Lotta Comunista è un partito rivoluzionario internazionalista extraparlamentare di estrema sinistra fondato da Arrigo Cervetto e Lorenzo Parodi nel 1965 e ispirato alla teoria e alla prassi di Marx, Engels e Lenin.
Il gruppo dei fondatori proviene dall'esperienza operaia dell'anarchismo e del comunismo libertario tra Genova e Savona, ma si colloca in seguito su posizioni leniniste, sia rifacendosi a Lenin sul piano teorico che prendendo a modello il Partito Bolscevico.
Storia Le origini di questa organizzazione risalgono agli anni cinquanta, per opera di alcuni ex partigiani dei GAAP (Gruppi Anarchici di Azione Proletaria), formazione nata durante la riorganizzazione delle formazioni della sinistra comunista e libertaria nel dopoguerra aderenti alla FCL (Federazione Comunista Libertaria) e successivamente espulsi dalla FAI (Federazione Anarchica Italiana) a seguito della virata leninista di tale gruppo.. Successivamente si unirà il gruppo Azione Comunista espulso dal PCI a seguito della posizione presa a favore degli insorti ungheresi del 1956, duramente repressi dai carri armati sovietici.. .
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Tappe storiche di Lotta Comunista Tra il 2012 e il 2017, Lotta Comunista ha reso pubblica la propria storia attraverso tre volumi editi dalla propria casa editrice: “Lotta comunista. Il gruppo originario 1943-1952” (Milano, Edizioni Lotta Comunista, 2012), “Lotta Comunista. Verso il partito strategia 1953-1965” (Milano, Edizioni Lotta Comunista, 2015) e “Lotta Comunista. Il modello bolscevico 1965-1995” (Milano, Edizioni Lotta Comunista, 2017). Tale storia ufficiale di partito è riassunta da Guido La Barbera in 12 tappe, 6 internazionali e 6 italiane.
Sei tappe internazionali di Lotta Comunista
1. Battaglia internazionalista sulle guerre nei Paesi in via di sviluppo In alcune tesi formulate nel 1957, il fondatore del partito, Arrigo Cervetto, aveva indicato l'aprirsi di un lungo periodo (ciclo) di sviluppo capitalistico mondiale. L'espansione postbellica vedeva l'affermazione di nuove borghesie nazionali nelle vecchie aree coloniali (decolonizzazione). Lotta Comunista appoggia le rivoluzioni nazionali che favoriscono lo sviluppo capitalistico (quindi del proletariato) e aggravano le contraddizioni imperialistiche, ma dopo la guerra arabo-israeliana del 1967 in Medio Oriente e la guerra del Vietnam in Asia, indica che ormai l'imperialismo è “unitario”, il mondo è spartito tra un pugno di grandi potenze, e la “questione nazionale” ha smesso di avere carattere progressivo, essendo ormai “afferrata” dalla contesa tra le potenze imperialistiche ed essendo esaurita la spinta delle rivoluzioni nazionali. In queste crisi, contro le posizioni staliniste, maoiste e terzomondiste, il criterio politico prioritario da seguire secondo Lotta Comunista è l’unità del proletariato internazionale.
2. Battaglia sullo scontro tra Cina e URSS In occasione del conflitto di frontiera sino-sovietico nel 1969 sul fiume Ussuri, Lotta Comunista indica una condizione di debolezza del “capitalismo statale cinese”, che spinge Pechino a cercare alleati contro l'imperialismo statunitense e quello sovietico: così si interpreta la “Teoria maoista del Fronte unito” con “l'imperialismo europeo e con quello giapponese”. Data la scarsità dei capitali investiti dall'«imperialismo russo» in Cina, è ipotizzata la convergenza con gli USA, anticipando quanto avverrà nel 1971. Analizzando la questione cinese, Lotta Comunista cerca di contrastare l’influenza delle ideologie maoiste. Per Lotta Comunista, sia in Russia che in Cina c’era il capitalismo: infatti i due Stati capitalisti si scontravano sull’Ussuri.
