cristiano era fondato sull'umiltà, sulla penitenza, sull'imitazione di Cristo e sull'amore verso Dio e il prossimo.

L'Eucaristia assumeva in questo sistema una funzione essenziale di ricomposizione dell'unità della comunità cristiana.

Altre opere

Oltre alle Regulae, sono attribuiti a Matěj diversi scritti più brevi, fra i quali:

Super passione Christi, dedicato alla passione di Cristo; De decem praeceptis, sui Dieci comandamenti; diversi sermoni e testi minori.

Una parte della produzione di Matěj fu trasmessa anonimamente o con attribuzioni errate.

Alcune sezioni delle Regulae furono in passato attribuite a Jan Hus e pubblicate fra gli scritti del riformatore boemo prima che gli studi filologici moderni ne chiarissero la provenienza.

Morte

Matěj morì a Praga il 30 novembre 1393.

Alcune opere storiografiche più antiche riportano il 1394, ma gran parte della ricerca moderna e delle edizioni filologiche utilizza il 1393.

Fu sepolto nell'area della cattedrale di San Vito.

Influenza e storiografia

Matěj z Janova è generalmente collocato fra le principali personalità della riforma boema precedente a Hus.

La storiografia più antica lo definiva frequentemente un «precursore di Hus». Gli studi contemporanei tendono tuttavia a interpretarlo nel contesto autonomo del movimento di rinnovamento religioso boemo del XIV secolo, evitando di leggere la sua teologia esclusivamente alla luce degli sviluppi hussiti successivi.

Le sue idee sulla centralità della Scrittura, sulla critica delle «invenzioni umane», sull'Anticristo e soprattutto sulla comunione frequente ebbero influenza sulle generazioni successive.

Tra gli autori che utilizzarono maggiormente le Regulae figurò Jakoubek ze Stříbra, mentre la loro influenza è stata rilevata anche nell'opera di Mikuláš z Drážďan.

Dal punto di vista storico-letterario, le Regulae rappresentano una delle opere teologiche più estese prodotte in Boemia prima del movimento hussita.

Note

Bibliografia Vlastimil Kybal, M. Matěj z Janova, jeho život, spisy a učení, Praha, 1905. Jana Nechutová, «M. Matěj z Janova v odborné literatuře», Sborník prací filozofické fakulty brněnské univerzity, E 17, 1972, pp. 119–133. Pavel Košťál, «Obraz pravého křesťana u Matěje z Janova», Teologická reflexe, vol. VIII, 2002, pp. 179–198. Ole Fredrik Kullerud, «“Ipsum Est Omnia in Omnibus”: Matěj of Janov and the Redemption of Corporeal Man According to Regulae veteris et novi testamenti V:8», The Bohemian Reformation and Religious Practice, vol. 9. Jaroslav V. Polc e Zdeňka Hledíková (a cura di), Pražské synody a koncily předhusitské doby, Praha, Karolinum, 2002.

Edizioni delle opere Matěj z Janova, Regulae Veteris et Novi Testamenti, a cura di Vlastimil Kybal e Otakar Odložilík, Innsbruck–Praha, 1908–1926. Matěj z Janova, Regulae Veteris et Novi Testamenti, libro V, a cura di Jana Nechutová e Helena Krmíčková, München, Collegium Carolinum, 1993.

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