3. Battaglia su URSS e Jalta Lotta Comunista si oppone alla tesi stalinista del socialismo in un solo Paese, indicando nell'URSS un “capitalismo di Stato” e in Cina e Vietnam “giovani capitalismi”. L'analisi condotta da Amadeo Bordiga in “Struttura economia e sociale della Russia d’oggi” è un riferimento teorico importante che Lotta Comunista, pur non appartenendo al bordighismo, riconosce. Non vi è nessuna continuità tra Lenin e Stalin: quest’ultimo rappresenterebbe la controrivoluzione borghese e il nazionalismo grande-russo. Su questa base, Lotta Comunista si oppone alla rappresentazione di una lotta mondiale tra l’Occidente capitalistico e il campo del “comunismo”. LC rifiuta anche la rappresentazione di un mondo unicamente bipolare, indicando altri attori, riemergenti all’epoca, come il Giappone o la Germania: con la formula “vera spartizione” di Jalta, il partito indica un accordo di fatto tra gli imperialismi USA e URSS per tenere divisa la Germania e prevenire un potenziale rivale europeo.
4. Battaglia sulla crisi di ristrutturazione La crisi degli anni settanta è indicata da Lotta Comunista non come una crisi generale quale si era avuta negli anni trenta, ma come una “crisi di ristrutturazione”: lo sviluppo estensivo nelle nuove aree (Asia, Africa, America Latina) dava a USA, Europa e Giappone il respiro per ristrutturare la propria base industriale proiettandosi nelle nuove aree. Da questa impostazione, Lotta Comunista obietta alla tesi di Amadeo Bordiga che aveva fissato nel 1975 la crisi generale.
5. Battaglia internazionalista sulla nuova contesa Con “nuova contesa” degli anni ottanta, Lotta Comunista intende la lotta che porta alla fine delle relazioni fissate a Jalta: più di trent'anni di sviluppo dal dopoguerra e la crisi di ristrutturazione degli anni Settanta hanno modificato profondamente i rapporti di forza economici tra le potenze, avviando una fase accelerata del confronto imperialistico. USA e URSS avrebbero visto avviare il loro declino relativo, mentre Germania e Giappone sarebbero riemerse e Cina e India emerse.
6. Battaglia internazionalista sulla fine di Jalta La caduta del Muro di Berlino e la dissoluzione dell'URSS sono per Lotta Comunista una “cesura strategica” dagli effetti paragonabili a una guerra mondiale: finisce la spartizione di Jalta e, con la riunificazione tedesca, accelera quello che LC vede come il processo di formazione dell'imperialismo europeo. Il partito indica l'avvio di una “nuova spartizione”, con l'Est Europa annesso alla UE e Mosca ricacciata ai confini precedenti a Pietro il Grande. Un effetto decisivo di questa cesura è, in Asia, il rilancio dello sviluppo capitalistico cinese, che prepara lo spostamento del baricentro mondiale dal bacino dell’Atlantico a quello del Pacifico, come previsto da Marx.
L'irruzione asiatica indica l'avvio di “nuova fase strategica”, i cui caratteri principali sono l'ascesa imperialistica della Cina e l'innalzamento della “contesa mondiale” al livello dello scontro tra forze di «stazza continentale» (USA, Cina, UE…). È questa, secondo l’analisi riportata, la spinta decisiva in direzione dell’unità imperialistica europea.
Sei tappe italiane di Lotta Comunista
1. Tattica leninista sulla crisi della scuola Le “Tesi sulla tattica leninista nella crisi della scuola” compaiono su Lotta comunista nel maggio-giugno del 1968. L’ondata di agitazioni studentesche ha origine nello sviluppo capitalistico italiano del dopoguerra. Le Tesi affermano che «L'organizzazione scolastica è la principale forma di organizzazione della dittatura del capitalismo esercitata dallo Stato nel campo ideologico, anche se ovviamente non è la sola». In questo quadro è tuttavia possibile reclutare una generazione di giovani militanti per il partito leninista.
2. Battaglia sulle prospettive del tradeunionismo Il boom economico del dopoguerra crea un vasto proletariato, concentrato soprattutto nelle fabbriche del “triangolo industriale” del Nord Italia. Con l’“autunno caldo” del 1969 si delinea la possibilità di un forte movimento a carattere sindacale. Il “grande capitale” (grande, per distinguerlo dalla piccola borghesia) italiano potrebbe trovare in un sindacato tradeunionista e in una vasta “aristocrazia operaia” gli interpreti e la base di massa per una “linea riformista” (grandi riforme necessarie ad ammodernare lo Stato) e socialimperialista. Come per la “crisi della scuola”, anche le “prospettive del tradeunionismo” offrono spazi alla tattica leninista per il radicamento di nuclei comunisti nelle grandi fabbriche. La stagione del tradeunionismo si chiuderà però precocemente.
3. Battaglia di Genova A Genova, “capitale del capitalismo di Stato” e piazzaforte del PCI “stalinista”, Lotta Comunista mette alla prova la possibilità di impiantare un partito sul modello bolscevico in Italia. Dal 1966 al 1975 la battaglia contro il PCI combina i fronti della tattica leninista nella crisi della scuola e quella delle prospettive del tradeunionismo, rispettivamente, alla Casa dello Studente e Ingegneria tra gli studenti e all’Ansaldo tra gli operai. Secondo Lotta Comunista, lo scontro fu anche “fisico”.
4. Battaglia di Milano Il radicamento di Lotta Comunista a Milano avviene sul finire degli anni sessanta. Agli anni cinquanta risaliva il rapporto di Cervetto e Parodi con i gruppi della diaspora bordighista. Da lì, nel 1968, singoli militanti passano a Lotta Comunista, costituendo il primo embrione del partito a Milano. Lo sviluppo sulla spinta delle lotte tradeunionistiche si scontra con la violenta campagna del PCI e dei “gruppi” intellettuali. Lotta Comunista riesce a preservare il suo nucleo organizzativo milanese in una battaglia di “ritirata ordinata”. I “gruppi” si dissolveranno con il “riflusso” delle lotte e il PCI sarà travolto dal crollo dell'URSS.
5. Battaglia di Torino A Torino, la battaglia decisiva per l'insediamento di Lotta Comunista avviene con la crisi alla FIAT del 1980, legata alla crisi di ristrutturazione del 1974-75 e al mercato europeo. La vicenda dei “35 giorni” alla FIAT, la richiesta di licenziamenti di massa e poi della cassa integrazione, l'incapacità del PCI – imprigionato nella rincorsa massimalista col sindacato – di valutare i reali rapporti di forza, e infine la sconfitta segnata dalla “marcia dei quarantamila”, costringono il comitato di LC a Torino ad uno sforzo di comprensione che superi la sola dimensione sindacale, offrendo il terreno per una crescita politica e organizzativa.
6. Battaglia politica sul mutamento sociale Anni Ottanta: la “famiglia plurireddito” – in cui si sommano più redditi e patrimoni – diviene la forma più generalizzata delle “aristocrazie operaie”. Lotta Comunista combatte le nuove forme ideologiche dell’individualismo di massa, si rivolge ai nuovi strati di classe impiegatizi e dei “tecnici produttori”, e agli “strati profondi” dei lavoratori immigrati, cercando l’unità politica internazionalista “dall’ingegnere all’immigrato”.
Al concetto di “nuova fase strategica” dagli anni duemila (ascesa imperialistica della Cina) si collega poi l’individuazione di un “nuovo ciclo politico” del “declino atlantico” in Europa e America dove, amplificate da un avanzato “inverno demografico” nelle vecchie potenze, le ideologie dell’individualismo proprietario (con i relativi connotati reazionari, securitari e xenofobi) “entrano in oscillazione”, dando luogo a “rivolte elettorali” che favoriscono sia l’astensionismo della classe operaia che il “voto proprietario e piccolo borghese” per le destre e i partiti populisti sovranisti.
Il 23 gennaio 2016 si è tenuta al Teatro degli Arcimboldi di Milano una conferenza per i primi cinquant'anni del giornale Lotta Comunista.
Teoria politica Analisi sull'Unione Sovietica . Guido La Barbera, fra gli attuali dirigenti di Lotta Comunista, afferma che lo stalinismo superò una debolezza intrinseca e cronica di capitali investendo nell'industria bellica e pesante e non sviluppando le infrastrutture economiche e sociali.
Attività e organizzazione